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Padani o Polinesiani?

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Anche io credo che se una vuol mettersi il burkini, ne ha tutto il diritto. E sono sicura che sia molto meno spaventoso, per bimbi e per adulti, di certi bikini.

Piano piano, così come è avvenuto per le italiane che si sono tolte il fazzoletto dalla testa, o i vestiti a lutto, o gli eterni grembiuli, anche queste donne decideranno come far evolvere la loro personalissima moda, in base a quello che riterranno di loro gusto. Saranno loro a farlo, non sicuramenti sindaci e presidenti di altri paesi.

Se proprio vogliamo occuparci di dignità della donna e vestiti che umiliano, allora è meglio che guardiamo in casa nostra ragazzi... Se proprio non possiamo fare a meno di emettere decreti e divieti, ce n'è che avanza: potremmo iniziare dalle migliaia di donne che finiscono in topless sulla repubblica o sul corriere, e in qualsiasi altro posto, giornale, televisione, ovunque. Potremmo vietare di mettere donne nude nelle pubblicità...eh? Ah ma dite che sono loro che vogliono andare in giro nude? ah allora va bene

Sbaglierò, ma mi sembra più dignotosa e libera (sì, libera) la scelta di coprirsi il viso o i capelli, che l'idea di girare in push up tra le piscine di villa certosa

Quello che penso è che l'obiettivo sia liberarsi di queste persone, e si usa la scusa dei bambini che si spaventano (dovrebbero dare un occhiata a certi cartoni animati di oggi...) e delle donne che vengono umiliate. E' la stessa schifosa faccenda del dialetto nelle scuole: a nessuno interessa che venga insegnato un non meglio identificato "dialetto" nelle scuole del bergamasco. Interessa, invece, che chi non sa insegnare quel dialetto (cioè non lo sa parlare, cioè non è nato e cresciuto a trescore  balneario), se ne vada dalla suddetta scuola.

 

Sbaglierò, ma mi sembra più dignotosa e libera (sì, libera) la scelta di coprirsi il viso o i capelli, che l'idea di girare in push up tra le piscine di villa certosa

Questo è falso. Chi va in push up (che è poi sta cosa?) gode di più libertà, in genere, di chi indossa il burka...nn ho mai capito questo argomento (femminista?) per cui la bellezza propalata nel marketing ultrafashion sia una costrizione imposta alle brutte...io sia chiaro, non sono affatto bello, quindi parlo in maniera non sospetta :-) .

Anche io proprio non sono d'accordo col paragone. Non ha senso mettere insieme le tettone di Villa Certosa (che potrebbero benissimo fare altro se volessero) con persone che ti dicono che il burqini e' una libera scelta, ma poi guarda caso e' anche l'unica scelta che hanno, non essendo indipendenti economicamente.

In effetti è un paragone tra due estremi un pò azzardato. Forse sono io che vedo le seconde (quelle "libere", col bikini) più tristi e meno coscienti delle prime (quelle col burka) ma non posso fare a meno di pensare che il fatto di essere, ad esempio, "libere" di andarcene in spiaggia in topless sia un pò (seppur non completamente) spinto dalla società stessa.

Ovvero: siamo libere di metterci in topless perchè ci siamo guadagnate questo "diritto", questa "libertà"  a suon di manifestazioni femministe (mah...) o in realtà, tutto sommato, alla società non dispiace guardarci le tette? I bikini diventano sempre più string, le ragazze in tv sempre più "tanghine", eppure grosse proteste contro il costume intero non ne ho viste...

Anche a me piace il bikini, e pure i nudisti mi stanno simpatici, ma mi chiedo perchè il mercato è pienissimo di bikini, string bikini, monokini ecc, e privissimo di costumi al ginocchio. Non li vuole nessuno, dite? Secondo me invece avrebbero un mercato. Ce l'avrebbero se le case di moda li sdoganassero e il target di questo articolo potesse, QUINDI, non sentirsi "out". Possibile che sia così labile il confine tra libertà e fashion? Sono loro schiave del burkini o noi schiave di D&G e striscia la notizia....? Ai posteri...

Non è un discorso "femminista" il mio, dico solo che le società, le mode e i costumi dei popoli si evolvono in base ai gusti ai desideri e ai giochi di forza interni ai popoli stessi.

Soprattutto, ciò che mi interessava dire, è che ai sindaci citati nel post non importa nulla della libertà delle donne col burkini. Gli importa solo levarsele dai piedi, e senza passare per razzisti.

 

 

Comprendo il discorso, ma il paragone continua a non reggere. Quella specie di mancanza di libertà di cui hai parlato per le italiane proviene dalla società orrendamente conformista della quale le italiane fanno coscientemente parte. Nessuno le ha obbligate a ingaggiare la guerra all'ultimo sguardo che ingaggiano ogni volta che si presentano in pubblico (questo vale anche per i maschietti): quindi il loro è parte della condizione umana, non di una società illiberale.

Te lo dice uno che ha indossato calzini bianchi e vestiti consunti per tutta l'università. Nessuno mi ha obbligato a vestire bene, e io non l'ho fatto.

