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Concorsi manipolati: il caso di Roma Tre

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Secondo me ogni lettore di nfA potrebbe portare almeno un esempio di concorso manipolato (quindi sostanzialmente illegale!!!) a corredo di quanto scritto sopra...quando uno poi si chiede perchè nessuno denuncia, la risposta candida candida è la seguente: in realtà il concorso è formalmente ineccepibile, perchè costruito attorno alla figura/professionalità/ che corrisponde perfettamente al/ai candidato/i vincitore/i...questa è la mia ultima esperienza ad un concorso nella pubblica amministrazione (a cui non ho partecipato, per pietà) e che è stato vinto da un ex collega imbarazzato. La risposta che ho riportato me l'ha data colei che ha materialmente preparato l'esame.

Ma allora, mi chiedo: perchè non eliminare i concorsi pubblici ed assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie decisioni/azioni?

Marco

Ma allora, mi chiedo: perchè non eliminare i concorsi pubblici ed assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie decisioni/azioni?

Me lo chiedo anche io. Le malefatte documentate sarebbero meno vergognose se non ci fosse stata la farsa del concorso pubblico: qualcuno avrebbe dovuto prendersi la responsabilita' di scegliere, motivando, il candidato meno titolato, e avrebbe dovuto sopportarne tutte le conseguenze (almeno in una societa' sana e ben funzionante).

Scusa la domanda banale, ma qui forse non c'è qualcuno che ha scelto? E non si è ipso facto preso la responsabilità di questa scelta?

(non mi dilungo adesso in altre considerazioni, ma sicuramente ci sarà l'occasione...)

RR

Scusa la domanda banale, ma qui forse non c'è qualcuno che ha scelto? E non si è ipso facto preso la responsabilità di questa scelta?

La commissione, in teoria espressione della comunita' scientifica nazionale della disciplina, ha scelto e condivide la responsabilita' della scelta. Tuttavia questo e' solamente uno schermo che nasconde e confonde quanto e' realmente accaduto e quali sono le reali responsabilita'. I veri responsabili della scelta sono molto probabilmente i vertici della facolta', rappresentati dal membro interno nella commissione.  Il membro interno e' in minoranza, ma tipicamente il resto della commissione asseconda le sue scelte in cambio di un favore simmetrico a ruoli invertiti in altri concorsi.

Con concorsi organizzati in tal modo risulta semplicemente irrealizzabile da un punto di vista pratico far soffrire le conseguenze di una cattiva scelta su commissari venuti da altri Atenei, e allo stesso tempo vengono surrettiziamente molto attenuate le responsabilita' interne, almeno dal punto di vista formale. Sarebbe molto meglio a mio parere se 1) gli interni fossero unici responsabili delle scelte 2) ci fossero meccanismi efficaci per ridurre fondi e stipendi a tutti gli appartenenti di Dipartimenti che fanno scelte che deprimono la produzione scientifica aggregata del Dipartimento.

Dunque, secondo i miei non aggiornatissimi archivi legislativi, le procedure di trasferimento rimangono regolate da:
Art. 3, L. 3 luglio 1998, n. 210
Art. 2, L. 18 marzo 1958, n. 311

In particolare, si ha che:

- Con regolamenti emanati dalle università sono stabilite le procedure per la copertura dei posti mediante trasferimento, nonché per la mobilità nell'ambito della stessa sede dei professori e dei ricercatori.

- Tali regolamenti disciplinano i trasferimenti, assicurando la valutazione comparativa dei candidati secondo criteri generali predeterminati e adeguate forme di pubblicità della procedura, nonché l'effettuazione dei medesimi esclusivamente a domanda degli interessati e dopo tre anni accademici di loro permanenza in una sede universitaria, anche se in aspettativa ai sensi blablabla

- Salvo che tali regolamenti dispongano diversamente, le deliberazioni riguardanti la procedura per i trasferimenti, sono adottate con il voto della maggioranza assoluta dei professori di ruolo appartenenti alla facoltà, tenuto conto di quanto stabilito [...] relativamente alla partecipazione dei professori fuori ruolo alle adunanze di facoltà.

