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scruscioFromSicily (Ma la fanno sta secessione, o no?)

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Dal punto di vista del controllo delle masse, farei notare che dal 1882 il corpo elettorale era limitato ai maschi sopra i 21 anni alfabeti e che pagassero un 19,8 lire di tasse, quindi circa il 10% della popolazione - se non vado errato. Questo significa che fino alla riforma successiva (Giolitti, 1912) il governo del Paese e' stato nelle mani di una elite, e non so quanta di questa fosse composta di meridionali

Il consenso meridionale diventa importante presto, gia' nel 1889 Turati scrive che il governo di Roma e' un governo del Sud contro il Nord.  L'importanza dei voti parlamentari meridionali prima del ventennio fascista fa si' che la perequazione delle imposte sui fondi agricoli sara' ritardata dai tempi di Turati fino al 1956, per dirne una.

Per il resto sono d'accordo con quanto scrivi. I piemontesi si sono avvalsi delle elites meridionali per controllare il Sud ma sempre nel contesto di uno Stato centralista come e' stato disegnato dopo che la riforma federale elaborata da Minghetti era stata accantonata come irrealistica data la guerra ai briganti e l'inaffidabilita' del potere locale nel Sud.  Quindi e' stata sempre una delega a meta', ma probabilmente il tipo peggiore di delega perche' non dando al Sud autonomia reale non e' stato nemmeno possibile esigere un'assunzione di responsabilita' delle elites meridionali.

Il consenso meridionale diventa importante presto, gia' nel 1889 Turati scrive che il governo di Roma e' un governo del Sud contro il Nord.

Si' ma se e' vero quanto sopra, allora questa elite meridionale che a Roma si batteva con quella settentrionale per il governo dell'Italia era la stessa che c'era prima dei Savoia, anzi con buona probabilita' di non esserne la parte migliore: probabilmente la parte sana dell'elite meridionale non condivideva il progetto savoiardo e lo avrebbe contrastato, mentre quello che serviva ai Savoia erano esecutori di ordini (legali o illegali) dall'alto.

In una situazione del genere non si puo' nemmeno parlare di delega: non puoi esigere che si prendano responsabilita', e' proprio contrario al tuo obiettivo di Stato. Il brigantaggio ad esempio ha tratto molta linfa dall'opposizione alle nuove leggi (e tasse) che lo Stato centrale ha imposto senza prima formare dei cittadini che avrebbero potuto accettarle.

Per me insomma tutto indica una colpevole condotta da parte della real casa e comunque dei governi fino al 1882 almeno: dopo, con la sinistra storica e poi con l'eta giolittiana, si entra in altre fasi dove le modifiche a questo effetto iniziale ci sono, ma non sono comunque adeguate  a liberarsi del pregresso, se pure fosse stato voluto. Con l'era fascista la situazione peggiora , e li' pure forti secondo me furono le responsabilita' di Re Tentenna Secondo.

Alla fine c'e' una selezione inversa: l'elite (savoiarda) che ha conquistato la penisola ha effettuato una scelta non ottima di strutture e persone per gestire il resto del Paese e ha mantenuto la decisione per lungo tempo, con effetti deleteri.

Questo per rispondere alla domanda di Michele sulla "marcescenza" dell'"elite" del sud: in sostanza, deriva da chi e come ha gestito la penisola dopo la conquista, in primis i Savoia.

Comunque distinguerei a questo punto il concetto di elite, perche' non si tratta piu' di avere  conoscenza, volonta' e capacita' civica o tecnica ma soltanto politica e personalistica.