Titolo

Assenze per malattia: facciamo i conti

19 commenti (espandi tutti)

Intervengo per provare ad esprimere qualche sensazione ed a fornire qualche elemento conoscitivo "da dentro", in qualità di dipendente pubblico, scrivendo peraltro "dall'alto" dei miei 3 (tre) giorni di assenza per malattia dal 2002 (anno d'ingresso in servizio) ad oggi.

Ferie: benché sia un privilegio comune ad altri comparti anche privati, sono effettivamente tante. Io, lavorando 5 giorni la settimana, con i miei 28+4 giorni mi posso assentare più di sei settimane ogni anno.

Qualità del lavoro: la convinzione corrente che il nostro lavoro sia improduttivo e comunque di scarsa qualità e per noi fonte di sofferenza costante. Spesso abbiamo l'impressione che dall'esterno non si capisca nemmeno a quale fine certe funzioni esistano: di qui la convinzione che talune siano state inventate tanto per farci fare qualcosa; per quanto riguarda il mio lavoro, assicuro che non è così. Recentemente l'entrata in vigore di alcune norme comunitarie ha causato al mio Ente una perdita di funzioni a favore di soggetti privati, ora incaricati di pubbliche funzioni; ebbene, le imprese interessate ci contattano per lamentare la perdita di efficienza del servizio  a fronte di maggiori costi; paradossalmente, i privati ora responsabili mi risultano a caccia di dipendenti pubblici pensionandi o recentemente pensionati con esperienza specifica, onde recuperare un po' di qualità nelle prestazioni rese.

Assenze per malattia: i dati non sono chiarissimi. Se le assenze per malattia dei figli rientrano fra le malattie o nelle "altre assenze retribuite" fa molta differenza.
Bisogna considerare il diverso atteggiamento dei datori di lavoro. Siccome nelle coppie in cui uno dei due è dipendente pubblico, è quest'ultimo che di regola fruisce del permesso per malattia dei figli, perché il datore di lavoro "non fa storie", considerando il numero di dipendenti pubblici in Italia e pure scremando le "endogamie" e le fasce d'età non fertili, la circostanza ha un sicuro impatto sui dati. Ciò vale anche per gli ulteriori diritti (qualcuno dirà "privilegi") che le leggi assicurano a tutela della maternità, della disabilità, della malattia cronica, ecc.: nel sistema pubblico se ne fruisce serenamente, non necessariamente abusandone (nei quattordici mesi di malattia oncologica di mia madre, ho fruito di otto giorni complessivi di permessi "extra", utilizzando per il resto le mie ferie).
Nel mio Ente non mi risultano abusi né per la malattia, né per gli altri permessi, perché - senza bisogno della pressione gerarchica - funziona benissimo il condizionamento dei "pari": poiché i più sono "naturalmente" corretti, gli altri si adeguano.
Quanto ai numeri, si tenga conto che in un Ente come il mio, con circa 70 dipendenti, l'assenza di un collega per quattro mesi per un serio problema ad una vertebra (facciamo 5x17= 85 giorni), sommato a 20 giorni di assenza per malattia figli di ciascuno dei dodici colleghi interessati (12x20= 240 giorni), fa sì che ciascuno di noi abbia in carico oltre 4,5 giorni medi di assenza per malattia prima ancora di considerare i propri.

Per ora mi fermo qui ed attendo eventuali osservazioni.
(chiusa che rivela inequivocabilmente la forma mentale del burocrate abituato a concludere le proprie missive con una formula di saluto accompagnata dal "si resta a disposizione per eventuali chiarimenti")

 


Quanto ai numeri, si tenga conto che in un Ente come il mio, con circa 70 dipendenti, l'assenza di un collega per quattro mesi per un serio problema ad una vertebra[...] fa sì che ciascuno di noi abbia in carico oltre 4,5 giorni medi di assenza per malattia prima ancora di considerare i propri.

Nel privato la gente ha la stessa probabilita' di avere problemi ad una vertebra ma i giorni di malattia sono comunque piu' bassi in media (il rapporto e' 4 a 1 1.25 a 1 pubblico/privato).

Detto questo, nessuno si aspetta una "giustificazione" dai singoli. Il punto e' far capire il problema della mala-organizzazione esiste, costa ma nessuno si muove seriamente per affrontarlo. Di sicuro non Brunetta.