Non sappiamo chi abbia istruito la valutazione comparativa a Roma 3 (magari una commissione nominata dal Preside, e comunque di interni), cominciamo a vedere quello. Poi, c'è la chiamata della Facoltà, e di questo abbiamo letto.

Tutte assunzioni di responsabilità, con nome e cognome (nel caso della Facoltà, direi che la deliberazione è collettiva, e tuttavia non è malaccio, no?). Comunque NON sto difendendo le attuali procedure, sia ben chiaro, sto solo cercando di capire, tanto per cominciare.

Sulla depressione della "produzione scientifica aggregata" non mi pronuncio in questo post, ma ci ritorno senz'altro.

RR

Dunque, secondo i miei non aggiornatissimi archivi legislativi, le procedure di trasferimento rimangono regolate da:

Hai ragione, questo di cui si parla e' un concorso per trasferimento e quindi anche formalmente unicamente responsabilita' della facolta', mentre quanto ho scritto vale per altro genere di concorsi, quelli dove non si trasferisce un ordinario da una sede all'altra ma si promuove un non-ordinario ad ordinario.

Scusa la domanda banale, ma qui forse non c'è qualcuno che ha scelto? E non si è ipso facto preso la responsabilità di questa scelta?

Certo, ma le conseguenze monetarie sono zero. Un dipartimento che ha Lippi (che pubblica su Econometrica e Review of Economic Studies e Journal of Monetary Economics) dovrebbe ovviamente ricevere MOLTI piu' soldi di un dipartimento che ha Termini (che pubblica su... boh? Rivista di Politica Economica forse, se pubblica at all), e questo e' il senso della proposta descritta da giovanni federico. A me sembra facile da capire, mah...

Certo, ma le conseguenze monetarie sono zero.

Uhm, capisco che gli economisti abbiano in testa la moneta almeno quanto il PdC abbia in testa la biancheria intima femminile...

Comunque, a parte gli scherzi, non sono certo io quello che nega l'importanza della distribuzione selettiva di fondi per la ricerca sulla base del merito (scientifico) - beninteso ci sono diversi drivers e motivazioni per finanziare ricerche, e quindi non c'è una sola scala "assoluta", che può esistere solo nella mente dei Metafisici.

La forma primaria con cui codesta distribuzione andrebbe organizzata è quella tramite Agenzie  indipendenti per il finanziamento di specifici progetti e di altri programmi di sostegno alla ricerca, sulla base di una contabilità full-cost, che consenta quindi all'istituzione di ottenere sostanziosi ritorni anche per ore lavorate e overheads vari. Insomma quelle cose che sapete tutti, e che in Italia si riducono a qualche striminzito PRIN, o PRON, o FIRB e TRIC e TRAC gestito sempre dagli Uffici di qualche Ministero e comunque sulla base di metodi incerti e spartizioni certe.

Siete in grado di proporre e organizzare una cosa simile, che mi sembra il punto Numero Uno? Non mi pare. Pochi economisti e pochi Milanesi, ho visto.

Comunque io parlavo di un'altra cosa. I docenti sono PAGATI per fare un certo lavoro, e fra i compiti previsti c'è anche quello del reclutamento. Quindi lo DEVONO fare correttamente, per motivi puramente accademici e professionali. Non è che che se "le conseguenze monetarie sono zero" possono fare quello che vogliono.

E' chiaro adesso?

RR

P.S.: Poichè io sono per la visione anglosassone che NON collega meccanicamente ricerca e didattica, sarei interessato anche a sapere come insegna la Sig.ra in questione. Per la ricerca, poi, gli interessati possono forse dare un occhio anche a questi?

Comunque io parlavo di un'altra cosa. I docenti sono PAGATI per fare un certo lavoro, e fra i compiti previsti c'è anche quello del reclutamento. Quindi lo DEVONO fare correttamente, per motivi puramente accademici e professionali.

E la sanzione in caso non lo facciano bene sarebbe...?

Comunque io parlavo di un'altra cosa. I docenti sono PAGATI per fare un certo lavoro, e fra i compiti previsti c'è anche quello del reclutamento. Quindi lo DEVONO fare correttamente, per motivi puramente accademici e professionali.

E la sanzione in caso non lo facciano bene sarebbe...?

