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scruscioFromSicily (Ma la fanno sta secessione, o no?)

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Anche secone me questa e' la domanda cruciale. Piu' e' grossa la "rapina" da parte del Sud piu' e' paradossale che il Nord si lasci sottoporre alla stessa. Azzardo un paio di risposte possibili, ma di sicuro ce ne sono altre. Prima di tutto, fino ad ora, i poltici secessionisti sono stati poco presentabili e di scarso calibro intellettuale (una cosa di cui sembra convinto anche Michele mi pare). Un'altra parte sta probabilmente  nei flussi migratori passati: si possono convincere i meridionali emigrati al nord a votare per un partito secessionista? Io penso di no, ma magari mi sbaglio.

Anche secone me questa e' la domanda cruciale. Piu' e' grossa la "rapina" da parte del Sud piu' e' paradossale che il Nord si lasci sottoporre alla stessa.

Ci sono vari motivi per cui il Nord si fa "rapinare".  Primo la netta maggioranza delle elites del Nord hanno entusiasticamente adottato l'italiano come lingua comune e prese dallo spirito dei tempi del nazionalismo hanno condiviso l'idea dello stato nazionale esteso a tutta la Penisola, cruciale ai tempi dell'unificazione per poter opporre sufficiente carne da macello contro l'Austria ancora insediata a nord-est.  La sbornia nazionalista non e' terminata nemmeno oggi. Secondo, i livelli piu' elevati delle elites del Nord Italia, per esempio proprietari e dirigenti delle grandi imprese storiche, hanno sempre guadagnato (o comunque ritenuto di guadagnare) dal fatto di avere uno Stato esteso al Sud, in diversi modi:

  • uno Stato piu' grande ha significato un mercato protetto piu' grande in passato, e aiuti di Stato di maggiore entita' come campioni nazionali.  La maggior parte delle grandi imprese storiche italiane sono in vario modo assistite e sussidiate dallo Stato.
  • la compresenza di un'economia sottosviluppata e l'immigrazione dal Sud hanno moderato i salari degli operai, il fenomeno e' evidente per esempio per la Fiat
  • l'esistenza di un'area economica sottosviluppata ha consentito alle grandi imprese di ricevere aiuti di Stato finalizzati alla loro espansione nel Sud Italia
  • la possibilita' di comperare consenso mediante la spesa pubblica nel Sud ha consentito di avere sempre in Italia un governo piu' conservatore (e quindi piu' favorevole alla grande industria) rispetto alle preferenze dei residenti del Nord Italia, come osserva Turati gia' intorno al 1890.

Se confrontiamo i profitti delle imprese italiane con quelle tedesche e' possibile constatare che i profitti per addetto sono comparabili e tale risultato e' ottenuto producendo beni di qualita' e prezzo inferiori ma pagando meno i dipendenti.

C'e' quindi una parte del Nord che guadagna o crede di guadagnare dall'unione di Nord e Sud.  E buona parte delle elites mediane vanno a traino delle prime perche' sono spesso di scadente qualita', handicappate da un'alfabetizzazione storica tardiva e da un'impostazione culturale idealistica e prescientifica e che tende ad anteporre idee preconcette e spesso strampalate, condite di spirito di fazione, ai fatti e ad un'analisi empirica della realta'.

Aldo prova a ridefinire il problema, ma non mi convince proprio. Temo che, preso dalla fretta anche lui, non abbia prestato la dovuta attenzione ai termini della questione, che ritengo sia estremamente mal posta. Mi ripeto, vediamo se ci capiamo.

1) È insensato porre il problema nella forma "secessione sì o no", chiedendo retoricamente com'è che non l'hanno ancora fatta! È non solo semplicistico: è assurdo e rende la discussione impossibile. Perché? Non dovrei spiegarlo a degli studiosi, ma è ovvio. Comunque, ripetiamo l'ovvio.

L'indipendentismo catalano o vasco è di ben più antica data (BEN PIU') di quello del Nord Italia, eppure sono ben lontani dalla secessione. L'Irlanda del Nord vuole abbandonare lo UK da una vita, avete visto niente voi? Belgio, stessa storia. Non solo il Belgio è DAVVERO uno stato inventato (gli manca persino una lingua comune!) ma anche lì le tensioni durano da molto più tempo, non sono solo fiscali ma chiaramente linguistiche, eppure non ho visto nessuna seccessione, solo un certo grado di federalismo fiscale. Potrei continuare con gli esempi (e.g. Corsica, Scozia, ....

