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Figli & figliastri

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Chiedo scusa se intervengo con un certo ritardo nel dibattito, ma sono tornato, per alcuni giorni nella terra degli avi.

Nel complimentarmi con tutti voi per la conoscenza che avete della situazione dell’Alto Adige – ennesima dimostrazione di cosa sia noisefromamerika - tenterò di dare solamente qualche ulteriore spunto di riflessione che non può non partire da una brevissima digressione storica.

Come sapete, il Tirolo del sud, fino al termine della prima guerra mondiale, era un territorio austriaco, con la relativa lingua, cultura e le relative tradizioni (tedesche). Vi abitava una limitatissima minoranza di lingua italiana. I suditirolesi si identificavano pienamente negli Asburgo ed hanno combattuto fino all’ultimo, anche con gli anziani, il nemico italiano. Il territorio fu annesso all’Italia dopo la guerra per semplici ragioni geografiche, trovandosi esso al sud delle Alpi. Il fascismo tentò di colonizzare ed italianizzare il territorio. A tal fine ha creato, soprattutto a Bolzano, delle realtà industriali, attirando un numero elevatissimo di persone di madrelingua italiana. La politica di italianizzazione consisteva anche nella brutale oppressione di qualsiasi manifestazione culturale tedesca, culminando in un accordo con i nazisti che prevedeva la sostanziale deportazione di tutta la popolazione di madrelingua tedesca nel Reich millenario. Fin qui nulla di nuovo per voi.

Dopo la guerra, i suditirolesi speravano di tornare con l’Austria ma ciò, al di là degli aspetti risorgimentali, non era più possibile per il semplice fatto che, grazie al fascismo, la componente etnica della provincia era radicalmente mutata, con la presenza di numerosi italiani che, comprensibilmente, mai avrebbero accettato di finire sotto la sovranità austriaca (e, quindi, in qualche modo, tedesca). Né si poteva imporre un esodo biblico di circa 100.000 persone.

Con il patto Degasperi-Gruber fu creata la regione autonoma. Tuttavia, come regione, essa aveva una maggioranza italiana (trentini più italiani del sudtirolo) e, nel contempo, la colonizzazione del territorio sudtirolese da parte della popolazione italiana continuava. Ciò indusse i vertici della SVP ad un cambiamento strategico passando dal motto “Los von Rom” (via da Roma) a quello più pragmatico, nel medio periodo, del c.d. “Los von Trient”, fermo restando comunque il principio di autodeterminazione.

Di fronte alla resistenza italiana, si aprì la stagione delle bombe conclusasi con l’approvazione dello statuto che, di fatto, svuotava completamente la regione di qualsiasi potere, per attribuirli alle due province autonome di Bolzano e Trento.

Nelle mie vene non scorre sangue tirolese, ma solo terronico-bavarese. L’altro giorno, parlando con i colleghi, abbiamo scoperto che il mo sangue è un misto tra quello dei due popoli contro i quali i tirolesi (sia nord che sud) hanno lottato negli ultimi due secoli. L’eroe nazionale del Tirolo, Andreas Hofer, esattamente due secoli fa, combattè contro i bavaresi, alleati dei francesi. Io arrivai in Alto Adige al seguito della famiglia, all’età di circa 4 anni e ricordo ancora molto bene la tensione che, negli anni ’70 e nei primi anni ’80, c’era tra i due gruppi etnici, con gli italiani che, dopo l’approvazione dello statuto, si sentivano “discriminati” in patria. Oggi, a distanza di 37 anni dalla approvazione del “pacchetto”, queste tensioni sono venute meno. La popolazione di madrelingua italiana apprezza l’autonomia ed il benessere diffuso che ha portato, tanto che siamo arrivati al paradosso per cui molti italiani votano per la SVP, che è un partito dichiaratamente etnico.

In sostanza, come giustamente evidenziato da alcuni di voi, le indubbiamente ingenti risorse che vanno in favore dell’autonomia alto-atesina sono state il costo che l’Italia ha dovuto pagare per poter mantenere la sovranità su questo territorio che non è, minimamente, italiano bensì ha una parte di popolazione di madrelingua italiana. Del resto, come pare aver detto Andreotti, “costerebbe di più tenere l’Alto Adige costantemente occupato dall’esercito”.

