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scruscioFromSicily (Ma la fanno sta secessione, o no?)

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E se l'insegnante di Varese fa davvero la fame può andare ad Enna.

1) Non si spiega come mai allora ci sian flussi migratori di docenti, e dirigenti, che dal Sud si avviano verso Nord. Mi aspetterei il contrario: orde di Galli che invadono il Sud per accaparrarsi un bel posto statale. Fisso e ben retribuito.

Se vuole essere una barzelletta, non fa ridere. Se vuole essere una provocazione, fallisce nell’intento, tradendo ignoranza di quel mostro accentratore, rigido, burocratizzato, elefantiaco, irrazionale, antimeritocratico e persino demenziale che è il reclutamento scolastico in Italia. Ed è anche, oltre a tutto ciò, o per tutto ciò, una delle incarnazioni dello squilibrio tra Nord e Sud. Il rapporto tra candidati e cattedre varia in ragione del territorio. L’intento meridionale sembra quello di redistribuire il disagio, anziché la ricchezza.

http://www.fga.it/uploads/media/Fondazione_Agnelli_-_Mobilita_docenti_-_grafici.pdf

Sono eloquenti le percentuali dei precari secondo la provenienza geografica, riportate nei documenti elaborati dalla Fondazione Agnelli: la percentuale dei meridionali tra i docenti a tempo determinato in Lombardia è del 44,4%, in Emilia Romagna del 42,5%, in Veneto del 32,%, in Piemonte del 35,6%.

Le percentuali al Nord degli insegnanti di ruolo meridionali sono invece nettamente inferiori: non è vero che la classe docente nel Nord è tradizionalmente meridionale:  gli insegnanti di ruolo nati al Sud che lavoravano in una scuola del Nord rappresentano il 19,8% del totale.

La meridionalizzazione dei docenti precari è fenomeno innescato da un sistema di reclutamento perverso quale è quello delle graduatorie,  data la sfasatura che interviene tra programmazione (o parvenza di programmazione, più o meno fragile in rapporto alle regione, dove di più non sembra difficile indovinare) su scala regionale e mobilità selvaggia su scala nazionale (è stata data a lungo la possibilità di inserirsi in qualsiasi graduatoria provinciale) .

Ad ogni successiva riapertura di graduatorie negli ultimi anni, tranne l’ultima, si è assistito ad un rimescolamento delle carte: era data la possibilità a tutti gli iscritti nella graduatoria scorsa per il ruolo (sissini, transfughi delle graduatorie di merito degli ultimi remoti concorsi,  e sanati) di far valere il proprio punteggio, comunque (diplomifici dove nel sud si lavora gratis o scuola pubblica) e ovunque fosse stato accumulato (magari nelle province dove il  numero degli aspiranti è spropositato rispetto al numero delle cattedre e si entra in ruolo con maggior anzianità di servizio) di inserirsi in  qualunque provincia. Le direttrici sono facilmente intuibili. L’avanzamento è ritmato dall’anzianità di servizio, che qualcuno ha interesse a spacciare per merito.

Essendo l’Italia il Paese delle mille graduatorie (quest’anno ce ne sono quattro in più degli altri anni, per dire) i trasferimenti, peraltro, non sono sempre reali (si può restare a lavorare dove è più comodo, e candidarsi al ruolo dove lo scorrimento è più rapido).

Il Miur ha cercato di frenare i trasferimenti selvaggi. Si è scatenata la guerra.

Si stanno consumando in Parlamento gli ultimi atti di una guerra tra fautori dei pettini e fautori delle code, ovvero tra fautori della mobilità selvaggia e fautori della stabilità, a suon di emendamenti a una legge, già approvata dalla Camera.

La legiferazione parlamentare - anche se arriverà al traguardo -  potrà imporre soltanto una tregua. Se le battaglie palermitane saranno coronate dal successo, i docenti precari centro-settentrionali si ritroveranno a rischio di estinzione. Chi pretende il trasferimento non cerca di risolvere il suo problema (il suo problema: dove sta il numero dei candidati è superiore ai posti; ci si dovrebbe interrogare sui motivi), bensì pretende di farlo scontare a qualcun altro che si trova laddove è nato e si è formato o dove si è trasferito a tempo debito per lavorare. Insomma, appunto, redistribuzione del disagio, anziché della ricchezza.

