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L'intelligenza dei meridionali

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Ci si potrebbe chiedere perché, se il quoziente intellettivo dipende dai geni, e le persone con il QI più alto, cioè quelle più “intelligenti”, sono anche quelle che guadagnano di più e, si presume, abbiano una maggior vantaggio  adattativo, la madre degli “stupidi” è sempre incinta, soprattutto nel Meridione italiano.

I casi sono due: o gli stupidi si estinguono perché essendo stupidi sono svantaggiati, oppure gli stupidi sono solo apparentemente stupidi, almeno sul piano evolutivo, perché rispondono in modo ottimale - vale a dire intelligente - alle pressioni dell’ambiente che li circonda, al fine di trasmettere il proprio basso livello di QI, annidato nei geni, ai figli.

Avete mai pensato a quanto sia difficile accettare a livello psicologico e individuale le ragioni dei geni? La logica dei geni, infatti, premia le famiglie numerose.

Ecco, bisogna soffermarsi un attimo sulla scarsa plausibilità delle affermazioni di chi pretende di spiegare come il QI possa essere selezionato dalla evoluzione, in Italia, su base regionale.  

Gli studiosi del legame tra geni e comportamento sono specializzati nella  elaborazione di storie adattative. In genere, le storie adattative appaiono come ottimizzazioni progressive ad hoc, in apparenza geniali. Le storie adattative tese a spiegare perché certi tratti comportamentali, inclusa l’intelligenza, sono stati selezionati in un luogo piuttosto che in un altro possono essere considerate ricostruzioni fantasiose. Una ricostruzione fantasiosa può essere in pratica approntata per ogni comportamento possibile. L’assunzione sottesa - che tutti i tratti sono adattativi - è sempre confermata e non può mai essere falsificata.

Facciamo un esempio. Uno dei temi più discussi riguarda la manifestazione e la persistenza del comportamento omosessuale nelle società umane. Se si assume che il gene, per dirla alla Dawkins, è “egoista”, l’omosessualità è un mistero sul piano evolutivo, dal momento che chi è attratto esclusivamente da individui del proprio genere non trasmette il proprio patrimonio genetico alla propria progenie.

Per giustificare come la selezione naturale non abbia ancora eliminato l’omosessualità dalle società umane, viene di solito proposta la teoria della selezione di parentela, secondo la quale gli omosessuali, seppure non lascino figli, aiutano i propri fratelli e sorelle nell’allevamento della prole, contribuendo così alla trasmissione di una parte dei propri geni alle generazioni future.

E. O. Wilson, il quale si è occupato della relazione fra geni e comportamento animale (uomo incluso) scrive: “i membri omosessuali delle società primitive possono aver svolto la funzione di aiutanti, durante la caccia in compagnia di altri uomini o in occupazioni più domestiche nei siti residenziali. Liberi dagli speciali obblighi dei doveri parentali, avrebbero potuto operare con particolare efficacia nell’aiutare i parenti stretti. I geni che favoriscono l’omosessualità potrebbero quindi essere sostenuti a un elevato livello di equilibrio dalla sola selezione di parentela.”

Ovviamente, esiste un piccolo problema riguardo questa teoria. Perché la teoria degli “aiutanti al nido”, osservata in alcuni tipi di uccelli, sia opportunamente verificata, è necessario condurre degli studi sulle preferenze sessuali che dimostrino come i fratelli e le sorelle di individui omosessuali lascino una quantità doppia di prole rispetto ai fratelli e sorelle di individui non omosessuali.

Il punto è che non esistono informazioni sui tassi riproduttivi relativi di “persone che hanno fratelli e sorelle omosessuali, poiché nessuno ha mai misurato le dimensioni delle famiglie in relazione a questo problema.”.  Inoltre i comportamenti sessuali umani si collocano lungo un continuum di esperienze, comprendente comportamenti sessuali misti o bisessuali, che rende impraticabile una separazione netta tra i due estremi, capace di discriminare tra coloro che praticano esclusivamente rapporti eterosessuali da coloro che praticano esclusivamente rapporti omosessuali.

