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scruscioFromSicily (Ma la fanno sta secessione, o no?)

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diverse migliaia  di giovani neolaureati insegnano nelle scuole private per due lire (e a volte per niente, con buste paga puramente fittizie) allo scopo di fare punteggio per le graduatorie della scuola pubblica.

Si tratta di un ulteriore effetto perverso indotto dai troppo elevati livelli di retribuzione degli impiegati pubblici nel Sud che anche per evitare queste conseguenze andrebbero rimodulati ad un livello corretto per l'economia meridionale.

Ho mostrato che in più di un caso si accetta di lavorare per lungo tempo con paghe molto basse (o addirittura senza paga) nella speranza di avere uno sbocco lavorativo nel pubblico. Non si tratta di casi eccezionali, ma di situazioni comuni e ben conosciute.

Facevo l'esempio degli insegnanti nelle scuole private o delle cooperative di "ex-articolisti" o di LSU.

Ci sono persone che restano precarie per anni. Qualcuno pensa sul serio che non accetterebbero ora un lavoro nel privato (anche a una paga inferiore rispetto a quella che otterrebbero in un lontano domani) se ci fosse davvero una scelta?

Considerata la differenza tra lo stipendio di un bidello e quello di un metalmeccanico e tenuto conto del fatto che il precariato può durare anni, evidentemente il nodo centrale non sta nel livello delle retribuzioni pubbliche.

C'è qun altro fattore, a mio parere, che giustifica questa propensione per il pubblico: l'insicurezza. Ne ho parlato prima e non ti annoierò ripetendomi. Aggiungo solo che il mercato offre principalmente contratti a progetto e altre forme di lavoro che hanno due interessanti caratteristiche: sono temporanee e, per lo più, non conviene stabilizzarle. Cosa abbastanza interessante, possono essere anche più convenienti per il lavoratore del precariato pubblico.

Sul costo della vita non mi pronuncio. Posso però fare dei confronti diretti e non sono sicuro che siano sempre così vantaggiosi per il Sud. Mi chiedo allora se quanto leggo qui e qui sia davvero fantascienza. E quando vado a leggere documenti come questo i miei dubbi aumentano.

Considerata la differenza tra lo stipendio di un bidello e quello di un metalmeccanico e tenuto conto del fatto che il precariato può durare anni, evidentemente il nodo centrale non sta nel livello delle retribuzioni pubbliche.

Considerata la differenza fra quanto lavora (e produce di socialmente utile) un bidello e quanto un metalmeccanico (e quanto più sicuro sia il posto di bidello che quello da metalmeccanico) le retribuzioni pubbliche sono platealmente ingiustificate. Che poi siano o meno il nodo "centrale" è questione secondaria. Ciò che giustifica un salario non sono i celebri "bisogni" della gente (che sono, ovviamente, vasti e spesso illimitati) ma il valore sociale di quanto producono: chi produce niente, poco o cose inutili dovrebbe ricevere niente, poco o cose inutili. Si chiama "fair trade".

Sulla mancanza di "scelta" per cui, a tuo dire, la gente accetta il precariato pubblico non come scalino per il posto pubblico fisso ma perché "non c'e'" lavoro nel "privato": ti sei mai chiesto perché questa gente non si mette in proprio? Se uno sa fare qualcosa di utile (dall'artigianato altamente specializzato alla pulizia delle scale) le occasioni di lavoro nel privato non mancano mai. Neanche a Palermo o Napoli.

Non è che "gli altri" o "il privato" o la famosa "società" (tutte entità prive di un passaporto ed un indirizzo, oltre che del dono dell'esistenza) ti debbano un "lavoro sicuro". Il lavoro, sicuro o meno, da quando mondo è mondo, chi ha voglia di lavorare se lo cerca e se lo inventa. È un po' come trovarsi la morosa/moroso: mica te li deve la "società" te li cerchi e ... quel che trovi trovi. Y te apañas.

Com'è che tutti trovano assolutamente ridicolo protestare perché la "società" non fornisce a X (o Y) la donna (o uomo) dei suoi sogni (tipicamente una persona fighissima, ricchissima, intelligentissima, simpaticissima, eccetera,  come giustamente sosteneva vent'anni fa il mio amico Manolo), mentre parecchi considerano legittimo farlo perché la società non fornisce a X (o Y) il lavoro dei suoi sogni? In entrambi i casi si tratta di risolvere un problema di search con (assortative) matching. Quale sarebbe la differenza?