Il centro da cui si irradia la guerra di conquista (ci sarà da opporre una resistenza partigiana?) è Palermo: palermitana l’associazione, trasformatasi in sindacato, che ha patrocinato i ricorsi (i ricorsi: un giro stimato dalla Cisl in oltre 630 mila euro), palermitano il deputato Pd che fa da testa di ponte alla suddetta associazione  in VII Commissione cultura - nonché unica voce del Pd in materia -, palermitano il giornalista del primo o secondo quotidiano nazionale - o talvolta fanzine palermitana?- che, riproducendo un comunicato Anief, e facendole da sponda, ha sparato in home page il titolo del presunto commissariamento della Gelmini, come fosse stato un fatto già verificatosi. “Notizia” rilanciata dalla Stampa e dal Corriere che si sono trovati spiazzati di fronte alla “bomba” e non sono stati capaci di disinnescarla per evidente impreparazione: la giungla del reclutamento scolastico è così fitta di decreti, leggi, emendamenti, note, ricorsi e controricorsi, che richiede uno specialista del settore.  

La matassa amministrativa, aggrovigliata e arruffata,  presta il fianco ai furbi (circa la parte del Paese da cui provengono, bisognerà che onestamente se ne facciano tutti una ragione; me la sono fatta pure io, dopo averla a lungo candidamente negata) che si fanno strada attraverso le falle amministrative del sistema a colpi di ricorso al Tar Lazio. Le battaglie dei furbetti vengono vendute come ideali battaglie di principio.

Il conflitto è sempre più territoriale. La Cgil è rimasta inerte: spiare da dove provengano le raffiche più violente richiede il suo tempo, intervenire poi non ne parliamo. Il sindacato più attivo nel contrastare l’offensiva dell’Anief-Palermo è stato la Gilda della sede di Venezia: che Palermo e Venezia siano i due poli del conflitto, è un dato significativo delle dinamiche in corso. Talvolta si ha l’impressione che le iniziative  della contraerea veneziana abbiano una diffusione semi-clandestina quasi carbonara: magari perché chi ha le proprie sedi dislocate in tutta Italia è lacerato da un conflitto di interessi…

Al di là della dialettica sindacale, la dialettica politica conferma la polarizzazione del conflitto e colloca in una posizione ambigua chi è avvezzo alla conflittualità tradizionale.

Il Pd a mio sommesso avviso ha sbagliato sia la battaglia sia la strategia. Ha sbagliato la battaglia perché ha, con ogni evidenza, inteso combattere una battaglia da Lega Sud; ha sbagliato la strategia perché, mentre ha creduto di vedere schierati in campo da una parte i settentrionali e dall’altra i meridionali, in realtà in campo erano schierati il centro-nord (includente tutti coloro che vi lavorano o per esservi nati o per esservisi trasferiti per lavorare; i secondi, dopo essersi trasferiti per lavorare sono i più inferociti) e la parte dal sud che ha fatto ricorso, cioè il Pd ha patrocinato gli interessi di una minoranza che spacca persino i meridionali, oltre a spaccare l’Italia.

Ha giocato ad un’opposizione di facciata che pur di esercitarsi in quanto tale non esita a buttare a mare i propri elettori. Forse mi sbaglio, ma se ancora restava una roccaforte al Pd nel nord, questa era la scuola… Se non pagherà nella giusta misura in termini elettorali le conseguenza di questa scelta dissennata  sarà dovuto alla diffusa disinformazione di chi, inconsapevole, ha rischiato di essere spazzato via. E il peggio non è passato.

