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Lo Spreco

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Re(3): Lo Spreco

crav 11/1/2010 - 17:30

permettimi di replicare, ma senza alcuna polemica.

il tuo articolo non parla del pane ma di come alcune persone hanno commentato una notizia, in particolare dicendo, a tuo giudizio boiate. io mi limito a quest'ottica.

la boiata starebbe nel fatto che non si può parlare di spreco e nella sua eventuale irrilevanza quantitativa. i meccanismi economici sono efficienti, l'ecceduto (non fruibile economicamente) dipende dalle scorte che dipendono dalle preferenze. ergo non c'è spreco.

questo ragiornamento, come detto sopra, e il dire:

Ma e' il comportamento che rivela le preferenze: quei quintali buttati rivelano che non e' economico impiegarli in altro modo. Uno puo' disprezzare questo comportamento, ma non puo' dire che la conclusione e' sbagliata, o superficiale, perche' la gente dovrebbe avere preferenze, abitudini e comporamenti diversi.

sono legati allo stesso punto di vista: ossia dal considerare, correttamente in termini di modellizzazione economica, le preferenze (inferite dai comportamenti) come date, come input esogeno nel modello. In quest'ottica il tuo ragionamento fila.

se invece le preferenze sono il degree of freedom su cui l'attenzione di un pastore di anime si concentra, beh non è più vero che "quei quintali buttati rivelano che non e' economico impiegarli in altro modo". se le preferenze (e quindi i comportamenti) sono le variabili su cui agire allora ciò che viene buttato diventa spreco perchè può trovare allocazione economica alternativa.(->"conclusione sbagliata")

scusami ma la conclusione è che il tuo giudizio è limitato ad un punto di vista che non tiene conto del soggetto in questione (->"superficiale"). non molto diverso dall'accusa che tu stesso rivolgi ai due commentatori nell'articolo. e che tutti noi facciamo di continuo. meglio tenerne conto prima di associare "boiate" a qualcuno però.

relativamente alla questione rilevanza quantitativa ho già risposto sopra: se cambiassero le preferenze non è qualcosa legato al pane ma qualcosa legato ad una diversa considerazione dei bisognosi, ergo non solo le preferenze sul pane cambierebbero ma anche tantissime altre. ergo solo in quest'ottica si può verificare la rilevanza. l'enfasi sul pane si può giustificare con il valore simbolico.

 

crav, sei sempre libero di replicare e anche di polemizzare se vuoi, non c'e' problema finche' si discute civilmente come stiamo facendo :-)

il tuo articolo non parla del pane ma di come alcune persone hanno commentato una notizia, in particolare dicendo, a tuo giudizio boiate.

piano, piano. non ho scritto questo, non ho scritto che bagnasco e magris hanno detto boiate, bensi' che hanno fatto del moralismo. il dizionario garzanti online da', tra le altre, questa definizione di moralismo:

(2) tendenza a considerare i valori morali come preminenti rispetto a tutti gli altri 

questo e' quello che hanno fatto, questo e' quello che mi sono limitato ad osservare: considerano il valore simbolico del pane preminente rispetto alla sua economicita'. non e' una boiata di per se', ma sembra implicare che e' una boiata (nel senso letterale di cosa fatta da un boia d'un economista) buttare quel pane se non ha usi alternativi economicamente realizzabili.

Giulio, come altre volte sei troppo gentile e desideroso di accomodare le affermazioni più svariate e svagate ... sino al punto di finire nel torto (logico, per carità!) e di contraddire ciò che è rilevante nel tuo stesso post!

Anzitutto, ti ricordo che non v'è peggior sordo di chi non vuol sentire ...