Togliere queste risorse all’Alto Adige rischierebbe di riaprire una stagione di tensioni di cui nessuno, salvo qualche esponente politico, sente alcuna necessità ed, oltretutto, come espressamente dichiarato, riaprirebbe velleità indipendentistiche. Come, sempre giustamente, evidenziato da Alberto Lusiani, la locale popolazione non segue i media italiani, bensì quelli tedeschi locali e quelli austriaci. Delle vicende italiche si ha solo una eco lontana, quasi fossero avvenimenti di uno stato estero. In un ipotetico referendum sull’autodeterminazione, la popolazione seguirebbe le indicazioni della SVP. Di autodeterminazione hanno comunque iniziato a parlare anche i Verdi, per non parlare degli altri partiti tedeschi, e, posso garantire, che anche tanti italiani non esiterebbero a votare sì nel caso in cui si dovesse effettivamente indire un referendum in tal senso.

Lo statuto di autonomia dell’Alto Adige, con il corollario di ingenti risorse economiche ad esso lasciato, è un’operazione perfettamente riuscita, tanto che la tutela della minoranza sudtirolese costituisce un giusto motivo di vanto per l’Italia ed il Dalai Lama, grande amico di Durni, in un’intervista alle TV nazionali di alcuni anni fa, disse che, per il Tibet aspirava ad un modello simile a quello previsto per il Sud Tirolo.

 

 

Grazie, Axel, per le precisazioni. E bentornato, naturalmente ..... :-)

Sono al corrente dei fatti storici e della situazione ambientale, che tu riporti correttamente (d'altronte, non potrei non esserlo, trascorrendo una media di 70-80 giorni l'anno in loco ....), ma tale conoscenza non sposta i termini dell'analisi che ho proposto.

La questione, infatti, non è il noto motivo che ha condotto a tale situazione, bensì la disparità di trattamento che altri territori lamentano. A mio avviso del tutto ragionevolmente, dal momento che non mi pare credibile una discriminante basata solo sulla datazione, più o meno recente, della genesi di un problema comune anche - in diverse fasi storiche e con differenti modalità - ad altre regioni, come il mio Veneto che prendo ad esempio e che pure non era Italia (ricorda che la lingua veneta non deriva dall'italiano, ma si è evoluta distintamente da simili origini).

Inoltre, la seconda questione riguarda le arrampicate sugli specchi di Durni & soci per giustificare i privilegi di cui godono, ad esempio vantando un'efficacia nell'utilizzo delle risorse che, a prescindere dalla sua discutibilità, altri non potrebbero avere. Non si capisce perché, posto che non sia pensabile l'equiparazione di tutte le amministrazioni a quella siciliana, assunta come benchmark .....

L'ultimo rilievo concerne l'opposizione di costoro ad analoghe concessioni ad altri: ciò evidenzia la strumentalità di una posizione che non parte - come asserito - dal diritto a conservare la propria identità, che dovrebbe essere garantito a chiunque, ma dal timore di perdere risorse.

In conclusione, non ho alcun dubbio che le discriminazioni siano sbagliate e vi si debba porre rimedio, né che la soluzione stia in un vero federalismo, ma mi chiedo - e mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi - quale sia una strada realmente percorribile e con quali compromessi, posto che non sia accettabile un approccio del tipo "figli & figliastri" .....

 

La questione, infatti, non è il noto motivo che ha condotto a tale situazione, bensì la disparità di trattamento che altri territori lamentano