Secondo Lewontin, in assenza di ulteriori verifiche quantitative, si potrebbe ipotizzare che individui coinvolti in esperienze sessuali miste esibiscano una superiore libido generale, risultante in una maggiore prolificità. Alla difficoltà di studiare sperimentalmente l’ereditarietà della predisposizione genetica al comportamento omosessuale in individui che, almeno sul piano teorico postulato dagli studiosi del rapporto geni/comportamento, non si riproducono, si aggiunge la varietà di costumi, di manifestazioni storiche e di classe che hanno accompagnato tale comportamento nelle civiltà del passato, a Roma o nella Grecia classica. La teoria che cerca di conciliare evoluzione e comportamento omosessuale, a quanto pare, non è molto credibile.

Al fine di mostrare come la ricostruzione dell’evoluzione del comportamento omosessuale umano sia un prodotto di pura fantasia, Lewontin elabora un resoconto del carattere adattativo dell’omosessualità nella Drosophila, cosiddetto moscerino della frutta, un insetto  asociale presso il quale il corteggiamento maschio su maschio è estremamente frequente. Nelle popolazioni di drosophilae si registra una forte resistenza all’inseminazione multipla e la tendenza a fecondare presto le femmine,  appena dopo la loro emergenza, a dimostrazione della rarità di tali esemplari in rapporto alla porzione di popolazione di sesso maschile:

“Perdere l’opportunità di fecondare la rara femmina non ancora accoppiatasi presenta per il maschio un costo molto maggiore del costo dell’energia sprecata a corteggiare un altro maschio. Quindi la selezione naturale avvantaggerà i maschi che corteggiano indiscriminatamente, dal momento che hanno probabilità molto maggiori di ottenere la femmina non accoppiatasi, rispetto ai maschi troppo circospetti.”

Lewontin ritiene che la storia adattativa appena descritta, l’elaborazione della quale non richiede che il tempo materiale sufficiente per  scriverla, a differenza di numerose ipotesi arbitrarie sulle disposizioni omosessuali innate nell’uomo proposte dai genetisti che studiano il comportamento umano, abbia il pregio di potere essere verificata attraverso opportune misurazioni dei consumi energetici connessi al corteggiamento ‘omosessuale’ dei moscerini.

Vien fatto di notare come la maggior parte delle ricostruzioni fantasiose non sono verificate o suscettibili di verifica, ma semplicemente plausibili: la verità scientifica e storica della ricostruzione non è contemplata tra i requisiti richiesti alla spiegazione. In Biologia come ideologia, Lewontin presenta un esempio didattico immaginario proposto da chi si occupa di geni e comportamento come modello delle caratteristiche e della struttura di una vera argomentazione naturalistica. Il punto di partenza è dato dall’osservazione empirica, generalizzata per induzione, secondo la quale i bambini, a differenza degli adulti, odiano gli spinaci. Si postula poi che tale fenomeno sia codificato geneticamente e si osserva che gli spinaci contengono una sostanza detta acido ossalico, la quale interferisce con l’assorbimento del calcio, elemento che influenza la crescita delle ossa. A questo punto si giustifica l’origine genetica della repulsione manifestata dai bambini nei confronti degli spinaci costruendo una storia sul passato evolutivo della specie umana, ipotizzando che i bambini che avessero mangiato spinaci, si sarebbero ammalati di rachitismo e avrebbero perciò lasciato un numero inferiore di figli. Gli individui adulti, al contrario, avendo ormai completato il processo di crescita dell’apparato scheletrico, poterono serenamente giovarsi dei gustosi spinaci.

Insomma, ci sono molti dubbi riguardo le spiegazioni del perchè nel meridione il quoziente intellettivo è inferiore che al nord.

Sarà il familismo amorale? Se così fosse, sul piano genetico non ci sarebbe nulla di male nel familismo amorale, perchè l'uomo è un mammifero e ha una 'naturale' tendenza, testimonata abbondantemente nel regno animale di cui l'uomo è parte, ad agevolare i figli e i parenti con i quali ha in comune parte del proprio patrimonio genetico. Questo è vero anche per gli  Merikani, pace Banfield.

Come vedete, la genetica e l'etologia danno poche indicazioni circa la desiderabilità delle loro spiegazioni. Spiegazioni più o meno "plausibili".

 

 

Non vorrei dire corbellerie, ma ci sono dati che dimostrano che gli omosessuali vengono da famiglie in cui le femmine sono più numerose. Potrebbe essere anche una questione di diversa correlazione genotipo-fenotipo nei due sessi (gli stessi geni che rendono gli uomini omosessuali, rendono le donne più fertili), oppure un meccanismo legato all'esposizione in utero agli ormoni femminili magari selezionato nel corso dei millenni come "feedback negativo" per ridurre un eccesso di natalità. Nel complesso a me pare che l'omosessualità non sia questo grande mistero evolutivo, anche perchè ha una forte componente culturale.

