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scruscioFromSicily (Ma la fanno sta secessione, o no?)

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Avrei da commentare ma mi limito ad una precisazione sulla qualita' della scuola. Vero e' che gli studenti meridionali performano peggio di quelli settentrionali, e le cause sono tante. La performance dipende, dal reddito, dal titolo di studio dei genitori, dalla qualita' degli edifici scolastici, dalla presenza di insegnanti precari o stabili, dalla qualita' degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Ora quello che e' provato ed evidente, e' che il reddito, il titolo di studio dei genitori, la qualita' degli edifici scolastici e' sicuramente superiore al nord rispetto al sud, e quindi il risultato che consegue e' che gli studenti del nord devono essere piu' bravi. Per dare colpe o meriti agli insegnanti e ai presidi devi prima depurare il risultato da tutti questi fattori. Il voto in pagella e' poco indicativo sia al sud che al nord.

"vale piu' un 4 in matematica nel Nord Italia rispetto ad un 7 nel Sud"

Questa frase e' stata estrapolata e sembra dare un senso diverso da quello che realmente ha. La frase e' scritta qui a pagine 93-94, e in particolare dice:

Le scuole e gli studenti non sembrano avere piena coscienza del livello relative del grado di conoscenze acquisite. La valutazione che ne viene fornita dai voti scolastici, compresi quelli dell’esame di maturita, e solo debolmente correlate con i livelli di apprendimento misurati dalle valutazioni esterne fornite dalle indagini internazionali. Sempre secondo l’indagine PISA, il divario di apprendimento tra i quindicenni del Centro Nord e del Sud e molto ampio anche a parita di voto scolastico. In particolare per l’apprendimento della matematica, nell’intervallo di voto tra 4 e 8, dove si addensa oltre il 90 per cento degli studenti, la differenza nei punteggi del test PISA tra la popolazione scolastica del Nord e quella del Sud e’ intorno ai 70 punti, pari a circa il 16 per cento del risultato medio conseguito nella disciplina dagli studenti italiani. Il livello delle conoscenze matematiche di un ragazzo del Nord con 4 in pagella e’ in media uguale a quello di un ragazzo del Centro con 6 e superiore a quello di uno studente del Sud con 7 (fi g. 8.3); al contempo il 15 per cento di coloro che hanno un 4 in pagella al Sud hanno una conoscenza superiore al 15 per cento degli studenti che hanno 7 in pagella al Nord. Ne deriva che il voto in pagella ha uno scarso valore informativo delle competenze come misurate dall’indagine PISA.

Infatti, la distribuzione dei voti e' fatta in termini relativi (vedi fig. 1.25 a pagina 82 quaderno bianco o qui per maggiori dettagli) e finche' qualcuno non spiega agli insegnanti cosa ci si aspetta da un ragazzo/a per un 7, il risultato non potra' che essere questo .....

performance dipende, dal reddito, dal titolo di studio dei genitori, dalla qualita' degli edifici scolastici, dalla presenza di insegnanti precari o stabili, dalla qualita' degli insegnanti e dei dirigenti scolastici.

http://osp.provincia.pisa.it/primo_piano.asp?ID_PrimoPiano=1167

Ma l`Italia non è tutta uguale. Le scuole del Nord Est avevano il 20,1% di precari (26.406 unità) e quelli del Nord Ovest il 19% (37.411 unità), che è come dire un precario ogni cinque insegnanti.

La punta di maggior precariato, sempre al Nord Est era quella dei docenti di scuola secondaria di I grado: 26,1%, con l`Emilia Romagna che in questo settore sfiorava il 27%.

Le scuole del Sud, con 25.272 precari, avevano "soltanto" il 10,7% di precariato (un precario ogni 10 insegnanti), con la punta minima della scuola primaria ferma al 4,5%. La Campania risultava la regione meno precaria con il 9,3% (primaria al 3,4%).

Le Isole, infine, hanno avuto il 13,2% di docenti precari, presenti particolarmente, come nel resto d`Italia, nella secondaria di I e di II grado, i settori di maggior precariato.

