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scruscioFromSicily (Ma la fanno sta secessione, o no?)

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perché il Sud d'Italia è quella società marcescente che è?

Provo brevemente a dire la mia sul tema, che MB ritiene cruciale. A mio avviso quando un'economia arretrata (diciamo feudale, non industrializzata) arriva a stretto contatto con un'economia ricca, l'effetto più probabile non è di sviluppare la crescita ma di sviluppare corruzione e clientelismo. Troviamo casi di elevata corruzione anche in altri constesti (africa, medio oriente) quando un gran fiume di denaro viene intercettato da una classe politica locale arraffona, selezionata da secoli nel saper intercettare e dirottare ogni molecola e non certo a produrre ricchezza (altrimenti il posto non sarebbe arretrato). Qui non c'entrano solo i trasferimenti pubblici, che fanno la loro parte, ma anche e soprattutto quelli privati. Perché non calcolare le rimesse degli emigrati, vero fiume di denaro nell'Italia del dopoguerra. O anche il trasferimento di somme da nord a sud (lavoratori che sono emigrati al nord ed aiutano le famiglie rimaste al sud). A mio avviso questi trasferimenti non generano sviluppo ma solo quel relativo benessere che induce a non industriarsi per uscire dalla propria condizione di assistiti. La classe politica meridionale poi intercetta il flusso pubblico e lo utilizza per mantenere potere status quo. E nulla cambia. Perché dovrebbe cambiare?

FF

A mio avviso quando un'economia arretrata (diciamo feudale, non industrializzata) arriva a stretto contatto con un'economia ricca, l'effetto più probabile non è di sviluppare la crescita ma di sviluppare corruzione e clientelismo

Scusami, ma secondo me questa analisi e' monca: capisco pure che e' scritta in due righe, ma manca una premessa.

Corruzione e clientelismo non sono dovuti solo al contatto tra diversi tipi di economia ma dal rapporto che vi si instaura. Voglio dire: quando i Savoia hanno conquistato l'Italia il Regno di Sardegna era una regione florida e ben organizzata (almeno in Piemonte e in Liguria, non so come stesse messa la Sardegna), l'idea che i Savoia ebbero fu di estendere lo Statuto a tutta la penisola e governarla come una estensione del loro vecchio Regno.

Se non che mancavano gli uomini per guidare una tale riforma - se mandi un piemontese in una regione di cui non sa niente, da come la vedo io ha poche alternative: o si impone con la forza, o usa i maggiorenti locali per imporsi, o forma delle persone in loco che la vedano come lui e con le quali poter lavorare.

Formare delle persone e' piu' lungo, costoso e rischioso, quindi a sud (dove ce n'era piu' bisogno) spesso e volentieri si usarono i primi due metodi. Teniamo anche presente che in generale all'epoca il modo di vedere era "noi abbiamo ragione, voi torto a prescindere" anche se condizioni geografiche e culturali erano diverse, e che le persone con cui si potevano interfacciare piu' facilmente erano appunto i maggiorenti locali: potevano avere differenze di vedute, ma anche la possibilita' di capirsi meglio che con una fascia popolare di cui loro sapevano poco e niente.

Al nord era piu' semplice perche' la situazione era piu' simile a quella del regno di Sardegna, e anche l'organizzazione economica e statale.

I primi due metodi che ho elencato sopra (violenza e utilizzo di maggiorenti locali) portano appunto a clientelismo, il primo provoca in genere una resistenza (culturale o fisica) piu' o meno serrata. La mancanza di controllo adeguato, dall'alto o dal basso, porta a corruzione: se gli danno il governo di Vattelappesca di sotto senza obbligo di rendiconto, e' probabile che anche il nordista si faccia gli affari propri. E dall'alto l'obbligo era abbastanza limitato: si richiedeva che i popolani non rompessero le scatole, pagassero le tasse (quanto fossero adeguate al livello di produzione delle regioni conquistate poco importava) e imparassero come comportarsi.

Sarebbe stato diverso se per dirne una si fosse lavorato per formare, in X anni, una classe dirigente "sudista" omologa a quella "nordista" (notare le virgolette). Ma come detto e' un compito lungo, costoso e rischioso e non so quanto si potesse o si volesse fare al riguardo all'epoca.

Capisco anche che il compito era improbo e forse si e' puntato sulla velocita' contando che poi le cose sarebbero andate avanti da sole, ma secondo me si e' trascurato questo aspetto.

Dal punto di vista del controllo delle masse, vorrei far notare che dal 1882 il corpo elettorale era limitato ai maschi sopra i 21 anni alfabeti e che pagassero 19,8 lire di tasse, circa il 10% della popolazione se non vado errato: dal 1861 al 1882 il corpo elettorale era stato anche piu' limitato.

Questo significa che fino alla riforma successiva (Giolitti, 1912) il governo del Paese e' stato nelle mani di una elite, e non so quanta di questa fosse composta di meridionali: l'istruzione obbligatoria venne stabilita solo con la legge Coppino del 1877 (*), da due a tre anni di elementari (e spesso disattesi, perche' i popolani portavano i figli a lavorare o i comuni non avevano i soldi sufficienti). E anche dopo, se si permette di votare a persone scarsamente alfabetizzate e con gravi problemi economici, devi aspettarti che non facciano sempre scelte consapevoli, volontarie o lungimiranti - quindi che votino secondo la pancia o secondo il volere del maggiorente di turno.

 

(*) questo per fugare il dubbio che i "piemontesi" (nel senso di persone del regno di Sardegna) abbiano fatto solo cose sbagliate.