Franco, dobbiamo intenderci sui concetti base, altrimenti parliamo su due binari paralleli. C’è una differenza tra Veneto e Alto Adige? Non sto parlando del Trentino, beninteso, ma del solo Sud Tirolo. Mettiamola in altri termini. Che cos’è una nazione? Che cos’è l’Italia? Esiste una nazione italiana? Della nazione italiana fanno parte i veneti? Perché i veneti no ed i lombardi sì? E i napoletani? Fanno parte della nazione italiana anche i sud tirolesi? Qui sta il nocciolo della questione. Può darsi che i miei libri di storia fossero sbagliati, ma su quelli sui quali ho studiato io, in Veneto nessuno ha scavato trincee per fermare l’invasore italiano. Anzi in un plebiscito svoltosi nel 1866 i veneti hanno votato a favore dell’unificazione con l’Italia. Non mi risulta che le elite culturali borghesi dell’800 che coltivavano il mito della nazione italiana unita escludessero dalla nazione il Veneto, né mi risulta che ne considerassero parte il Tirolo del Sud. Capisci dove sta la differenza? E, di conseguenza, c’è un’altra differenza fondamentale. Qui, in Alto Adige, si fronteggiano due etnie appartenenti a nazioni diverse, quella tedesca, in senso lato, e quella italiana (non saprei come altrimenti definirla. Gli italiani di qui sono tutti immigrati da diverse regioni, tant'è vero che non hanno un dialetto). Negli anni ’60 qui c’era un clima da guerra civile. In Veneto quali sono le due nazioni, i veneti e gli italiani, i veneti ed i terun? Con chi la fate la guerra civile? La questione è tutta lì.

Ciò che dici è sicuramente condivisibile ma non vale per l’Alto Adige. Possiamo dire che ci sono i figliastri (veneti), i figli (siciliani, friulani, etc.) ed i non figli né figliastri perché non imparentati (i sud tirolesi), per questo, a mio avviso, tu e Galan sbagliate a prendervela con l’Alto Adige. Il concetto è giusto, l'esempio è sbagliato.

Inoltre, la seconda questione riguarda le arrampicate sugli specchi di Durni & soci per giustificare i privilegi di cui godono, ad esempio vantando un'efficacia nell'utilizzo delle risorse che, a prescindere dalla sua discutibilità, altri non potrebbero avere.

Giustissimo, affermazioni del genere lasciano il tempo che trovano. Infatti, il concetto non è quello, il concetto è quello di cui sopra e solo quello: il mantenimento della pacifica convivenza tra due diverse etnie, attraverso la destinazione di risorse economiche. A parte ciò, vorrei leggere esattamente che cosa il Kaiser ha detto.

L'ultimo rilievo concerne l'opposizione di costoro ad analoghe concessioni ad altri: ciò evidenzia la strumentalità di una posizione che non parte - come asserito - dal diritto a conservare la propria identità, che dovrebbe essere garantito a chiunque, ma dal timore di perdere risorse.

Anche qui mi dovresti dire dove la cosa è stata detta. A me non risulta, sarebbe politicamente stupido e Durnwalder è tutt’altro che stupido. Lui si oppone a che gli vengano tolte delle risorse, non che quelle a disposizione del’Italia vengano distribuite diversamente. Sono, anche questi, due concetti diversi. Peraltro ti faccio notare che la Provincia di Bolzano ha comunque dichiarato la propria disponibilità ad aumentare le proprie competenze a parità di risorse ricevute.

In conclusione, non ho alcun dubbio che le discriminazioni siano sbagliate e vi si debba porre rimedio, né che la soluzione stia in un vero federalismo, ma mi chiedo - e mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi - quale sia una strada realmente percorribile e con quali compromessi, posto che non sia accettabile un approccio del tipo "figli & figliastri" .....

Sud Tirolo a parte, la soluzione viene suggerita costantemente su nFA, un federalismo vero e quindi anche fiscale, probabilmente con il pagamento di una specie di “tassa di solidarietà” da parte delle regioni ricche come esiste in Germania in favore dei Länder dell’est. L’alternativa, per quanto riguarda l’Alto Adige, non può che essere quella di lasciarlo andare per la sua strada

 

 

Può darsi che i miei libri di storia fossero sbagliati, ma su quelli sui quali ho studiato io, in Veneto nessuno ha scavato trincee per fermare l’invasore italiano. Anzi in un plebiscito svoltosi nel 1866 i veneti hanno votato a favore dell’unificazione con l’Italia.

Ho una conoscenza superficiale anch'io del periodo, però mi risulta che non ci siano state trincee venete contro gli italiani perché non c'è stata proprio partita. Il regno d'Italia ha perso praticamente tutte le battaglie. Su terra l'esercito austriaco ha avuto la meglio su quello italiano, e su mare la marina italiana è stata sconfitta a Lissa dalla marina veneta (si, è stata proprio una battaglia tra veneti e italiani).

