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Assenze per malattia: facciamo i conti

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1) Si', nei comparti monitorati la caduta su base annua è del 20%, ma non era proprio questo il punto? Ossia che nei comparti monitorati si creava un incentivo a "far bene" assente altrove? Infatti, altrove (e.g. scuola) non è successo nulla, assolutamente nulla. Ho capito che vuoi fare il signore, Giulio, ma non ti sembra di dar troppa rilevanza alla questione "self selection in reporting" all'interno dei comparti monitorati versus il resto? Mah...

C'era una questione in sospeso: ho ripetutamente scritto che la rilevazione di Brunetta non aveva valore scientifico principalmente a causa di selection e che avremmo fatto i conti giusti alla pubblicazione del Conto annuale. Ora che il Conto annuale e' uscito ho voluto innanzitutto esser chiaro per non dare l'impressione di voler ignorare i dati o di volerli interpretare per un altro verso quando questi contraddicono una cosa che ho detto.

Sgombrato il campo da ogni possibile equivoco o strascico di polemica in questo senso, mettiamo da parte la rilevazione di Brunetta e guardiamo al resto, cioe', per cominciare, i fatti #2 e #3 che discuto nel post.

Ho/abbaimo infatti detto tante altre cose, e queste sono confermate dai dati. Primo, che bisogna scorporare il trend per valutare l'effetto delle misure, come tu ribadisci. Escludendo lo "shock" del 2007, dal 2003 al 2006 la riduzione media nei comparti monitorati e' stata di una giornata per dipendente all'anno (-6%; lasciami usare le variazioni percentuali per il momento perche' questo ci forza a fare l'approccio di Brunetta; poi le abbandoniamo per sempre e riflettiamo su magnitudes e variazioni assolute). La stessa riduzione media nel totale della PA e' stata di 0,7 giornate (-5%). Scorporando questo l'effetto delle misure di Brunetta nel 2008, ossia -2,7 giornate (-18,5%) nei comparti monitorati e -1,5 giornate (-11%) nel complesso della PA) e' pari, rispettivamente, a -1,7 giornate (-12,5%) e 0,9 giornate (-5%). La morale e' sempre quella: si tratta di effetti piccoli rispetto alla portata (in termini di costo innanzitutto e di roboanza mediatica poi) delle misure.

Ho aggiunto l'intera PA alla figura 1 per rendere il punto piu' chiaro.

Secondo, avevo anche detto (da qualche parte in un commento che non riesco a ritrovare) che bisognava tenere d'occhio la sostituzione all'interno delle tipologie di assenza. Il fatto #3 e' secondo me il piu' interessante. Brunetta ha sempre enfatizzato che le sue misure facevano recuperare giornate lavorative, con tutta la retorica del caso sui benefici per gli utenti, la produttivita', eccetera. Oggi vediamo che non c'e' assolutamente nulla di tutto questo. Insomma, seppellita la scaramuccia sulla selection e' di questo che si deve discutere secondo me.

3) Inoltre, occhio alle percentuali come indicatore di efficiacia. Possono essere misleading. [...] se lo sforzo per controllare, misurato dalla spesa di 100, rimane costante, nel primo anno passo da 17 a 16 (-5,88%) nel secondo anno da 16 a 15 (-6,25%), nel terzo da 15 a 14 (-6,67%), nel quarto da 14 a 13 (-7,14)  e nel quinto da 13 a 12 (-7,7%). A questo punto siamo arrivati. Di fatto non c'è stato nessun cambio strutturale o niente, la stessa causa e lo stesso effetto ogni anno. Però in percentuale sembra che abbiamo aumentato il controllo ... 

Certo, capisco. Probabilmente passare da 13 a 12 e' piu' difficile che passare da 17 a 16, comunque nessuno (tranne Brunetta :-)) si sogna di interpretare queste percentuali come indicatore di efficacia. Grazie in ogni caso per ricordarlo.