Chiaramente, chi indossa un chador è obbligato a farlo per ragioni ben più di pressanti di chi vuole essere la più bella - o il più bello - del reame.

Credo ci siano persone più o meno coscienti in entrambi i gruppi, e che gli obblighi a vestirsi in un certo modo non siano limitati agli islamici.

Detto questo, dubito sia diffuso il caso di genitori che obbligano figlie riluttanti a girare mezze nude, per cui tendo a pensare che queste siano più libere di quelle che girano in burqa.Non credo però che a queste sia consentito frequentare spiagge e piscine miste, almeno se il burqa è imposto dalla famiglia.

Se una ragazza gira in tanga per piacere ad un ragazzo o per sentirsi parte di un gruppo posso forse trovarla insipida (per la verità di regola penso ad altro...), ma resta libera.Nessuno è schiavo di D&G, molti si comportano come lo fossero per mancanza di carattere.

Quanto ai costumi al ginocchio non sperare negli stilisti: quelli seguono il pubblico molto più di quanto lo guidano, non giocherebbero mai il loro nome su una scomessa balzana come quella.Dubito che messi sul mercato avrebbero un grande seguito, magari qualche casa minore o "etnica" (gli islamici non sono i soli a trovare osceni i bikini) prima o poi ci proverà.

 dubito sia diffuso il caso di genitori che obbligano figlie riluttanti a girare mezze nude

già, effettivamente la famiglia lo cicero pare un poco eccentrica

www.youtube.com/watch?v=UEOaN7qNETI&feature=related

 

 

 

dopo le parole di Bosseroliaroni non riesco più a chiudere occhio. Pur nato in alta val seriana, dalla madre maestra mi è stato proibito, a mio avviso saggiamente, l'uso del dialetto in casa. Sono un bergamasco vero, dunque? Non lo so e mi rodo nell'ansia.

(Lo so che questo thread non parlava di dialetto, ma non ho saputo resistere all'occasione).

Seriamente ora. Io non sono agnostico riguardo al merito di un valore, norma o pratica. Non mi vergogno di dire che la tolleranza, il rispetto dei diritti umani, l'amore per la libertà difesi dall'illuminismo sono un passo in avanti nella storia dell'umanità. Chi non l'ha fatto su questi valori è arretrato.

Mi pare intellettualmente debole e moralmente dubbio invece il giudizio dato su culture nel loro insieme, come ha fatto Oriana Fallaci. Intellettualmente debole perchè non è dato a chi non ci sia vissuto dentro, conoscere le culture altrui quanto basti per giudicarle. Moralmente dubbio perchè, non sapendo, si finisce per applicare alle altre il metro di giudizio della propria.

Ho visitato con molta frequenza per alcuni anni il mondo arabo. Ho provato disagio davanti all'inferiorità in cui sono ancora tenute le donne. Però ho provato ammirazione davanti al  rispetto con cui sono tenuti i poveri.

Alla fine della fiera, forse, faremmo meglio a misurare il grado di progresso di una cultura dal grado di felicità che possiede chi la pratica. E allora, temo che noi italiani scopriremmo di essere abbastanza arretrati.

Alla fine della fiera, forse, faremmo meglio a misurare il grado di progresso di una cultura dal grado di felicità che possiede chi la pratica. E allora, temo che noi italiani scopriremmo di essere abbastanza arretrati.

Checchè se ne dica, dobbiamo rassegnarci a concezioni della felicità intersoggettive e misurabili e potenzialmente rivedibili...altrimenti l'esito di questo solipsismo è una vita attaccata ad un elettrodo che ci stimola certe parti del cervello che procurano piacere. Bisogna trovare il modo di misurarla la felicità, almeno per poterla confrontare :-)

Si, a mio avviso tua madre fece un'errore. Non gravissimo, ma un errore. I bambini che nascono in America in una casa dove si parla Italiano, liItaliano non lo vogliono parlare e imparano l'inglese dalla televisione... Io invece mi sono sempre rammaricato di non avere avuto voglia di imparare il piemontese - esattamente come i miei genitori.

E' la stessa schifosa faccenda del dialetto nelle scuole: a nessuno interessa che venga insegnato un non meglio identificato "dialetto" nelle scuole del bergamasco. Interessa, invece, che chi non sa insegnare quel dialetto (cioè non lo sa parlare, cioè non è nato e cresciuto a trescore  balneario), se ne vada dalla suddetta scuola.

Questi sono pretesti intellettualmente disonesti e ingiustificati per negare l'insegnamento a scuola dei dialetti a chi lo desidera. Io sto dalla parte di Tullio De Mauro ("e' diritto sacrosanto avere la propria madrelingua insegnata a scuola"), dalla parte del circa 50% di friulani che scelgono l'insegnamento facoltativo della lingua friulana a scuola, dalla parte dei Catalani che difendono il catalano e dalla parte dei Baschi che difendono il basco.

Aggiungo che ritengo intellettualmente disonesto accomunare l'intolleranza per abiti diversi e inusuali rispetto al conformismo italiano in materia di abbigliamento con la richiesta di riconoscere lingue locali che esulano dal conformismo linguistico benpensante italiano.