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Il mago

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Il punto è che il parlamento lo può riapprovare così com'è assumendo la responsabilità politica di una legge siffatta, che entro due o tre anni verrà comunque dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, non prima di aver consentito ad alcuni fortunati di uscire dai loro processi puliti e vergini.

E lì sta, appunto, lo sporchissimo trucco. Condivido, questa è la strategia. Poiché è così chiara, palese direi, mi fanno ancor più incazzare le anime belle dei "liberali" in forza al PdL con i quali non ho resistito ed ho discusso, diciamo un po' animatamente, negli ultimi due giorni.

Costoro - che ci leggono regolarmente, quindi se la prenderanno di nuovo con me: non ci posso far nulla, mi dispiace che succeda ma davvero non ci sono alternative alla discussione onesta e pubblica - fanno oramai come il proverbiale struzzo. Sono tentato di riprodurre qui parte del dibattito, anonimizzandolo, ma non mi pare corretto farlo senza il loro permesso (e dovrei scrivere a troppe persone, insomma complicato).

Però getto lì l'idea: cari amici "liberali nel PdL e paraggi", la volete fare un po' più pubblicamente di quanto la si faccia fra di noi privatamente questa discussione?

Non so con chi tu abbia discusso Michele, quindi vado solo per le prese di posizione pubbliche. E dico che il fondo del 14 novembre di Della Vedova su Libertiamo è veramente deprimente. ''Pusillanimità'' non va nemmeno vicino a descrivere il suo atteggiamento. Magari ''servilismo codardo'' può funzionare meglio. D'altra parte, secondo il suo ragionamento, noi ormai facciamo parte della ''opposizione dipietrizzata'' come, suppongo, chiunque ritenga che sia giusto processare i criminali indipendentemente da quanto siano ricchi e potenti.

Bah, un'altra occasione persa per i liberali. Poi magari hanno anche il coraggio di chiedersi perché non diventano un movimento di massa. Vista la fibra di cui sono fatti, molto meglio così. Ma è veramente così difficile mostrare un minimo di decenza in questo paese?

Dal sito che linki:

Sottoscrivo il principio secondo cui, in linea generale, la durata dei processi debba considerarsi una “variabile indipendente”. I problemi di efficienza della giustizia non possono diventare un onere per gli imputati.

Ma ci vuole tanto per capire che accorciare i tempi della giustizia agendo sui tempi di prescrizione equivale ad accorciare la coda alle poste sparando con un fucile dagli sportelli?

 

Sandro, mi hai preceduto. Passavo di qui sulla via del luogo deputato per questo tipo di commenti.

Con loro, ovviamente, discutevo. Se il risultato era già imbarazzante prima, ora è deprimente. Gliel'ho appena comunicato.

Sottoscrivo, quindi, il tuo commento. Ed aggiungo - s'offenderano: peccato - che l'evidenza è oramai abbondante a favore della seguente ipotesi. Triste ma corrispondente a ciò che la teoria economica suggerirebbe in questo caso.

Questi brillantimanontroppo giovanotti e giovanotte van cercando da anni un posto al sole della politica italiana, la quale fa viver bene con poco sforzo. Han scoperto che c'era una nicchia molto comoda: ripetere d'essere liberali mentre si lavora per il, e nel partito del. politico più illiberale e corrotto degli ultimi vent'anni circa. Hanno occupato la nicchia e non hanno nessuna intenzione di mollarla. All'improvviso si sentono importanti, mentre sono solo i classici utili ...

Giocheremo a stanarli. In fin dei conti, ne son convinto, non tutti fra di loro sono solo degli opportunisti. Ma parecchi sì ed il tempo, che alla faccia di GT è galantuomo per davvero, separerà il grano dal loglio.

P.S. Aspetti morali e politici a parte, l'articolo è spaventoso per l'incultura sia giuridica che economica (Della Vedova è economista, laureato in Bocconi) che palesa. L'uomo non si pone nemmeno il problema degli incentivi (ovviamente non simmetrici) che le due parti hanno rispetto alla durata o meno dei processi e l'informazione privata (essere o meno colpevoli) che li definisce. Non si chiede mai se, per caso, non sia il codice di procedura la fonte del problema, né si pone neanche lontanamente la classica domanda "beckeriana" su la rilevanza della "certezza della pena" come strumento di dissuasione. Infatti, il sistema della "law and order", in questo articolo, sembra non avere una funzione sociale altra dall'impedire all'uomo BS di (s)governare ... non solo politicamente, ma anche intellettualmente deprimente.

Secondo me i "liberali" italiani sono come mosche dentro un bottiglia: vedono benissimo cosa ci sarebbe da fare o da dire oltre il vetro che li isola dal mondo, ma non riescono a trovare il collo della bottiglia risalirlo, e uscire all'aria aperta.

Da un punto di vista materiale, molti di loro valutano che se nel PDL le loro chances di riuscire a inoculare qualche germe di liberalismo sono residuali, allo stesso tempo però valutano che a sinistra sarebbero non residuali ma deliberatamente emarginati.

Aggiungo inoltre una cosa che forse molti di loro non ammetteranno pubblicamente: senza il sostegno materiale (denaro per campagne elettorali) e l'inclusione nelle liste bloccate...molti di loro sarebbero a spasso per convegni senza nessuna attenzione politica.

Quello che mi stupisce di questa gente è questo: ma a cosa serve fare i S. Giovanni Battista e predicare nel deserto, se poi al dunque mangiano con Erode e con le numerose Salomè che lo attorniano? Dal momento che sono solo un gonfalone che il capo, come alle processioni, esibisce in apertura, chiudendo poi lui tutte le celebrazioni senza ammettere replica; constato che sul piano politico concreto la loro azione è nulla...allora tanto vale fare una battaglia solamente culturale senza i vincoli derivanti da un'affiliazione politica che, a sentir loro, li evira nel profondo.

C'è un'altra ipotesi ovviamente. Che questi liberali alle vongole vadano a nozze con tutto questo spettacolino da terza serata che è la politica italiana...nel qual caso, come dice qualcuno, questi liberali sarebbero l'ennesima figurata dell'intellettuale impegnato sotto il cappello di un politico: un male molto italiano.