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Lo Spreco

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Lo Spreco

Capaneo 10/1/2010 - 19:27

Rispondo a tutti con un unico intervento.

Scrive Giulio Zanella:

Ciononostante, dopo che tutti i panettieri hanno donato e tutti i barboni hanno preso, pare che ci siano ancora diversi quintali di pane che all'inceneritore ci finiscono. Perche'? Non perche' i panettieri sono senza cuore o i barboni poco furbi, ma semplicemente perche' non e' economico utilizzarli. Dovremmo mobilitarci, raccogliere quel pane a tutti i costi ed utilizzarlo in qualche modo perche' non vada buttato? No, dicono l'economista e la massaia, questo sarebbe fare quello che faceva Pottino.

Io sono perfettamente d'accordo. Sia chiaro, il mio argomento non è: dobbiamo a tutti i costi raccogliere e distribuire il pane che viene sprecato. Il mio argomento è: se c'è del pane che viene sprecato questo è un problema (di economia o di economia domestica, non ha importanza) e si devono cercare possibili soluzioni. Se poi queste possibili soluzioni non esistono, o costano di più del pane che verrebbe recuperato, allora ci teniamo lo spreco e amen. Ciò che non posso condividere è l'idea che, siccome lo spreco è determinato da un comportamento economicamente razionale da parte dei soggetti interessati, allora non è un problema.

I dati non sono chiari e se lo fossero probabilmente non sarei in grado di interpretarli correttamente, ma posso comunque capire che una parte dello spreco è da attribuirsi ai panettieri che infornano più pane di quello che vendono. Altra parte dello spreco è costituita dalle persone che comprano più pane di quello che mangiano.

Io, personalmente, prima di dire che non è un problema, cercherei di capire se posso evitare in maniera razionale questo spreco. La prima cosa che farei è sensibilizzare le persone su questo tema.

Questo tipo di cose può funzionare. Io oggi, giusto per fare un esempio, faccio la raccolta differenziata... qualche anno fa non sapevo nemmeno cosa fosse. E faccio la raccolta differenziata perchè dopo anni di informazione martellante ho capito che la raccolta differenziata porterà dei benefici. Sarebbe così sbagliato spiegare ai cittadini che se quei pochi grammi di pane che sono avanzati, invece di buttarli, li surgelano e li mangiano il giorno dopo, contribuiranno a contenere uno spreco che, a livello di individuo sarà pure di qualche mollica, ma a livello globale è certamente rilevante?

Capisco perfettamente che fare il giro dei fornai per raccogliere il pane avanzato e distribuirlo ai poveri costerebbe di più del pane stesso... e va bene, ma questo è l'unico modo possibile di distribuire quel pane? Non si potrebbe fare il contrario? Cioè si potrebbero informare le famiglie meno abbienti che il fornaio X generalmente alla sera si ritrova con tot pane in avanzo e sarà poi la famiglia ad andarsi a prendere il pane, senza necessità di un furgoncino che faccia il giro della città...

Non mi sembra ci sia nulla di male in questo. Tuttavia, per poterlo fare, prima devo partire dal presupposto che lo spreco del pane è un problema... se lo liquido immediatamente come un comportamento economicamente razionale e quindi, quasi per definizione, un non-problema, tutto questo non lo posso fare...

(o qualunque massaia, vedi che gli economisti sono umili, altro che spocchia! :-))

Più che degli economisti, la spocchia è tipica dei professori universitari di ogni tipo, forma o misura... nell'arte della spocchia, anzi, i professori di diritto credo rimangano in assoluto insuperati ed insuperabili... tutto sommato, la cosa non mi dà alcun fastidio... anzi, in un certo senso mi piace... trovo comprensibile che quando una persona raggiunge livelli di conoscenza tali, in un dato ambito, da insegnare in una struttura universitaria, cominci a guardare il resto del mondo dall'alto verso il basso... l'importante è che di ciò il soggetto abbia, intima ed inconfessabile, la consapevolezza. Questo vale come risposta anche a Marco Boninu.

 

Scrive Alessio:

Il libero mercato provoca delle inefficienze. Bello... Hai in mente qualche altro modello economico che provochi meno inefficienze? E se si, in che modo lo farebbe?