Io credo che se un lavoro deve esser svolto da un essere umano deve essere retribuito affinché quell'essere umano possa vivere un'esistenza dignitosa.

Quindi il bidello - spostatore di pesantissime fotocopie nel migliore dei casi e molestatore di procaci minorenni nel peggiore - non serve a nulla ma fintanto che quel ruolo esiste e viene ricoperto da un essere umano come lo vuoi pagare? A cottimo?

Se non serve si elimina punto e basta. O lo si sostituisce con una macchina.

Non fare come Brunetta che ce l'ha con gli impiegati del catasto... :-(

Ciò che giustifica un salario non sono i celebri "bisogni" della gente (che sono, ovviamente, vasti e spesso illimitati) ma il valore sociale di quanto producono

Se ho detto che il salario è giustificato dai bisogni chiedo scusa (ma non credo di averlo fatto). Il mio problema è un altro: cosa giustifica una preferenza per l'impiego pubblico nel Meridione? C'è chi sostiene che la causa sono gli stipendi del settore pubblico, troppo alti in relazione alle paghe che si possono ottenere nel privato.

Se ho capito bene, la cosa non mi sembra affatto convincente. Ho provato ad elencarne i motivi:

  1. vi sono migliaia e migliaia di persone che accettano lavori sottopagati o addirittura con retribuzioni puramente nominali al fine di entrare nel pubblico;
  2. questo precariato sottopagato può durare anni e anni (in qualche caso decenni);
  3. il reddito d'arrivo non è tale, rispetto a quello di analoghi lavori in regola nel settore privato, da compensare il lungo periodo di precariato.

Sulla base di queste osservazioni, che potrebbero anche essere frutto di una prospettiva limitata (ma nel caso mi piacerebbe sapere per quale motivo), mi sembra evidente che non sia la differenza retributiva tra pubblico e privato la ragione della propensione per il primo. Può capitare (e capita) che i precari del pubblico rinuncino a lavori privati più redditizi.

Una spiegazione più naturale mi sembra quella che, incidentalmente, dai anche tu:

quanto più sicuro sia il posto di bidello che quello da metalmeccanico

Naturalmente se posso ottenere facilmente un lavoro privato e se perdendolo posso trovarne un altro, la lunga attesa richiesta per l'immissione nel pubblico diverrebbe meno conveniente. Quindi il tempo impiegato per trovare un lavoro privato in regola, insieme con la probabilità di perderlo, mi sembrano i dati realmente significativi per spegare la propensione verso l'impiego pubblico.

Io non li ho questi dati, non è il mio mestiere. Voi forse potete controllare e dirmi se sono stupidaggini.

ti sei mai chiesto perché questa gente non si mette in proprio? Se uno sa fare qualcosa di utile (dall'artigianato altamente specializzato alla pulizia delle scale) le occasioni di lavoro nel privato non mancano mai. Neanche a Palermo o Napoli.

Mi si schiudono nuovi e liberi orizzonti. Voglio subito mettere in pratica il tuo suggerimento: vediamo, potrei iniziare un'attività imprenditoriale o commerciale. Certo è probabile che qualcuno prima o poi venga a chiedermi il pizzo. Non so se posso permettermelo. Nel caso dessi fastidio potrebbero "invitarmi" a chiudere o a cedere l'attività. C'è il pericolo di essere costretto a scegliere alcuni fornitori invece di altri (e non necessariamente per me più convenienti). La banca non mi concede prestiti se non ipoteco la casa e anche così a tassi maggiori che nel resto d'Italia. È facile ricevere ordini che poi non vengono pagati... Si potrebbe continuare a lungo. Problemi forse non esclusivi del Sud, ma senza dubbio tutti qui maggiormente accentuati. Tali quantomeno da rendereancora più difficile e rischiosa l'iniziativa privata. Sui grandi numeri, naturalmente.

Non è che "gli altri" o "il privato" o la famosa "società" (tutte entità prive di un passaporto ed un indirizzo, oltre che del dono dell'esistenza) ti debbano un "lavoro sicuro".