In secondo luogo: Bagnasco e Magris HANNO detto (scritto) delle BOIATE. Non solo, ovviamente, hanno fatto del moralismo vuoto e pomposo, ma hanno profferito boiate. Perché? Perché hanno sostenuto che bisognerebbe evitare una cosa inevitabile. Sostenere che è "male" che succeda l'inevitabile e che l'inevitabile andrebbe evitato (senza nemmeno dire come!) costituisce, nel mio vocabolario, una "boiata" (cretinata, troiata, scempiaggine, stupidata ... fate voi). Predicare contro il "male" ed a favore del "bene" è utile solo nella misura in cui il male è evitabile, il bene raggiungibile ed i mezzi per raggiungere il secondo ed evitare il primo esistono o sono almeno concepibili. Altrimenti si dicono solo boiate che fanno serio danno alle menti deboli (e quest'ultime abbondano ...) inducendole a credere nell'impossibile più di quanto già non credano nel medesimo e nelle favole che lo illustrano.

B&M hanno dato ad intendere che vi siano mezzi e tecnologie ed organizzazioni della produzione e distribuzione del pane che potrebbero evitare tale "spreco". Invece tali mezzi/tecnologie/organizzazioni non esistono, letteralmente non esistono. Non li hanno proposti loro (come avrebbero dovuto, se avessero inteso essere intellettualmente onesti) e non li ha proposti, guarda caso, alcuno fra i lettori che, in questa oramai leggermente stucchevole discussione, han provato a difenderne la buona fede o, addirittura, la correttezza. Perché?

Perché ci arrivano anche Rocco e Greta che tali mezzi non esistono! Persino a loro, Rocco e Greta, cadono le briciole quando mangiano e persino loro non riescono a raccoglierle tutte da terra! Infatti: persino Rocco e Greta avanzano, qualche rara volta! E sai perché? Perché la previsione perfetta non esiste, l'informazione è sempre privata, decentrata, limitata ed incompleta. Ossia, il determinismo sociale è una fantasia incoerente ... come, apparentemente, ha recentemente inteso anche il capoufficio del signor Bagnasco! Pensa che grande avanzamento intellettuale: dopo un labrador ed una boxer anche il pastore tedesco è riuscito a capire Smith ed Hayek! L'Italia avanza a passi da gigante ...

L'assenza di indicazioni concrete su come l'inevitabile andrebbe evitato è, poi, pure conferma di scarsa buona fede: se io davvero credo che qualcosa vada evitato perché dannoso, mi sforzo di spiegare come. Se non ho nemmeno idea di come evitarlo, me ne sto zitto. I mali del mondo sono incontabili: elencarli a vanvera, senza proporre alcuna soluzione concreta e cominciando dagli inevitabili, mi sembra un'altezzosa boiata, intenzionale perdippiù. Stare zitti, quando non si ha nulla di interessante o utile da dire, è un'option altamente sottovalutata da preti, editorialisti e tuttologi assortiti, in Italia ed altrove.

P.S. Visto che il pane si mangia e poi si digerisce, non posso resistere ad una postilla di saggezza popolare, quella di quel "popolo" di cui i nostri eroi amano riempirsi la bocca senza averlo mai frequentato. La cacca puzza e sporca: questo è senza dubbio vero. Ma se vivi e mangi, poi digerisci e caghi: per questo evitiamo di moraleggiare sul fetido odore della merda, sia essa nostra od altrui. "Tromba di culo, sanità di corpo: chi non scoreggia è un uomo morto (ecc.)" m'insegno un anziano signore un giorno ... v'è più saggezza in queste supposte "volgarità da osteria" che nei pomposi proclami "etici" dei tuttologi e dei cardinali italici.

certo che scriver un artiolo e decine di post su un commento che si definisce boiata e proprio il massimo. quando gli editorialisti del corriere (aspetta e spera...) scriveranno qualcosa di sensato devo aspettarmi dieci articoli e qualche centinaio di commenti? :)

Che gli avanzi siano inevitabili e che siano causati da informazione privata siamo d'accordo.

Di certo, pero', esiste una remunerazione sufficiente a indurre qualcuno a fare il giro delle panetterie di Milano (la cui posizione geografica e' informazione pubblica e gratuita) a fine giornata e ritirare il pane avanzato. Il mezzo, cioe', esiste.

Il dispiacere di B&M e il sottostante moralismo mi fanno dedurre che loro sarebbero disposti a pagare questa somma pur di non vedere il pane buttato. Se no, di boiate si tratta. Siccome sono gentile :-) gli ho concesso una settimana per vedere cosa fanno.