Il Veneto è stato annesso all'Italia perché alleata della Prussia (quella si che ha battuto l'Austria). Per gioco di alleanze il Veneto è spettato come bottino di guerra ai Savoia. Solo dopo, ad annessione avvenuta, è stato allestito un plebiscito (che è diverso da un referendum).

E comunque il risultato bulgaro del plebiscito è dovuto al metodo con cui è stato svolto.

Dunque, alla domanda che cos'è una nazione io vedo un percorso parallelo tra Sud Tirolo e Veneto, solo che al Veneto è successo 68 anni prima. Dopodiché nel Veneto c'è stato senzaltro un percorso di italianizzazione più precoce, non c'è dubbio. Però il sentimento di appartenenza nazionale di un cittadino veneto medio rispetto a un tirolese è dovuta a questo ultimo secolo di italianizzazione più che a un retaggio storico.

C’è una differenza tra Veneto e Alto Adige?

Non ha importanza, a mio avviso non è questo il nocciolo del problema. Qualunque siano le ragioni storiche, che conosco e comprendo, oggi io considero sbagliato che i cittadini di territori diversi fruiscano di trattamenti non equiparati da parte dello Stato centrale. Punto.

Guarda che, se si tenesse un referendum in ogni regione, non sarebbe solo il Sudtirol a scegliere di andarsene, nella situazione attuale: allora - ed ancora - perché alcuni sì ed altri no?

Può darsi che i miei libri di storia fossero sbagliati, ma su quelli sui quali ho studiato io [..........] in un plebiscito svoltosi nel 1866 i veneti hanno votato a favore dell’unificazione con l’Italia

Temo che lo siano, in realtà, ma non è colpa tua. Si dice sempre che i libri di storia vengono scritti dai vincitori ...

Anche qui mi dovresti dire dove la cosa è stata detta.

Non ho trovato un link. Fu una dichiarazione nel corso di un'intervista televisiva rilasciata ad un'emittente locale: ero in AA, e ne fui spettatore.

Sud Tirolo a parte, la soluzione viene suggerita costantemente su nFA, un federalismo vero e quindi anche fiscale, probabilmente con il pagamento di una specie di “tassa di solidarietà” da parte delle regioni ricche come esiste in Germania in favore dei Länder dell’est.

Certamente, Sud Tirolo compreso, però .....

Ieri notte (l'unico orario in cui riesco a vedere la tv pubblica italiana) ho ascoltato un'intervista a giovanni floris, il programma era GLOB, un programma satirico, ma ormai in Italia le notizie le danno solo i comici, ma tant'è.

Floris ha detto una cosa interessante (preparata secondo me, ma vera): oramai in Italia i problemi si sono talmente incancreniti, le soluzioni sempre rimandate, che sia il Nord che il Sud sono giunti alla conclusione che è meglio fare da soli (magari il Nord ci crede di più), perchè comunque si pensa che i problemi specifici non possano essere risolti a Roma, ma localmente.

Non sono un appassionato dell'Unità d'Italia, ma sentimalmente sono legato all'idea, al di là delle annessioni/unioni c'è gente (molta, moltissima, un'intera generazione quasi) che ha dato la vita per questa idea, resta il fatto che non si è mai data la risposta all'affermazione di Cavour: "L'Italia è fatta, adesso bisogna fare gli italiani". 150 anni non sono bastati, il fascismo, con il suo centralismo totale ha finito l'opera all'incontrario.

Effettivamente, a questo punto, con gli odi e le rivendicazioni che si stanno innescando, che si sono già innescate, con tutti occupati a difendere il proprio orticello, è meglio una federazione che uno stato centralizzato, a patto di non sostituire milano ladrona a roma ladrona.

Io, al di là di tutto i fatti specifici, non penso che sia stato il fallimento dell'unità d'Italia, ma il fallimento di una classe politica, che dagli anni 70-80 in poi ha pensato solo a se stessa e ad arricchirsi a spese dei cittadini, senza mai volerne capire i problemi e le aspettative. Ma assolutamente non credo nel fallimento dell'Unità d'Italia, solo che a questo punto è meglio che ognuno si tenga le trote e i delfini e vada avanti per la sua strada..

