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La lite Tremonti-BS. Ipotesi fantapolitiche.

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A me pare che alcuni passaggi dell’intervista a Cicchitto confermino che la spaccatura all’interno della maggioranza e la convergenza con l’opposizione nascano dalla volontà di arginare e ridimensionare il ruolo della Lega, percepito come pericoloso e centrifugo.

Il Pdl, come il Pd, vuole arginare una deriva settentrionalista (“deriva”nell’ottica del Pdl nazionale, ma anche del Pd nazionale). La Lega, interpretando gli interessi di una sola parte di un Paese sempre più diviso da interessi che fanno leva sul territorio piuttosto che sulla contrapposizione tradizionale, certamente in quest’ottica può condurre un gioco più facile. Trascuro l'Mpa che non può che avere un ruolo gregario e che ha un ruolo solo in virtù del principio per il quale in democrazia ogni voto conta un'unità: da una parte porta voti e dall'altra drena risorse.

Il monito di Cicchitto: il Pdl, partito nazionale (mi sembra interessante la sottolineatura: "il primo al nord come al sud"), rivendichi il Risorgimento e l'unità nazionale. Forse si potrebbe tradurre: non trascuriamo il bacino elettorale meridionale

L'asse Lega-Tremonti su quale accordo si fonda? La Lega appoggia la candidatura al vicepremeriato di Tremonti. E dal canto suo Tremonti verso la Lega?

I "settori originariamente di destra" hanno cessato di essere di destra? Si qualificano come fautori di che, se non di un'ideologia di destra?

 

http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_26/intervista-cicchitto_7e76ee9e-c1fe-11de-b592-00144f02aabc.shtml

L’impressione è che nel partito e nel governo ci sia un’aperta insoffe­renza nei confronti di Tremonti e del suo asse con la Lega.«Non è così. Siamo tutti consape­voli della figura di Tremonti, e an­che del suo ruolo politico. Figura e ruolo che non sono in discussione. Anche Tremonti però dev’essere con­sapevole che la politica economica non può essere monopolio di nessu­no » .

 

Tremonti sarà d’accordo?
«Nessuno mette in dubbio quanto è stato fatto finora. Ma adesso occor­re una seconda fase, incentrata sulla crescita. In un partito da 270 deputa­ti, che è il primo al Nord come al Sud e ha ministri di peso, la politica economica è oggetto di discussione e di gestione collegiale, sotto la lea­dership di Berlusconi; che poi è l’uo­mo che prende i voti».

 

Come si sta muovendo Fini?
«Fini ha una dimensione istituzio­nale che rispetto e apprezzo. E atten­do con curiosità il suo prossimo li­bro. Invece non condivido le analisi 'tranquillizzanti' sviluppate da setto­ri originariamente di destra, dal Se­colo d’Italia alla fondazione FareFu­turo , che puntano all'omologazione in chiave bipartisan della situazione italiana a quelli di altri Paesi euro­pei » .

 

Di qui la destra, di là la sinistra. Non sarebbe male.
«Magari. Purtroppo non è così, a causa della linea prevalente nell’op­posizione. Per questo l’analisi è illu­soria, determinata anche da com­plessi d’inferiorità verso la sinistra, che non hanno alcuna ragione d’es­sere. Pensiamo piuttosto a costruire un grande partito interclassista, che dialoga con la Chiesa ma non le è su­bordinato, che rivendica il Risorgi­mento e l’unità nazionale e non per­mette alla sinistra di impossessarse­ne in modo strumentale».