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Operazione FFF. Consigli, non richiesti, alla vittima.

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Il reality show a cui stiamo assistendo potrebbe chiamarsi “Le Comiche Finali” in onore di Gianfranco Fini che nell’ormai lontano autunno del 2007 (gia’ allora in rotta di collisione con il Cavaliere) aveva cosi’ descritto l’agitarsi isterico di Berlusconi contro il governo Prodi. Poi, come in ogni momento difficile per la leadership dell’Utilizzatore Finale, venne un leader della sinistra -- in quel caso Veltroni fresco eletto nelle primarie “ad personam” del PD -- a dare man forte. In pochi mesi mando' in fibrillazione il governo Prodi, spinse Alleanza Nazionale al matrimionio di interesse con Forza Italia, e perse le elezioni con un ampio margine (facendo campagna elettorale volutamente senza mai nominare Berlusconi per nome) eliminando d’un colpo la sinistra antagonista e parolaia (questa in realta’ fu l’unica cosa positiva, anche se preterintenzionale).

Le “Comiche Finali” pero’ sono solo state rimandate di un paio d’anni o poco piu’. Con la cacciata a pedate mediatiche dei finiani dal PdL, il climax intorno al reality si fa parossistico. Sulle spiaggie quest’anno invece del calcio mercato (anche grazie alla figura rimediata da Lippi Calzelunghe e la sua banda) terranno banco le dichiarazioni di Bocchino, le stoccate di Bondi, le risse di La Russa, e magari qualcuno, obnubilato dal solleone, si spingera’ persino ad intepretare il pensiero di Gasparri.

All ripresa di settembre sara’ tutto da ridere: la legge bavaglio, la legge finanziaria e la gestione dell’emergenza economica (la Fiat che si trasferisce in Serbia dovrebbe far capire anche ai sonnambuli che l’Italia e’ all’ultima spiaggia, e non si tratta di Capalbio) saranno le gole in cui il le residue truppe del Partito dell’Amore dovranno combattere le imboscate (e senza esorts ad allietare i fuochi di  bivacco).

Attualmente il governo dispone di 342 deputati e 175 senatori a fronte di una maggioranza necessaria di 316 a Montecitorio e 162 a Palazzo Madama (inclusi i senatori a vita). Se i ribelli finiani fossero davvero una trentina alla Camera e una decina al Senato rivedremo il film dell’ultimo governo Prodi, ma a parti invertite. A meno che gli abboccamenti a casa Vespa con Casini non producano qualche risultato. Ma e’ lecito aspettarsi che Casini fissera’ un prezzo non proprio di saldo, nonostante la stagione. Magari Berlusconi sarebbe disposto a pagarlo, ma la Lega forse no. Casini tenderebbe ad affondare il federalismo con dei siluri ben piazzati sotto la linea di galleggiamento e Bossi non potrebbe piu’ spiattellare le balle multicolori con cui imbonisce i suoi da venti anni a Pontida. C’e’ un limite alla dabbenaggine persino tra gli elettori della Lega.

Fini non ha mai mostrato coraggio di fronte all'egoarca, ma adesso e' una questione di sopravvivenza politica. Se non vuole fare la fine di Mastella o di Follini dovra' ingaggiare la guerriglia. E secondo me qualche briscola potrebbe averla in mano per riproporre una situazione che ricorderebbe molto da vicino il governo Dini nel 1994. Anche le Procure, che nel 1993 sparavano un avviso di garanzia al giorno, oggi  mitragliano un’intercettazione al minuto e sanno che se non afferrano l'occasione verranno normalizzate con la separazione delle carriere e la riforma del CSM.

Ma alla fine secondo me, non sara' la voglia di legalita' a determinare la svolta. Come nel 1993 sono finiti i soldi che tengono insieme Confindustria e clientele meridionali, pensionati e partite IVA, impiegati pubblici e piccoli imprenditori.

Sentiremo un grido da Palazzo Grazioli: “Muoia Sansone con tutti i Finistei”?