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scruscioFromSicily (Ma la fanno sta secessione, o no?)

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In presenza di rendite pubbliche che impiegano al piu' circa il 35% degli occupati (Calabria), che e' molto meno del 100% che le desidererebbe...

(Grassetto mio)

Non credo di deludere l'immagine che hai della società meridionale, se ti assicuro che una fetta di occupati che non cerca l'impiego pubblico in quanto tale esiste.

Di certo è piccola, magari trascurabile (a naso, direi tra il 5 ed il 10%), ma c'è.

E (prima che partano fiammate di commenti) garantisco che questa minoranza non è fatta solo da chi, non potendo arrivare alle raccomandazioni "giuste" imita la volpe di Fedro...

Poi, certo, se non trovi altri lavori "decorosi", tra fare il disoccupato o l'impiegato di Catasto/Provincia/Univeristà, scegli di fare l'impiegato di Catasto/Provincia/Università; ma non è di questo che si parlava, credo.

Nessuno ne dubita, anzi forse sei un po' pessimista. Alberto su questi argomenti spesso calca un po' la mano, ma ha sostanzialmente ragione.

Capisci anche tu che se raddoppi la tua stima e ci metti un 80% il discorso fila comunque.Aggiungo che nessuno qui condanna chi sceglie la strada per lui più conveniente, fosse pure quella di bidello in una scuola senza alunni.

Si contesta la dimensione del fenomeno e la tendenza di molti meridionali a sminuire la propria parte di colpa e cercare giustificazioni esterne.

Non credo di deludere l'immagine che hai della società meridionale, se ti assicuro che una fetta di occupati che non cerca l'impiego pubblico in quanto tale esiste.

Mi fa piacere conoscerlo.  Voglio chiarire tuttavia che io considero il comportamento del meridionale che investe le sue risorse per arrivare al posto pubblico un comportamento del tutto razionale, nel contesto in cui vive, non solo razionale ma totalmente in linea che le aspirazioni dei concittadini del suo territorio. Non si puo' fare di questa scelta in se' stessa una colpa. La colpa dei meridionali non e' quella di cercare il posto pubblico, lo ripeto.  La colpa, specialmente delle elites meridionali, ma anche delle masse e in generale anche di gran parte delle elites anche non meridionali, e' di aver messo su un sistema economico distorto, drogato e demenziale, particolarmente nel settore pubblico, e di difenderlo ancora oggi manco fosse la linea del Piave, in cui fatalmente le energie dei meridionali vanno in massima parte, razionalmente, alla lotta con ogni mezzo per la conquista delle rendite pubbliche.  Le motivazioni su cui si basa questo sistema (solidarieta', sviluppo del Sud) sono dimostrabili insussistenti e false oltre ogni limite megli ultimi 150 anni.  Chi le difende e' a mio parere in malafede e/o comunque incompetente e incapace di analizzare i fatti e fare confronti con altri Stati piu' civili e progrediti.  Inoltre c'e' l'aggravante che questo sistema esiste e si auto-sostiente perche' funzionale all'acquisizione e al mantenimento del consenso a livello centrale e anche locale nel Sud, e quindi del potere e della ricchezza acquisita sia in modo formalmente lecito sia illecito.

Il mio commento era solo per ricordare che ogni volta che si discute di questi temi tendiamo a generalizzare (forse troppo?) e a vedere solo medie, mode e mediane e non le varianze.

Del resto, se fossimo tutti dipendenti pubblici, chi tirerebbe avanti la baracca? :)

Sulle cause e sul giudizio sulla attuale situazione concordo al 100%.

Sono invece molto pessimista sulle capacita' del Sud di "reagire" alla cura che proponete: secondo me il risultato piú probabile é il classico "cura riuscita, paziente morto".