Il Pd gioca a fare l’opposizione di facciata, quando pensa di trarne un profitto; ma quando c’era da opporsi sul serio sullo scudo fiscale, aveva da fare: la manifestazione di d’Alema, gli accertamenti medici della graziosa e stridula Madia e così via ognuno dei ventidue aveva il suo buon motivo. Franceschini è salito sui tetti con i precari del sud (ci nidifichi pure) e Fioroni cavalca l’onda

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Ora vediamo chi è davvero arrogante. Sul più consultato portale - redazione palermitana - dedicato alla scuola si legge un commento a un’indiscrezione circolata circa un colloquio informale tra la Gelmini e Formigoni (Formigoni avrebbe proposto di fare della Lombardia un avamposto sperimentale della riforma del reclutamento incentrata sugli albi regionali, ponendo il vincolo del trasferimento reale nella regione; del resto anche le altre proposte sul tappeto pongono un vincolo pluriennale, e gli albi regionali erano già nel libro bianco di Fioroni).

"Ma la riforma è già nell'aria e risponde all'accelerazione della politica padano-centrica che devasta il sud da 150 anni e che è venuta allo scoperto col "fenomeno" lega.

popoli del sud sempre più strangolati dalla politica padano-centrica che vuole dare un giro di vite anche alla suddivisione culturale del lavoro dell'"Italia Unita"

Sfrontate idiozie! Rimostranze spudorate e incomprensibili! Da quello che si legge, la Lombardia continuerebbe, come sempre, ad essere aperta agli uomini e alle donne di buona volontà, di qualunque provenienza. Non mi è mai capitato di leggere tra i requisiti di un bando di concorso: certificato di appartenenza alla "pura razza padana". Eppure pare che in Sicilia questo non sia considerato sufficiente.

In verità  coloro che stanno concretamente realizzando la  “suddivisione culturale del lavoro” (in Lombardia quasi la metà dei precari è meridionale), aspirando ad occupare tutte le cattedre (si vede che quasi la metà non è ancora sufficiente), le proprie e quelle altrui, in quella pessima invenzione fascista che è l’Italia unita e centralista, sono soltanto i meridionali. Non tutti: una parte dei meridionali è vittima a sua volta.

E’ falso, altresì, che la mannaia dei tagli sia stata vibrata da una supposta politica padano-centrica, discriminando tra nord e sud. Eppure sono andati in scena melodrammi mistificatori (si moltiplicavano al sud classi di quaranta elementi, e al nord classi sparute) e le invettive meridionali contro il nord e contro il governo monocolore leghista.

Ecco che cosa scrisse la redazione del succitato portale dedicato alla scuola: “perchè ad essere stato falcidiato, a proposito di padano-centrismo, è stato soprattutto il sud. La sola Campania, segue a ruota la Sicilia, ha avuto un numero di tagli alle cattedre pari all'intera padania” Il quotidiano nazional-palerrmitano ha seguito la medesima linea.

 I tecnici - non i politici - del ministero  applicano il medesimo coefficiente su tutto il territorio nazionale (sarà così finché esisterà uno stato accentratore), se mai è capitato loro di essere troppo generosi, questo è accaduto con il Sud in passato. Non che prima di leggere i dati ci si facesse gabbare dai soliti piagnistei e non si sapesse già tutti la verità, pur non esattamente quantificabile fino al decimale, ma i dati relativi alla demografia scolastica dissipano ogni dubbio residuo.

La domanda di insegnanti varia territorialmente in ragione del variare della popolazione studentesca. Ma magari a Palermo, nell'ufficio legale più alacre d'Italia, escogiteranno il milionesimo ricorso che aggiudicherà un chilogrammo d’oro al fortunato patrocinatore, per trasferire una quota di studenti centro-settentrionali e immigrati nel Sud…

Com’è noto, anche nella scuola gli squilibri fra Nord e Sud sono in Italia molto forti e riguardano diversi aspetti, compreso il mercato del lavoro degli insegnanti.