Dal punto di vista del controllo delle masse, farei notare che dal 1882 il corpo elettorale era limitato ai maschi sopra i 21 anni alfabeti e che pagassero un 19,8 lire di tasse, quindi circa il 10% della popolazione - se non vado errato. Questo significa che fino alla riforma successiva (Giolitti, 1912) il governo del Paese e' stato nelle mani di una elite, e non so quanta di questa fosse composta di meridionali

Il consenso meridionale diventa importante presto, gia' nel 1889 Turati scrive che il governo di Roma e' un governo del Sud contro il Nord.  L'importanza dei voti parlamentari meridionali prima del ventennio fascista fa si' che la perequazione delle imposte sui fondi agricoli sara' ritardata dai tempi di Turati fino al 1956, per dirne una.

Per il resto sono d'accordo con quanto scrivi. I piemontesi si sono avvalsi delle elites meridionali per controllare il Sud ma sempre nel contesto di uno Stato centralista come e' stato disegnato dopo che la riforma federale elaborata da Minghetti era stata accantonata come irrealistica data la guerra ai briganti e l'inaffidabilita' del potere locale nel Sud.  Quindi e' stata sempre una delega a meta', ma probabilmente il tipo peggiore di delega perche' non dando al Sud autonomia reale non e' stato nemmeno possibile esigere un'assunzione di responsabilita' delle elites meridionali.

Il consenso meridionale diventa importante presto, gia' nel 1889 Turati scrive che il governo di Roma e' un governo del Sud contro il Nord.

Si' ma se e' vero quanto sopra, allora questa elite meridionale che a Roma si batteva con quella settentrionale per il governo dell'Italia era la stessa che c'era prima dei Savoia, anzi con buona probabilita' di non esserne la parte migliore: probabilmente la parte sana dell'elite meridionale non condivideva il progetto savoiardo e lo avrebbe contrastato, mentre quello che serviva ai Savoia erano esecutori di ordini (legali o illegali) dall'alto.

In una situazione del genere non si puo' nemmeno parlare di delega: non puoi esigere che si prendano responsabilita', e' proprio contrario al tuo obiettivo di Stato. Il brigantaggio ad esempio ha tratto molta linfa dall'opposizione alle nuove leggi (e tasse) che lo Stato centrale ha imposto senza prima formare dei cittadini che avrebbero potuto accettarle.

Per me insomma tutto indica una colpevole condotta da parte della real casa e comunque dei governi fino al 1882 almeno: dopo, con la sinistra storica e poi con l'eta giolittiana, si entra in altre fasi dove le modifiche a questo effetto iniziale ci sono, ma non sono comunque adeguate  a liberarsi del pregresso, se pure fosse stato voluto. Con l'era fascista la situazione peggiora , e li' pure forti secondo me furono le responsabilita' di Re Tentenna Secondo.

Alla fine c'e' una selezione inversa: l'elite (savoiarda) che ha conquistato la penisola ha effettuato una scelta non ottima di strutture e persone per gestire il resto del Paese e ha mantenuto la decisione per lungo tempo, con effetti deleteri.

Questo per rispondere alla domanda di Michele sulla "marcescenza" dell'"elite" del sud: in sostanza, deriva da chi e come ha gestito la penisola dopo la conquista, in primis i Savoia.

Comunque distinguerei a questo punto il concetto di elite, perche' non si tratta piu' di avere  conoscenza, volonta' e capacita' civica o tecnica ma soltanto politica e personalistica.

 


Provo brevemente a dire la mia sul tema, che MB ritiene cruciale. A mio avviso quando un'economia arretrata (diciamo feudale, non industrializzata) arriva a stretto contatto con un'economia ricca, l'effetto più probabile non è di sviluppare la crescita ma di sviluppare corruzione e clientelismo.

Sono d'accordo che un'evoluzione di questo tipo e' "naturale" ma va sottolineato che e' "naturale" quando l'integrazione dell'area economicamente sottosviluppata viene gestita da classi dirigenti di scadente qualita' come quelle italiane, e con un modello di Stato centralista dei prefetti che sembra fatto apposta per confondere e disincentivare le responsabilita' a livello locale.

Se l'integrazione di aree economiche sottosviluppate avviene in un contesto meno "pesante", corrotto e male amministrato dello Stato italiano, ci puo' essere sviluppo e beneficio per tutti come sta avvenendo ed e' avvenuto con l'integrazione dell'Irlanda, della Spagna, della Grecia e della Slovenia nella UE. Come ho gia' ricordato diverse volte, questa integrazione e' avvenuta con successo attraverso trasferimenti di ricchezza molto inferiori di quelli di cui ha beneficiato e beneficia il Sud Italia, ma in un contesto politico-economico confederale, molto piu' "leggero" dello Stato italiano, che ha garantito libero scambio ma ha tenuto separate le casse e le responsabilita' e non ha attuato politiche tanto stupide quanto disoneste di assunzioni e salari pubblici.

Anche i sistemi federali come USA e Svizzera si sono dimostrati capaci di integrare e far convergere economicamente aree diverse per economia e cultura.  Quindi e' possibile integrare territori sottosviluppati, con beneficio per tutti: basta avere classi dirigenti sane e di buona qualita' e attuare politiche che incentivino responsabilita' e competizione sana e produttiva.  E' questo che manca nello Stato italiano dove i vertici fanno di tutto per adottare le politiche opposte a quelle che hanno mostrato di aver successo.