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Assenze per malattia: facciamo i conti

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Giulio questi dati sono a dir poco emblematici. Innanzitutto non capisco il dato delle quasi 30 giornate di ferie annue di cui "godono i dipendenti pubblici, visto che nel privato (PMI) sono 21. Il 30% in meno.

Ancora, forse Brunetta voleva scalare la montagna degli 11 giorni di malattia per dipendente, ma gli è andata molto male, potrebbe anche essere un 10 per cento in meno (non lo è), ma da 11 a 10 mi sembra decisamente poco, visto che nel settore privato i giorni di malattia per dipendente sono molti meno (4 giorni, per chi non volesse leggere il link).

E non vedo nell'azione del ministro alcuna azione nel senso di riportare i parametri del pubblico impiego a un minimo di decenza, nel mentre si parla di aumento del salario degli statali, con il pessimo effetto "trascinamento" sui salari del privato, oltre che i maggiori oneri per tutti noi.

 

Aggiungo a quanto scrivi che Striscia la Notizia documenta ripetutamente con riprese televisive casi aneddotici - che pero' hanno tutta l'aria di essere endemici - di dipendenti pubblici che timbrano oltre al proprio anche 1-5 cartellini di altri dipendenti e poi magari escono per fare la spesa o portare i figli a scuola o addirittura per tornare a casa. Dubito che casi del genere siano diffusi nel settore privato.  Ma cio' che e' documentato e' quanto ci si puo' aspettare in uno Stato dove il servizio pubblico e' inteso come la creazione di posti di lavoro pagati con fondi pubblici piuttosto che come il mezzo per provvedere utili servizi comuni spendendo efficientemente le risorse pubbliche.

Io ho conosciuto uno che lavorava in qualche ministero e che si faceva 4 mesi di ferie l'anno mentre l'amico gli timbrava il cartellino tutti i giorni. D'inverno facevano a cambio. Questi sono quelli che nelle statistiche appaiono come piu' virtuosi perche' non si fanno mai ne' un giorno di ferie ne' di malattia. Chiedo scusa se e' solo evidenza aneddotica ma come fai a fare emergere questa gente in statistica se non responsabilizzando il loro superiore o facendo controlli blitz continui?

Io ho conosciuto uno che lavorava in qualche ministero e che si faceva 4 mesi di ferie l'anno mentre l'amico gli timbrava il cartellino tutti i giorni. D'inverno facevano a cambio. Questi sono quelli che nelle statistiche appaiono come piu' virtuosi perche' non si fanno mai ne' un giorno di ferie ne' di malattia. Chiedo scusa se e' solo evidenza aneddotica ma come fai a fare emergere questa gente in statistica se non responsabilizzando il loro superiore o facendo controlli blitz continui?

In statistica questi imbrogli emergono quando si conteggiano i costi medi e i tempi delle procedure burocratiche in Italia. Se ricordo bene la CGIA di Mestre ha fatto dei rapporti su questi costi e tempi (inclusi tempi e costi di cause civili come recupero credito o di lavoro come licenziamenti) ed emerge chiaramente che a parita' di impresa in Italia si paga molto piu' e i tempi sono molto maggiori della media europea.  L'effetto degli imbrogli emerge anche quando si fanno indagini campionaria sul fatto che la pubblica amministrazione risponda o no e in quali tempi a richieste standard del cittadino.

Per contrastare questi imbrogli sarebbe sufficiente comunque fare controlli periodici a campione con conseguenze in termini di sanzioni pecuniarie, eventualmente nei casi piu' seri penali e con licenziamento.  Si tratta di misure banali che per incompetenza dei vertici e/o connivenza pero' in Italia non vengono attuate. I vertici forse non hanno interesse ad esigere correttezza dai pubblici dipendenti per evitare che si metta in moto meccanismi e aspettative diffuse che col tempo arrivino a sanzionare il loro assenteismo e i loro imbrogi.

Certo e' che se io fossi uno di quelli che invece i giorni di malattia se li prende solo quando deve, mi incazzerei come una biscia prima col collega fregone e poi con Brunetta e i suoi predecessori  che se la prendono con me invece che con l'altro. 

Giulio questi dati sono a dir poco emblematici. Innanzitutto non capisco il dato delle quasi 30 giornate di ferie annue di cui "godono i dipendenti pubblici, visto che nel privato (PMI) sono 21. Il 30% in meno.

Piuttosto ci sarebbe da chiedersi perché sono diminuite (e di mezza giornata all'anno): saranno diminuiti i lavoratori di quei comparti che prevedono un numero maggiore di ferie?

