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Lo Spreco

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Provo ad abbozzare qualche risposta.

Non penso che i fisici o i matematici si straccino le vesti quando leggono sui vari rotocalchi articoli divulgativi sui loro temi. E dire che fisici e matematici sono solitamente studiosi scientificamente più seri degli economisti.

Oltre a essere più seri di noi, fisici e matematici hanno una fortuna addizionale. In genere la gente capisce bene che parlare di matematica e fisica richiede cognizione di causa. Quindi nessuno scrive sul Corriere che l'insieme di Cantor è numerabile. Se qualcuno lo facesse sono certo che i matematici reagirebbero con durezza, e farebbero molto bene. Per qualche ragione invece si ritiene che quando si parla di economia sia perfettamente accettabile e normale ignorare qualunque base di teoria economica. La ragione, per prevenire una obiezione naturale, non è che la teoria economica fa tutta schifo. Infatti quando fai presente le ragioni della teoria ti trovi tipicamente di fronte a reazioni del tipo ''ma guarda, non ci avevo pensato''.

Beh esistono mi pare anche i trasferimenti di beni, come strumento redistributivo,o no? Il fornaio sotto casa mia in via brioschi a Milano soleva dare il pane avanzato e anche qualche cornetto ai “barbun” abituali frequentatori della zona del naviglio…costo zero, allocazione dominante paretianamente quella precedente

Su questo credo abbiamo già chiarito sia io sia Giulio. Il problema è che molti trasferimenti sono più costosi del beneficio che apportano. Ripeto, nell'articolo non è detto da nessuna parte che i panettieri rifiutano di regalare il pane avanzato. Sono sicuro che quelli che lo possono fare in modo ragionevole lo fanno. Lo buttano via quelli che non hanno modo di regalarlo facilmente.

Questo tono un po’ risentito e da club autarchico e insofferente non le fa onore. Se ha intenzione di attaccare a muso duro tutti gli editoriali dei quotidiani italiani che dicono sciocchezze avrà lavoro assicurato per i prossimi decenni.

Mi spiace molto aver dato l'impressione di avere un tono risentito e di essere un altezzoso accademico arrabbiato per l'invasione di campo. Non è assolutamente così, ma ammetto che anni da economista hanno duramente inciso sulle mie capacità comunicative.

Non è questione di risentimento, ma di far bene il proprio lavoro e di dire cose sensate. Io credo che se a un economista bravissimo chiedessero di parlare su cose di cui non sa nulla, dovrebbe rifiutarsi di farlo. Alcuni purtroppo non rifiutano, di solito con pessimi risultati. Allo stesso modo, se a un grande critico letterario si chiede di commentare su fatti economici, e detto critico non conosce nemmeno in modo dilettantesco le basi dell'economia, allora tale grande critico farebbe di gran lunga meglio a star zitto. Se invece gli economisti, i critici letterari, o chiunque altro scelgono di parlare a vanvera di cose che non sanno e non capiscono urge farlo notare per favorire al più presto la cessazione dello scempio della logica. Questo vale ovviamente quando si parla di divulgazione e giornali popolari. Sui giornali accademici le sciocchezze vengono stanate prima e non vengono pubblicate (tranne che in discipline ancora meno serie dell'economia).

Sul fatto che ad attaccare gli editoriali che dicono sciocchezze si finisca con il far notte, pienamente d'accordo. Noi purtroppo il blog lo scriviamo da dilettanti e nel tempo libero, quindi non possiamo criticare sistematicamente tutto quello che lo meriterebbe. Ce la prendiamo un po' a caso con chi capita a tiro. Non è quindi accanimento, è che a Giulio a un certo punto è saltata la mosca al naso e ha scritto qualche riga, mica un gran trattato, per mettere luce le sciocchezze di un noto e stimato intellettuale su un noto e stimato giornale. Con la speranza che il noto e stimato intellettuale la prossima volta ci pensi due volte prima di parlare su cose che non sa (perché nemmeno gli intellettuali raffinati sanno tutto di tutto) e che il noto e stimato giornale si chieda la prossima volta se veramente ha senso chiedere a un critico letterario di discutere di economia.

 

Oltre a essere più seri di noi, fisici e matematici hanno una fortuna addizionale. In genere la gente capisce bene che parlare di matematica e fisica richiede cognizione di causa. Quindi nessuno scrive sul Corriere che l'insieme di Cantor è numerabile. Se qualcuno lo facesse sono certo che i matematici reagirebbero con durezza, e farebbero molto bene. Per qualche ragione invece si ritiene che quando si parla di economia sia perfettamente accettabile e normale ignorare qualunque base di teoria economica.

La ragione oltre a quella della spesso poca serietà degli economisti rispetto a matematici ecc. probabilmente risiede nel debole statuto epistemologico della disciplina e dalla presunzione comune agli economisti e ai non economisti che sia più facile parlare di scelte di consumo e tassazione che di "spazi polacchi" e "analisi combinatoria"...

Condivido e apprezzo il tono e il contenuto del seguito della risposta... Ho detto qualcosina d'altro a riguardo in risposta a Giulio più sopra...

In un mondo ideale, sarebbe bello che ognuno facesse ciò che sa fare meglio, il germanista il germanista, l'economista l'economista e così via...ma pur condividendo il principio espresso dal suo post, devo riconoscere che in un mondo ideale non siamo e di fronte alle tante vergogne italiche mi sentirei, seppur in minoranza, di perdonare Magris (e anche Bagnasco che ne ha dette di peggiori) per un peccato di superbia...

ps. stasera ho mangiato il mio tozzo di pane guardandolo sotto un'altra luce.

ps2. grazie ancora per il suggerimento su come citare nel blog.

La ragione oltre a quella della spesso poca serietà degli economisti rispetto a matematici ecc. probabilmente risiede nel debole statuto epistemologico della disciplina e dalla presunzione comune agli economisti e ai non economisti che sia più facile parlare di scelte di consumo e tassazione che di "spazi polacchi" e "analisi combinatoria"...

Hai ragione, l'Economia e' enormemente piu' difficile delle scienze dure. Gli economisti non hanno alcuna presunzione riguardo a questo, lo sanno benissimo. 

Hai ragione, l'Economia e' enormemente piu' difficile delle scienze dure. Gli economisti non hanno alcuna presunzione riguardo a questo, lo sanno benissimo.

La prima frase non l'ho scritta (non credo si possa costruire un preordine totale delle discipline indotto dal loro grado di difficoltà). La seconda non la penso, anzi.

La prima frase non l'ho scritta

Come no, e' nel commento delle 00:52

Ho l'impressione che in questo scambio non vi stiate capendo. Se intendo bene, Malpassotu nega di aver mai detto che l'economia è più difficile delle scienze ''dure''. In effetti questa affermazione nel suo commento delle 00:52 non c'è. Tu, Andrea, a che affermazione ti riferisci?

a questa:

presunzione che sia più facile parlare di scelte di consumo e tassazione che di "spazi polacchi" e "analisi combinatoria

Pensarci due volte prima di parlare? Si, se serve a dire qualcosa di più interessante; no, se diventa una forma di autocensura. L'idea che uno non dovrebbe commentare perché non conosce bene l'argomento mi sembra poco in sintonia con lo spirito di nFA... dopo di che, naturalmente, ben vengano tutte le critiche del caso (anche feroci) senza che nessuno s'offenda.

Aggiungo un link all'insieme di Cantor per chi fosse interessato (direi anch'io che i matematici prenderebbero male eventuali castronerie al riguardo).