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Super-immigrazione italiana: per necessità economica o per disfunzione dello Stato?

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Scusate, a nessuno viene in mente la seguente ipotesi?

La composizione e tipologia della domanda di lavoro (quella generata delle imprese nazionali e dell'apparato pubblico) determina composizione e tipologia dell'offerta di lavoro che si forma, endogeneamente, sul suolo nazionale.

Un sistema economico che non evolve, che non genera innovazione, che non premia competenza e professionalità, che sopravvive a mezzo di prodotti e tecnologie arretrate ed in via di progressivo sottosviluppo e che, perdippiù, "deve" (per ragioni politico-sindacal-corporative) mantenere i privilegi di una robusta minoranza (?) super-protetta e super-sussidiata, che tipo di domanda di lavoro ADDIZIONALE (rispetto a quella già esistente ed in via di progressiva sparizione) genera?

- Genera domanda addizionale positiva per lavoro a super buon mercato, non qualificato, superflessibile, disposto a tutto pur di avere un posto e,

- rifiuta (genera domanda addizionale negativa per) il lavoro competente, costoso ed altamente qualificato.

Da cui una emigrazione di cervelli, professionalità e competenze ed una immigrazione di braccia, gambe e torsi robusti.

Morale, banalotta a dire il vero:

Il problema non sono gli "immigrati" per se. Il problema sono le politiche sottostanti, la struttura dei mercati e di quello del lavoro in particolare, il sistema scolastico, i meccanismi attraverso cui si premia o meno il merito e la competenza, il grado di concorrenzialità e mobilità interna al sistema. Il problema è il sistema, assieme alla sua "robusta minoranza" (forse maggioranza) di protetti-sussidiati-parassiti.

I "troppi" immigrati di Alberto (avrei preferito "tanti", ma basta capirsi) sono solo il sintomo, la misura irritante e quotidiana, di questo sottosviluppo progressivo ed inarrestabile. Essi sono la coscienza sporca delle classi dirigenti italiane (politiche, imprenditoriali e sindacali) che anneriscono il paese con le escrescenze prodotte dalla propria incompetenza, malafede e disonestà.

Le escrescenze - pore bestie - non c'entrano nulla, con buona pace dell'incompetente animalità leghista di questi giorni.

Morale, banalotta a dire il vero:

Il problema non sono gli "immigrati" per se. Il problema sono le politiche sottostanti, la struttura dei mercati e di quello del lavoro in particolare, il sistema scolastico, i meccanismi attraverso cui si premia o meno il merito e la competenza, il grado di concorrenzialità e mobilità interna al sistema. Il problema è il sistema, assieme alla sua "robusta minoranza" (forse maggioranza) di protetti-sussidiati-parassiti.

Anche io penso qualcosa di simile.  Ovviamente i responsabili sono gli italiani e specificamente i vertici della politica.  Gli immigrati entrano dove lo Stato li fa entrare, non hanno mica cannoneggiato i nostri porti come il commodoro Perry, e gli altri Stati europei comparabili sono stati in grado di limitare l'immigrazione a livelli molto piu' bassi di quello italiano sul totale dal 1990 ad oggi, specie in periodi di crisi economica e bassa crescita.

La ragione prima di quanto e' accaduto ritengo sia il sistema a Casta che e' connaturato con la storia, la societa' e la cultura italiana: le elites italiane significativamente piu' che nei Paesi dell'Europa centro-settentrionale amano avere masse incolte, ben differenziate verso il basso, relegate in un ruolo subordinato e possibilmente servile in cui devono rimanere invischiate con una bassa mobilita' sociale (quindi poca istruzione e meno meritocrazia possibile, chi eccelle ma non ha relazioni di Casta si accomodi in uscita all'estero).

In un contesto formalmente democratico e moderno, la Casta protetta, sussidiata e parassita al vertice deve per forza offrire posti di sotto-casta ad una parte delle masse per ottenere il loro supporto per tenere su tutto il sistema piu' o meno democraticamente. Questo viene ottenuto con le posizioni garantite e sussidiate nelle grandi imprese di interesse nazionale e con i posti pubblici, particolarmente nel Sud Italia: i dipendenti pubblici meridionali costituiscono una delle fondamentali sotto-caste di massa, ben pagati e garantiti in misura estrema relativamente ai loro concittadini che sono invece immersi in un'economia privata non assistita asfittica e per 2/3 in nero. Questa sottocasta di massa e' uno dei cardini alla base della tenuta e della conservazione del sistema italiano.

