Titolo

Super-immigrazione italiana: per necessità economica o per disfunzione dello Stato?

4 commenti (espandi tutti)

Bella analisi, che mette giustamente in dubbio certi miti propagandati sia a sinistra che a destra. Mi sembra però debole la parte conclusiva. Sarebbe meglio analizzare la distribuzione degli immigrati nelle varie tipologie di occupazione. Qui e qui e qui qualche dato. In sostanza, credo che si possa dire che l'elevata immigrazione è una risposta di mercato alle particolari condizioni al contorno che nel nostro paese sono (a mio parere):

1) un vasto e tecnologicamente modesto settore industriale che richiede manodopera a basso costo per sopravvivere

2) la tradizionale propensione di settori quali agricoltura e costruzioni ad approvvigionarsi ove possibile di lavoratori in nero o semi in nero semplicemente perché in assenza di controlli conviene sempre

3) una popolazione che invecchia in assenza di strutture pubbliche in grado di fornire l'assistenza necessaria (ossia di soldi per pagarle, grazie al debito pubblico e all'evasione)

4) la tendenza (soprattutto dei lavoratori dipendenti) a difendere il proprio potere d'acquisto attraverso una pressione verso la riduzione dei costi dei servizi (e quindi dei salari di chi lavora nei servizi)

5) una criminalità organizzata potente che può lucrare impunemente sia sugli ingressi che sullo sfruttamento successivo di una parte degli immigrati

Mi pare insomma che, oltre alla questione della regolamentazione dell'immigrazione, vi siano problemi economici di fondo ben più tosti.

3) una popolazione che invecchia in assenza di strutture pubbliche in grado di fornire l'assistenza necessaria (ossia di soldi per pagarle, grazie al debito pubblico e all'evasione)

Sono abbastanza d'accordo su altre affermazioni ma sono in disaccordo con questa.  Non c'e' alcuna carenza di risorse: da decenni ormai lo Stato italiano incassa in tasse e contributi il 40% del PIL, come in Francia e piu' che in Germania e Inghilterra. Nell'ultima legislatura di CS siamo arrivati al 43%. Il problema e' che la spesa pubblica viene sprecata in spese clientelari e latrocini assortiti, e non impiegata efficientemente per le esigenze dei sudditi.

4) la tendenza (soprattutto dei lavoratori dipendenti) a difendere il proprio potere d'acquisto attraverso una pressione verso la riduzione dei costi dei servizi (e quindi dei salari di chi lavora nei servizi)

Ovvero, una "naturale" dinamica dei sistemi economici...

Tornando al tema dell'articolo, propongo due domande:

1) Ma non é che, fermando l'analisi a 20 anni, si sottovaluti il peso dell'immigrazione in Francia o Inghilterra? Non ho dati al riguardo, ma non e' che, magari negli anni '50, la Francia aveva percentuali maggiori, oggi "integrate" di stranieri (tre nomi per intendersi: Thuram, Boghossian, Zidane...)

2) Potrebbe l'immigrazione clandestina "in eccesso al Nord" oggi non é altro che la sostituzione della passata immigrazione dal Sud?

Tra l'altro, a suo tempo anche l'integrazione degli immigrati dal meridione, non e' stata proprio "indolore" (risparmiatemi di cercare citazioni a riguardo, please), pur essendo di certo culturalmente piú vicina dell'Etiopia o della Ucraina,e non essendo costretta in gran parte a vivere in clandestinitá permanente.

2) Potrebbe l'immigrazione clandestina "in eccesso al Nord" oggi non é altro che la sostituzione della passata immigrazione dal Sud?

E probabilmente ha le stesse motivazioni: tener basso il costo del lavoro, ma almeno l'immigrazione meridionale negli anni '60 era concomitante con uno sviluppo industriale che giustificava la carenza di manodopera.