Il problema era solo capire per quali ragioni si sceglie in una particolare zona un particolare tipo di lavoro a preferenza di altri.

Ciò che giustifica un salario non sono i celebri "bisogni" della gente (che sono, ovviamente, vasti e spesso illimitati) ma il valore sociale di quanto producono: chi produce niente, poco o cose inutili dovrebbe ricevere niente, poco o cose inutili. Si chiama "fair trade".

Quello che dici, Michele, è molto importante. Mi sembra, purtroppo, che ci sia molta gente che non si occupa di economia che, sotto sotto, non la pensa così. Molte persone, anche istruite, ma magari non in economia, non hanno problemi a enunciare come una verità auto-evidente il fatto che un lavoro dovrebbe pagarti il giusto oppure che un datore di lavoro dovrebbe preoccuparsi del bene dei suoi dipendenti prima che dei profitti dell'azienda.

Non ho dati a riguardo, ma non sono sicuro che posizioni del genere siano in minoranza nella società Italiana di oggi.

diverse migliaia  di giovani neolaureati insegnano nelle scuole private per due lire (e a volte per niente, con buste paga puramente fittizie) allo scopo di fare punteggio per le graduatorie della scuola pubblica.

Si tratta di un ulteriore effetto perverso indotto dai troppo elevati livelli di retribuzione degli impiegati pubblici nel Sud che anche per evitare queste conseguenze andrebbero rimodulati ad un livello corretto per l'economia meridionale.

Ho mostrato che in più di un caso si accetta di lavorare per lungo tempo con paghe molto basse (o addirittura senza paga) nella speranza di avere uno sbocco lavorativo nel pubblico. Non si tratta di casi eccezionali, ma di situazioni comuni e ben conosciute.

Cosi' la convergenza non arrivera' mai ... Faccio una ulteriore iterazione.  La critica che io faccio non riguarda la paga media del meridionale che accetta di lavorare gratis o quasi per n anni pur di arrivare infine al posto pubblico dove poi incassa uno stipendio elevato senza far quasi nulla, o magari facendo un doppio lavoro come il famoso dipendente comunale di Palermo che secondo alcuni servizi TV si occupa solo della barca del sindaco senza andare mai al lavoro al posto pubblico per il quale era pagato. La critica e' sul fatto che esistono le "rendite" pubbliche, cioe' esistono ad opera dello Stato italiano posti di lavoro remunerati in misura anomala sia rispetto al lavoro richiesto sia rispetto alle condizioni economiche del settore privato nel Sud. Nella remunerazione in senso lato vanno inclusi i privilegi della sicurezza del posto di lavoro e le possibilita' piu' ampie di avere trasferimenti ovunque in Italia.

E' la semplice esistenza di queste rendite pubbliche che droga e avvelena buona parte della societa' meridionale, e che rende possibile comperare consenso intermediando l'accesso alle rendite pubbliche con le c.d. "segnalazioni" cioe' con i metodi che le recenti inchieste esposte sui giornali addebitano al clan Mastella, che sono poi i metodi vigenti in tutto il Sud Italia e non solo.

In presenza di rendite pubbliche che impiegano al piu' circa il 35% degli occupati (Calabria), che e' molto meno del 100% che le desidererebbe,  si sviluppa una competizione serrata dove ogni partecipante "investe" cio' di cui dispone in termini di relazioni personali, a volte denaro, a volte semplicemente lavoro gratis o sottopagato, per arrivare al traguardo della rendita.  E chi intermedia si costruisce carriere politiche fino a Bruxelles.  E' abbastanza ovvio che una sarabanda del genere coinvolge molte persone che alla fine di tutto, in media, guadagnano 4 soldi. Ma non e' questo il punto, ripeto.  Il punto e' che gran parte delle energie dei meridionali vanno perse in questa gara con ogni mezzo lecito e illecito per arrivare al posto pubblico, con conseguenze tragiche sia per la produttivita' media del Sud Italia sia per il buon funzionamento dei servizi pubblici.

C'è qun altro fattore, a mio parere, che giustifica questa propensione per il pubblico: l'insicurezza.