Per estendere lo status di sottocasta ad una parte maggiore dei nativi politici e sindacalisti italiani danno dal 1990 spazio agli immigrati regolari e irregolari: seguendo l'impostazione culturale storica italiana le masse native dovrebbero assurgere alla posizione di casta intermedia tra la casta delle elites e la casta asservita degli immigrati, che accorrerebbero volonterosi "per fare i lavori che gli italiani non vogliono piu' fare" a tempo indeterminato, discendenti inclusi. Le masse italiane native accettano di buon grado perche' come sempre (e particolarmente se incolte) seguono l'esempio delle elites e non sognano altro che di giocare il loro stesso ruolo protetto, sussidiato e garantito da assenza di mobilita' sociale.

Il sistema quindi tende a mantenere la Casta di vertice, poi una sottocasta di nativi italiani, e sotto le masse immigrate non qualificate, poco istruite e sottopagate. Dubito tuttavia che gli immigrati accetteranno questa sistemazione, probabilmente certe proto-rivolte come quelle di Rosarno sono forse i primi sintomi che il sistema a caste scricchiola e non continuera' a tempo indeterminato. Ma nel frattempo la Casta al vertice arraffa quello che puo' e lo mette al sicuro nei conti all'estero e nelle finanziarie lussemburghesi e affini.

Il fenomeno-badanti potrebbe essere un paradigma di questo.

Fermo restando che una che si sposta migliaia di chilometri per migliorare la propria situazione merita il nostro rispetto, è lampante che il dilagare delle badanti riflette l'incapacità di mettere su un sistema di servizi e di sicurezza sociale funzionante e adeguatamente remunerativo per tutti gli operatori.

E poi ci lamentiamo se si beccano l'eredità di qualche anziano solo...

è lampante che il dilagare delle badanti riflette l'incapacità di mettere su un sistema di servizi e di sicurezza sociale funzionante e adeguatamente remunerativo per tutti gli operatori.

La Casta politico-sindacale incassa tanto quanto e piu' incassano in tasse e contributi Francia e Germania, oltre il 40% del PIL, ma poi usa queste risorse primariamente per finanziare privilegi di Casta e le clientele necessarie al funzionamento piu' o meno democratico del sistema. Indicatori di questo sistema sono gli stipendi ai vertici mondiali per amministratori e legislatori pubblici, il fenomeno delle case di lusso degli entri previdenziali affittate ad equo canone o addirittura sotto l'equo canone a politici e sindacalisti e loro amici e parenti, il livello miserabile di molti servizi pubblici e l'assenza di sussidi statali decenti per handicappati e non autosufficienti, cui lo Stato ovvia senza spesa accogliendo immigrati irregolari e poi periodicamente facendo mega-sanatorie. Grazie alle rapine di Casta sul patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, finanziato con i contributi ai vertici mondiali, il rendimento del patrimonio immobiliare stesso era e credo continui ad essere addirittura negativo.

Premesso che condivido tutta l'analisi fatta da te, da Michele Boldrin e il "riassunto" sotto di Marco Esposito però, tutto questo, mi fa sorgere una domanda (non so quanto OT) : come ci riusciamo? Come fa l'Italia (oggettivamente, per storia e capacità, inferiore a Germania e Francia) a sprecare tutte queste risorse, rispetto a loro, e ad essere dove siamo?

Intendo dire: non siamo un paradiso e siamo chiaramente in decadenza ma rimaniamo nel G8 e le condizioni di vita e benessere sono (nella maggior parte del paese) buone.

Se potessimo investire i soldi fagocitati dal sistema delle caste in maniera "sana" come in quei paesi cosa diventeremmo? Il paese delle meraviglie?

O noi stiamo vivendo ben al di sopra delle nostre capacità, in attesa che i nodi vengano al pettine (ma quando?), o abbiamo delle potenzialità incredibili (ma quali sono?) che ci consentono di rimanere nella scia di paesi più popolosi e ricchi di risorse, pur sprecando allegramente le nostre, o qualcosa non torna. Qualcuno mi aiuta a capire?

 

Il mio piccolo contributo da emigrato....

Qui in Spagna la maggior parte degli immigrati sono hispanohablante, come è gia stato fatto notare, e un buon 99% di questi sono stati destinati al settore della costruzione, dove hanno contribuito al boom economico del paese.

Credo che in questo caso i "torsi robusti" sono stati decisivi per il balzo in avanti del pil spagnolo, essendo "carne de cañon" per le imprese edili che si sono arricchite grazie alla super barata mano d'opera.

Magari non è un esempio da generalizzare, ma senza di loro non si sarebbero costruite le 800.000 case nel 2005 che hanno fatto la fortuna di tanti squali e segnato poi la crisi del paese negli anni a venire.

