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Sanita pubblica USA: un mito da sfatare

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Nella sanità Americana ci sono cose vanno e cose che non vanno (come in Italia, del resto). Conosco le cose che non vanno soltanto attraverso quello che dice la televisione di destra e di sinistra (di sinistra, soprattutto) e quello che scrivono aneddotticamente i giornali (compagnie di assicurazione che eliminerebbero gli assistiti quando iniziano ad aver un cancro, non approverebbero certi trattamenti ordinati dai medici, non accetterebbero clienti con malattie pre-esistenti, ecc. ).

 Conosco bene, invece, le cose  che vanno e mi chiedo come mai Obama e i democratici non abbiano chiesto a me di fare il loro consulente. Mi spiego. Il sistema Americano della sanità funziona attraverso i datori di lavoro (a parte Medicare e Medicaid). Io lavoro per l’University of California che ha, all’incirca,  200 mila impiegati. L’Università offre 6 piani di assicurazione uno un tantino più costoso dell’altro.  Nel novembre di ogni anno ciascun impiegato ha la possibilità di cambiare piano “no question asked” (quindi senza discussione sulle condizioni di malattia preesistenti). Da circa un decennio, ho scelto il piano di assicurazione più costoso, più comprensivo di servizi e più flessibile (per ovvie ragioni di età e relativi acciacchi). Ecco quanto pago  e quanto paga il mio datore di lavoro: Io pago 116,62 dollari al mese, cioè 1399,44 dollari all’anno.  L’University of California paga (inclusa l’assicurazione occhi e denti) 383,58 dollari al mese, cioè 4601,28 dollari all’anno.  In totale, 6000,72 dollari all’anno.  Ritengo di avere una tra le assicurazioni sanitarie più buone del mondo.  Dico questo perché l’ho potuto verificare “sulla mia pelle” sia con la malattia di mia moglie (duplice cancro, visite in tutto il mondo completamente spesati) che mia (operazione a cuore aperto dal cardiochirurgo di mia scelta a USC, totalmente spesato tranne che per 500 dollari). La mia assicurazione si chiama Anthem Blue Cross Plus POS.

Se la compagnia Anthem trova tornaconto a fare un contratto simile per gli impiegati dell’University of California, perché non “obbligarla” a fare simili contratti anche per gli eventuali allargamenti del pool degli assicurandi/assicurati, cioè quei 40 milioni di americani che si dice non possano (o non vogliano) assicurarsi, dando sussidi a tali famiglie (solo a quelle che non possono) in modo che siano in grado acquistare un’assicurazione più che decente come la mia? Da notare che 6000 volte 350 milioni di persone = 2.100 miliardi di dollari che è all’incirca il 15 percento del GDP degli Stati Uniti (14.000 miliardi di dollari), cioè la spesa per la sanità dichiarata nelle numerose tabelle statistiche pubblicate da sempre. 

Una disarmante lettura per l’Italia è : La Fiera delle Sanità, di Daniela Minerva, Rizzoli, 2009.

6000 volte 350 milioni [...]

Hai fatto crescere la popolazione degli USA di circa 1/6, ma il resto è condivisibile. Divertente, le nostre assicurazioni sanitarie costano praticamente lo stesso e sono simili (incluso il POS!).

Tieni però conto che, in quel 16% che è quasi 17%, ci sono anche tutte le medicine che compri e paghi, i copayments (i tuoi $500), ed una serie di altre cose. Ossia, la tua (e mia) assicurazione è alquanto di lusso e mi sembrerebbe un po' troppo sperare di generalizzarla a tutti. Insomma, è come decidere che possiamo permetterci tutti la nuova Ferrari. But the basic point, again, I agree with.

 

Grazie per la correzione. Sai, vivendo in California, volevo essere sicuro di contare tutti i clandestini...

I miei calcoli rudimentali, prendendo a base la mia assicurazione, intendevano far vedere che, da qualche parte, ci devono essere delle grosse perdite se è vero che la spesa del 17 percento del GDP (14.000 *.17 = 2.380 miliardi di dollari che divisi per 305 milioni di abitanti = 7803 dollari a persona) potrebbe coprire l'intera popolazione degli US con un'assicurazione di lusso come la mia e la tua, inclusi i copayments e le medicine.  È qui che Obama e i democratici si sono fatti incastrare con la loro public option, a mio parere.

 

YUP!

Ottimo e chiarissimo argomento: da qualche parte qualcuno riceve reddito in cambio di beni&servizi che si potrebbero fornire a prezzi ben inferiori. Condivido. E credo sia la chiave del problema. Somewhere markets are not working.

La domanda seguente è: markets are not working or regulations and incentives are distorting the game? Ma questa domanda, a Washington, i grandi economisti che consigliano Obama non se la sono nemmeno posta.

Grazie, Quirino.

Dato che l'assicurazione medica viene "amministrata" (offerta?) - in buona parte - con la mediazione del datore di lavoro, i mercati sono segmentati a livello statale.  Cioè, un lavoratore della California non può comperare un'assicurazione di una compagnia della Florida. Ma nemmeno un datore di lavoro della California potrebbe fare un contratto assicurativo con una compagnia assicuratrice della Florida. Inoltre, per i lavoratori in proprio, che non possono usufruire del potere contrattuale di un grande datore di lavoro, i premi - credo - siano molto superiori e le condizioni meno soddisfacenti. Tra queste persone, probabilmente, si verificano gli scandali riportati dalla stampa riguardo alla dismissione di un assicurato che si sia ammalato, eccetera.  Quindi, le assicurazioni si comportano come dei "monopolisti discriminanti" con il beneplacito del legislatore.

