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Il mago

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Sandro, mi hai preceduto. Passavo di qui sulla via del luogo deputato per questo tipo di commenti.

Con loro, ovviamente, discutevo. Se il risultato era già imbarazzante prima, ora è deprimente. Gliel'ho appena comunicato.

Sottoscrivo, quindi, il tuo commento. Ed aggiungo - s'offenderano: peccato - che l'evidenza è oramai abbondante a favore della seguente ipotesi. Triste ma corrispondente a ciò che la teoria economica suggerirebbe in questo caso.

Questi brillantimanontroppo giovanotti e giovanotte van cercando da anni un posto al sole della politica italiana, la quale fa viver bene con poco sforzo. Han scoperto che c'era una nicchia molto comoda: ripetere d'essere liberali mentre si lavora per il, e nel partito del. politico più illiberale e corrotto degli ultimi vent'anni circa. Hanno occupato la nicchia e non hanno nessuna intenzione di mollarla. All'improvviso si sentono importanti, mentre sono solo i classici utili ...

Giocheremo a stanarli. In fin dei conti, ne son convinto, non tutti fra di loro sono solo degli opportunisti. Ma parecchi sì ed il tempo, che alla faccia di GT è galantuomo per davvero, separerà il grano dal loglio.

P.S. Aspetti morali e politici a parte, l'articolo è spaventoso per l'incultura sia giuridica che economica (Della Vedova è economista, laureato in Bocconi) che palesa. L'uomo non si pone nemmeno il problema degli incentivi (ovviamente non simmetrici) che le due parti hanno rispetto alla durata o meno dei processi e l'informazione privata (essere o meno colpevoli) che li definisce. Non si chiede mai se, per caso, non sia il codice di procedura la fonte del problema, né si pone neanche lontanamente la classica domanda "beckeriana" su la rilevanza della "certezza della pena" come strumento di dissuasione. Infatti, il sistema della "law and order", in questo articolo, sembra non avere una funzione sociale altra dall'impedire all'uomo BS di (s)governare ... non solo politicamente, ma anche intellettualmente deprimente.