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Lo Spreco

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Il fine è sempre lo stesso: star meglio lavorando meno.

Se vivere meglio e star bene sia o meno "eticamente" auspicabile, lo lascio decidere a gente più saggia ed acculturata di me. Io m'accontento di rilevare che mi sembra una buona idea.

Abbastanza ovviamente, TUTTE le volte che uno strumento non permette di raggiungere il fine preposto c'è un problema. Anzi, ce ne sono due: (a) capire perché lo strumento non è utile, (b) trovarne uno migliore. L'esperienza insegna che (b) è un problema MOLTO, ma MOLTO, più complicato di (a).

Ora, dopo tutte queste ovvietà che mi ricordano molto la scoperta che l'acqua bagna, vogliamo passare a qualcosa di più sostanziale che abbia a che fare con l'argomento del post?

O tutto questo è un altro giro di aria fresca per cercare di sostenere che l'acuto Bagnasco nel suo populistico cazzeggiare ha detto qualcosa di "profondo" che le menti deboli come la mia non hanno notato?

Re(3): Lo Spreco

Marcks 10/1/2010 - 16:54

che è stato linkato più sopra, scrive Marco Boninnu:

 

Boninu. Sardo si, ma non fino a quel punto eh ;) !

 

La mia tesi, udisci udisci, è che il liberalismo non può essere equiparato a concezioni religiose dell'uomo e della società.

 

Come no?! Il liberalismo non si basa forse su una particolare visione dell'uomo e, quindi, della società? Non è la stessa dottrina economica classica che si basa sul concetto di homo economicus, che è un concetto teorico, ideologico, certamente non scientifico nel senso delle scienze esatte? Il liberalismo non presuppone forse una precisa scelta in campo etico?

Io sono un liberale convinto ed ho la consapevolezza che la mia convinzione non è basata sulla scienza... è solo la mia visione del mondo, è la mia etica, la mia morale... certamente non l'unica possibile.

 

Capaneo, sbagli. Intanto, la nozione di homo economicus che tu associ troppo sbrigativamente al liberalismo è una parte del discorso, non tutto. Se prendi questo libro, scritto da un libertario liberista americano, troverai un tentativo di fondazione dell'individualismo liberale a partire da un'antropologia aristotelica, che nulla ha che vedere con l'associazione scontata liberalismo ideologia grettamente economicista. Nè si possono negare i collegamenti fra concezioni liberali della persona con forme di diritto naturale, anche se non religioso. L'idea che tu fornisci di liberalismo, come interamente collegato alla sua dimensione economica è, diciamo così, un modo tipico di liquidare la ricchezza e la complessità di temi che vivono nel liberalismo. Certa polemichetta romantica, anti rivoluzione francese, nonché hegelismi di vaglia più o meno scadente hanno sempre insistito su quel collegamento fra liberalismo e ideologia del "homo economicus". Se vuoi avere un idea molto più viva e confortante del liberalismo e della sua antropologia filosofica, dai uno sguardo  questo libro, è illuminante. Poi dico solo di straforo, che l'idea che una fondazione di una ideologica politica su interessi materialmente individuati o preferenze soggettive non riconducibili a motivi "alti" o specificamente ispiratori o edificanti non è una ragione per rigettare quella stessa ideologia; io rispondo alla tua ricostruzione del liberalismo non perché reputi una idea utilitaristica del liberalismo come meno nobile, ma solo per farti notare che le cose non sono sostieni tu.

Sul fatto poi che una concezione etica parziale sia equiparabile complessivamente ad un'altra perché anch'essa parziale...beh diciamo che questa è una fallacia, diciamo così, genetica. Tu sostieni che l'individuazione della fonte di una certa idea basti a collocare quella stessa idea su di un piano eguale a tutte le altre, solo perché tutte sono in fondo parziali? No dai, fare l'albero genealogico delle idee non ci dice nulla sulle idee medesime: infatti, gli storici della filosofia (che sono quelli che per la maggior parte passano per filosofi nell'accademia italiana) sanno tutto di filiazioni e partenogenesi di idee e ideuzze, ma nel merito non sanno dirti nulla delle idee che discutono, solo chi era il babbo o la mamma di certe idee (hai presente i vecchi del paese dei tuoi genitori che ti vedono, e la prima cosa che ti dicono è: ma tu sei figlio di....?).

Voglio dire che il fatto che una concezione morale sia particolare, nel senso di collegata ad una particolare storia (filosofica o genericamente culturale) non basta a porla sul piano di altre concezioni parziali. Non solo perchè è nel merito che una concezione morale, o qualsiasi cosa andrebbe giudicata, ma anche perchè possono esistere concezioni morali di livello diverso. E guarda caso, il liberalismo è anche questo: essa, quando è una concezione morale, è l'idea che esso debba garantire l'esistenza di uno spazio plurale che poi gli individui occuperanno con concezioni morali proprie senza che nessuna di esse possa ambire ad una speciale supremazia nello spazio pubblico. Questo significa che anche le teorie etiche di fatto occupano spazi differenti: una teoria che prescriva cosa specificamente dovrebbero fare gli individui è ben diversa da una teoria che si impegni a individuare spazi proceduralmente neutri come accade nel caso del liberalismo.

