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Assenze per malattia: facciamo i conti

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... scalare la montagna degli 11 giorni di malattia per dipendente, [...]

Grazie Marco, per avere evidenziato l'enormità di questo numero, che anche a me in un certo senso era sfuggito. Perché uno sta li a discutere su quanto siano calate in percentuale le assenze per malattia ma non guarda al valore assoluto: UNDICI giorni all'anno A TESTA! Ed erano 15 o 16! Pensateci, a testa. Se penso a me stesso, la media degli ultimi anni sarà ... uno o due. Se penso ai miei colleghi o anche ai componenti dello staff dei posti dove ho lavorato, viaggiamo magari su 3 o 4. Questi si ammalano tre volte tanto. Come dire: due grosse influenze a testa all'anno! Ma vi rendete conto la follia? Numeri come questi AZZERANO qualsiasi dibattito: sono chiaramente il frutto di un malcostume diffuso e massivo e di frodi trasformate in regole del gioco. Viene veramente la voglia di lanciarsi in arringhe brunettiane contro i fannulloni protetti dai sindacati.

Ma, poi, uno ci pensa e si rende conto che, ancora una volta, il ministro Brunetta arringa troppo e razzola male. Non solo nella sua carriera di dipendente pubblico, ma soprattutto come ministro. Infatti, il buon Giulio è fin troppo generoso con lui. E mi spiego.

1) Si', nei comparti monitorati la caduta su base annua è del 20%, ma non era proprio questo il punto? Ossia che nei comparti monitorati si creava un incentivo a "far bene" assente altrove? Infatti, altrove (e.g. scuola) non è successo nulla, assolutamente nulla. Ho capito che vuoi fare il signore, Giulio, ma non ti sembra di dar troppa rilevanza alla questione "self selection in reporting" all'interno dei comparti monitorati versus il resto? Mah...

2) Poi c'è un altro punto da osservare, sempre nei comparti monitorati. Il grafico che riporti mostra chiaramente che il trend in discesa inizia tra 2003 e 2004. All'interno di questo trend, l'anno 2007 fa eccezione, perché si appiattisce ed anzi risale. Quindi RISPETTO al secondo semestre del 2007 il secondo semestre 2008 sembra indicare una grande discesa. Però se uno fa l'ipotesi, perfettamente ragionevole alla luce di ciò che conosciamo, che il secondo semestre del 2007 sia stato influenzato da un shock "negativo" (ossia, che ha fatto ricrescere temporaneamente le assenze per malattia) e calcola una continuazione nel 2008, esaurito lo shock negativo del 2007, del trend già esistente ... allora l'effetto Brunetta nel secondo semestre 2008 diventa molto minore, ma molto. O no? Non lo dico per il gusto di dir male di Brunetta, che a quello ci pensa lui da solo, ma proprio per capire cosa muova questi dati e cosa faccia effetto, in termini di policy, versus quello che non lo fa.

3) Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading. Considerate il seguente esempio (non campato per aria, visto il problema che stiamo studiando). Supponiamo che si parte da un assenteismo uguale a 17 e che si introducano tecniche (costose) di monitoraggio per ridurlo. Facciamo conto che per ogni 100 euro spesi in monitoraggio si riduca l'assenteismo di 1, perché con 100 si creano controlli che arrivano a dissuadere una persona, non due o tre o mezza, una. Allora, se lo sforzo per controllare, misurato dalla spesa di 100, rimane costante, nel primo anno passo da 17 a 16 (-5,88%) nel secondo anno da 16 a 15 (-6,25%), nel terzo da 15 a 14 (-6,67%), nel quarto da 14 a 13 (-7,14)  e nel quinto da 13 a 12 (-7,7%). A questo punto siamo arrivati. Di fatto non c'è stato nessun cambio strutturale o niente, la stessa causa e lo stesso effetto ogni anno. Però in percentuale sembra che abbiamo aumentato il controllo ... Non so se mi spiego.

 

Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading.

Già, anche per un altro ovvio, semplicissimo motivo.

Se il numero di assenza per malattia passa da 13 a 12 ho un -7,7%. Ma se faccio il conto sul numero complessivo di assenze, immaginando una situazione invariata per il numero di assenze diverse da malattia (ad esempio, 20) e una riduzione da 13 a 12 delle assenze per malattia, ho un calo delle assenze complessive da 33 a 32 (-3%!).

Per cui enfatizzare che

il totale dei giorni di assenza si è ridotto solo dello 0,3%

non mi pare correttissimo, in considerazione del fatto che gran parte dei giorni in questione (a cominciare dalle ferie) sono in gran parte "dati". Insomma, ragionare sulle percentuali mi pare fuorviante, soprattutto se poi non sappiamo da dove viene la voce "formazione" la quale, di per sè, compensa gran parte della diminuzione delle assenze per malattia.

A proposito della variazione nei giorni di ferie, inoltre, sarebbe interessante verificare se non si possa in parte spiegare sulla base del calendario (ad esempio, sulla base della disposizione delle festività, che può incentivare più o meno la richiesta di qualche giorno di ferie per sfruttare "ponti" o simili).