Per quanto riguarda il teorema della mamma degli stupidi, qua si sta facendo confusione mi pare... non è rilevante ai fini dei vantaggi evolutivi del QI quello che succede adesso (=negli ultimi secoli, diciamo), ma quello che è successo per decine di migliaia di anni nelle società di cacciatori raccoglitori, dove è abbastanza ragionevole pensare che i figli delle persone più intelligenti raggiungessero in maggior numero l'età riproduttiva.

L’omosessualità è un fenomeno per l’appunto culturale, e non genetico-evolutivo. Stiamo dicendo la stessa cosa (se non ho frainteso il commento).

Infatti l’omosessualità è un mistero dal punto di vista genetico ed evolutivo, ed ho cercato di illustrare il carattere a mio parere poco convincente delle spiegazioni addotte per spiegare come essa si sia potuta evolvere, posto che essa dipenda da fattori genetici.

Vorrei spezzare brevemente una lancia in favore degli studi genetici volti a comprendere la natura umana sul piano biologico, perché i risultati di tali studi potrebbero avere ricadute teoriche rilevanti per alcune fra le teorie morali a nostra disposizione. Mi spiego meglio, sperando che ciò che dico sia anche interessante.

Nella misura in cui la descrizione scientifica della natura umana fornita da  biologi evoluzionisti e genetisti di popolazione si rivelasse attendibile, alcune dottrine morali che definiscono immorali determinati comportamenti umani perché contrari alla “legge naturale” potrebbero trovarsi nella condizione di dover trovare nuovi argomenti per giustificare le proprie convinzioni morali.

In altre parole: se l’omosessualità ha un significato evolutivo come affermano i biologi evoluzionisti, alcuni circoli in cui ancora sopravvive una morale fondata sulla “legge naturale”, ad esempio la Chiesa Cattolica Romana, non potrebbero più sostenere che l’omosessualità rappresenta un ‘disordine morale oggettivo’, dove con il termine oggettivo si intende evidentemente richiamare la “legge naturale”.

Con questo non si vuole affermare che l’omosessualità non possa essere considerata un ‘disordine morale’, ma soltanto che non si può invocare la “legge naturale” al fine di giustificare (giusti-ficare, cioè rendere giusto) il carattere immorale dell’omosessualità.

In conclusione, credo insieme all'autore dell'articolo sul "caso Lynn" che gli studi sulle relazioni tra geni e comportamento siano importanti, e ho cercato di fornire un esempio del perchè credo siano interessanti. Sono interessanti, come ho cercato brevemente di spiegare, perchè ci costringono a rivedere alcuni assunti delle nostre teorie morali.

Per quanto riguarda il teorema della mamma degli stupidi, qua si sta facendo confusione mi pare... non è rilevante ai fini dei vantaggi evolutivi del QI quello che succede adesso (=negli ultimi secoli, diciamo), ma quello che è successo per decine di migliaia di anni nelle società di cacciatori raccoglitori, dove è abbastanza ragionevole pensare che i figli delle persone più intelligenti raggiungessero in maggior numero l'età riproduttiva.

 

Suppongo, però, che quello che succede adesso sarà rilevante ai fini dei vantaggi evolutivi del QI nei prossimi secoli...

 

E allora mi viene in mente questo:

http://www.youtube.com/watch?v=L0yQunhOaU0

 

Mi ha fatto ridere.

 

 

 

E se la stupidità non fosse affatto d'ostacolo per la riproduzione, anzi?

P.K. Dick scrisse un racconto che sembra proprio adatto alla discussione: "The Golden Man", uscito in Italia col titolo "Non saremo noi" in "Next e altri racconti", Fanucci, 2008. Non vale l'obiezione che Dick fosse solo uno scrittore di fantascienza, per piacere, perché davvero non lo fu. Se leggerete il racconto probabilmente farete un salto sulla sedia.

Senza scomodare il grande Philip, non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di valutare l'intelligenza di Salma Hayek e tante mie amiche se incontrassero Brad Pitt non perderebbero molto tempo in conversazione.

