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Super-immigrazione italiana: per necessità economica o per disfunzione dello Stato?

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4) la tendenza (soprattutto dei lavoratori dipendenti) a difendere il proprio potere d'acquisto attraverso una pressione verso la riduzione dei costi dei servizi (e quindi dei salari di chi lavora nei servizi)

Ovvero, una "naturale" dinamica dei sistemi economici...

Tornando al tema dell'articolo, propongo due domande:

1) Ma non é che, fermando l'analisi a 20 anni, si sottovaluti il peso dell'immigrazione in Francia o Inghilterra? Non ho dati al riguardo, ma non e' che, magari negli anni '50, la Francia aveva percentuali maggiori, oggi "integrate" di stranieri (tre nomi per intendersi: Thuram, Boghossian, Zidane...)

2) Potrebbe l'immigrazione clandestina "in eccesso al Nord" oggi non é altro che la sostituzione della passata immigrazione dal Sud?

Tra l'altro, a suo tempo anche l'integrazione degli immigrati dal meridione, non e' stata proprio "indolore" (risparmiatemi di cercare citazioni a riguardo, please), pur essendo di certo culturalmente piú vicina dell'Etiopia o della Ucraina,e non essendo costretta in gran parte a vivere in clandestinitá permanente.

2) Potrebbe l'immigrazione clandestina "in eccesso al Nord" oggi non é altro che la sostituzione della passata immigrazione dal Sud?

E probabilmente ha le stesse motivazioni: tener basso il costo del lavoro, ma almeno l'immigrazione meridionale negli anni '60 era concomitante con uno sviluppo industriale che giustificava la carenza di manodopera.