Sinceramente non capisco il tuo "non capire": i giorni di ferie sono stabiliti dai contratti collettivi nazionali, sono a disposizione di tutti e non sono derogabili. Un ministro cosa dovrebbe fare per abbassarle di numero? Rifare tutti i contratti collettivi aumentando di conseguenza gli stipendi dei dipendenti?

A titolo di cronaca per il comparto università si parte da 26+4 (fesitività soppresse) per arrivare (dopo 3 anni) a 28+4; per i bancari (che notoriamente sono privati) mi sembra sia lo stesso.

 

Innanzitutto non capisco il dato delle quasi 30 giornate di ferie annue di cui "godono i dipendenti pubblici, visto che nel privato (PMI) sono 21. Il 30% in meno.

 

La differenza del numero di giorni di ferie tra pubblico e privato è giustificata in gran parte dal fatto che nel pubblico il sabato è considerato lavorativo mentre nel privato non viene conteggiato nel periodo di ferie. In un' azienda privata in  4 settimane  di ferie continuate consumo 20 giorni di ferie ; nel pubblico nelle stesse 4 settimane di ferie consumo 24 giorni di ferie.

Mi sembra facile rispondere che nel privato sono diverse anche le ore/giorno lavorate, che sono molto di più. Il sabato gli statali recuperano solo le ore in meno lavorate. Tra l'altro non è proprio così: moltissimi enti pubblici sono chiusi il sabato (qualcuno, spiritoso, dice anche che non è che il venerdì sia considerato molto lavorativo..).

Solo la scuola (ma non tutte: molte cominciano a fare la "settimana corta" e orario prolungato) mantiene il sabato, e il comparto sicurezza, che ha anche le turnazioni notturne.

I dati sono crudi: gli statali lavorano meno e producono meno.

Per quel che riguarda la mia esperienza diretta di dipendente di ente locale, se si lavorano 5 giorni la settimana i giorni di ferie diventano 26. Compreso il caso della sottoscritta che lavora da martedì a sabato.

Non so se negli altri comparti ci sia una pari riduzione dei giorni di ferie, però.

... scalare la montagna degli 11 giorni di malattia per dipendente, [...]

Grazie Marco, per avere evidenziato l'enormità di questo numero, che anche a me in un certo senso era sfuggito. Perché uno sta li a discutere su quanto siano calate in percentuale le assenze per malattia ma non guarda al valore assoluto: UNDICI giorni all'anno A TESTA! Ed erano 15 o 16! Pensateci, a testa. Se penso a me stesso, la media degli ultimi anni sarà ... uno o due. Se penso ai miei colleghi o anche ai componenti dello staff dei posti dove ho lavorato, viaggiamo magari su 3 o 4. Questi si ammalano tre volte tanto. Come dire: due grosse influenze a testa all'anno! Ma vi rendete conto la follia? Numeri come questi AZZERANO qualsiasi dibattito: sono chiaramente il frutto di un malcostume diffuso e massivo e di frodi trasformate in regole del gioco. Viene veramente la voglia di lanciarsi in arringhe brunettiane contro i fannulloni protetti dai sindacati.

Ma, poi, uno ci pensa e si rende conto che, ancora una volta, il ministro Brunetta arringa troppo e razzola male. Non solo nella sua carriera di dipendente pubblico, ma soprattutto come ministro. Infatti, il buon Giulio è fin troppo generoso con lui. E mi spiego.

1) Si', nei comparti monitorati la caduta su base annua è del 20%, ma non era proprio questo il punto? Ossia che nei comparti monitorati si creava un incentivo a "far bene" assente altrove? Infatti, altrove (e.g. scuola) non è successo nulla, assolutamente nulla. Ho capito che vuoi fare il signore, Giulio, ma non ti sembra di dar troppa rilevanza alla questione "self selection in reporting" all'interno dei comparti monitorati versus il resto? Mah...