Unico caso di secessione rapida ed indolore è quello della Ceco-Slovacchia. Davvero dobbiamo dilungarci a ripetere perché quell'eccezione confermi la regola secondo cui i processi secessionistici da stati centralizzati con storia centenaria sono processi lunghissimi, se mai si completano?

Quindi, che senso ha chiedersi perché il Nord Italia, neanche 20 anni dopo l'apparire di varie forme di protesta per il carico fiscale, non ha fatto la secessione? Mi sembra uno dei tanti trucchi retorici che si usano per far sparire i problemi parlando di un'altra cosa. La secessione sarebbe rilevante perché un alcolizzato ed i suoi soci continuano a parlarne? Ma per favore ... È come chiedere a me "Che alpinista sei che non hai ancora fatto in Nanga Parbat in solitaria?" Ma che domanda è? Cosa implica?

Quindi - a meno che il problema non sia spiegare ai lettori di nFA che l'alcolizzato ed i suoi soci sono dei pagliacci che non hanno mai ottenuto niente e sprecato occasioni storiche irrepetibili, voti, energie e tutto il resto, vendendosi per pochi piatti di lenticchie (sai che novità!) ora all'uno e ora all'altro (quando sarà il prossimo giro in giostra?) - non capisco i termini del problema. Mi sembra indiscutibile.

2) I dati che Modica "presenta" sono inusabili, oltre che presentati con una logica sbagliata. Ho già spiegato perché, quindi non vedo perché ripetermi. Sino a che qualcuno non mi convince che il bottom line dei suoi calcoli è corretto, io rimango con le stime fatte da me e da altri, che danno valori ben superiori. Ad ogni modo, se qualche volenteroso studente di economia vuole provare a fare due conti, si possono prendere le tabelle di Salvatore e rifare i conti in modo trasparente.

Domanda ad Aldo: quali sarebbero le "stime di Draghi"?

3) Rimane, in ogni caso, il problema della consistenza logica dell'intero teorema.

3.1) SE non sono i trasferimenti fiscali Nord=>Sud che mantengono (o causano) la degenerazione del Sud (una cosa che non esiste non può essere la causa di qualcosa no?) che cos'altro la causa?

3.2) E se i trasferimenti non esistono, che cosa cambierebbe dopo la eventuale secessione? Insomma, per quale ragione la colpa del Sud che non si emancipa da mafia e parassitismo è, manco a dirlo, ancora del Nord che non secede da esso, visto che anche se il Nord si separasse nulla cambierebbe per il Sud perché i trasferimenti non ci sono?

Se qualcuno mi spiega la logica del ragionamento, io son contento.

Però fatelo chiaramente, con pazienza e con i numeri, che io sono un polentone un po' duro di comprendonio. Se non avete tempo e voglia, fa niente, rimarrò nella mia cieca ignoranza.

Fino ad allora, continuerò a ritenere che questa intera discussione non abbia né capo né coda e sia solo una perdita di tempo ed un diversivo per non parlare del vero problema: perché il Sud d'Italia è quella società marcescente che è?

Caro Michele
ti rispondo mentre dormi, che mi fa stare più tranquillo pensarti con gli occhi chiusi buono come un angioletto. Ti saluto in anticipo, l’ultima parola è tua. E ti ringrazio di avermi dato la possibilità di parlare con voi. Cercavo un discussione vera, e c’è stata. Mi hai stimolato a studiare più a fondo i dati, e lo farò. Mi hai un pò ferito, ma non hai generato rancore. Anzi, è aumentata la mia stima per te, e la mia simpatia. Ho chiesto a te di ospitare il pezzo perché a voi mi sento vicino, perché sono fuori quanto voi e faccio solo scruscio come voi; e non me ne sono pentito.

Andando al dunque, la mia storia è questa. Un ricco dà a un povero 50 cent al giorno (o tre volte tanto; e può essere che la prima volta glieli ha dati spontaneamente, o che è stato il povero a tendere la mano). Quanto costa al ricco questo trasferimento? Poco. Non pagherebbe qualcuno per sbarazzarsi dell’incombenza. Quanto vale il regalo quotidiano per il povero? Di più. Se ne intossica, e con il passar del tempo diventa marcescente. Si può forse accusare il ricco di avvelenamento “colposo” di mentalità, ma sicuramente non volontario né tantomeno preterintenzionale. Se un giorno il ricco è chiamato via, che succede al povero? Soffrirà. Ma alla fine andrà a cercar lavoro.