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Nella cucina della ricerca sull’ambiente

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Il discorso fatto nel post è fuorviante.

Il punto non è sapere se e quanto nel passato abbia fatto più caldo di oggi. Il punto è che oggi le temperature stanno aumentando e questo è oggettivamente un problema. Noi viviamo qui oggi, non nel Medioevo!I gas emessi dalle attività umane sono ogettivamente gas serra. Sono la causa diretta o la concausa è un quesito che non elimina il dato di fatto: contribuiscono ad aumentare la temperatura.

Ps: anche nel mio ambito (ricerca scientifica, ma non nell' ambito della climatologia) trick è spesso usato come sinonimo di cosa complessa

Pps: se si cita il servizio Bbc va fatto correttamente. Riporta uno studio nel quale NON sono presenti i dati delle zone del pianeta più colpite dal GW: le zone artiche. Se si includono si vede che la T aumenta eccome negli ultimi 10 anni.

Il punto non è sapere se e quanto nel passato abbia fatto più caldo di oggi. Il punto è che oggi le temperature stanno aumentando e questo è oggettivamente un problema. Noi viviamo qui oggi, non nel Medioevo!I gas emessi dalle attività umane sono ogettivamente gas serra. Sono la causa diretta o la concausa è un quesito che non elimina il dato di fatto: contribuiscono ad aumentare la temperatura.

No, IMHO il punto è saper misurare in quale misura l'attività umana è responsabile dell'aumento di temperatura e, di conseguenza, poter stabilire se porvi rimedio è conveniente o dannoso.

 

Sbagliato. Perchè se anche non fosse l'uomo il driver principale dell'incremento termico (che è il problema vero da affrontare)), ma solo una concausa, intervenendo comunque si mitigherebbero gli effetti dell'aumento termico.

guardate solo ai costi di un intervento fatto ora, non ai benefici che l'intervento porta (anche economici), o al costo che comporterebbe un intervento futuro.

 

Sbagliato, perchè se l'incremento non è dovuto all'uomo e la cosa è già successa in passato, allora i casi sono due: o si sistema da solo o è inutile dannarsi l'anima, che le catastrofi naturali a volte le prevediamo, quanto ad evitarle ancora niente.

 

(Certo, è una semplificazione, ok)

guardate solo ai costi di un intervento fatto ora, non ai benefici che l'intervento porta (anche economici), o al costo che comporterebbe un intervento futuro

Ecco, questo è il vero punto finale: la valutazione del rapporto costi/benefici, indispensabile per capire (e decidere) quali azioni sia opportuno intraprendere. Però non in questo modo che dà per scontato un vantaggio legato all'intervento di contrasto ad AGW, bensì ponendosi in un'ottica globale.

Mi spiego. Trascurando le discussioni relative a consistenza e progressione del riscaldamento, sulle quali pure la certezza non è affatto granitica, non v'è dubbio che la conoscenza - il più possibile corretta ed approfondita - della reale incidenza umana sul fenomeno sarebbe decisamente utile. Sfortunatamente - checché ne dicano i pasdaran ecologisti, compresi quelli muniti di titoli accademici - non abbiamo misure inoppugnabili, dal momento che si lavora sempre su elaborazioni che dipendono dalle metodologie utilizzate e dalle ipotesi iniziali, talvolta anche sulla base di campionature scelte ad hoc (come dimostra la vicenda ben presentata anche da Aldo ed ormai nota ai più).

Giustamente si dice che ogni attività - umana e non - interagisce con l'ambiente e che, dunque, la limitazione degli effetti da essa derivanti non è da considerarsi sbagliata ma, d'altra parte, la rilevanza di tale azione correttiva rimane incognita. Il suo costo, invece, piccolo non è di certo: tutte le elaborazioni progettuali in tal senso lo sostengono e neppure gli eco-fanatici più arrabbiati arrivano a negarlo, preferendo dichiarare - come sopra, appunto, menzionato - che si dovrebbero affrontare costi ben maggiori in caso contrario (e, talvolta, anche che una replica del mondo antico sarebbe un posto migliore dove vivere, ma non credo vi sia alcun bisogno di smentire una tale affermazione in nFA .....).

Peccato che tale valutazione sia del tutto aleatoria, perché priva di numeri certi e finanche credibili, e che sia perfettamente ragionevole aspettarsi i danni alla crescita economica (unico motore reale per la fondamentale diminuzione della povertà) che deriverebbero dall'imposizione di limitazioni all'attività umana: il quesito, allora, riguarda l'efficienza dei possibili interventi, e cioè a quale azione il combinato di costi e risultati sia più favorevole. Magari non dimenticando - cosa che, invece, spesso avviene nel campo ecologista - che le medesime ingenti risorse ipotizzabili potrebbero essere impiegate nella ricerca di soluzioni tecnologiche a molti problemi (evitando come la peste, beninteso, ogni sovvenzione ad attività di nessun futuro economico ma solo con alto valore ideologico), con benefiche ricadute sulla qualità della vita in generale.

Pragmaticamente, as usual ...... :-)

 

Pps: se si cita il servizio Bbc va fatto correttamente. Riporta uno studio nel quale NON sono presenti i dati delle zone del pianeta più colpite dal GW: le zone artiche. Se si includono si vede che la T aumenta eccome negli ultimi 10 anni.

Purtroppo quando si citano fonti innattendibili si fa danno e il pezzo di Aldo sta generando piu' confusione che altro nei commenti. Ecco il trend degli ultimi anni:

A chi sembra in ribasso o stazionario? Ai negazionisti da blogosfera che lo hanno calcolato facendo t2-t1 dove t2 e' la temperatura di un anno particolarmente caldo per via di El Nino (1998) e t1 e' l'anno scorso, un anno particolarmente freddo. Poi la voce gira, si crea il tam tam mediatico e diventa l'ennesima stronzata che passa di giornale in giornale.

Ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando quando diamo retta ai negazionisti?