 

 

Dalla mia esperienza in una media industria è abbastaza normale che quando ci sono inefficenze si applichi il detto "il pesce inizia a puzzare dalla testa", i problemi di inefficenza si risolvono partendo dall'alto, un dirigente incapace fa molti più danni di un dipendente lavativo.

Prendere un responsabile di reparto e metterlo a tenere in ordine un archivio è perfettamente normale in una piccola o media impresa, si riducono i danni e di solito anche i sindacati non protestano.

Il massimo della punizione prevista da Brunetta per i dirigenti incapaci è una minor aumento dei premi e non la falcidiazione di una parte dello stipendio legata ai risultati , mentre un bibliotecario di mia conoscenza che ha dovuto fare 3 giorni di esami per problemi cardiaci si è preso 3 giorni di ferie per non rimetterci troppi soldi.

Molti pubblici dipendenti di mia conoscenza sognano una privatizzazione del loro settore che farebbe strage di dirigenti politicamente targati e incapaci, e, responsabilizzaindo a tutti i livelli mostrerebbe dove stanno veramente i lavativi.

 

 

Il punto e' far capire il problema della mala-organizzazione esiste, costa ma nessuno si muove seriamente per affrontarlo. Di sicuro non Brunetta.

Brunetta finora non ha risolto pressoche' nulla ma non mi pare si possa dire che abbia operato peggio dei precedenti ministi, anzi secondo me almeno come retorica e dichiarazioni programmatiche ha superato nettamente i precedenti ministri degli ultimi governi.

Riguardo le assenze nel pubblico impiego, esse corrispondono non solo ad uno spreco di risorse pubbliche ma anche ad un iniquo privilegio rispetto ai dipedenti privati.  Il lassismo delle gerarchie del pubblico impiego infine puo' essere ritenuto funzionale alla strategia dei partiti al potere di acquisire consenso politico dagli statali tollerando l'assenteismo, oltre che con l'impiego di risorse pubbliche.

 

Nel privato la gente ha la stessa probabilita' di avere problemi ad una vertebra ma i giorni di malattia sono comunque piu' bassi in media (il rapporto e' 4 a 1 pubblico/privato).

Davvero? E dove trovo questa analisi comparata?

La cercavo da tempo, ma l'unico dato era una vecchia analisi della CGIA di Mestre (e le differenze erano minime).

Al di là di tutto, condivido pienamente le considerazioni di CarloB (anche se ho fatto circa 10 giorni di assenza da quando sono stato assunto nel 2001, ma buona parte sono dovuti all'estrazione di un dente del giudizio). :-)

Quello che mi fa, sinceramente, soffrire è il voler mettere in un unico calderone tutte le P.A..

Noi (Agenzie Fiscali), siamo molto diversi dai Comuni, dalla Scuola, dalle ASL, dai comparti di sicurezza.

A loro volta i Comuni e gli enti locali sono differenti dalla GDF, dalle Università, ecc..

Per Giulio Zanella: cercando alcuni dati, ho trovato questo: 

http://www.uglagenziefiscali.it/ca2/not/2009/assemala.pdf

(non so se possa essere utile alle analisi)

 

Davvero? E dove trovo questa analisi comparata?

Urgh mi prendi di contropiede. Ero sicuro di averlo letto qui su nFA. Forse era nei lucidi di Tronti citati in un altro post di Zanella ma il link del ministero non va piu'.

Si, che io sappia l'unico confronto affidabile pubblico-privato e' quello che ha fatto Tronti utilizzando i dati della rilevazione trimestrale Istat. Ne abbiamo parlato nei precedenti post sull'argomento. Guarda la figura nella quarta slide QUI: al massimo la differenza negli anni passati e' stata di 0,3 ore alla settimana per dipendente. Su 48 settimane lavorative fanno 48*0,3 = 14,4 ore all'anno ovvero 14,4/8 = 1,8 giornate lavorative all'anno.

Ah ecco la rivelazione spannometrica di quella slide mi suggeriva un 25% in piu' nel pubblico rispetto privato. Era 1/4 in piu' non 4 volte.