Nel 2009 il governo di Zapatero ha in realtá provato a sbarazzarsi degli immigrati in surplus con un piano di rientro volontario che peró, adire il vero, non ha avuto molto successo.

La caduta della percentuale degli immigrati che si vede nel grafico di Alberto è invece dovuta a una naturale discesa della contrattazione degli immigrati nel loro paese di origine, in pratica, i cacciatori di braccia delle imprese di costruzione edili, non avendo più lavoro da offrire, sono rimasti a casa cercando di vendere le case costruite invece di andare in sud america in cerca di braccianti.

Il discorso è praticamente lo stesso se guardiamo all'altro settore portante dell'economia spagnola, ovvero il turismo (camerieri, lavapiatti, etc. etc.).

Qui in Spagna la maggior parte degli immigrati sono hispanohablante, come è gia stato fatto notare,

Quando ho tempo cerco di fare il grafico per il saldo migratorio escludendo gli immigrati della stessa lingua, in questo caso prevedo che l'Italia sara' al vertice superando anche la Spagna.

Nel 2009 il governo di Zapatero ha in realtá provato a sbarazzarsi degli immigrati in surplus con un piano di rientro volontario che peró, adire il vero, non ha avuto molto successo.

La caduta della percentuale degli immigrati che si vede nel grafico di Alberto è invece dovuta a una naturale discesa della contrattazione degli immigrati nel loro paese di origine, in pratica, i cacciatori di braccia delle imprese di costruzione edili

Non si e' mai visto finora un rimpatrio di massa in seguito all'immigrazione di massa.  Gli immigrati arrivati rimangono, ci sono poche storie, e poi ci sono i legittimi ricongiungimenti familiari.  La Spagna e' passata da 15/1000 immigrati all'anno a circa 1.5/1000, gli immigrati continuano ad arrivare ma in numero 10 volte inferiore a prima. In Italia invece c'e' apparentemente ancora richiesta di badanti e raccoglitori di pomodoro, e in ogni caso gli apparati statali di controllo lasciano passare anche chi non e' invitato.

Mi attacco qua perchè Michele, con la consueta lucidità, mette sempre il dito nella piaga, ed è il leit-motiv di molti post e commenti di nfa.

Noi non progrediamo (e il PIL potrebbe non essere il solo indicatore, anche se è attualmente il migliore in uso, come già discusso) perchè siamo cristallizzati, divisi in caste, come l'India del 1600, o la Cina e il Giappone fino al 1800: questi paesi non crescevano, in alcun senso, perchè completamente immobili.

Le cause di questa divisione in caste (in cui gli immigrati svolgono la funzione dei paria nell'India) è da indagare, ma se applichiamo all'Italia di oggi il modellino indiano del 1700 vedremmo che funziona esattamente allo stesso modo.

La correlazione trovata da Alberto fra bassa crescita del PIL  e immigrazione, secondo me, è dovuta più al sistema delle caste, cui gli immigrati hanno aggiunto un tassello mancante, quello appunto dei paria, funzione svolta benissimo anche dai meridionali (la società meridionale è qualla più immobile) di basso livello culturale, ma che la bassa natalità stava svuotando di rappresentanti.

A questo punto tutto funziona: la casta dominante si perpetua anche tramite il meccanismo della cooptazione, la classe media è tenuta in scacco tramite l'induzione della paura (della povertà relativa, dello straniero, dei comunisti, delle tasse, etc.), la classe povera serve per mantenere sotto pressione la classe media e svolgere attività a bassissimo valore aggiunto, da cui la propria povertà che si avvita su se stessa senza fine. Corollario indispensabile: pessime strutture statali e pessimo senso civico (anche indotto, tramite il pessimo comportamento della classe "governante" , che poi induce al "così fan tutti").

E tutto si spiega.

Quindi basterebbe che la classe media si togliesse il prosciutto dagli occhi.

Dove per classe media non faccio riferimento ad un dato reddituale ma alla proporzione che assumono i costi di agency pagati alla casta.

Riproponiamo la "lotta di classe"?

In realtà in un sistema di caste come quello prospettato, la classe media gradisce evidentemente il suo ruolo altrimenti il sistema non si reggerebbe.

Alla classe media piace aver privilegi. Certo, ogni tanto, si lamentano dei privilegi altrui ma non perchè li vorrebbero aboliti solo perchè li vorrebbero estesi. Se, togliendosi il prosciutto, scoprissero che non hanno nessun diritto di essere "medi"? Che magari l'extracomunitario che parla tre lingue, è laureato e fa il muratore ha più diritto di essere "medio" del loro figliolo? No, teniamoci il prosciutto.