Non ho in mente nessun altro modello astrattamente migliore del libero mercato. Rivendico solo il diritto di correggere, ove possibile, quelle inefficienze. Per farlo, prima di tutto, devo ammettere che si tratta di inefficienze, di qualcosa di non desiderabile, di problemi e devo anche ammettere che la soluzione potrebbe non risiedere negli stessi meccanismi del mercato.

Non mi sembra il caso di fare ragionamenti sull'etica per degli sprechi che non possono essere evitati.

Perfetto! Però che questi sprechi non possono essere evitati dobbiamo verificarlo veramente. Il fatto che siano determinati da comportamenti razionali da un punto di vista economico, non implica necessariamente il fatto che non possano essere evitati.

Scrive Michele Boldrin:

O tutto questo è un altro giro di aria fresca per cercare di sostenere che l'acuto Bagnasco nel suo populistico cazzeggiare ha detto qualcosa di "profondo" che le menti deboli come la mia non hanno notato?

Guarda, non so neanche che cosa abbia detto Bagnasco e me ne frega meno di zero. Per la cronaca: l'ultima volta che ho messo piede in una chiesa era la mia prima comunione. Come dici tu, avrò scoperto l'acqua calda, però ho l'impressione che per quanto ovvie, certe cose siano, nei fatti, spesso dimenticate. Ripeto: probabilmente io non ci avrò capito nulla, ma mi pare che il senso di questo articolo sia: lo spreco del pane è determinato da una serie di comportamenti economicamente razionali e, pertanto, non è un problema. Da qui le mie considerazioni. Da qui le mie domande. Sarà ovvio che il mercato è uno strumento e che il fine è di vivere meglio, ma allora se è solo uno strumento, perchè non si devono potere cercare al di fuori di esso ulteriori strumenti che, ove da solo il mercato non sia riuscito a raggiungere quel fine, vengano in aiuto. Se è ovvio quello che stiamo dicendo perchè, gira che ti rigira, gli economisti in genere (e quindi spesso anche qui su NFA) si ha l'impressione guardino al mercato come a qualcosa di così totalizzante?

In altre parole, perchè se il mercato non riesce a risolvere il problema dello spreco del pane, allora questo problema, come dice Alessio, non può essere risolto? E' lo stesso discorso che si è fatto riguardo al mercato dei servizi legali, dal quale probabilmente nasce l'antipatia di alcuni qui dentro nei miei confronti. Perchè se il mercato degli avvocati non trova un equilibrio ottimale, non si devono cercare altrove (io avevo indicato maggiore severità nelle università) gli strumenti per raggiungere quel fine? A tutt'oggi non riesco a capire cosa ci sia di così eretico nel guardare oltre le regole del libero mercato, ove queste non siano sufficienti a garantire il raggiungimento del fine.

Rispondo, adesso, a Marco Boninu, scusandomi per avere precedentemente scritto male il nome.

Non mi pare di avere mai messo in dubbio che il liberalismo abbia contenuti differenti rispetto a quelli tipici delle religioni ed infatti non capisco perchè hai scritto tutto quel papello... ti ringrazio per la lezione, ma ribadisco (e non mi pare tu lo abbia negato, anzi confermato) che, come le religioni, il liberalismo (ma anche il liberismo) si basa su una particolare visione del mondo e dell'uomo... essere liberale è essere eticamente liberale, come essere cristiano è essere eticamente cristiano. Se tu preferisci il liberalismo perchè portatore di un'etica che occupa uno spazio differente rispetto a quello che tipicamente occupa l'etica sposata dalle religioni, buon per te... io ho fatto la stessa scelta...

Tuttavia, ci possono essere persone che operano una scelta diversa dalla mia e dalla tua. Questa scelta, trattandosi di etica, visione del mondo e dell'uomo e quindi non scienza, non è migliore nè peggiore della nostra... è semplicemente un'altra. E qui passo all'enciclica del Papa.