Per Giulio Zanella: cercando alcuni dati, ho trovato questo: 

http://www.uglagenziefiscali.it/ca2/not/2009/assemala.pdf

(non so se possa essere utile alle analisi)

Grazie. Interessantissimi il dettaglio mensile e la scomposizione sia per genere che per fasce di eta'. Riportano i dati solo fino a dicembre 2008, sai se li hanno mensili anche per il 2009?

Nel privato la gente ha la stessa probabilita' di avere problemi ad una vertebra ma i giorni di malattia sono comunque piu' bassi in media (il rapporto e' 4 a 1 pubblico/privato).

Davvero? E dove trovo questa analisi comparata?

Non si tratta esattamente della stessa quantita' ma e' comunque molto affine quanto afferma S.Livadiotti, che mi sembra serio e documentato (pdf):

L'assenteismo nella pubblica amministrazione e' quattro volte superiore al settore minerario, cioe' un dipendente pubblico si ammala quattro volte di piu' di un minatore.

qui una fonte degna di considerazione (Federmeccanica) parla di assenze medie per malattia pari a 79 ore/anno per dipendente. Se stimiamo un giorno di lavoro pari a 8 ore, il tasso di assenteismo nel più numeroso comparto privato (oltre 2 milioni di lavoratori) è di quasi 10 giorni di malattia pro capite.

Come si arriva ad un rapporto col settore pubblico di 4 a 1? Se l'ha scritto "La Repubblica" dev'essere per forza così! Suggerisco di iniziare correggendo i dati di questo articolo perchè, per "La Repubblica", nel 2005 le assenze per malattia nella PA sono 18 giorni/anno, e non i circa 13 che mostra il grafico!

Penny, se l'ha scritto Repubblica non dev'essere cosi' per forza. Io i dati li ho presi dal database della Ragioneria generale, che e' il posto da dove vanno presi, e cosi' spero facciano i giornalisti di Repubblica.

Grazie per l'interessante rapporto di Federmeccanica. Poiche' stiamo guardando alla differenza pubblico-privato, i conti tornano -- Giorgio si e' sbagliato parlando di rapporto 4 a 1, vedi sopra la sua rettifica.

Si, ovviamente il riferimento a "Repubblica" era ironico. Ho commentato proprio per stigmatizzare il dato 4 a 1 - che non ritengo esatto - ma che grazie a quel giornale (ed altri) ha avuto ampia eco (è stato citato ben due volte nei commenti a questo articolo).

cordialità

ah, scusa, non avevo colto... :-)

Buongiorno a tutti. Sono anch'io un dipendente pubblico e volevo fare alcune considerazioni su quanto il collega CarloB ha affermato. Ma non prima di aver fatto i miei complimenti ai professionisti che scrivono con grande competenza su questo blog. E' con sollievo che constato la loro indipendenza dalla mostruosa macchina mediatico-propagandistica costruita intorno a Brunetta. Ed è con soddisfazione che noto come la conclusione a cui arrivano - senza farsi condizionare dalle chiacchiere da bar, oscillanti tra moralismo da retrobottega e segreta invidia, sui fannulloni del pubblico impiego - non sia dissimile dal titolo della famosa, seppure brutta e fatta male, inchiesta dell'Espresso: Brunetta Bluff. Che il sistema Brunetta sia per certi versi un colossale bluff i dipendenti pubblici lo sanno. Purtroppo non è un bluff per quanto riguarda il trattamento e i diritti dei dipendenti pubblici. I quali, se la "riforma" verrà applicata alla lettera, saranno massacrati. Come offerta sacrificale a Confindustria.

Ora a noi, caro collega.

Ferie: 32 giorni all'anno non sono "tante" e non sono un "privilegio" (sento odore di sindrome di Stoccolma o sbaglio?). Io non mi sento per nulla imbarazzato ad avere 32 giorni di ferie. Mi dispiace per i poveracci che ne hanno meno. Sono loro che dovrebbero averne di più. Il lavoro è importante ma la qualità della vita di ciascuno lo è di più. Un ammontare discreto, e nemmeno esagerato, di giorni di ferie ci aiuta a ricordare che non viviamo in funzione della produttività aziendale, ma per qualcosa di più. E' di questi giorni la crescente protesta di lavoratori del settore privato contro la deriva schiavistica del lavoro domenicale forzato. La massiccia quantità di psicofarmaci consumati negli Stati Uniti è molto probabilmente legata anche alla irrisoria quantità di giorni di ferie a disposizione della grande maggioranza dei lavoratori americani. Preferisco avere 32 giorni di ferie e non consumare psicofarmaci, non assumere droghe per essere "più competitivo" e non vivere per lavorare. Facendo di conseguenza una vita - scusate il termine - di merda.

