Titolo

Ma sono davvero troppi ?

4 commenti (espandi tutti)

Dati buoni non ne ho, ma qualche chiacchiera vorrei farla ugualmente.

L'articolo pone la domanda "gli immigrati sono troppi?" senza distinguere fra regolari e clandestini. Se ci riferiamo agli immigrati regolari, le statistiche ci sono; casomai manca una valutazione almeno approssimativa su quale sia il numero "giusto" (desiderabile, più vantaggioso) di immigrati per poi decidere se questo "numero obiettivo" sia più basso ovvero più elevato di quello degli immigrati regolari effettivamente presenti nel paese.

Per quanto riguarda invece gli immigrati illegali, a prescindere di quanti effettivamente siano si puo' a buon diritto sostenere che siano troppi: non esiste una quantità ottimale di illegalità e pertanto anche se in Italia ci fosse un solo clandestino, sarebbe di troppo.

Per quanto riguarda invece gli immigrati illegali, a prescindere di quanti effettivamente siano si puo' a buon diritto sostenere che siano troppi: non esiste una quantità ottimale di illegalità e pertanto anche se in Italia ci fosse un solo clandestino, sarebbe di troppo.

Sarebbe di troppo come clandestino. ma come immigrato?

Ovvero: se invece di essere clandestino fosse regolare, sarebbe "di troppo" comunque? E' questo, credo, il punto della discussione; perchè se non è "di troppo", la cosa giusta sarebbe di consentirgli di entrare e di lavorare regolarmente in Italia, invece di identificarlo, classificarlo, e poi (forse) espellerlo. Se non altro, utilizzeremmo le risorse delle forze dell'ordine in modo più efficiente.

Questo è un sofisma. Se ci fosse la necessità dell'immigrato X, costui sarebbe entrato regolarmente e pertanto non sarebbe un clandestino. Se invece è un clandestino, necessariamente non è riuscito a entrare in modo regolare, e pertanto dobbiamo presumere che non sia necessario.

 

Poi c'è l'interessante teoria di Milton Friedman (che peró si rifersca agli USA e non all'Italia) secondo il quale l'immigrazione clandestina è utile in quanto tale, perchè gli immigrati clandestini non hanno accesso ai servizio sociali e pertanto "costano" meno di quelli regolari. Le implicazioni sono cosí numerose e complesse che meriterebbe una trattazione separate.

Se ci fosse la necessità dell'immigrato X, costui sarebbe entrato regolarmente e pertanto non sarebbe un clandestino. Se invece è un clandestino, necessariamente non è riuscito a entrare in modo regolare, e pertanto dobbiamo presumere che non sia necessario.

A mio parere, questa relazione di implicazione tra "utilitá" (comunque intesa) e "regolaritá" non é, hic et nunc, vera.

Forse lo sarebbe se le norme che regolano l'ingresso fossero puramente economico-sociali (niente decreti flussi predeterminati dal "Grande Regolatore", niente regolarizzazioni a posteriori o vincoli irrazionali sulle assunzioni dall'estero), e se le leggi reagissero in tempo nullo alle variazioni del mercato e della societá. (Personalmente, mi accontenterei di un tempo T < ∞ )

Tanto per spiegarsi: secondo te le badanti clandestine dell'Ucraina sono diventate "utili" nel momento esatto in cui é entrato in vigore la relativa regolarizzazione, mentre n secondi prima erano un "pericolo sociale"?

O anche: supponi che domani vada al governo Diliberto (!), il quale subito proclama le frontiere aperte per tutti e senza vincoli: ipso facto riterresti il problema dell'immigrazione risolto o solo in via di risoluzione, visto che sono tutti regolari?