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Super-immigrazione italiana: per necessità economica o per disfunzione dello Stato?

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Per quanto riguarda la Spagna non si mette mai  in evidenza un fatto importante, specie se confrontato con l'Italia. Come si può vedere qui, ben il 36% degli stranieri residenti in Spagna è di origine latinoamericana, per la quasi totalità di lingua spagnola; e il 21% proviene da paesi dell'Europa Occidentale. In tutto ben il 57% della popolazione straniera. E' come se in Italia un 36% degli stranieri fossero cattolici (almeno da un punto di vista sociologico, più che strettamente religioso) e di lingua italiana; e un altro 21% fosse composto da europei occidentali, molti dei quali persone più che benestanti a caccia di un posticino al caldo nella loro Florida europea.

 

Per fare un parallelo con la situazione spagnola, qualora giungessimo alla conclusione che l'Italia abbia bisogno di incrementare la propria popolazione (e non mi sembra assolutamente il caso) si potrebbe pescare fra diversi milioni di persone di più o meno lontana origine italiana attualmente residenti principalmente nelle Americhe e in Australia ma non solo.

Costoro sono "sociologicamente" cattolici e in una qualche misura di lingua Italiana (la parleranno tanto peggio di Di Pietro?) ed in molti casi hanno mantenuto un qualche legame, magari solo sentimentale con l'Italia.

Ovviamente questa è solo "una soluzione in cerca di un problema".

Giusto, stavo per inserire un commento simile. Non avevo dati precisi, ma un'evidenza aneddotica chiarissima. Conosco personalmente decine italiani che, negli ultimi anni, hanno scelto di vivere in Spagna. Non parlo di benestanti alla ricerca di spiagge calde, magari per godersi la pensione. Ma di trentenni attratti dal clima di maggiore tolleranza e libertà rispetto a questioni che in Italia sono tabù (omosessualità, coppie di fatto) e dalla percezione di una maggiore ricettività per le novità culturali e artistiche.

Tra l'altro: quando si parla di mettere in relazione immigrazione ed efficienza dello stato, sarebbe molto interessante esaminare i flussi (in entrata e in uscita) tra i soli paesi considerati nell'articolo.

Magari attratti anche dalla tassazione di favore (20% flat x 5 anni) per i lavoratori qualificati.

Però questo discorso degli immigrati "sociologicamente cattolici" mi ricorda un po' il pallino dell'immigrazione musulmana che hanno quelli fissati con l'Eurabia.

Io non so se voi siete mai stati in Sud America, ma sociologicamente parlando non è proprio dietro l'angolo... non vedo che differenza ci sia tra un cattolico dell'Ecuador, un ortodosso rumeno, un albanese poco religioso e un egiziano musulmano. Ci sono senegalesi islamici e indiani di confessione Sikh perfettamente integrati e impiegati nell'industria o nell'allevamento del Nord Est, e ragazzi cattolicissimi che importano le gang da Caracas o da Lima nella periferia di Milano, per dire.