Ma anche nel caso tu non volessi accettare questa concezione debolmente procedurale del liberalismo politico, e delle sue corrispondenti implicazioni in campo etico, rimarrebbe che, in genere, il liberalismo si connota per una speciale enfasi attribuita all'autonomia individuale e al rispetto delle condizioni di pluralismo dei valori che sono in genere alieni alle forme di pensiero di natura religiosa. E' un discorso lungo e noioso, ma la sostanza è questa.

Sul fatto che l'unica forma di obbiettività sia quella della scienza, ovviamente non concordo, perchè ancora una volta direi che confondi i piani. Qui parliamo di concezioni etiche (liberali o meno), e la loro preferibilità non può essere aggiudicata solamente in relazione a conoscenze di natura scientifica...anche se la relazione che quelle credenze etiche stabiliscono con i fatti accertati con il metodo scientifico può essere un ulteriore elemento a favore o a sfavore dell'accettazione di quelle credenze. Diciamo che il liberalismo e il pensiero empirico e scientifico vanno d'accordo abbastanza, ciascuno nelle rispettive sfere, ma esse rimangono distinte.

 

Leggendo il dialogo sulla enciclica del Papa ho avuto l'impressione che siate riusciuti (è una seconda persona plurale generica ovviamente...) a trattare l'argomento solo ed esclusivamente nelle misura in cui lo avete, secondo me con una forzatura evidente, ricondotto sui vostri binari... è come se aveste trasformato l'etica in scienza per poterne parlare in termini economici, perchè proprio non riuscite ad accettare l'idea che l'economia è una forma di etica quanto lo è il cristianesimo e quindi non riuscite a parlare di economia, o di liberismo o di liberalismo come di forme di etica... dovete prima trasformare queste cose in scienza... non so se sono chiaro.

 

Sbagli, e di grosso. Le mie obiezioni erano tutte "filosofiche". In quel dialogo, io dicevo solamente che se tutti gli scambi economici devono avvenire in subordine ad una stessa metrica di giudizio, cioè la carità fulminata ex cathedra, allora tutti noi dovremmo convenire di avere un set di valori condivisi in maniera così uniforme in tutta la società, tale che quello scambio possa sottostare ai vincoli normativi che la visione del "mercato" pontificia comporta. Quella situazione, dicevo, sarebbe non desiderabile perché  eliminerebbe una circostanza positiva delle nostre società politiche, ovvero il pluralismo e perché si ridurrebbe in maniera intollerabile il range dei moventi e delle aspirazioni dei cittadini (tutti scambierebbero tutto con un desiderio di fare del bene che sarebbe beneficenza, non mercato); in secondo luogo, il fatto che gli scambi debbano essere condotti sulla base del valore obbiettivo di carità ad esso assegnato da un autorità sottratta alla discussione pubblica e alla critica implicherebbe l'impossibilità di fare scambi liberi (se tutti aderissero già a quella metrica papalina non ci sarebbe bisogno di discorsi per convincere della bontà di quella metrica: se alcuni, in maniera libera e volontaria rifiutano quella metrica ORA, augurarsi che essa si diffonda anche a loro, configura una potenziale limitazione della loro libertà). In più aggiungevo, come una sorta di esperimento mentale, che se esistesse anche solo un caso dove lo scambio stipulato fra due parti, delle quali una delle due svantaggiata in partenza, fosse benefico in misura maggiore proprio per la parte svantaggiata allora bisognerebbe ipotizzare un punto di vista esterno alla transazione e alle parti che decidesse se sia più utile la carità o lo scambio interessato non motivato altruisticamente…una situazione materialmente impossibile.

 

Io leggo con estremo piacere NFA le cui posizioni molto spesso mi rappresentano, pur se a volte presentate con la boria tipica di chi fa parte del mondo accademico, che (anche se non ve ne rendete conto e, anzi, fate la parte dei prof. alla mano) vi caratterizza esattamente come avviene per i professori italiani e non è certo cancellata dalla parolacce. La cosa non mi infastidisce, perchè sentirsi il sale della terra è una debolezza fisiologica nei rappresentanti del mondo accademico...

 

Ma quale boria?  E poi il problema dei baroni italiani non è una questione di boria o alterigia, ma di concorsi truccati, di associazionismo a delinquere, di false pubblicazioni, di peculato, di sabotaggio intenzionale di ogni e qualunque riforma, da destra sinistra o centro; di collateralismo politico; e ancora di servilismo con le autorità economiche, di provincialismo, di tribalismo e di scarsa produttività…

 

è come se aveste trasformato l'etica in scienza per poterne parlare in termini economici, perchè proprio non riuscite ad accettare l'idea che l'economia è una forma di etica quanto lo è il cristianesimo e quindi non riuscite a parlare di economia, o di liberismo o di liberalismo come di forme di etica... dovete prima trasformare queste cose in scienza... non so se sono chiaro.

 

Capaneo, ma per favore…dai l’economia è un etica come il cristianesimo? Ma dai… manco ti rispondo. E non è boria, credimi…. Ma c’è un limite a tutto.