2) Poi c'è un altro punto da osservare, sempre nei comparti monitorati. Il grafico che riporti mostra chiaramente che il trend in discesa inizia tra 2003 e 2004. All'interno di questo trend, l'anno 2007 fa eccezione, perché si appiattisce ed anzi risale. Quindi RISPETTO al secondo semestre del 2007 il secondo semestre 2008 sembra indicare una grande discesa. Però se uno fa l'ipotesi, perfettamente ragionevole alla luce di ciò che conosciamo, che il secondo semestre del 2007 sia stato influenzato da un shock "negativo" (ossia, che ha fatto ricrescere temporaneamente le assenze per malattia) e calcola una continuazione nel 2008, esaurito lo shock negativo del 2007, del trend già esistente ... allora l'effetto Brunetta nel secondo semestre 2008 diventa molto minore, ma molto. O no? Non lo dico per il gusto di dir male di Brunetta, che a quello ci pensa lui da solo, ma proprio per capire cosa muova questi dati e cosa faccia effetto, in termini di policy, versus quello che non lo fa.

3) Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading. Considerate il seguente esempio (non campato per aria, visto il problema che stiamo studiando). Supponiamo che si parte da un assenteismo uguale a 17 e che si introducano tecniche (costose) di monitoraggio per ridurlo. Facciamo conto che per ogni 100 euro spesi in monitoraggio si riduca l'assenteismo di 1, perché con 100 si creano controlli che arrivano a dissuadere una persona, non due o tre o mezza, una. Allora, se lo sforzo per controllare, misurato dalla spesa di 100, rimane costante, nel primo anno passo da 17 a 16 (-5,88%) nel secondo anno da 16 a 15 (-6,25%), nel terzo da 15 a 14 (-6,67%), nel quarto da 14 a 13 (-7,14)  e nel quinto da 13 a 12 (-7,7%). A questo punto siamo arrivati. Di fatto non c'è stato nessun cambio strutturale o niente, la stessa causa e lo stesso effetto ogni anno. Però in percentuale sembra che abbiamo aumentato il controllo ... Non so se mi spiego.

 

Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading.

Già, anche per un altro ovvio, semplicissimo motivo.

Se il numero di assenza per malattia passa da 13 a 12 ho un -7,7%. Ma se faccio il conto sul numero complessivo di assenze, immaginando una situazione invariata per il numero di assenze diverse da malattia (ad esempio, 20) e una riduzione da 13 a 12 delle assenze per malattia, ho un calo delle assenze complessive da 33 a 32 (-3%!).

Per cui enfatizzare che

il totale dei giorni di assenza si è ridotto solo dello 0,3%

non mi pare correttissimo, in considerazione del fatto che gran parte dei giorni in questione (a cominciare dalle ferie) sono in gran parte "dati". Insomma, ragionare sulle percentuali mi pare fuorviante, soprattutto se poi non sappiamo da dove viene la voce "formazione" la quale, di per sè, compensa gran parte della diminuzione delle assenze per malattia.

A proposito della variazione nei giorni di ferie, inoltre, sarebbe interessante verificare se non si possa in parte spiegare sulla base del calendario (ad esempio, sulla base della disposizione delle festività, che può incentivare più o meno la richiesta di qualche giorno di ferie per sfruttare "ponti" o simili).

Ultima considerazione... sarebbe carino comparare l'andamento dei giorni di assenza con l'incidenza delle influenze stagionali. Se qualcuno ha idea di dove trovare dati del genere...

Per cui enfatizzare che

il totale dei giorni di assenza si è ridotto solo dello 0,3%

non mi pare correttissimo, in considerazione del fatto che gran parte dei giorni in questione (a cominciare dalle ferie) sono in gran parte "dati". Insomma, ragionare sulle percentuali mi pare fuorviante, soprattutto se poi non sappiamo da dove viene la voce "formazione" la quale, di per sè, compensa gran parte della diminuzione delle assenze per malattia.

Certo, Marco. Come spiegavo in risposta al commento di Michele ho enfatizzato le variazioni percentuali perche' queste usa Brunetta e stiamo confrontanto i suoi numeri con quelli della Ragioneria.

Tenendo dentro la voce formazione le assenze complessive sono invariate in valore assoluto (ovviamente 51.82 e' uguale a 51.65 anche in una rilevazione censuaria) quindi c'e' sostituzione 1 a 1 con altre tipologie. Se questa voce viene aggiunta al totale dal nulla (il che denoterebbe pessima pratica contabile) il mio punto #3 cade. Non sono riuscito a capire questa cosa dalle note esplicative della Ragioneria. Adesso provo a chiedere direttamente a loro.

1) Si', nei comparti monitorati la caduta su base annua è del 20%, ma non era proprio questo il punto? Ossia che nei comparti monitorati si creava un incentivo a "far bene" assente altrove? Infatti, altrove (e.g. scuola) non è successo nulla, assolutamente nulla. Ho capito che vuoi fare il signore, Giulio, ma non ti sembra di dar troppa rilevanza alla questione "self selection in reporting" all'interno dei comparti monitorati versus il resto? Mah...