Qualità del lavoro: nell'Ente in cui lavoro è mediamente elevata, su uno standard europeo. La convinzione corrente, e abilmente sfruttata/amplificata da Brunetta, che il nostro lavoro sia improduttivo è falsa e infondata - ho sentito dire che il pubblico impiego produce il 14% del PIL, non so quanto il dato sia affidabile - , ma ci condurrà alla rovina perché l'obiettivo finale del Ministro e dei suoi mandanti è la privatizzazione del settore pubblico. Naturalmente l'equazione privato = più efficienza è una delle tragiche bufale del nostro tempo, come mille esempi di privatizzazioni disastrose per utenti e lavoratori ci mostrano ad abundantiam, e la tua esperienza lo prova. In realtà le privatizzazioni di pezzi del settore pubblico di cui io personalmente sono a conoscenza sono finite o stanno finendo in catastrofi inenarrabili. Specialmente, purtroppo, per chi ci lavora(va). Ma dei lavoratori non frega più niente a nessuno. Si arrangino.

Assenze per malattia: io sto anche dietro al protocollo e vedo i certificati e le visite fiscali dei miei colleghi di servizio. Da quando Brunetta imperversa con il suo populismo furibondo e leggermente teppistico nei toni e nelle intenzioni, sono un po' calate quelle di un giorno, è vero, ma il tasso di assenze per malattia non è e non è mai stato alto. Perché la gente da noi è in linea di massima onesta. Io lo definisco fisiologico, tenuto conto - via, cerchiamo di essere umani - della preponderanza numerica di collaboratori di sesso femminile spesso con figli e/o con genitori malati o malandati. Stipendio medio, lo ricordo agli smemorati, intorno ai 1,200 euro mensili all inclusive. Ovviamente visto che il sullodato Ministro ci bastona sulla malattia, la gente aguzza l'ingegno e alcune tipologie di permessi, retribuiti e non, che ante Brunetta erano poco gettonate ora lo sono di più. Chi se ne meraviglia è un ingenuo, chi se ne scandalizza un ipocrita. O un moralizzatore degli altri, categoria disprezzabile quant'altre mai e ben rappresentata dal Ministro in carica.

Per finire, due notizie.

Come avete sentito, il Ministro si accinge ad allargare ancora una volta le fasce orarie per la visita fiscale, ormai note come "la fisarmonica di Palazzo Vidoni", dopo che si è inventato un aumento delle assenze per malattia (smentito giorni fa da fonte ufficiale, ma Brunetta se ne impippa delle fonti ufficiali se non sono le sue. Straordinario esempio di rigore scientifico). Una modalità di intervento del genere è di una tale e scoperta demagogia imbecille che non metterebbe neppure conto commentarla. Non avrà alcuna incidenza sul reale andamento delle assenze per malattia, ma consente a Brunetta di continuare la mascherata acchiappavoti dell'eroe castigamatti. Tra qualche mese il Ministero pubblicherà la solita statistica, tendenziosa e manipolata come tutte quelle del mancato premio Nobel, la quale ci rivelerà che il colpo di frusta ha rimesso in riga i dipendenti pubblici. E saranno tutti felici e contenti.

Seconda notizia. L'Ente per il quale sono onorato di lavorare ha disposto una franchigia sulle retribuzioni accessorie (quelle colpite dalla tassa Brunetta sulla malattia) per il secondo semestre 2009. Traduzione, chi si è ammalato nel corso del secondo semestre 2009 non si vedrà lo stipendio decurtato per la malattia. Un segno di considerazione dell'Ente nei confronti di lavoratori onesti e mediamente produttivi, e un'indiretta sconfessione di tutto l'impianto terroristico-punitivo-vampiresco messo su dall'uomo di Venezia.

Buon proseguimento a tutti.

