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Il surriscaldamento (globale) della blogosfera e il metodo scientifico.

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Perchè sarebbe comunque un ottima idea (cioè anche in assenza del problema inquinamento)?

Ci provo, ammettendo che vado (ancora per un po') a naso. Ultimamente mi son messo a studiare il problema energetico e mi vado convincendo sempre di più che i dati suggeriscono che dovremmo considerare molto seriamente le due seguenti ipotesi (la seconda è rilevante solo se lo è la prima):

1. Con le tecnologie oggi disponibili o presubilmente disponibili nello spazio di un paio di decenni, uno sviluppo economico di Cina, India, eccetera (la lista è lunga, capiscimi) che segua il "nostro" (mondo occidentale + Giappone) ed uno sviluppo "nostro" semi-decente (diciamo circa +2% annuo per capita in media) sbatte addosso ad una scarsezza di fonti energetiche standard (fossili, essenzialmente) ed un alto costo di quelle che vengono considerate "alternative" (vento, fotovoltaiche, eccetera). A dire, il prezzo relativo delle fonti energetiche standard crescerebbe sino a strozzare tale sviluppo. Le fonti "alternative" costano molto e non diventeranno convenienti ai prezzi correnti. Ovviamente c'è il nucleare, che a mio avviso è la soluzione vera. Ma anche il nucleare costa anche perché, visti i livelli di sicurezza che ci va di imporre, i costi di produzione d'energia nucleare sono anch'essi alti. In sostanza: se vogliamo crescere tutti a lungo dobbiamo fare i conti con energia molto più costosa di quanto sia stato sino ad ora, venga da dove venga (fossili, "alternative", nucleare). A mio avviso, per quanto vado apprendendo, su questa parte non ci piove.

2. A mio avviso, e qui comincio ad andare a tentoni, la transizione potrebbe essere assai brusca. Il sentiero più probabile mi sembra questo: uso delle risorse fossili intensivo sino a che non diventino scarse abbastanza da motivare investimenti in nucleare ed altre tecnologie che permettano sviluppo meno intensivo in energia. La ragione, basically, è che stiamo usando una common resource la quale, anche se è comunque di proprietà di X o di Y, non è gestita in un mercato competitivo ma in un mercato molto manipolabile e oligopolistico (arabi, russi, chavez ...). Non mi aspetto, quindi, movimenti smooth del prezzo, ma scossoni, usi strategici, manipolazione di riserve, manipolazione di info sulle riserve stesse, eccetera. Credo socialmente preferibile movimenti smooth dei prezzi e tali da indurre una transizione soft. Dietro a questo "credo" può essere ci siano tonnellate di aria fritta mia, davvero. Troppo lungo per provare a spiegarlo in un commento. In ogni caso, io qui non vedo mercati efficienti al lavoro ma un pool di risorse "comuni" gestite malamente da una banda di oligopolisti con interessi strategici sostanziali, e non allineati con i "nostri".

Da queste due ipotesi, segue l'idea che sia bene tassare in modo incrementale, ossia:

3. rendere lentamente ma certamente più costoso il petrolio, ed i fossili in generale, funziona da pre-emptive strike contro questa banda di buzzurri, da un lato, e per "accompagnare" il nostro sviluppo e quello di Cina ecc. rendendolo possibile nel lungo periodo. Forse leggermente più lento ora, ma più duraturo e continuo nel lungo. A mio avviso stiamo investendo troppo poco in altre fonti, nucleare SOPRATTUTTO. Credo solo facendo salire lentamente ma sicuramente il prezzo del petrolio e dei fossili renderemo incentive-compatible l'investimento sul nucleare di cui abbiamo bisogno. Questo, poiché rende solo nel lungo periodo, ha bisogno di un path di prezzi futuri crescenti e abbastanza "certi", cosa che al momento non mi sembra essere.

Spero di essermi spiegato.

Sì, ti ringrazio.

PS

vabbè ho dovuto cercare "pre-emptive strike" so google ma quello è un limite mio :-)

Finalmente un pò di buon senso...-)

Anche io, ahimè, sto studiando i sistemi di produzione di energia, non per l'AGW, di cui onestamente non mi importa granchè, perchè ritengo che esista, ma non sia quella catastrofe di domattina, ma per motivi economico-imprenditoriali.