C'era una questione in sospeso: ho ripetutamente scritto che la rilevazione di Brunetta non aveva valore scientifico principalmente a causa di selection e che avremmo fatto i conti giusti alla pubblicazione del Conto annuale. Ora che il Conto annuale e' uscito ho voluto innanzitutto esser chiaro per non dare l'impressione di voler ignorare i dati o di volerli interpretare per un altro verso quando questi contraddicono una cosa che ho detto.

Sgombrato il campo da ogni possibile equivoco o strascico di polemica in questo senso, mettiamo da parte la rilevazione di Brunetta e guardiamo al resto, cioe', per cominciare, i fatti #2 e #3 che discuto nel post.

Ho/abbaimo infatti detto tante altre cose, e queste sono confermate dai dati. Primo, che bisogna scorporare il trend per valutare l'effetto delle misure, come tu ribadisci. Escludendo lo "shock" del 2007, dal 2003 al 2006 la riduzione media nei comparti monitorati e' stata di una giornata per dipendente all'anno (-6%; lasciami usare le variazioni percentuali per il momento perche' questo ci forza a fare l'approccio di Brunetta; poi le abbandoniamo per sempre e riflettiamo su magnitudes e variazioni assolute). La stessa riduzione media nel totale della PA e' stata di 0,7 giornate (-5%). Scorporando questo l'effetto delle misure di Brunetta nel 2008, ossia -2,7 giornate (-18,5%) nei comparti monitorati e -1,5 giornate (-11%) nel complesso della PA) e' pari, rispettivamente, a -1,7 giornate (-12,5%) e 0,9 giornate (-5%). La morale e' sempre quella: si tratta di effetti piccoli rispetto alla portata (in termini di costo innanzitutto e di roboanza mediatica poi) delle misure.

Ho aggiunto l'intera PA alla figura 1 per rendere il punto piu' chiaro.

Secondo, avevo anche detto (da qualche parte in un commento che non riesco a ritrovare) che bisognava tenere d'occhio la sostituzione all'interno delle tipologie di assenza. Il fatto #3 e' secondo me il piu' interessante. Brunetta ha sempre enfatizzato che le sue misure facevano recuperare giornate lavorative, con tutta la retorica del caso sui benefici per gli utenti, la produttivita', eccetera. Oggi vediamo che non c'e' assolutamente nulla di tutto questo. Insomma, seppellita la scaramuccia sulla selection e' di questo che si deve discutere secondo me.

3) Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading. [...] se lo sforzo per controllare, misurato dalla spesa di 100, rimane costante, nel primo anno passo da 17 a 16 (-5,88%) nel secondo anno da 16 a 15 (-6,25%), nel terzo da 15 a 14 (-6,67%), nel quarto da 14 a 13 (-7,14)  e nel quinto da 13 a 12 (-7,7%). A questo punto siamo arrivati. Di fatto non c'è stato nessun cambio strutturale o niente, la stessa causa e lo stesso effetto ogni anno. Però in percentuale sembra che abbiamo aumentato il controllo ... 

Certo, capisco. Probabilmente passare da 13 a 12 e' piu' difficile che passare da 17 a 16, comunque nessuno (tranne Brunetta :-)) si sogna di interpretare queste percentuali come indicatore di efficacia. Grazie in ogni caso per ricordarlo.

Penso sia molto difficile valutare correttamente il numero di giornate di ferie senza conteggiare qunte sono le ore lavorative contrattuali.

Nell'industria chimica, dove lavoro, i giorni di ferie sono 20, ma ci sono altri 13 giorni conteggiati come Riduzione Orario di Lavoro, esistono nel settore pubblico?

Non negli enti locali. Non solo, i permessi per visite mediche (almeno nel Comune dove lavoro) non sono conteggiabili in ore ma in giorni, per un totale annuo di giorni 3 compresi quelli per prestare assistenza a familiari ricoverati o portarli a loro volta a visite mediche, per cui altre visite, assistenze etc. vengono svolte in giorni di ferie.

Esiste una forma di recupero permessi in ore dagli straordinari già effettuati o da effettuare, ma naturalmente questa "banca delle ore" prevede una minore indennità di straordinario per le suddette ore (a parte che in moltissimi comuni gli straordinari sono pagati solo in parte).

Rimane il fatto che non so esattamente come funzioni negli altri comparti, mi dispiace.