Non è molto stupefacente se si pensa che i precari sono per lo più giovani, freschi di formazione, con un grado di motivazione (credo) elevato dal momento che hanno deciso di intraprendere la carriera di insegnanti in un momento di scarso appagamento economico e sociale. Solita situazione in cui hai tanti insider ipergarantiti e totalmente privi di incentivi a migliorare la qualità del proprio lavoro. Ma la Gelmini in una delle sue N-mila dichiarazione non aveva parlato di test periodici per gli insegnanti?

 

La performance dipende, dal reddito, dal titolo di studio dei genitori, dalla qualita' degli edifici scolastici, dalla presenza di insegnanti precari o stabili, dalla qualita' degli insegnanti e dei dirigenti scolastici.

http://www.istat.it/lavoro/sistema_istruzione/tavolescolastico.html

 

Dati Istat 2008 relativi alla distribuzione dei titoli di studio

  • Dottorato, laurea e  diploma universitario:

nord  11%

centro 13 %

Mezzogiorno 9,1 %

 

  • Maturità:

nord 26,5 %

centro 30,7 %

mezzogiorno 26,5 %

 

  • Qualifica professionale

nord: 7,9 %

centro 4,3 %

sud 2,5 %

 

  • Licenza media

nord 31,2 %

centro 28,6 %

mezzogiorno 33,9 %

 

  • Licenza elementare, nessun titolo:

nord 23,4 %

centro 23,3 %

sud 28 %

 

Le percentuali più elevate di titoli di studio superiori si riscontrano nel centro, non nel nord.

Le percentuali dei diplomati al nord e al sud si equivalgono.

E’ vero che la percentuale più elevata di “Licenza elementare, nessun titolo” si riscontra nel Mezzogiorno, dove tuttavia è più elevata la percentuale dei possessori della licenza media.

 

Mi sembra interessante confrontare le percentuali e i valori assoluti relativi alla distribuzione dei laureati con le percentuali dei meridionali tra gli insegnanti precari nel centro-nord. I resistenti centro-settentrionali peraltro si trovano insidiati dall'applicazione meridionale di una strategia fondata su ricorsi che potrebbe quasi azzerarli (la giostra dei trasferimenti opportunistici che forse la possibile conversione in legge del 134/09 riuscirà sospendere, si rimetterà in moto comunque nel 2011).

Il confronto evidenzia una peculiare ed eloquente anomalia italiana che, almeno per quel che ne so io, rappresenta un unicum europeo.

Tra le chiavi interpretative del sottosviluppo del Mezzogiorno si dovrebbe considerare anche la troppo ampiamente diffusa aspirazione ad insegnare (forse causa e conseguenza insieme, nel giro di un circolo vizioso). L’eccessiva diffusione di tale aspirazione  ha prodotto nel Mezzogiorno esuberi che certe élites meridionali, anziché ingaggiare più nobili e proficue battaglie a favore della promozione del benessere nella propria terra,  cercano di piazzare nel centro-nord, scalzandone la classe docente centro-settentrionale, muovendosi aggressivamentesia sia sul piano giudiziario sia su quello politico sia su quello mediatico; peraltro nella classe docente precaria centro-settentrionale è gia compresa una percentuale meridionale esorbitante;  quelle élites meridionali cercano di ammantare di pretestuosi appelli alla costituzione l'esecrabile battaglia a favore di una opportunistica mobilità selvaggia.

Per quanto io non sia avvezza a maneggiare e ad interpretare dati statistici, mi pare che anche i dati relativi alla diffusione dei titoli di studio non evidenzino un vantaggio significativo del nord rispetto al sud (se non per l’educazione professionale: dato ben inquadrabile all’interno del contesto). Si evidenzia piuttosto un vantaggio del centro a cui - mi pare - non corrisponde uno vantaggio proporzionale dello sviluppo complessivo (spero che si capisca il concetto, malgrado l’approssimazione lessicale originata dalla inadeguatezza concettuale della scrivente). La considerazione porterebbe ad escludere automatismi.