 

Vi sono diversi piani e diversi livelli. Il Datore di Lavoro (e/o Amministratore) deve avere degli strumenti di conoscenza e di valutazione che gli permettano di sapere come è stato fatto QUEL lavoro, secondo canoni professionali, ESATTAMENTE come lo stesso Datore di Lavoro deve accertarsi che il docente insegni (e come) e che faccia ricerca (e come) - e come faccia l'amministratore (in base alle attribuzioni), la pratica clinica, la diffusione e il trasferimento di conoscenze alla società,... Tutto questo si può e deve ripercuotere su stipendo e posizione lavorativa, però faccio notare che vi sono anche doveri del tipo sì/no, e le peculiari incombenze relative alle valutazioni professionali, come nelle procedure di reclutamento, si controllano tramite Codici Deontologici, Codici Etici, Segretari di Commissione con compiti di controllo delle procedure, Garanti a cui i candidati possono appellarsi, connessi giudizi di appello, perdita di reputazione e biasimo della comunità scientifica se necessario, con termine del rapporto di lavoro in ultima analisi...

Il Datore di Lavoro e la Direzione pro-tempore sono responsabili della buona conduzione dell'istituzione. 

RR

P.S.: come primo esercizio bisognerebbe cominciare con lo scovare i Regolamenti e i criteri di valutazione per i trasferimenti a Roma 3 (vds. Artt. 12 E Art. 7). Poi vedere gli atti del concorso in oggetto, e scrivere un nuovo articolo su nFA quando si ha preso cognizione del tutto :-)

 

 

Antonio, certe risposte te le vai a cercare...... il metodo Renziniano, che non e' altro che una versione di quello sovietico, prevede che si dica ad A di operare in un certo modo, si assegni a B il dovere di controllarlo, a C quello di controllare B, a D quello di controllare C,... il vantaggio di questo sistema e' che eventualmente tutti controlleremo e pertanto avremo diritto ad un'indennita' di controllo... il risultato sara' che saremo tutti probi e ci sara' anche piena occupazione :-)

Gian Luca, secondo te come fa una Direzione Aziendale a sapere che si facciano le cose che si devono fare?

Comunque, sul funzionamento di Panel di Valutazione, non ho dubbi: la gente non può fare come vuole, deve applicare i criteri e i metodi dell'istituzione (che gli paga da mangiare), eventualmente sopperendo le carenze esplicite con i canoni professionali "comunemente noti". Altrimenti, ciapet el camel, ciapet la barcheta, ciapet quel che ti vol ti, e te turnet a ca'. Non te l'ha ordinato il dottore di fare il docente universitario/ricercatore.

RR

Guarda, io ci provo a spiegartelo. Questa cosa dei codici deontologici e delle norme informali, per non parlare di una cosa simile ed altrettanto importante che si chiama peer pressure, insomma tutte queste norme non scritte e indipendenti (direttamente) dal salario  e da un sistema di premi/punizioni direttamente incentivante, sono certamente molto importanti, come sembri tu asserire. MA SI SOSTENGONO SOLO IN UN SISTEMA in cui, alla fine i premi e le punizioni, gli incentivi, di tipo monetario, esistono e vengono usati, almeno come extrema ratio. Se non ci sono puoi invocare al dio deontico tutte le norme e i codici che vuoi. Dove ci sono invece, allora i codici deontologici, le norme, la peer pressure che a te tanto sembrano piacere cominciano a nascere spontaneamente e ad acquisire un loro valore, e, soprattutto, ad essere osservate. 

Guarda, su quello che scrivi io posso convenire ampiamente. Quindi sulla tua posizione io metto subito una firma e me ne vado a mangiare.

E' ESATTAMENTE di queste cose che discutiamo in Europa.

RR

Ma dove esattamente? L'Europa è grande (certo, meno dell'Asia).

Beh se di questo discutete, al prossimo meeting puoi dire suggerire che la mia posizione equivale a questo: prima si comincia a ridurre il salario e, eventualmente, mandare a casa chi non lavora, e poi eventualmente si parlera' di codice deontologico. Anzi, suggerisco una misura stile nazi: ridurre il salario non solo di chi non lavora, ma anche dei suoi colleghi. Vedrai che la peer pressure e i codici deontologici spuntano come funghi.

