Title

Chi l'ha visto?

1 commento (espandi tutti)

Chi l'ha visto?

Jons 10/10/2009 - 14:34

In un libretto di Giuseppe Sergi intitolato "L'idea di medioevo", venivano espresse alcune considerazioni implicitamente esplicite quanto interessanti sull' 'uso' che della Storia Medievale viene fatto nella costruzione di una identità nazionale fittizia da parte della Lega Nord. Vorrei essere più preciso. Il Sergi ammonisce: "Dobbiamo fare attenzione: il medioevo si è rivelato, attraverso gli anni, il contenitore ideale dei "mythomoteur", anche se di rado risulta averli contenuti davvero come realtà storicamente accertabili." 
Data l' attualità dell'argomento - è un evergreen, dopotutto - mi sono inventato questa giustapposizione di citazioni sul modello della rubrica CARTA CANTA di Travaglio su Repubblica che si può leggere qui di seguito:
 
"Bossi mi fa una testa così con 'sta fiction di Barbarossa." intercettazione Berlusconi-Saccà
 
"Non è accettabile che il medioevo europeo sia trattato come sponda in cui pescare - con discorsi di comodo spesso disinformati - le legittime origini di grandi formazioni nazionali ottocentesche o le disconosciute radici di rivendicazioni regionalistiche a vocazione neonazionalistica. Quel mondo è da leggere dall'interno e, se non viene trattato come una sponda strumentale, ci dà ben poco di quanto i propagandisti e i non storici vi vogliono trovare.
Il medioevo vede svilupparsi, questo sì, un'idea di Europa, ma abbiamo visto con quanta fatica e con quante contraddizioni: non si può quindi parlare di medioevo "europeo" come rettifica alle ripartizioni successive. Il medioevo vede il ritagliarsi di alcune aree linguistico-culturali e di formazioni politiche, per lo più con quelle aree poco coincidenti, di prevalente impianto dinastico, embrioni di quegli Stati sovrani che giustamente Marc Bloch definì come le istituzioni più profondamente contrarie allo spirito di lignaggio (perchè territoriali e socialmente ampie, non solo proiezioni dei campi di affermazione delle dinastie). Quindi il medioevo è ben poco "nazionale", e non solo perchè era molto frazionato, ma anche perchè non c'è nulla di vocazionale nelle linee di ricomposizione che affiorano nei suoi secoli finali: nel disegnarsi dei nuovi Stati non c'era, insomma, nulla di precostituito in presunte identità di lunga durata dei popoli che in prevalenza li abitavano. Solo un atteggiamento finalistico - storiograficamente ingenuo o opportunista, in ogni caso inammissibile - può spiegare quel ricorso a questi usi del millennio medievale. Un finalismo inaccettabile qualsiasi sia il valore per cui lo si innesca: l' auspicata Europa del futuro, le nazioni consolidatesi nella storia più recente, i nuovi regionalismi a impianto federalista. Può andare tutto bene - o quasi - ma non si disturbi la storia.
Il medioevo può essere valorizzato per ciò che maggiormente lo deve segnalare all' attenzione di storici e di insegnanti, e non alla strumentalizzazione dei politici: mi riferisco alla propensione all'integrazione etnica. Come abbiamo visto è ormai superato, con poche isolate eccezioni, il dibattito su latinità e germanesimo, si pensa oggi che la vera forza motrice di quel passaggio secolare sia stata la sintesi latino-germanica: sintesi tanto più riuscita quanto meno è stata frenata da resistenze e prudenze. Ecco perchè l'edizione della sintesi che più ha colorato di sè l'Europa non è stata quella dei goti (che riservarono ai romani le attività burocratiche e amministrative mantenendo per sè l'esclusiva delle attività militari), bensì quella più piena e integrale dei franchi, particolarmente riuscita in quelle regioni di civiltà gallo-romana - la Francia centro-meridionale - dove già l'incontro fra celti e latini aveva abituato il contesto sociale alle convergenze concrete di civiltà.
Può inoltre essere un caso, ma alcune delle formazioni politiche che dopo l'anno mille hanno maggiore continuità sono da ricondurre a ulteriori sintesi etniche: il principato di Kiev, cioè la Russia composta di slavi e di vareghi della Scandinavia, ha una storia meno tormentata e più lineare della Polonia integralmente slava; il regno del Wessex, cioè l'Inghilterra in cui si assommano sangue anglosassone, danese e normanno, ha più fortuna di aree vicine ( come il Galles e la Scozia), in cui rimane dominante la componente celtica; sono note le maggiori fortune dell' Italia del Nord, dove già nel secolo X i latini, i longobardi e la dominante minoranza franca sono pervenuti a un' avanzatissima fusione, rispetto all' Italia del Sud, dove per secoli longobardi, latini, bizantini, arabi e normanni confliggono o convergono ma sempre mantenendo forti identità. "  pp. 42-43 'L'idea di Medioevo', di Giuseppe Sergi.