Il tempo è tiranno anche per me, ma giusto per dare un'idea del problema, dò alcune linee, i dati ce li ho, ma non ho tempo per riportarli, magari un giorno ci faccio un post, comunque molti dimenticano che dal petrolio noi ricaviamo anche le materie plastiche, che le stesse materie plastiche sono oramai una componente fondamentale della ns. vita, al punto che diversi grandi produttori di polimeri si sono comprati... dei pozzi di petrolio.

Non è assolutamente lontano il momento in cui ci si "scannerà" per il petrolio fra chi lo vuole bruciare e chi lo vuole trasformare.

Una nota: raddoppiare, triplicare, quadruplicare il prezzo della benzina non servirebbe a niente, il grosso del consumo mondiale è per olio combustibile, che bruciamo nelle centrali elettriche.

Sostituire i combustibili a base di gas e idrocarburi con XXX risolverebbe non solo il problema dei gas serra, ma anche altri problemi attualmente non evidenti, come la scarsità di materie plastiche vergini.

Parliamo di questo, di efficiente allocazione di risorse scarse, quale è il petrolio, che così abbiamo la botte piena e la moglie ubriaca: riduciamo i gas serra,  non dobbiamo preoccuparci degli alberi al Polo Nord, e ci preserviamo un futuro.

 

Una precisazione: almeno in Italia, il grosso del consumo di olio combustibile è per riscaldamento/autotrazione (immagino), comunque non per produrre elettricità. L'energia impiegata nelle centrali è circa il 36% del totale, ma di questa solo il 5% viene da olio combustibile (per contro, i prodotti petroliferi rappresentano il 41% del totale).  [Dati statistici TERNA 2008 (da MSE, bilancio energetico nazionale)]

Quindi interventi drastici sul settore del trasporto, e sull'efficienza energetica degli edifici avrebbero le loro ripercussioni sui consumi di petrolio. 

 

PS Credo che anche in Europa di petrolio "elettrico" se ne usi poco: costa troppo a fronte del rendimento delle centrali che lo brucia(va)no - Dovrei controllare, però.

Quanto scrive è verissimo, ma non rappresenta il quadro completo.

E' vero che non si genera elettricità con il petrolio, ma se ne preduce molta con il gas naturale. Ed il gas puo' venire efficacemente usato tanto per autotrazione che per riscaldamento. E l'elettricità puo' essere usata per riscaldamento, tanto in modo elementare e poco efficiente (resistenze) che in modo evoluto e molto efficiente (pompe di calore).

Pertanto se è vero che non esiste una relazione diretta fra il mercato del petrolio e l'uso di energia nucleare, ne esiste una indiretta, e molto evidente. E lo sviluppo dei veicoli elettrici potrebbe crearne anche una diretta.

La mia affermazione sul petrolio era solamente "locale", riguardo all'impiego nella produzione elettrica (sempre in ambito elettrico, lei ha perfettamente ragione riguardo al gas naturale, che oggi rappresenta quasi il 50% dell'impiego di energia negli impianti termoelettrici).

Se il petrolio, a parte le materie plastiche, da noi è impiegato per autotrazione e riscaldamento è in questi settori che si deve intervenire, direttamente o meno.

Sugli altri usi del gas non sono assolutamente d'accordo. Mi sembra che l'uso diretto di combustibili (o peggio, dell'elettricità) per riscaldamento sia un grave spreco; idem per il condizionamento.

Idealmente, l'acqua calda andrebbe ricavata dai "cascami" termici della produzione di energia elettrica come si fa in tanti settori industriali, con la cogenerazione di energia elettrica e calore di processo, più o meno pregiato. Insomma, cogenerazione a manetta, anzi trigenerazione visto che con le macchine ad assorbimento si può "produrre" il freddo a partire da calore di scarto. Peccato che il mercato veda già una solida presenza cinese...

La questione dell'autotrazione la vedo molto meno semplice - certo che in ambito urbano moltissimo si potrebbe fare con macchine elettriche ridicolmente piccole e lente.

La questione dell'autotrazione la vedo molto meno semplice - certo che in ambito urbano moltissimo si potrebbe fare con macchine elettriche ridicolmente piccole e lente.

Sarà che da ligure che vive in costa azzurra ho la forma mentis per cui lo spazio è sempre una risorsa scarsa, ma non vi sembra che l'automezzo privato -- che occupa prezioso suolo pubblico senza fare niente per la maggior parte del tempo e viaggia portando, credo, una media minore a due persone su cinque posti quando si muove -- sia terribilmente inefficiente quantomeno per il trasporto cittadino?