 

grazie, giovanni. potresti dirci un po' di piu' su due punti (nelle due "notizie") che mi sembrano molto interessanti?

primo:

[Brunetta] si è inventato un aumento delle assenze per malattia (smentito giorni fa da fonte ufficiale, [etc.])

quale fonte ufficiale ha smentito gli aumenti delle assenze da agosto 2009 in poi?

secondo:

L'Ente per il quale sono onorato di lavorare ha disposto una franchigia sulle retribuzioni accessorie

possono farlo? sai se altri enti lo fanno?

Ciao Giovanni e benvenuto!

Tre note su quello che dici:

- 32 giorni di ferie: qui in America è tanto se te ne danno 24, ma è normale avere gente con una ventina di giorni l'anno. Per questo la percezione è che in Italia si stia meglio, nel senso che la gente lavora meno ore l'anno

- Privatizzare il settore pubblica: su un blog come NfA, va giustificata un'affermazione come "l'equazione privato = più efficienza è una delle tragiche bufale del nostro tempo". Io sono convinto, e penso anche molti altri qui, che invece privatizzare possa avere spesso effetti positivi. Per privatizzare intendo dire, affidare a privati soggetti alle leggi di mercato, alcune cose che adesso fa lo Stato. Penso d'altronde che ci siano cose che lo Stato non dovrebbe privatizzare (e.g. la difesa, la polizia, etc.). Sul fatto che la privatizzazione nuocia ai lavoratori, dobbiamo intenderci. Probabilmente in un'azienda privatizzata il modello sarà diverso: si chiederà a un lavoratore maggiore impegno e maggiore stress, a fronte della possibilità di guadagnare di più

- Stipendio pubblico: 1,200€. Penso che il basso stipendio sia dovuto a una serie di fattori, tra cui il fatto che, come dicevo sopra, in Italia si lavorano meno ore all'anno che in altri paesi, e anche il fatto che in Italia lo stipendio è quasi solo fisso, quindi non ci sono incentivi sulla performance

er privatizzare intendo dire, affidare a privati soggetti alle leggi di mercato, alcune cose che adesso fa lo Stato.

Credo che il lettore sottointenda che perche' si vedano effetti positivi e' importante che ci sia un mercato: se la privatizzazione e' soltanto un passaggio di un monopolio da pubblico a privato, l'utente non e' detto che ci guadagni. Io non sono esperto ma credo che in Italia non siano molto conosciusti i significati degli effetti di privatizzazioni e deregolamentazioni. In particolare deregulation mi sembra che sia quello che serve di piu', prima di privatizzare ma potrei sbagliarmi.

Riguardo ai 32 giorni di ferie pagate vorrei chiedere a Giovanni una cosa. Giovanni: mettiamo che io sia il tuo ministro e ti proponessi la seguente modifica al contratto. I tuoi giorni di ferie pagate passano da 32 a 4. Sei pero' libero di prenderti ferie non pagate - se e quando vuoi. Il tuo stipendio mensile aumenta pero' del 15%. Accetti la proposta?

 

Riguardo ai 32 giorni di ferie pagate vorrei chiedere a Giovanni una cosa. Giovanni: mettiamo che io sia il tuo ministro e ti proponessi la seguente modifica al contratto. I tuoi giorni di ferie pagate passano da 32 a 4. Sei pero' libero di prenderti ferie non pagate - se e quando vuoi. Il tuo stipendio mensile aumenta pero' del 15%. Accetti la proposta?

Scusa, ma non capisco l'esempio.

1) scommetto che neppure il più pro-fannullone dei contratti pubblici permette ovunque e comunque ai dipendenti di "prendere le ferie se e quando vuoi": sarebbe la fine di ogni programmazione del lavoro...

2) Se ho fatto bene i conti l'aumento del 15% stipendio corrisponde all'incirca alle ore lavorate in più medie mensili (20 contro 18 o 22 contro 25, a seconda se la settimana lavorativa è di 5 o 6 giorni).

Insomma, l'aumento dello stipendio dell'entità da te proposta è un semplice effetto "naturale" del ridotto numero di giorni di ferie.

3) Si o no cosa dimostrerebbe? Io, da metalmeccanico con 33 giorni di assenze retribuite, direi di no, ma conosco almeno un mio collega che esulterebbe :)