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scruscioFromSicily (Ma la fanno sta secessione, o no?)

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Risultato: l'occupazione al Nord non cambia, ma i residenti del Nord consumano 30 maglioni in più, 30  scarpe in più, eccetera ...

Michele, una domanda - vado a memoria, quindi potrei sbagliare, chiedo venia in anticipo: poniamo che non si faccia questo trasferimento, ovvero che il consumatore del nord abbia 100 euro in piu' (o 90, visto che 10 comunque se li prendono i produttori, ma la sostanza non cambia).

Cosa garantisce che pero' l'operaio compri per 90 in piu' di industrie del nord, avendoli a disposizione? Certo, e' la scelta ottima volendo spendere tutto in prodotti industriali del nord. Pero' potrebbe anche cambiare paniere, no? Se ho 100 euro in piu' ma tutti i maglioni che mi servono, non ne compro di piu'. Magari compro il cellulare prodotto in malesia dalla ditta finlandese.

Vero e' che la sovrapproduzione si potrebbe mandare all'estero, posto che la riduzione del prezzo sia abbastanza per renderlo piu' competitivo: infatti l'estero potrebbe avere anche costi aggiuntivi, come i dazi, o rifornirsi altrove dove il costo e' comunque minore per altri motivi.

Invece cosi' com'e' - un mercato distorto ma "protetto" - io baratto il rischio (di vendere fuori, di non avere abbastanza acquirenti locali, ecc.) contro il guadagno (minore, perche' ovviamente ho un bacino di consumatori piu' ampio ma a prezzo di un trasferimento in tasse). 

Sia chiaro, non e' che un ragionamento del genere mi stia simpatico, ma mi sembra plausibile da parte di un industriale del nord che faccia parte di una cerchia che puo' accedere alla protezione.

Cosa c'e' di sbagliato in quanto dico sopra? Non e' una domanda retorica, e' proprio che non lo vedo. Se qualcun altro vuole spiegarmelo mi farebbe un favore.