La tecnologia (smartphone, GPS a prezzo minimo, connettività) per combinare trasporto pubblico, car sharing e magari anche car pooling in maniera comoda ormai c'è quasi ovunque: non è ragionevole pensare che la macchina privata in città debba diventare un'eccezione? In uno scenario come questo, l'abbattimento dei consumi (prendo la macchina grossa e veloce solo quando mi serve davvero che sia grossa e veloce) verrebbe da sé...

3. rendere lentamente ma certamente più costoso il petrolio, ed i fossili in generale, funziona da pre-emptive strike contro questa banda di buzzurri, da un lato, e per "accompagnare" il nostro sviluppo e quello di Cina ecc. rendendolo possibile nel lungo periodo. Forse leggermente più lento ora, ma più duraturo e continuo nel lungo. A mio avviso stiamo investendo troppo poco in altre fonti, nucleare SOPRATTUTTO. Credo solo facendo salire lentamente ma sicuramente il prezzo del petrolio e dei fossili renderemo incentive-compatible l'investimento sul nucleare di cui abbiamo bisogno. Questo, poiché rende solo nel lungo periodo, ha bisogno di un path di prezzi futuri crescenti e abbastanza "certi", cosa che al momento non mi sembra essere.

 

Perdonami, non capisco chi dovrebbe tassare cosa esattamente.

1) Quale pensi possa essere una "massa critica" sufficiente per avere "effetti benefici" a livello aggregato? In altre parole:il "noi" è lo stesso che hai usato nel resto del commento (≈USA+Canada+Western Europe+Japan)?  Sono questi governi che dovrebbero coordinarsi e cominciare a tassare idrocarburi e simili? Pensi che gli USA dovrebbero/potrebbero cominciare una strada del genere da soli oppure no?  Trattandosi di politiche fiscali e politiche energetiche, vedo problemi di coordinazione notevoli.

 

...per "accompagnare" il nostro sviluppo e quello di Cina ecc. rendendolo possibile nel lungo periodo.

 

2) Cosa c'entra qui la Cina?  Coordinare un'azione come quella da te proposta con stati come Cina o India mi pare impossibile. Né il segnale può arrivare dal "mercato" sottostante: come tu stesso scrivi,  quello è  in mano ad "una banda di oligopolisti con interessi strategici sostanziali, e non allineati con i "nostri"."  Quindi: nel tuo "modello" tassa anche la Cina? Cosa succede se invece la Cina non tassa e il mondo occidentale tassa?  per usare la stessa terminologia del punto (1): la "massa critica" che hai in testa include la Cina?

Grazie

Poiché il modello di consumo corrente di petrolio è in parte basato su sprechi evidenti (automobili che consumano troppo, congestione del traffico, riscaldamento inefficiente, ecc.) vi sono ampi spazi per studiare un sistema di tassazione che non danneggi il sistema economico: Ovviamente non vi sono imposte che non generino qualche scontento, in questo caso l'importante è avere ben chiaro l'obiettivo finale. Ad esempio, se guardiamo il caso dell'Italia si nota che il sistema economico non è più autosostenibile (ovvero la bilancia commerciale segnala uno squilibrio) per prezzi del petrolio inferiori a quelli attuali (qualcuno si potrebbe divertire a calcolare un prezzo del petrolio "sostenibile" per l'Italia). Chiaramente il sistema non va in tilt per un piccolo deficit commerciale, ma quello è un segnale importante da saper cogliere in anticipo. Lo stesso varrebbe a maggior ragione per gli Usa se non ci fosse il signoraggio del dollaro. Le bilancie dei pagamenti di molti paesi sarebbero le prime a beneficiare di una razionalizzazione dei consumi.

In quest'analisi manca il carbone.

Il carbone ha un mercato fondamentalmente diverso da quello degli idrocarburi: è più abbondante, è distribuito diversamente nel mondo, non esiste un cartello mondiale del carbone, i principali paesi produttori sono anche i maggiori consumatori. Si puo' usare anche per autotrazione mediante la tecnologia cosiddetta "coal to liquids", inventata negli anni '30 (Fischer-Tropsch).

D'altra parte l'uso del carbone produce molta CO2, e la tecnologia per ovviare a questo inconveniente (CCS - Carbon Capture and Storage) è ancora sperimentale e dai costi non chiari.

Quindi se per evitare il cambiamento climatico  dobbiamo rinunciare o ridurre drasticamente l'uso del carbone, i problemi che ha descritto si acuiranno, se invece si potrà continuare a farne uso si attenueranno.

Il fattore critico quindi, più ancora del petrolio, che fra qualche decennio finirà comunque, è il carbone.