Far-fetched? Guarda, questo e' esattamente questo che esiste qui, in EUROPA non so: se il mio collega vince un grant, aumentano automaticamente le risorse anche per me. Di poco, e indirettamente. Ma aumentano. Se non lo vince, per me e' peggio. 

suggerisco una misura stile nazi

allora te la puoi tenere

e' esattamente questo che esiste qui, in EUROPA non so: se il mio collega vince un grant, aumentano automaticamente le risorse anche per me.

E' quello che si sta promuovendo e affermando sempre più: il cosidetto Modello full-costing, che per certe azioni del Programma Quadro arriva a coprire il 100% dei costi ammissibili, nonchè a richiedere una contabilità economico-patrimoniale per l'Ente sovvenzionato (non banale per gli Enti pubblici), onde poter disporre di una prezzatura congruente. Con una simile situazione l'Ente arriva a disporre di cifre ben superiori alle cazzatine dei costi marginali tipiche dei progetti di ricerca italiani, e nei Rettorati già da tempo vi sono rumori di sciabola per la redistribuzione di tale manna (che ovviamente in base al sistema italiano è sempre un "di più" rispetto agli stipendi garantiti e al minimo di materiale di consumo).

RR

RR

Ho seguito interessato il dibattito, con un certo qual nodo allo stomaco ma senza intervenire, perché non ho competenze in materia (se non i racconti, ormai lontani nel tempo, di uno zio docente all'università di Bologna che sembrerebbero indicare quanto le cose .... non siano cambiate).

Però, Renzino, ora tu tiri in ballo una mitica "Direzione aziendale" che dovrebbe - mi par di capire - trascorrere il tempo impegnata in controlli minuziosi: questo è il campo mio, dunque lascia che ti renda nota la sorprendente ma banale verità che tale atteggiamento non funziona. L'approccio corretto, quello efficace, consiste nel valutare i risultati e - guarda un po' - da essi far dipendere la premialità ..... non solo individuale, ma persino di gruppo. Dunque, ecco quella peer pressure alla quale si faceva riferimento e che non si capisce perché non dovrebbe avere un sostanziale ruolo anche nell'ambito in discussione .....

Anche in Europa, naturalmente. Qualunque cosa tu intenda con il termine, che evidentemente non sei interessato a rivelare: il quarto segreto di Fatima?

L'approccio corretto, quello efficace, consiste nel valutare i risultati e - guarda un po' - da essi far dipendere la premialità ..... non solo individuale, ma persino di gruppo

Boh, io so per certo che in materia di reclutamento, che è quello sui cui si stava discutendo, tu puoi chiedere alle tue Risorse Umane di procurare la persona che meglio saprà fare un certo lavoro, una certa mansione aziendale. Per far questo, i responsabili avranno un tool-kit da far girare, un metodo di ricerca che parte dalla definizione del job profile alla selection e indi alla job offer: di questo stiamo parlando, del metodo. Se fra 2 mesi il nuovo assunto comincia a tirare i remi in barca, te la prendi con lui, mica puoi prendertela con chi HA SEGUITO il metodo considerato appropriato per trovare la persona.

RR

Pero' se le RU hanno fatto girare alla perfezione la procedura ma la persona assunta non trova il pulsante per accendere il computer, magari due paroline gliele vado a dire.

il risultato sara' che saremo tutti probi e ci sara' anche piena occupazione

I mean, il risultato sara' ITALIA 2.0: i controllori e il controllato si mettono d'accordo per non fare un emerito cazzo da mane a sera.

P.S.: certo che me le cerco le risposte, voglio vedere se battiamo il record del commento piu' comico :-)

 

P.P.S.: ovviamente ho capito che eri ironico, Gianluca

i controllori e il controllato si mettono d'accordo per non fare un emerito cazzo da mane a sera

Prova a chiederlo al CEO della QAA, che ci ha 140 persone alle sue dipendenze, e vedrai cosa ti risponde. Oppure anche quello della spagnola ANECA, o della rumena ARACIS, e della russa NAA... insomma a tutto il resto del mondo tranne l'Italia, la Terra dei Cachi.

RR