Certamente l'italiano medio, anche al Nord, preferisce un impiego sicuro anche se meno pagato. Questa e' un'ulteriore ovvia ragione per fissare gli stipendi pubblici non solo al livello uguale ai compensi medi privati per le stesse qualifiche, ma anche sotto quel livello.  Nei Paesi progrediti e civili come la Germania il fatto che l'impiego pubblico e' sicuro e' messo in conto e li' per esempio c'e' l'accordo generale che in cambio lo Stato ha discrezionalita' di trasferimento del dipendente pubblico dove il suo lavoro e' necessario.  In Italia invece il dipedente pubblico non solo ha il vantaggio della sicurezza dei posto ma ha in molti casi l'ulteriore privilegio, rispetto all'operaio, di poter chiedere e ottenere il trasferimento ovunque in Italia.

In presenza di rendite pubbliche che impiegano al piu' circa il 35% degli occupati (Calabria), che e' molto meno del 100% che le desidererebbe...

(Grassetto mio)

Non credo di deludere l'immagine che hai della società meridionale, se ti assicuro che una fetta di occupati che non cerca l'impiego pubblico in quanto tale esiste.

Di certo è piccola, magari trascurabile (a naso, direi tra il 5 ed il 10%), ma c'è.

E (prima che partano fiammate di commenti) garantisco che questa minoranza non è fatta solo da chi, non potendo arrivare alle raccomandazioni "giuste" imita la volpe di Fedro...

Poi, certo, se non trovi altri lavori "decorosi", tra fare il disoccupato o l'impiegato di Catasto/Provincia/Univeristà, scegli di fare l'impiegato di Catasto/Provincia/Università; ma non è di questo che si parlava, credo.

Nessuno ne dubita, anzi forse sei un po' pessimista. Alberto su questi argomenti spesso calca un po' la mano, ma ha sostanzialmente ragione.

Capisci anche tu che se raddoppi la tua stima e ci metti un 80% il discorso fila comunque.Aggiungo che nessuno qui condanna chi sceglie la strada per lui più conveniente, fosse pure quella di bidello in una scuola senza alunni.

Si contesta la dimensione del fenomeno e la tendenza di molti meridionali a sminuire la propria parte di colpa e cercare giustificazioni esterne.

Non credo di deludere l'immagine che hai della società meridionale, se ti assicuro che una fetta di occupati che non cerca l'impiego pubblico in quanto tale esiste.

Mi fa piacere conoscerlo.  Voglio chiarire tuttavia che io considero il comportamento del meridionale che investe le sue risorse per arrivare al posto pubblico un comportamento del tutto razionale, nel contesto in cui vive, non solo razionale ma totalmente in linea che le aspirazioni dei concittadini del suo territorio. Non si puo' fare di questa scelta in se' stessa una colpa. La colpa dei meridionali non e' quella di cercare il posto pubblico, lo ripeto.  La colpa, specialmente delle elites meridionali, ma anche delle masse e in generale anche di gran parte delle elites anche non meridionali, e' di aver messo su un sistema economico distorto, drogato e demenziale, particolarmente nel settore pubblico, e di difenderlo ancora oggi manco fosse la linea del Piave, in cui fatalmente le energie dei meridionali vanno in massima parte, razionalmente, alla lotta con ogni mezzo per la conquista delle rendite pubbliche.  Le motivazioni su cui si basa questo sistema (solidarieta', sviluppo del Sud) sono dimostrabili insussistenti e false oltre ogni limite megli ultimi 150 anni.  Chi le difende e' a mio parere in malafede e/o comunque incompetente e incapace di analizzare i fatti e fare confronti con altri Stati piu' civili e progrediti.  Inoltre c'e' l'aggravante che questo sistema esiste e si auto-sostiente perche' funzionale all'acquisizione e al mantenimento del consenso a livello centrale e anche locale nel Sud, e quindi del potere e della ricchezza acquisita sia in modo formalmente lecito sia illecito.

Il mio commento era solo per ricordare che ogni volta che si discute di questi temi tendiamo a generalizzare (forse troppo?) e a vedere solo medie, mode e mediane e non le varianze.

Del resto, se fossimo tutti dipendenti pubblici, chi tirerebbe avanti la baracca? :)

Sulle cause e sul giudizio sulla attuale situazione concordo al 100%.

Sono invece molto pessimista sulle capacita' del Sud di "reagire" alla cura che proponete: secondo me il risultato piú probabile é il classico "cura riuscita, paziente morto".

