Titolo

Super-immigrazione italiana: per necessità economica o per disfunzione dello Stato?

3 commenti (espandi tutti)

Si va quindi inevitabilmente sulla mera aneddotica, come per esempio il fatto che ormai da anni nella due maggiori città del Belgio (Anversa e Bruxelles) il nome più comune per i neonati maschi è Mohammed.

Credo che l'Italia non sia rimasta indietro rispetto al Belgio come totale di immigrazione accumulata, neanche aneddoticamente: se non erro anche a Milano il cognome piu' comune non e' piu' Brambilla ma un cognome straniero, cinese se ricordo bene.

Grazie per le risposte.

Il problema va dicotomizzato IMHO:

1) l'immigrazione è un fenomeno virtuoso che contribuisce alla crescita economica?

2) L'immigrazione (in eccesso) è un fenomeno prevenibile, legato in Italia a fallimenti di policy e di law enforcement?

E dati 1) e 2), potrebbe lo stato italiano ridurre gli ingressi come misura anti-crisi? E servirebbe qualcosa? Non sarebbe l'equivalente di una misura protezionistica?

 

Il problema va dicotomizzato IMHO:

1) l'immigrazione è un fenomeno virtuoso che contribuisce alla crescita economica?

Non ne vedo evidenza dai dati, per l'Italia se c'e' correlazione  mi sembra che piu' immigrazione corrisponda a meno crescita (dal 2002 ad oggi).

2) L'immigrazione (in eccesso) è un fenomeno prevenibile, legato in Italia a fallimenti di policy e di law enforcement?

Altri Stati comparabili restringono l'immigrazione molto piu' dell'Italia, pur in presenza di percentuali inferiori anche se ampiamente maggioritarie di elettori favorevoli ad una maggiore restrizione degli ingressi.  Pertanto ritengo che l'immigrazione in eccesso sia conseguenza della disfunzionalita' dello Stato italiano nel tradurre con atti concreti le preferenze degli elettori.