Ho usato il termine "classe" perché era usato nell'intervento precedente.

Comunque penso che uno mantiene uno status se i vantaggi che gli derivano sono maggiori dei costi: in questo caso forse molti non fanno questo calcolo o lo fanno male.

Nella rivista dei commercialisti veneti un membro del consiglio nazionale si lamenta perché l'Agenzia Entrate obbliga il visto di conformità per compensare i crediti IVA dicendo che è inutile ed incivile (quindi un costo aggiuntivo inutile per la "classe media"). Dopo poche righe si lamenta perché per questa attività inutile vengono ammessi soggetti diversi dai commercialisti.

Questo è il prosciutto. Conservare  un privilegio per una cosa che si sa che è inutile.

Il punto, a mio avviso, è proprio questo.

Il sistema si regge sul fatto che ogni sua componente è tutelata da privilegi veri o percepiti (esiste "l'albo dei buttafuori"!!!) ed è quindi spaventata, in un'ipotetica "riforma", di perdere più di quanto possa guadagnare. Come fai notare tu, si considerano privilegi cose inutili (ed addirittura, in ultima analisi, controproducenti) ma, allo stesso tempo, esistono una miriade di norme e tutele che impediscono una reale concorrenza. Cose che ognuno vorrebbe togliere, alle altre categorie ma non alla propria e così nessuno tocca niente e si continua con l'attuale situazione.

Ogni componente del "sistema" ne è complice, anche quelle che ne ricevono più svantaggi che vantaggi.

Se vuoi è la differenza tra essere furbi ed essere inteligenti. Noi siamo furbi. Talmente furbi che ci freghiamo da soli.

PS

Sul termine "classe" mi sono permesso una battuta ;-)

Lo schema che io ho proposto è sicuramente di tipo "marxista", d'altronde Karl Marx era un filosofo prestato all'analisi sociologica (non era un economista, sicuramente), quindi classe va inteso nel senso più elastico del termine, visto che poi, come fa anche KM successivamente, l'insieme "classe media" contiene molti sottoinsiemi.

Togliere il prosciutto dagli occhi è complicato (Nfa è uno dei pochi luoghi ove viene fatto con datti empirici, quindi c'è bisogno che dall'altro lato ci sia un cervello), poi come ho già detto ci sono molti sistemi per "offuscare le menti", la paura dell'immigrato (che è comunque utile per svolgere una serie di lavori, qui un lucido argomentare sullo sfruttamento e non, qui i mostri che si possono generare), la paura dei "comunisti" che ti levano quello che ti sei costruito, etc., etc.

Una delle cose che noto, da qualche anno a questa parte, è che è sparita la parola "futuro". Curiosamente nessuno più promette "un futuro migliore", si pensa solo al presente, quindi, se la politica ti ha tolto il futuro è perchè spavendoti del presente ha già raggiunto il suo scopo: perpetuarsi. Da qui il declino.

Per chi ne ha voglia e pazienza consiglio "declino e caduta dell'impero romano" di Gibbon: l'impero comincia a decadere con la vittoria del cristianesimo, che non ti prometteva un futuro migliore in terra, ma in cielo, e con le "migrazioni violente" dei barbari, che i romani non seppero, o meglio vollero, più fermare. La storia si ripete sempre, la prima volta è una tragedia, la seconda è una farsa..

Per chi ne ha voglia e pazienza consiglio "declino e caduta dell'impero romano" di Gibbon

Marco, quell'opera ha degli ottimi spunti ma anche dei grossi difetti, e risale a due secoli e mezzo fa. Come compendio direi che non e' molto consigliabile.

Concordo in pieno. Aggiungerei che non tutti i cervelli, professionalità , competenze..e aggiungerei potenzialità emigrano, ma restano invischiati in un sistema lavoro che utilizza in minima parte questo capitale umano; e questa circostanza toglie sempre più "benzina" allo sviluppo.

A questo punto..resta un quesito: come uscirne?

Lo so, mi faccio sempre domande impossibili.

Aggiungerei che non tutti i cervelli, professionalità , competenze..e aggiungerei potenzialità emigrano, ma restano invischiati in un sistema lavoro che utilizza in minima parte questo capitale umano; e questa circostanza toglie sempre più "benzina" allo sviluppo.

A questo punto..resta un quesito: come uscirne?

Mah, non credo sara' possibile uscirne, siamo una societa' troppo vecchia, corrotta e demograficamente morente. Credo che la cultura italiana si estinguera' per effetto demografico attraverso alcuni decenni e sara' sostituita da una cultura ibrida di carattere misto italiano, rumeno/albanese e nordafricano, probabilmente radicalmente diversa.