Cosi' la convergenza non arrivera' mai ...

Ci sono diverse cose su cui siamo tutti d'accordo: il denaro pubblico ha nel Meridione un ruolo eccessivo, producendo effetti di distorsione economica e corruzione sociale. Non siamo d'accordo su come intrepretare alcuni fenomeni e su come rimediare a questa situazione.

Provo anch'io ancora una volta a spiegare cosa non mi convince del tuo discorso. Ti prego di seguirmi fino in fondo (sopportando qualche ripetizione) e di non saltare troppo presto alle conclusioni. Forse riusciremo a chiarirci.

Tu sostieni che questo flusso di denaro pubblico ha principalmente la forma di stipendi per lavoratori statali del pubblico impiego. Il livello delle retribuzioni statali renderebbe poco competitivi gli altri lavori e avvelenerebbe il mercato, spingendo a cercare il posto statale a danno di altre attività più produttive.

Ma abbiamo già visto che se prendiamo in esame solo la retribuzione in denaro risulta difficile spiegare le attrattive dell'impiego pubblico. Il punto chiave è probabilmente la maggiore sicurezza del posto di lavoro. Mi sembra che anche tu sia d'accordo.

Non consideri però che un lavoro privato messo in regola e sufficientemente stabile è ugualmente ambito. Il problema è che si trovano principalmente, tanto nel pubblico quanto nel privato, lavori fortemente precari. Non affatto è mia intenzione sostenere che si debba avere per virtù divina un posto "sicuro": mi limito solo a constatare, semplicemente a fini descrittivi, qual è la situazione percepita da chi vi è immerso. Per inciso è anche possibile che in realtà le cose stiano diversamente, ma in ogni caso tendenze e orientamenti collettivi maturano nel tempo e hanno bisogno di tempo per cambiare. Naturalmente, se devo scegliere tra un lavoro precario pubblico o privato, il primo mi offre maggiori garanzie per il futuro (anche a retribuzioni inferiori). Mi sto ripetendo, lo so, ma ancora un po' di pazienza.

Il punto critico è l'autonomia economica. Indipendentemente dal fatto che si tratti di pubblico o di privato, viene cercato il lavoro che consente di essere autosufficienti. Non è fantascienza immaginare una persona che trascorra la sua vita lavorativa alternando brevi periodo di lavoro e lunghi intervalli di inattività. È il mercato, nessuno pretende niente. Avrai già capito però cosa ne consegue: si resta a carico della famiglia e il lavoro diventa una sorta di integrazione del reddito familiare più che un mezzo di sostentamento.

Ma niente moralismi. Ci interessa altro. Quale sarà dunque, a queste condizioni, il livello retributivo che fa diventare competitivo il privato rispetto al pubblico nella scelta delle persone? Se il discrimine è la "sicurezza", in una situazione di forte insicurezza complessiva, sarà uno stipendio che non consente l'autosufficienza economica del lavoratore statale.

Non so quanto sia praticabile e francamente mi sembra che si possa pensare a interventi più utili in favore del settore privato.

Concludo con una nota propositiva. È stata più volte sottolineata l'immensa responsabilità della classe dirigente meridionale. Sono pienamente d'accordo e aggiungerei che tale responsabilità si estende alla società civile nel suo complesso (è un circolo vizioso, un serpente che si morde la coda). Ma una cosa ben chiara ed avvertita è che senza legalità si può fare poco. Una giustizia che funzioni, tanto penale quanto civile, è la condizione pre-economica per rompere questo circolo vizioso. Probabilmente i due fattori più importanti per cambiare qualcosa sono la responsabilità  fiscale e una giustizia efficiente . Su quest'ultimo tema le classi dirigenti del Nord, tra scudi fiscali, accuse di giustizialismo e garantismi pelosi hanno la loro parte di colpe. Sembra proprio che non abbiano capito quanto la questione della legalità sia decisiva, anche dal punto di vista economico. Legalità, non "sicurezza": non ronde antiscippi, ma contrasto all'illegalità economica e politica, senza guardare in faccia a nessun gruppo d'interessi. Una tale cecità fa supporre che l'alleanza con le mafie del meridione in fondo convenga a molti.