La competizione tra società di assicurazione, cioè, non è al livello che potrebbe essere con un semplice intervento legislativo di liberalizzazione del mercato in modo tale che sia a livello federale. Questa analisi, Michele, è un primo tentativo di rispondere alla tua domanda.

Quirino, grazie di nuovo.

Davvero, perché mi scordo sempre che in questo paese dove lo stato (dicono) non interviene mai, tutti fanno ciò che vogliono e c'è il capitalismo selvaggio, la regolazione delle compagnie assicurative avviene a livello degli stati, non federale. 50 stati, 50 regolazioni diverse, 50 mercati segmentati. È vero, ed hai ragione.

La cosa ironica, per me, è che dovrei averlo avuto ben presente: vale anche per le assicurazioni che agiscono sui mercati finanziari, ovviamente. Questa è stata una delle, tante, distorsioni regolatorie che ci hanno regalato la crisi finanziaria, le follie di AIG, l'incapacità dei regolatori federali di controllare cosa AIG e compagnia facessero (erano regolate dagli stati, né Fed né Tesoro potevano ficcarci il naso) ed il conseguente mega-salvataggio (quello sì, con soldi federali: ironico, no?)!

Ed anche in questo caso la pomposa, e mai attuata, proposta di riforma del sistema finanziario che il Presidente Obama ha annunciato sei mesi fa circa, nemmeno si sogna di toccare questi mercati delle vacche statali. More power to monopolies, alla faccia del capitalismo neoliberista e selvaggio!

P.S. Good to have you on board, man! Where have you been all this time? ;-)

Non sono sicuro che i calcoli del prof. Quirino Paris siano completamente corretti. E' probabile che la sua assicurazione si faccia carico, per gli ultrasessantacinquenni, solo delle spese non coperte da Medicare. Questo significa che i costi per fornire un'assicurazione di lusso a tutti gli americani dovrebbero essere sommati ai costi di Medicare. Forse mi sbaglio perché la mia conoscenza degli SU è ormai per sentito dire. Ma per voi residenti non dovrebbe essere difficile smentirmi.

Domanda da profano:

Un assicurazione del genere permette servizi di qualità per loro natura limitati nell'offerta, anche se per assurdo fosse disponibile per tutti a carico del contribuente non esisterebbe un offerta sufficiente, o sbaglio?

Detto questo per chi ha la fortuna di abitare nel Nord Italia e si informa adeguatamente ci  sono ospedali pubblici di ottima qualità, se ci sono miti sulla sanità usa, anche il mito della malasanità italiana non corrisponde al 100% alla realtà.

Credo che la tua seconda affermazione sia sacrosanta. Lo credo a naso, basandomi su racconti e poca esperienza personale. Sarebbe interessante se qualche esperto ci raccontasse le cose come sono per davvero.

Sulla prima domanda: duro a dirsi. L'offerta crea la sua domanda, ma anche la domanda crea la sua offerta. È perfettamente possiibile che se la domanda per farsi curare dai medici delle top dieci scuole di medicina del paese crescesse, forse il tutto risulterebbe solo in un aumento del loro reddito. Ma, forse, arriverebbero altri, dall'Italia o dall'India, egualmente capaci ... e le top 10 dovrebbero accettare di far parte delle top 20! A priori, è davvero difficile decidere, però sarebbe interessante provare, no?

Se il reddito dei sanitari USA è già molto maggiore di quello degli europei (mi pare di averlo letto sopra) questo dovrebbe già accadere.Immagino ci siano delle barriere all' ingresso, a cominciare da quelle linguistiche ( superabili, ma con uno sforzo); magari ci sono anche problemi di riconoscimento dei titoli.

Se non capisco male la tua assicurazione copre anche tua moglie che non paga altri premi.Se è così il tuocalcolo è pesantemente sovrastimato, probabilmente basta il 10%.

Professore non ho capito: quando dice

Se la compagnia Anthem trova tornaconto... perché non “obbligarla” a fare simili contratti anche per gli eventuali allargamenti del pool degli assicurandi/assicurati...

intende obbligare la compagnia, oltre ai singoli privati? Se è così, l'obbligo sarebbe inteso ad evitare che compagnie assicuratrici rifiutino di assicurare persone che, pur pagando la stessa quota (sussidiate o meno), risultassero meno attraenti (malati cronici, fumatori, minatori...) per il potenziale sfavorevole equilibrio (anche nel breve-medio) fra premio pagato e spese coperte? In un'ottica di (libero) mercato come si potrebbe gestire questo obbligo? Nel corso della relazione una compagnia che volesse disdettare?

Più in generale, se aziende private hanno come obiettvio (oltre ad un sostenibile equilibrio fra costi e ricavi) fare profitto è ragionevole aspettarsi che esse possano da sole soddisfare la domanda intera di un mercato con ampi segmenti molto poco profittevoli?

...come vede, molte domande poche risposte... grazie