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Il surriscaldamento (globale) della blogosfera e il metodo scientifico.

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Ammetto (e sarà sicuramente colpa mia) di avere qualche difficoltà a capire il commento di Michele. Quando si parla di scienza, non esistono verità rivelate ed immutabili; quindi qualcunque teoria può rivelarsi sbagliata. Tuttavia, tranne in casi particolarmente controversi, esiste una interpretazione dei dati più o meno "ufficiale" che è quella su cui la maggioranza della comunità scientifica concorda. Non è necessariamente vero che la maggioranza abbia ragione e, almeno nella mia esperienza personale, dubbi e teorie alternative per spiegare le osservazioni sperimentali sono sempre le benvenute. Quello che è un po' meno il benvenuto è l'atteggiamento "tu hai torto perché io ho ragione indipendentemente dal fatto che tu porti studi scientifici e dati a supporto delle tue tesi mentre io le mie idee me le son fatte leggendo Focus". Tra le altre questo atteggiamento (che è quello che mi sembra stare sulle scatole a Gilestro e ad altri) mi pare sia lo stesso tante volte stigmatizzato dallo stesso Boldrin. Se hai un'opinione diversa è ben accetta a patto che tu la esponga  in maniera chiara e che questa sia in grado di spiegare più dati della mia.

Poi siamo tutti d'accordo che i risultati (scientifici) della climatologia vengano spesso presi, distorti e trasformati in bandiere da chi li vuole usare per fare politiche demagogiche. Ma questo è solo parzialmente colpa dei climatologi. Se io pubblico un mio studio su una rivista scientifica non ho colpa se quello studio viene mis-interpretato da qualche giornalista politicamente schierato (NB questo succede sia a destra che a sinistra, non mi risulta che la sinistra radicale abbia l'esclusiva su questo tipo di atteggiamento).

Ancora più incomprensibile mi risulta la richiesta di Michele di risposte chiare su cosa vada fatto e come. Premesso che se lo sapessi non sarei qui ma mi godrei un premio Nobel ed uno stipendio faraonico come consulente per qualche politico, questo mi pare esattamente il tipo di domande a cui dovrebbero rispondere economisti e politologi basandosi sui risultati scientifici. Il lavoro del climatologo/fisico/chimico/metematico è quello di dirti che, ipotizzando questi andamenti per questi parametri gli sviluppi futuri del clima saranno questi o quelli. Decidere cosa fare sulla base di queste simulazioni ed estrapolazioni è un mestiere diverso.

"Poi siamo tutti d'accordo che i risultati (scientifici) della climatologia vengano spesso . Ma questo è solo parzialmente colpa dei climatologi. Se io pubblico un mio studio su una rivista scientifica non ho colpa se quello studio viene mis-interpretato da (NB questo succede sia a destra che a sinistra, non mi risulta che la sinistra radicale abbia l'esclusiva su questo tipo di atteggiamento)."

Questo tread è scaturito dalla notizia che i risultati della climatologia siano stati "presi, distorti e trasformati in bandiere da chi li vuole usare per fare politiche demagogiche" non da "qualche giornalista politicamente schierato" ma proprio dai climatologi stessi, per motivi che non sono ancora stati chiariti.

Quindi è sbagliato presentarli come vittime di qualche oscura cospirazione, in quanto i climatologi sembrano esserne piuttosto gli artefici.

E' vero che "Se io pubblico un mio studio su una rivista scientifica non ho colpa se quello studio viene mis-interpretato" ma se a questo studio aggiungi un riassunto per i politici che sostiene proprio queste "mis-interpretazioni" e organizzi una conferenza mondiale per diffonderle, direi che è proprio colpa tua. Tanto più se lo studio è basato su dati "massaggiati" o "abbelliti". Se lo facessi per i conti di un'azienda si chiamerebbe "falso in bilancio"...

 

E' vero che "Se io pubblico un mio studio su una rivista scientifica non ho colpa se quello studio viene mis-interpretato" ma se a questo studio aggiungi un riassunto per i politici che sostiene proprio queste "mis-interpretazioni" e organizzi una conferenza mondiale per diffonderle, direi che è proprio colpa tua. Tanto più se lo studio è basato su dati "massaggiati" o "abbelliti".

Questo sarebbe vero solo nell'ipotesi in cui tutti i climatologi del mondo facciano parte di un complotto di stampo marxista.

Possibile che tutti quelli che dovranno prendere costose misure per adeguarsi al taglio delle emissioni non sian in grado di finanziare una ricerca scientificamente riconosciuta e che porti dati favorevoli alla continuazione di politiche spregiudicate? (prendete fiato qui :)


Evidentemente mi sono spiegato male. Non sulla parte della spiegazione "ufficiale" dei dati, sulla quale il mio giudizio me lo sto ancora formando, ma su questa parte:

Ancora più incomprensibile mi risulta la richiesta di Michele di risposte chiare su cosa vada fatto e come. [...]domande a cui dovrebbero rispondere economisti e politologi basandosi sui risultati scientifici.

Non so cosa possano contribuire i politologi al dibattito, ma il contributo degli economisti non può essere granché e quel granché è sia piuttosto banale che già dato. SE davvero il problema sta TUTTO nel CO2 generato dalle attività produttive umane, basta tassarne l'emissione fino a che esce il sangue dal naso a chi la produce. Fine.

Sta a ingegneri, climatologi, fisici e quant'altro dirci di quanto occorre ridurre l'emissione di CO2 e quali effetti corrispondono ad ogni data riduzione o aumento. Il problema dell'economista, ripeto, è abbastanza banale dal punto di vista teorico e noioso, ma fattibilissimo, dal punto di vista applicato e quantitativo.

