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Concorsi manipolati: il caso di Roma Tre

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Visto che la vicenda ha suscitato interesse e alimentato curiosità, lasciatemi ricostruire la procedura e chiarire alcuni aspetti; tanto per suffragare ulteriormente la valutazione di Michele Boldrin.

La procedura.
Posto che i concorsi per trasferimento sono per legge valutazioni comparative, il regolamento di Roma 3 (http://concorsi.uniroma3.it/docenti/concorsi%20ordinario/index.html) sostanzialmente rimanda alla procedura che regola queste ultime e non precisa come debba formarsi la commissione e quali siano effettivamente i suoi compiti. Nell’incertezza, la commissione di facoltà è stata nominata dal Preside, senza alcuna formale consultazione, con compiti istruttori. La sua composizione è incomprensibilmente eterogenea: due soli ordinari di economia politica su 5 membri. Parallelamente, il dipartimento di economia è chiamato a esprimere un parere (non vincolante) sui candidati e quindi forma una commissione. In tutta fretta, di nuovo senza alcuna vera consultazione, il direttore del dipartimento sceglie i due ordinari di economia politica e uno di scienza delle finanze (gli stessi nominati dal Preside). Le commissioni sono consultive, quindi a decidere sono il consiglio di facoltà (solo i prof. ordinari)  che, come sapete, comprende docenti di molti settori disciplinari diversi: giuristi, aziendalisti, matematici, statistici, oltre che economisti di settori diversi. Con quali criteri? Su questo il regolamento di Roma 3 e la legge sono precisi: a)   originalità e innovatività della produzione scientifica e rigore metodologico; b)   apporto individuale del candidato, analiticamente determinato nei lavori in collaborazione; c)   congruenza dell'attività del candidato con le discipline comprese nel settore scientifico-disciplinare per il quale è bandita la procedura di valutazione comparativa e con le tematiche interdisciplinari che le comprendono; d)   valore scientifico della sede editoriale delle pubblicazioni e loro diffusione all'interno della comunità scientifica; e)   continuità temporale della produzione scientifica, e suo grado di aggiornamento rispetto alla ricerca in corso nello specifico settore scientifico-disciplinare.

Svolgimento e esito della procedura.
In rapida sequenza si tiene il consiglio del dipartimento di economia e il consiglio di facoltà. Non si capisce bene perché tanta solerzia. Il dipartimento acquisisce la relazione della commissione che riporta il cosiddetto medaglione dei candidati, senza tuttavia esprimere un vero parere o una valutazione. La discute brevemente e riconosce, a larghissima maggioranza degli ordinari presenti, che i candidati presentano tutti un “profilo scientifico apprezzabile” [qui la dimensione si fa onirica!!]. Il giorno successivo, come ricordato da Michele Boldrin, il consiglio di facoltà vota a larghissima maggioranza la chiamata di V.T. Anche in questo caso, come per il dipartimento, nessuna valutazione viene espressa. La chiamata non è formalmente motivata in base ad alcuno dei criteri che ho richiamato. La valutazione comparativa si esprime con un voto. Sì il concorso è “manipolato”, secondo la definizione di Michele Boldrin.

Perché "manipolare" e non scegliere il migliore?
Credo che i perché siano diversi e alcuni sono emersi nei commenti. 1) la vincitrice è persona vicina a certi ambienti politico-accademici (piuttosto trasversali, anche a giudicare dall’ultima nomina ottenuta). Questo spiega bene la storia dei fondi ministeriali, del cui utilizzo forse il Ministro non è bene informato. 2) Roma 3 non è una roccaforte eterodossa e tantomeno sraffiana, anche se Garegnani si è premurato di rafforzare la guarnigione prima di andare in pensione qualche anno fa. Non credo quindi alla tesi che Lippi, Schivardi e Vitale sono stati penalizzati perché ortodossi, quanto perché non assimilabili dai principali gruppi esistenti: non dagli sraffiani, né dagli agro-ambientalisti del Rettore, né dal gruppo di Scienza delle Finanze etc. Meglio una persona di mondo, abituata alla transazione e al compromesso che un imprevedibile “scienziato”. Inoltre, questo pensiero è sicuramente condiviso da molti non-economisti. 3) Ho la sensazione che molti non credano veramente alla storia che una quota cospicua dei fondi di funzionamento (non di ricerca) degli atenei verrà dalla ricerca dei dipartimenti; magari perchè ritengono che i criteri di valutazione della ricerca saranno laschi e magari annacquati da altri elementi: oltre alla didattica, criteri più vacui come l'"internazionalizzazione", le "attività professionalizzanti". Spero di sbagliarmi, ma non ne sono più tanto sicuro.

Perché non denunciare?
Ma non eravate voi a parlare di incentivi?

 

Chiedete gli atti e vedete se la procedura è stata rispettata, in particolare nella parte che riguarda la valutazione comparativa rispetto ai criteri enunciati nel Regolamento, da parte della Commissione che ha istruito la procedura. E' senz'altro possibile:

Consiglio di Stato, sez. VI, 18 dicembre 2007, n.6545, in Giornale di diritto amministrativo, 2008, 328.

Anche dopo le modifiche apportate agli art.22 e seguenti della l. n.241/1990, è sufficiente a legittimare l'esercizio del diritto di accesso qualsiasi interesse differenziato (non valgono, cioè, gli interessi diffusi N.d.T.B.) e protetto dall'ordinamento, purchè serio e non emulativo, ANCHE SE NON IMMEDIATAMENTE AZIONABILE IN GIUDIZIO.

Ecco a cosa serve il diritto (amministrativo, in questo caso): ad avere dei diritti.

RR

NB: come co-proprietario delle Università statali italiane, e quindi anche di Roma 3, pretendo che quanto si decide e si dispone in leggi, regolamenti, ecc. sia rispettato.