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Concorsi manipolati: il caso di Roma Tre

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Un paio di osservazioni.

1. Voci dall’interno degli economisti di Roma 3– emerge dai commenti -  attribuiscono la chiamata fatta dal consiglio di facoltà a contrapposizioni, diciamo, di scuola. Se così è stato, devo essermi persa qualcosa in quel consiglio di facoltà! Non so di chi sia questa voce, ma il riferimento a contrapposizioni di scuola è stato, in realtà, molto limitato in consiglio e non mi sembra di aver colto segnali che la massa di voti a favore del candidato scelto sia dipesa da una volontà, condivisa da tutte le disparate aree della facoltà, di sostenere l’eterodossia in economia.

Per la lettura di quel voto è molto più interessante interrogarsi - piuttosto che sui condizionamenti di scuola, vecchi problemi certo meritevoli di lunga discussione ma che hanno limitatamente operato in questa vicenda - sui motivi che rendono difficile portare in alcune facoltà (poche facoltà? molte facoltà ?) persone che eccellono nella ricerca.

2. Guardando alle reazioni al pezzo di Michele e a un mio post contiguo a quello di Michele, ho qualche difficoltà a capire perché i commenti su una storia così emblematica dello stato dell’università tendano a mantenersi strettamente sulla vicenda , e soprattutto a non coglierne lezioni di fronte a una riforma incombente – il progetto di legge Gelmini – che modifica parecchio regole, organizzazione, assetti delle strutture universitarie. Nel mio post, ad esempio, ho osservato che l’accentramento di decisioni e poteri che il ddl Gelmini disegna potrebbe rendere controlli sulle chiamate ancora più difficili. Non ho letto commenti su questo. Al di là di ciò, e dunque in termini decisamente più generali, trovo un po’ preoccupante che mentre è all’orizzonte una ampia riforma, con qualche pregio e molti difetti e che complessivamente si configura come un autentico salto nel buio, le reazioni del mondo accademico, o dell’opinione pubblica, siano assai limitate. La stampa appare non molto interessata a sollecitarle o anche ad accoglierle, ma lo stesso mondo accademico – la parte migliore naturalmente, il resto o è indifferente o è ben contento della riforma – sembra soprattutto pervaso da stanchezza e rassegnazione. nFA ha il merito di mantenere viva  in queste settimane la discussione su come dovrebbe essere l’università, ma il confronto con l’attuale contesto e le sue realistiche prospettive stenta anche qui a decollare. Qualcuno può aiutarmi a capire i motivi di una discussione tutto sommato ovunque povera sul futuro prossimo dell’università?

1. Voci dall’interno degli economisti di Roma 3– emerge dai commenti -  attribuiscono la chiamata fatta dal consiglio di facoltà a contrapposizioni, diciamo, di scuola. Se così è stato, devo essermi persa qualcosa in quel consiglio di facoltà!

Ad essere precisi non è proprio così. Rileggendo quanto da me scritto e replicato dovrebbe essere abbatanza chiaro. Comunque lo ribadisco: un economista vicino agli ambienti degli economisti di Romatre (quindi non uno "strutturato" della Facoltà di economia di Romatre) in una conversazione privata in cui si commentava l'esito del concorso di cui in oggetto, riportava un personale parere sulla scelta, parere che suonava più o meno così: " romatre è uno dei pochi posti dove c'è un nucleo di economisti sraffiani (o più genericamente eterodossi) bravi, (implicito era nelle sue parole, l'idea che costoro costituiscano un bastione a difesa della "verità" in economia), una scelta diversa da quella fatta (che lui stesso per altro apprezzava poco) avrebbe comportato l'introduzione di un elemento (neoclassico) perturbatore degli equilibri". Personalmente non so a quali equilibri si riferisse, credo che nella logica consolidata dell'accademia italiana volesse dire "una scelta diversa equivale ad uno in più nelle truppe del nemico". Nel ragionamento dell'economista vicino agli economisti di romatre il nemico è ideologico e di scuola di pensiero, ma si sa che, nella realtà dei fatti, le famose "Scuole" di pensiero italiane, si aggregano non per temi e approcci alla ricerca, ma per tornate concorsuali.

 

 

 

 I ricercatori - o almeno la parte piu politicizzata (rappresentanti CUN, varie associazioni) si stanno agitando per una modifica del loro stato giuridico.

 

I ricercatori - o almeno la parte piu politicizzata (rappresentanti CUN, varie associazioni) si stanno agitando per una modifica del loro stato giuridico.

Piu' precisamente i rappresentanti dei ricercatori sono allarmati per alcuni contenuti della riforma che si sta delineando, che prevedono:

  • per i futuri concorsi di associato
    • la didattica non conta nulla, conta solo la ricerca documentata con titoli
    • i futuri posit di associato saranno agganciati ai bandi per i nuovi ricercatori a termine e (con dettagli che non conosco ma sicuramente stando in Italia saranno stupidamente minuziosi e rigidi) riservati ai ricercatori a termine alla loro scadenza
  • il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato e' posto ad esaurimento
  • italianamente, lo Stato legifera anche una riserva di posti anche per i ricercatori a t.i. ma molto ridotta

Insomma, piu' o meno l'opposto di quanto chiedevano i rappresentanti sindacali dei ricercatori, ovvero la promozione piu' o meno di massa per meriti didattici, ovvero un'innalzamento formale e sostanziale del ruolo dei ricercatori.  La contro-proposta dei ricercatori e' la promozione ad associato a stipendio invariato, contro documentata attivita' didattica. La contro-proposta che farei io e' concorsi liberi, meno stupida regolamentazione statale che non sia invece una sana e rigorosa valutazione dei risultati aggregati per Dipartimento e per ricercatore e gruppo di ricerca.

IPOTESI CONTRO LA TEORIA IDEOLOGICO-SRAFFIANA sulla vergognosa nomina della + mentecatta tra i 4 candidati, anzi l'unica ad esserlo dei 4 (operata da parte del mio caro amico e compagnissimo, rossissimo  - di vergogna - Paolo Leon: sulla cui comicissima replica a "Il Fatto" vale il detto veneto "Peso el tacòn del buso". O, come disse un film classicissimo e cult: Leon Leon Leon, fiiiii bòn!)

Conosco meglio l'area filosofica di Roma3 (con eccellenze in alcuni campi) dove ha studiato mia figlia, che quella economica.

Tuttavia  è noto, è Common Knowledge che gli allievi di PierAngelo siano del tutto emarginati - anche in modo vergognoso, pure se non innocanti né loro né sopratutto il Maestro - dalla accademia italiana, senza alcuna possibilità di avanzamento concorsuale. Quindi non vedo che peso possano avere sulle decisioni locali, se al max sono associati.

Poi vale il procedimento decisionale, tutto arbitrario, immotivato e centrato sul CdF, che sopra si ricordava. Dove contano SOLO le lobby trasversali, inter-discip. ed amicali ROMANE DE ROMA - che hanno sorretto la burocrate che tanto disprezza la materia che AHIME' si ostina a voler insegnare.

Vecio: d'accordo al 100%. Deso gò capio!

Yup, that's the explanation. Garegnani, stavolta, non ha altra colpa che quella d'essere un pavido.

Vago dormir, che xe tardi. Se vedemo marti?