 

Non sono un appassionato dell'Unità d'Italia, ma sentimalmente sono legato all'idea, al di là delle annessioni/unioni c'è gente (molta, moltissima, un'intera generazione quasi) che ha dato la vita per questa idea, resta il fatto che non si è mai data la risposta all'affermazione di Cavour: "L'Italia è fatta, adesso bisogna fare gli italiani". 150 anni non sono bastati, il fascismo, con il suo centralismo totale ha finito l'opera all'incontrario.

In effetti era Massimo D'Azeglio, la cui biografia rivela interessanti somiglianze con SB

http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_d%27Azeglio

il Tirolo del sud, fino al termine della prima guerra mondiale, era un territorio austriaco, con la relativa lingua, cultura e le relative tradizioni (tedesche). Vi abitava una limitatissima minoranza di lingua italiana. I suditirolesi si identificavano pienamente negli Asburgo ed hanno combattuto fino all’ultimo, anche con gli anziani, il nemico italiano. Il territorio fu annesso all’Italia dopo la guerra per semplici ragioni geografiche

Ricostruzione storica ineccepibile. Del resto, basta fare una visita ad una qualsiasi chiesa di un paesino sud-tirolese e leggere le lapidi con i nomi dei morti in guerra, per accorgersi che la maggior parte dei caduti nella prima guerra mondiale riporta il fronte "Italien".

La guerra 15-18 fu iniziata per "liberare" Trento e Trieste: nessuno pensava a Bolzano, che fu un frutto aggiuntivo  della vittoria, assieme all'Istria parzialmente slovena.

In particolare, l'annessione della provincia di Bolzano fu dettata da esigenze militari, dato che il confine alla Vetta d'Italia, rafforzava le linee difensive in caso di una futura guerra con l'Austria o la Germania.

In realtà, la vicenda del Sud Tirolo rappresenta uno tra i tanti errori della pace che seguì alla prima guerra mondiale, dato che i confini nati dal dissolvimento degli imperi tedesco, austro-ungarico e turco in molti casi non tenevano in nessun conto i diritti e le ragioni storiche delle genti che vivevano in quelle zone, con ciò diventando il seme di future guerre, partendo dalla vicenda del corridoio di Danzica, per arrivare alla stessa invasione del Kuwait da parte dell'Iraq.

Dopo la II guerra mondiale, la Jugoslavia - potenza vincitrice - ha potuto sistemare i conti degli sloveni istriani, cacciando la popolazione giuliana e annettendosi l'Istria e la Dalmazia, mentre l'Austria, nazione perdente, dato che era stata tutt'uno con la Germania hitleriana, non ha potuto far valere nessun diritto sul sud-tirolo, nel frattempo diventanto anche alto-adige a causa della popolazione immigrata dal resto dell'Italia.

Ma dato che una tale eventualità è al giorno d'oggi estremamente improbabile, possiamo dedurre che la necessità militare non sussiste più, e che la sovranità italiana non è più indispensabile.

Si potrebbe prendere atto che le malandate finanze italiane non si possono più permettere la presente situazione e predisporre una secessione dell'Alto Adige, con o senza ricongiungimento con il Tirolo austriaco.

Naturalmente il nuovo stato avrà cura di garantire alla minoranza italiana tutti i diritti che l'Italia attualmente garantisce alla minoranza tedesca.

Togliere queste risorse all’Alto Adige rischierebbe di riaprire una stagione di tensioni di cui nessuno, salvo qualche esponente politico, sente alcuna necessità ed, oltretutto, come espressamente dichiarato, riaprirebbe velleità indipendentistiche.

Io ritengo che che le risorse interne all'Alto Adige siano piu' che sufficienti per garantire li' una coesistenza pacifica ad un elevato livello di vita.  Non c'e' alcun bisogno delle risorse che lo Stato italiano riversa in quelle province allo scopo di non avere grane per salvaguardare i confini militari ai passi alpini. Quei tempi sono passati, per fortuna. Le risorse finanziarie non hanno nulla a che fare con le autonomie che sono sacrosante e anzi andrebbero estese per salvaguardare quei territori relativamente funzionanti dal tumore dell'amministrazione statale italiana.  Sarebbe opportuno ad esempio che l'Universita' di Bolzano dipendesse unicamente dalle leggi e dai finanziamenti dell'Alto Adige, come accade in tutti i Cantoni svizzeri.