Le variazioni territoriali nella domanda di insegnanti sono in primo luogo influenzate dalle variazioni nella popolazione studentesca. Negli ultimi dieci anni è aumentata a livello nazionale di circa l’1%. Questa modesta crescita è l’effetto di composizione di due movimenti della demografia scolastica che, secondo le aree del Paese, vanno in senso opposto: al Nord e al Centro la popolazione studentesca è aumentata, rispettivamente del 12% e del 4%, a causa della crescente presenza a scuola di ragazzi immigrati o di seconda generazione; al Sud, dove la componente di origine straniera è molto più ridotta, gli studenti sono diminuiti nel decennio di circa il 9%, a causa degli andamenti decrescenti della natalità.

Le grandi differenze territoriali nella variazione della popolazione studentesca (e l’impatto che su questa ha la presenza di allievi stranieri) risultano evidenti, ad esempio, nel passaggio dall’a.s. 2007-08 all’a.s. 2008-09 (pag. 6). A livello nazionale, la popolazione studentesca è complessivamente diminuita di circa 12.000 unità (fra lo 0,1-0,2% del totale). Mentre, tuttavia, nel Nord Ovest, nel Nord Est e nel Centro gli studenti crescono rispettivamente di circa 18.500, 19.500 e 2.500 unità (nel Nord Ovest e nel Centro l’aumento è interamente dovuto alla presenza straniera), la vera grande diminuzione riguarda il Sud, con circa 52.000 studenti in meno: grosso modo 2000-2500 classi in meno in un solo anno.

Di conseguenza, nella misura in cui dipende dalla demografia studentesca la domanda di insegnanti cresce al Nord e al Centro, diminuisce al Sud.

 

Il Pd ha cavalcato l’onda. Fioroni - il ministro che, a graduatorie blindate, aveva già emanato il decreto che assegnava i posti, circa tredicimila in tutto,  alle ssis per il X ciclo, poi bloccato dalla Gelmini (prima di produrre nuovi abilitati e dar lavoro a università e a supervisori, altra categoria tutelata dalla famigerata associazione palermitana, sarebbe bene prospettare loro uno sbocco, un possibile canale di reclutamento) - ha denunciato la “volontà persecutoria” contro il sud: "La Sicilia è la regione in Italia in assoluto più colpita da questa scellerata manovra distruttiva del Governo - ha detto Fioroni - Il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini - ha aggiunto - ha varie volte ribadito l'esistenza di un gap tra la scuola del nord e quella del sud. Come pensa di recuperare questo divario: mandando a casa un esercito di insegnanti? In Italia, secondo fonti ministeriali - ha precisato Fioroni - sono circa 27 mila i precari, tra insegnanti e personale Ata che quest'anno perderanno il loro posto di lavoro".

La Sicilia non sarà anche quella che ne ha sfornati di più in rapporto al fabbisogno?

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Un emendamento al medesimo Dl 134/09 dà un giro di vite ai falsi invalidi nella scuola. Approvato dalla Camera l'emendamento voluto dalla Lega in base al quale il personale della scuola che ha già ottenuto i benefici della legge 104 dovrà sottoporsi a un secondo accertamento da parte di una Asl diversa da quella che ha esaminato la prima richiesta.

Il problema è noto : http://milano.repubblica.it/dettaglio/scuola-guerra-a-prof-e-bidelli-falsi-invalidi-il-provveditore:-controlli-contro-i-furbetti/1706989

L’emendamento mira in primo luogo a tutelare gli invalidi veri e poi in generale gli scavalcati.

Risparmio le deduzioni sarcastiche sul diverso grado di salubrità ambientale alle diverse latitudini, e schiettamente parlo di malcostume che nella fattispecie investe insieme due categorie professionali (medici e insegnanti), e che è dato rilevare empiricamente. Se l’emendamento sarà approvato anche al Senato,  sarà interessante aggiornarsi sugli sviluppi: eventuali diminuzioni delle certificazioni di invalidità o, come paventato da qualcuno, conflitti tra asl. Avrà pur ragione l’opposizione quando sostiene che non si combattono così i falsi invalidi, ma almeno si comincia a mandare un segnale.

Grazie per tutte le informazioni e i dettagli sulla guerra tra l'inserzione a pettine e in coda per i precari della Scuola. Sorprende anche me il livello cui e' arrivata la meridionalizzazione del PD, probabile preludio alla sua rottamazione.