Tu scrivi:

se tutti gli scambi economici devono avvenire in subordine ad una stessa metrica di giudizio, cioè la carità fulminata ex cathedra, allora tutti noi dovremmo convenire di avere un set di valori condivisi in maniera così uniforme in tutta la società, tale che quello scambio possa sottostare ai vincoli normativi che la visione del "mercato" pontificia comporta. Quella situazione, dicevo, sarebbe non desiderabile perché  eliminerebbe una circostanza positiva delle nostre società politiche, ovvero il pluralismo e perché si ridurrebbe in maniera intollerabile il range dei moventi e delle aspirazioni dei cittadini (tutti scambierebbero tutto con un desiderio di fare del bene che sarebbe beneficenza, non mercato); in secondo luogo, il fatto che gli scambi debbano essere condotti sulla base del valore obbiettivo di carità ad esso assegnato da un autorità sottratta alla discussione pubblica e alla critica implicherebbe l'impossibilità di fare scambi liberi (se tutti aderissero già a quella metrica papalina non ci sarebbe bisogno di discorsi per convincere della bontà di quella metrica: se alcuni, in maniera libera e volontaria rifiutano quella metrica ORA, augurarsi che essa si diffonda anche a loro, configura una potenziale limitazione della loro libertà). In più aggiungevo, come una sorta di esperimento mentale, che se esistesse anche solo un caso dove lo scambio stipulato fra due parti, delle quali una delle due svantaggiata in partenza, fosse benefico in misura maggiore proprio per la parte svantaggiata allora bisognerebbe ipotizzare un punto di vista esterno alla transazione e alle parti che decidesse se sia più utile la carità o lo scambio interessato non motivato altruisticamente…una situazione materialmente impossibile.

Questo mi dà ulteriore conferma di quanto ho sostenuto più sopra e cioè che a volte sembra abbiate difficoltà (e dire che tu non sei un economista...) a guardare oltre l'economics ed il libero mercato, a considerare questo libero mercato come un semplice strumento che serve a raggiungere gli scopi che una data società in un dato momento storico ritiene eticamente auspicabili... che si tratta solo e semplicemente di una scelta etica tra tante possibili, che non ha nulla di scientifico.

Il discorso è molto semplice: al Papa non gliene frega NIENTE dell'utilità (in senso economico) della carità. Non gli interessano le conseguenze nefaste che una generalizzata carità avrebbe sugli scambi commerciali. Non gli importa un fico secco del minore pluralismo che ciò comporterebbe e men che meno si porrebbe il problema di stabilire se la carità ha avuto l'effetto di produrre un reale vantaggio a chi l'ha ricevuta... tutte queste cose interessano a te, perchè riconduci la visione del Papa sui tuoi personali binari. Perchè forzi quella carità nel sistema di valori liberale, in una economia di libero mercato. Perchè, istintivamente, parti dal presupposto che sia IMPOSSIBILE immaginare un mondo in cui gli scambi non rispondano alla logica di utilità e di raggiungimento di benessere. Ed infatti, nel dialogo, una delle premesse fondamentali (senza le quali, sembrerebbe, non ci sarebbe stato nemmeno il dialogo, ma solo una risata...) è che ciò che il Papa auspica sia un mutamento delle "preferenze". Cambiano le preferenze e, pertanto, lo scambio resta ciò che è... semplicemente mentre prima era utile scambiare un paio di scarpe con 30 monete, adesso è utile regalare un paio di scarpe... ma sempre l'utile è ciò che guida lo scambio.

Nella visione del Papa non c'è nulla di tutto questo... nel suo mondo ideale si fa la carità non perchè è utile, ma perchè è GIUSTO. Ciò che cambia, e radicalmente, è il punto di vista. Nel mondo papale la gente certamente VUOLE fare la carità e prova piacere (diretto o indiretto che sia) nel farla, certamente preferisce la carità al guadagno sfrenato, ma lo fa per una scelta etica, morale. Lo farebbe anche se avesse la perfetta consapevolezza che non è utile. E questo può avvenire perfettamente, perchè l'idea che lo scambio debba rispondere ad utilità non è scientifica, ma è filosofica, etica, morale (o come la vuoi chiamare) e, pertanto,può ben essere sostituita da un'altra scelta di segno diverso. Solo se non riesci a concepire questa alternativa (perchè percepisci il tutto come una scienza) senti la necessità di trasmormare la carità in utilità... lo scambio DEVE essere utile e quindi devono cambiare le preferenze nel senso che la carità deve diventare una utilità da perseguire...

Capaneo, ma per favore…dai l’economia è un etica come il cristianesimo?

Sono stato certamente infelice nell'esposizione. Sostituisci il termine economia con liberismo, libero mercato ecc. ecc.