Ultima considerazione... sarebbe carino comparare l'andamento dei giorni di assenza con l'incidenza delle influenze stagionali. Se qualcuno ha idea di dove trovare dati del genere...

Per cui enfatizzare che

il totale dei giorni di assenza si è ridotto solo dello 0,3%

non mi pare correttissimo, in considerazione del fatto che gran parte dei giorni in questione (a cominciare dalle ferie) sono in gran parte "dati". Insomma, ragionare sulle percentuali mi pare fuorviante, soprattutto se poi non sappiamo da dove viene la voce "formazione" la quale, di per sè, compensa gran parte della diminuzione delle assenze per malattia.

Certo, Marco. Come spiegavo in risposta al commento di Michele ho enfatizzato le variazioni percentuali perche' queste usa Brunetta e stiamo confrontanto i suoi numeri con quelli della Ragioneria.

Tenendo dentro la voce formazione le assenze complessive sono invariate in valore assoluto (ovviamente 51.82 e' uguale a 51.65 anche in una rilevazione censuaria) quindi c'e' sostituzione 1 a 1 con altre tipologie. Se questa voce viene aggiunta al totale dal nulla (il che denoterebbe pessima pratica contabile) il mio punto #3 cade. Non sono riuscito a capire questa cosa dalle note esplicative della Ragioneria. Adesso provo a chiedere direttamente a loro.

1) Si', nei comparti monitorati la caduta su base annua è del 20%, ma non era proprio questo il punto? Ossia che nei comparti monitorati si creava un incentivo a "far bene" assente altrove? Infatti, altrove (e.g. scuola) non è successo nulla, assolutamente nulla. Ho capito che vuoi fare il signore, Giulio, ma non ti sembra di dar troppa rilevanza alla questione "self selection in reporting" all'interno dei comparti monitorati versus il resto? Mah...

C'era una questione in sospeso: ho ripetutamente scritto che la rilevazione di Brunetta non aveva valore scientifico principalmente a causa di selection e che avremmo fatto i conti giusti alla pubblicazione del Conto annuale. Ora che il Conto annuale e' uscito ho voluto innanzitutto esser chiaro per non dare l'impressione di voler ignorare i dati o di volerli interpretare per un altro verso quando questi contraddicono una cosa che ho detto.

Sgombrato il campo da ogni possibile equivoco o strascico di polemica in questo senso, mettiamo da parte la rilevazione di Brunetta e guardiamo al resto, cioe', per cominciare, i fatti #2 e #3 che discuto nel post.

Ho/abbaimo infatti detto tante altre cose, e queste sono confermate dai dati. Primo, che bisogna scorporare il trend per valutare l'effetto delle misure, come tu ribadisci. Escludendo lo "shock" del 2007, dal 2003 al 2006 la riduzione media nei comparti monitorati e' stata di una giornata per dipendente all'anno (-6%; lasciami usare le variazioni percentuali per il momento perche' questo ci forza a fare l'approccio di Brunetta; poi le abbandoniamo per sempre e riflettiamo su magnitudes e variazioni assolute). La stessa riduzione media nel totale della PA e' stata di 0,7 giornate (-5%). Scorporando questo l'effetto delle misure di Brunetta nel 2008, ossia -2,7 giornate (-18,5%) nei comparti monitorati e -1,5 giornate (-11%) nel complesso della PA) e' pari, rispettivamente, a -1,7 giornate (-12,5%) e 0,9 giornate (-5%). La morale e' sempre quella: si tratta di effetti piccoli rispetto alla portata (in termini di costo innanzitutto e di roboanza mediatica poi) delle misure.

Ho aggiunto l'intera PA alla figura 1 per rendere il punto piu' chiaro.

Secondo, avevo anche detto (da qualche parte in un commento che non riesco a ritrovare) che bisognava tenere d'occhio la sostituzione all'interno delle tipologie di assenza. Il fatto #3 e' secondo me il piu' interessante. Brunetta ha sempre enfatizzato che le sue misure facevano recuperare giornate lavorative, con tutta la retorica del caso sui benefici per gli utenti, la produttivita', eccetera. Oggi vediamo che non c'e' assolutamente nulla di tutto questo. Insomma, seppellita la scaramuccia sulla selection e' di questo che si deve discutere secondo me.

3) Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading. [...] se lo sforzo per controllare, misurato dalla spesa di 100, rimane costante, nel primo anno passo da 17 a 16 (-5,88%) nel secondo anno da 16 a 15 (-6,25%), nel terzo da 15 a 14 (-6,67%), nel quarto da 14 a 13 (-7,14)  e nel quinto da 13 a 12 (-7,7%). A questo punto siamo arrivati. Di fatto non c'è stato nessun cambio strutturale o niente, la stessa causa e lo stesso effetto ogni anno. Però in percentuale sembra che abbiamo aumentato il controllo ... 

Certo, capisco. Probabilmente passare da 13 a 12 e' piu' difficile che passare da 17 a 16, comunque nessuno (tranne Brunetta :-)) si sogna di interpretare queste percentuali come indicatore di efficacia. Grazie in ogni caso per ricordarlo.