Anzi, l'intelligenza aiuta a ricordarsi di usare delle precauzioni!

Semplificando nei tempi antichi chi era grande, grosso e cattivo aveva la "roba" e quindi anche le donne e poteva mantenere la prole, non chi era più intelligente. (ok, ho semplificato un po' troppo)

PS

Tecnicamente Dick è solo uno scrittore di fantascienza, ma che scrittore!

Non vorrei essere tanto 'impertinente' quanto certi matematici italiani, ma forse P. Dick ha in comune con certa letteratura pseudo-scientifica più di quanto non sembri a prima vista. La prosa di studi come quello di Lynn, o di certi divulgatori scientifici, è alle volte costellata d’espressioni colorite più retoriche e letterarie che scientifiche. Essa si espone in modo evidente, come si evince dalle numerose reazioni, ad una delle critiche più frequenti rivolte agli studi riguardanti la relazione fra geni e tratti comportamentali: quella di usare in modo intercambiabile il linguaggio metaforico e quello tecnico, rischiando in questo modo di mescolare fra loro il piano della conoscenza comune espressa dal linguaggio ordinario e quello, più rigoroso, delle proposizioni pubblicamente controllabili del linguaggio scientifico. Karl Popper, il quale ha da ultimo definito lo studio delle basi biologiche del comportamento umano un programma di ricerca metafisico, ha bollato per esempio la scelta del suggestivo titolo ‘The Selfish Gene’ dell’inglese Richard Dawkins in luogo di un titolo alternativo, ad esempio ‘The Co-operative Gene’ – dal momento che, dopotutto, anche i geni devono collaborare – come pura ideologia. Mentre la comunità scientifica americana fece di The Selfish Gene l’espressione di un manifesto politico nefasto, le reazioni domestiche più feroci, le quali hanno scatenato una vera e propria tempesta in una tazza da tè, si sono concentrate principalmente sul carattere attraente e insidioso del titolo. Nondimeno, The Selfish Gene è stato apprezzato dal pubblico britannico, tradizionalmente più sensibile e pronto rispetto al pubblico americano a lasciarsi trasportare con l’immaginazione, attraverso una lucida e intrigante esposizione,  dalle idee e rompicapi dell’evoluzione.

P.S. In Italia, se mai ci fosse un ‘Dawkins nostrano’, direi si chiamerebbe  Piergiorgio Odifreddi. A me pare che sia Dawkins che Odifreddi scimmiottano un pochino l’apologetica anti-cristiana di Bertrand Russell… and by the way, ma conoscete almeno un essere umano che abbia abbandonato la fede cristiana grazie alla divulgazione di Piergiorgio Odifreddi e gli argomenti razionalisti di Dawkins? Secondo me sono pochi, ma non ho i dati. ;-)

and by the way, ma conoscete almeno un essere umano che abbia abbandonato la fede cristiana grazie alla divulgazione di Piergiorgio Odifreddi e gli argomenti razionalisti di Dawkins? Secondo me sono pochi, ma non ho i dati. ;-)

 

Beh dai, almeno uno che ha cambiato idee leggendo, anche Oddifreddi, lo conosci ;). Oh no? Ammettilo, prima che il gallo canti....

E comunque mi pare più ragionevole cambiare idea dopo aver letto Odifreddi che dopo aver sentito voci che chiedono il perchè di una guerra.

Che t'aggia dì... non lo so quale sia il modo più ragionevole di cambiare idea, certo è che non conosco nessuno che sia caduto da cavallo leggendo il "Vangelo secondo la Scienza". ;-)

Le osservazioni di Odifreddi sulla Madonna che dovrebbe viaggiare alla velocità della luce sono carine per uno sketch dei Monty Phyton. Come abbaglianti tentativi di demistificazione e abbacinanti attacchi alla fede penso i cristiani credenti li ritengano probabilmente dei cheap shots, ma bisogna chiedere a loro quanto tempo ci vuole a ricuperare la vista dopo aver letto i pamphlet di Odifreddi... tre giorni bastano e avanzano, forse anche meno... :-D 

Anche Dawkins non è che sia così devastante, basta una parola malriposta di un cattolico vero tipo Socci o Messori ad allontanare i cattolici dal cattolicesimo. I ragionamenti evoluzionistici di Dawkins sono una forma di fine intrattenimento intellettuale per persone che raramente leggono un libro di teologia, almeno credo.

