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Super-immigrazione italiana: per necessità economica o per disfunzione dello Stato?

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No l'esempio non è stupido, ma un pò estremo. E poi non sposta le ragioni del problema (prezzo)

Se molti giovani non vogliono fare gli operai (a certe condizioni lavorative-economiche) la ragione è appunto nelle condizioni lavorative-economiche.
Operare "fuori mercato" (sicuramente il termine è un pò improprio) significa non voler modificare queste condizioni per soddisfare la propria domanda di lavoro, ma andare a cercare/richiedere direttamente lavoratori (dall'estero) che possano accettare condizioni "più basse".

OK a tutti, ma questo vuol dire che l'immigrazione risponde a un'esigenza economica ben precisa e che ci sono effettivamente dei lavori che gli italiani "non vogliono fare" e magari che farebbero a prezzi non sostenibili dalla piccola impresa italiana (e qui torniamo al mio discorso iniziale).

Torno a ripetere..non sono un economista, ma che l'aumento dei salari sia non-sostenibile dalle imprese italiane (non solo la piccola) è da dimostrare..forse poi, è un analisi che andrebbe fatta scendendo nel "particolare" non ragionando su aggregati.

In un certo senso il ragionamento si puó rovesciare: l'arrivo massiccio di immigrati ha fatto precipitare le retribuzioni offerte per la raccolta delle arance; allora i giovani di Rosarno non vogliono raccoglierle al nuovo prezzo. Magari lo farebbero per un salario più alto.

In altre parole ancora una volta il problema dell'uovo e della gallina.

Poi spostiamoci in avanti nel tempo: i "vecchi" immigrati, ormai perfettamente integrati, non sono più disposti a raccogliere le arance in cambio di retribuzioni molto basse, esattamente come gli Italiani. Sarà quini necessario un nuovo afflusso di "nuovi" immigrati, non integrati e possibilmente clandestini, cioè ricattabili, che accettino di raccogliere le arance a fronte di retribuzioni bassissime.