Mi permetto una considerazione personale (è un mio tenace convincimento) non suffragata da alcun numero e perciò in questa sede di valore pressoché nullo: il contesto culturale (scenario quanto mai complesso, innervato anche da passioni e aspirazioni e scale di valori) non si risolve nel livello di scolarizzazione. Mi sovvengono antenati lontani che avevano solo la terza elementare, ma erano assidui lettori dell'Unità e, entro i loro limiti, esprimevano il gusto per vivaci dibattiti civico-politico-culturali, irriducibili alla ricerca dell'utile immediato, malgrado la bassezza del livello di scolarizzazione e la modestia dell'estrazione socio-economica. Riconosco che la maggior vivacità del contesto socio-economico giochi un ruolo stimolante, ma non è lecito escludere l'egemonizzazione di un determinismo così rigido da precludere la possibilità di uno scarto? Chiudo la parentesi superflua e accantono i miei angusti orizzonti.

Ho già riportato i dati relativi alla distribuzione del precariato scolastico: si tratta di un fenomeno di consistenza doppia nel nord rispetto al sud. Il fenomeno incide negativamente sul rendimento scolastico degli alunni (il fenomeno è stato misurato e quantificato: sono certa di aver letto i dati relativi, ma ora non riesco a trovarli). La scuola del nord deve anche farsi carico delle difficoltà linguistiche e dell'integrazione culturale (espressione odiosa ma comoda, data la sua intellegibilità fondata su un'accezione convenzionale che non mi sembra il caso di mettere qui in discussione) degli studenti immigrati.

 

 

 

La scuola del nord deve anche farsi carico delle difficoltà linguistiche e dell'integrazione culturale (...) degli studenti immigrati.

A suffragio di questa tua affermazione si potrebbe citare la situazione della scuola dell'obbligo in provincia di Bolzano, dove gli insegnati delle scuole in lingua italiana spiegano i risultati più bassi, rispetto a quelle in lingua tedesca, con il doversi far carico dell'integrazione degli studenti immigrati.

@anxia: la differenza in punti percentuali di laureati and up e di quasi analfabeti (nessun titolo-licenza elementare max) tra nord e sud ti pare minima e insignificante tale da non giustificare le differenze nei risultati? Vedila come una ricetta di cucina dove ci metti al nord quasi il 21% (cioe' 1,9 punti percentuali su 9,1%) in piu' di laureati rispetto al sud, e il 16,5% (cioe' -4,6 punti su 28%) in meno di  semi-analfabeti, o comunque con al massimo la licenza elementare. Poi il fatto che al sud vi sia una percentuale piu' alta di persone con il titolo di licenza media, non migliora la situazione ma la peggiora. Infatti, al nord persone con titolo superiore a quello della licenza media (diploma professionale triennale and up) sono il 45,4% del totale al nord e il 38,1% al sud. In una classe di trenta bambini/ragazzi fanno due bambini/ragazzi con familiari con titolo superiore alla licenza media in piu' o in meno. Poco per cambiare la dinamica in classe, e la media? Utilizzando l'indice socie/economico del Pisa, in media i ragazzi dalle due estremita' di classe socio/economica (quindi contando anche il reddito) hanno una differenza di punteggio in reading di circa 70 punti, che su 500 sono oltre il 10% (per un confronto guarda fig 6.5 a pag. 68 di questa indagine dell'ististuto statistico inglese che confronta diversi paesi). Per quanto riguarda i titoli di studio al centro Italia, il Lazio e' un caso anomalo che fa sballare tutte le statistiche e dato il suo peso anche quelle dell'area di riferimento.

Per quanto riguarda l'incidenza dei precari nelle varie aree, good point, ma non lo avevo messo come fattore che spiega il differenziale nord-sud, ma come fattore generalmente dannoso per la performance degli studenti. In Italia non escludo che possa avere avuto un effetto persino positivo, ma non conosco spiegazioni razionali.

Occhio che al nord in molte scuole metà dei ragazzi vengono da famiglie di immigrati poco scolarizzati (o comunque con scarsa dimestichezza con la lingua), non sono rari quelli che imparano l' italiano in classe.

Quanto ai precari, non mi stupirei se fossero mediamente più preparati dei "fissi": tra questi sono diffusi sia i fannulloni veri e propri che quelli che lavorano bene in classe ma non si aggiornano da decenni.E molti sono entrati quando la profesione era meno ambita e gli esami di ammissione facili.Non dico sia così, ma i potenziali motivi non mancherebbero.