Il problema difficile, mi sembra, è quello di chi sostiene la causalità diretta perche devono produrre un "mapping" tra tasso di crescita del CO2 generato dall'uomo e livello del medesimo nell'atmosfera, da un lato, ed effetti climatici-ambientali dall'altro. Forse non ho letto abbastanza ma io questa funzione non l'ho ancora trovata.

Gli economisti, poi, se proprio uno vuole, potrebbero anche continuare raccontandovi l'ovvio. Per esempio che tasse particolarmente alte sulla produzione di CO2 implicano mantenere l'Africa alla fame, bloccare lo sviluppo economico di Cina, India, Indonesia, America Latina, eccetera e financo ridurre il nostro reddito abbastanza da rendere necessario chiudere una serie di laboratori di scienze naturali, altamente costosi, perché il gettito fiscale non è più tale da permetterceli. Ma queste conseguenze sono abbastanza banali da inferire e non serve un economista per arrivarci.

Spero che le mie domande siano ora più comprensibili.

Temo che ci troviamo in un loop logico. Per cercare di uscirne provo a fare un esempio analogo ma su un altro argomento (un filo meno controverso ma non così diverso).

C'è una buona evidenza scientifica che le polveri sottili facciano male alla salute. Il medico A fa una lunga meta-analisi su tutti gli studi fatti su questo argomento (jnclusi modelli numerici che provano a prevedere scenari futuri) e conclude che, se le polveri sottili continuano a crescere ai ritmi odierni l'incidenza di tumore ai polmoni crescerà del 15% (numero inventato) in 25 anni.

Le reazioni sono:

* "I medici che hanno fatto questi studi sono incompetenti e i loro studi sono sitematicamente sbagliati" (cosa anche possibile ma se diamo per scontato che tutti i medici siano degli idioti allora è meglio chiudersi in casa e non uscirne mai più)

* "I medici fanno (tutti) parte di una cospirazione mondiale e cancellano le prove del fatto che le polveri sottili siano innocue per oscuri motivi (plausibilmente la conquista del mondo)" (liberissimi di credere ad una teoria del complotto del genere ma, per favore, non mi chiedete di ribattere ad affermazioni genere. Grazie)

* "I medici saranno anche bravi ed in buona fede ma l'organismo umano è molto complesso e quindi non ci si può ragionevolmente aspettare che i loro studi e modelli possano fare previsioni ragionevoli" (questa posizione ha anche un suo perché ma vi prego di rendervi conto che con lo stesso tipo di ragionamento io potrei demolire, pur non sapendone niente, tutte le teorie economiche, fisiche, biologiche ecc mai concepita da mente umana)

* "È pur vero che le polveri sottili fanno aumentare il rischio di cancro al polmone ma, tutto sommato, viviamo in un mondo sovrappopolato e quindi un aumento della mortalità poterbbe anche essere un vantaggio" (immagino che i principi etici di chi fa affermazioni del genere siano diversi dai miei. Chissà, magari hanno ragione loro...)

* "Tutto il discorso è inutile perché tanto la necessità di uno sviluppo economico porterà inevitabilmente ad un aumento delle polveri sottili e quindi è inutile fasciarsi la testa" (posizione legittima fintanto che si è disposti ad accettarne le conseguenze. Io però farei volentieri a meno di morire di tumeore al polmone quindi perdonatemi se mi interesso della cosa)

* "E chi se ne frega se fra 25 anni ci sarà un aumento dei casi di tumore al polmone? Tanto entro tale data avremo inventato un sistema di rigenerazione dei tessuti che permetterà di curare i tumori con una pillolina al sapore di fragola" (ok, qui un po' vi invidio la vostra fede nella scienza. Io, da scienziato, non sono così sicuro che invenzioni del genere verranno fatte)

Infine c'è le questioni sollevate da Michele:

* "Cosa occorre fare per ridurre le polveri sottili?" (qui temo che se tu facessi la domanda a 50 scienziati presi a caso otterresti 50 facce stupite e, come risposta, un lapalissiano "bhè, devi ridurre le polveri sottili". Il punto è che le tecniche possibili sono diverse e tutte costose. Immagino che a giro esistano studi comparati su pregi e difetti delle varie tecniche ma, purtroppo, non essendo uno specialista del settore, non sono in grado di portarvene uno. Sorry.)

?

Non mi sembra tu abbia molta voglia di prendere gli argomenti degli altri sul serio, quindi cominci a ciurlare per il manico.. Io la risposta all'unica domanda che un economista possa rispondere te l'ho data, chiarissima. Ho addirittura riformulato la domanda in modo esplicito, l'ho risposta e, per sovrappiù, ti ho aggiuto la risposta anche alla domanda seguente (conseguenze economiche di altissime tasse su CO2). Cosa non va bene?

Ho anche rifatto delle domande preliminari a quella che tu hai voluto rispondessi, alle quali dovresti rispondere tu, visto che, da quanto scrivi, evidentemente ti interessi di quelle questioni e le capisci.

Quindi attendo le risposte a quelle domande, in assenza delle quali la risposta dell'economista, che è una risposta condizionale, potrebbe risultare essere molto ma molto sbagliata.

Più chiaro di così, si muore. Se hai voglia di rispondere rispondi.

Per esempio che tasse particolarmente alte sulla produzione di CO2 implicano mantenere l'Africa alla fame, bloccare lo sviluppo economico di Cina, India, Indonesia, America Latina,

Perchè se i paesi occidentali e, a qs punto anche la Cina, aumentano le tasse sui consumi di combustibili fossili (riducendo compensativamente altre tasse) i paesi in via di sviluppo sarebbero danneggiati ? Anche se il prezzo del petrolio scendesse (o aumentasse di meno) per effetto della minore domanda aggregata ?