Secondo Dawkins, adottando la prospettiva o punto di vista del gene – il cosiddetto gene’s eye view – siamo “tutti macchine di sopravvivenza dello stesso tipo di replicatore, molecole chiamate Dna”.

Conseguentemente, “se la situazione impone una scelta tra la sopravvivenza di un dato individuo e la sopravvivenza di altri che complessivamente sono vettori d’un maggior numero di repliche dello stesso gene, il gene orienta o programma l’organismo individuale a comportarsi in modo da assicurare la sopravvivenza del maggior numero possibile delle proprie repliche, anche a costo dell’esistenza del primo individuo.”

Merita di essere ricordata, per la sua efficacia, la battuta pronunciata dal biologo e matematico J. B. S. Haldane in risposta a chi gli chiese se avrebbe mai sacrificato la vita per salvare suo fratello: “Per un fratello no, ma per tre sì”.

Sembra presa da un libro di barzellette!

Credo che libri come quelli di Odifreddi non servano a convincere ma per chi, già convinto di suo, vuole essere "rafforzato" nelle sue convinzioni. Chi è credente si tiene alla larga dai libri di Odifreddi come io mi tengo alla larga da quelli di Socci. Però non escludo che qualcuno possa esservisi avvicinato da credente ed aver mutato la sua convinzione, improbabile ma non impossibile. Ad esempio, io mutai parecchio la mia opinione su Madre Teresa di Calcutta dopo aver letto "La Posizione della miassionaria " di Hitchens

In effetti non è da escludere che si diventi atei o agnostici leggendo Odifreddi o cattolici leggendo Socci… God works in mysterious ways… volevo solo dire che l’impertinenza di Odifreddi, che è pure un uomo simpatico, si rivolge a chi ha atteggiamenti di biasimo verso la fede cristiana.

Insomma Odifreddi vuole dimostrare, in modo anche simpatico che la religione sbaglia là dove la scienza ha ragione. E' un atteggiamento che vale sino a un certo punto. Cercherò di spiegare ciò che voglio dire con una citazione.

Mi viene in mente un aforisma di G. K. Chesterton, il quale si trovava agli antipodi rispetto a Bertrand Russell, che tendo a considerare, in certo qual modo, l’autorevole padre intellettuale di tutti gli Odifreddi. Chesterton scrive, a proposito della religione cattolica:

 

We do not really want a religion that is right where we are right. What we want is a religion that is right where we are wrong.

Intendi qualcosa tipo: If believe in god is wrong then I don't want to be right ?

E' difficile per me spiegare cosa volevo dire e me ne scuso, però ci provo lo stesso. Il vantaggio di affidarsi alle citazioni è quello di abbandonarsi alla loro fascinazione. Non posso farmi interprete dell’esatto significato delle parole di Chesterton. Lui probabilmente si riferiva al fatto che la Chiesa Cattolica - per l’appunto universale - non deve preoccuparsi di andare contro corrente, non deve abbracciare lo spirito del tempo di una determinata epoca.

Ho citato Chesterton non tanto per dire che la Chiesa ha sempre ragione, ma perché credo sia utile riflettere sul fatto che la presenza reale della Chiesa nel mondo risponde ai bisogni spirituali di milioni di persone, inclusi matematici brillanti e spiritosi.

Intendevo dire, citando Chesterton, che forse molte persone che si convertono al Cattolicesimo probabilmente vi arrivano, almeno in parte, quando realizzano di essere nell’errore, quando si sentono in uno stato di deficienza che non trova risposte in ciò in cui hanno creduto in precedenza. In altre parole, quando per esempio un uomo sente il peso della propria miseria o di quella altrui, o anche solo della propria debolezza e fragilità oggettiva, quando guarda con favore alla “verità” dell’ esempio e alla testimonianza di personaggi storici come Francesco d’Assisi o Madre Teresa (una verità fattuale che in sé non ha molto di matematico), quando i fatti della vita di una donna le  suggeriscono la verità contundente del peccato e l’insufficienza dei propri mezzi, allora la Chiesa, per alcune persone, ha ragione laddove loro avevano torto. Questo è un fatto molto interessante, non solo per un ateo o un agnostico, ma anche per un relativista o un nichilista radicale, perché dimostra come molti di noi si identifichino nella visione antropologica della Chiesa Cattolica nonostante la morte di Dio.