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L'intelligenza dei meridionali

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E se la stupidità non fosse affatto d'ostacolo per la riproduzione, anzi?

P.K. Dick scrisse un racconto che sembra proprio adatto alla discussione: "The Golden Man", uscito in Italia col titolo "Non saremo noi" in "Next e altri racconti", Fanucci, 2008. Non vale l'obiezione che Dick fosse solo uno scrittore di fantascienza, per piacere, perché davvero non lo fu. Se leggerete il racconto probabilmente farete un salto sulla sedia.

Senza scomodare il grande Philip, non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di valutare l'intelligenza di Salma Hayek e tante mie amiche se incontrassero Brad Pitt non perderebbero molto tempo in conversazione.

Anzi, l'intelligenza aiuta a ricordarsi di usare delle precauzioni!

Semplificando nei tempi antichi chi era grande, grosso e cattivo aveva la "roba" e quindi anche le donne e poteva mantenere la prole, non chi era più intelligente. (ok, ho semplificato un po' troppo)

PS

Tecnicamente Dick è solo uno scrittore di fantascienza, ma che scrittore!

Non vorrei essere tanto 'impertinente' quanto certi matematici italiani, ma forse P. Dick ha in comune con certa letteratura pseudo-scientifica più di quanto non sembri a prima vista. La prosa di studi come quello di Lynn, o di certi divulgatori scientifici, è alle volte costellata d’espressioni colorite più retoriche e letterarie che scientifiche. Essa si espone in modo evidente, come si evince dalle numerose reazioni, ad una delle critiche più frequenti rivolte agli studi riguardanti la relazione fra geni e tratti comportamentali: quella di usare in modo intercambiabile il linguaggio metaforico e quello tecnico, rischiando in questo modo di mescolare fra loro il piano della conoscenza comune espressa dal linguaggio ordinario e quello, più rigoroso, delle proposizioni pubblicamente controllabili del linguaggio scientifico. Karl Popper, il quale ha da ultimo definito lo studio delle basi biologiche del comportamento umano un programma di ricerca metafisico, ha bollato per esempio la scelta del suggestivo titolo ‘The Selfish Gene’ dell’inglese Richard Dawkins in luogo di un titolo alternativo, ad esempio ‘The Co-operative Gene’ – dal momento che, dopotutto, anche i geni devono collaborare – come pura ideologia. Mentre la comunità scientifica americana fece di The Selfish Gene l’espressione di un manifesto politico nefasto, le reazioni domestiche più feroci, le quali hanno scatenato una vera e propria tempesta in una tazza da tè, si sono concentrate principalmente sul carattere attraente e insidioso del titolo. Nondimeno, The Selfish Gene è stato apprezzato dal pubblico britannico, tradizionalmente più sensibile e pronto rispetto al pubblico americano a lasciarsi trasportare con l’immaginazione, attraverso una lucida e intrigante esposizione,  dalle idee e rompicapi dell’evoluzione.

P.S. In Italia, se mai ci fosse un ‘Dawkins nostrano’, direi si chiamerebbe  Piergiorgio Odifreddi. A me pare che sia Dawkins che Odifreddi scimmiottano un pochino l’apologetica anti-cristiana di Bertrand Russell… and by the way, ma conoscete almeno un essere umano che abbia abbandonato la fede cristiana grazie alla divulgazione di Piergiorgio Odifreddi e gli argomenti razionalisti di Dawkins? Secondo me sono pochi, ma non ho i dati. ;-)

and by the way, ma conoscete almeno un essere umano che abbia abbandonato la fede cristiana grazie alla divulgazione di Piergiorgio Odifreddi e gli argomenti razionalisti di Dawkins? Secondo me sono pochi, ma non ho i dati. ;-)

 

Beh dai, almeno uno che ha cambiato idee leggendo, anche Oddifreddi, lo conosci ;). Oh no? Ammettilo, prima che il gallo canti....

E comunque mi pare più ragionevole cambiare idea dopo aver letto Odifreddi che dopo aver sentito voci che chiedono il perchè di una guerra.

Che t'aggia dì... non lo so quale sia il modo più ragionevole di cambiare idea, certo è che non conosco nessuno che sia caduto da cavallo leggendo il "Vangelo secondo la Scienza". ;-)

Le osservazioni di Odifreddi sulla Madonna che dovrebbe viaggiare alla velocità della luce sono carine per uno sketch dei Monty Phyton. Come abbaglianti tentativi di demistificazione e abbacinanti attacchi alla fede penso i cristiani credenti li ritengano probabilmente dei cheap shots, ma bisogna chiedere a loro quanto tempo ci vuole a ricuperare la vista dopo aver letto i pamphlet di Odifreddi... tre giorni bastano e avanzano, forse anche meno... :-D 

Anche Dawkins non è che sia così devastante, basta una parola malriposta di un cattolico vero tipo Socci o Messori ad allontanare i cattolici dal cattolicesimo. I ragionamenti evoluzionistici di Dawkins sono una forma di fine intrattenimento intellettuale per persone che raramente leggono un libro di teologia, almeno credo.

Secondo Dawkins, adottando la prospettiva o punto di vista del gene – il cosiddetto gene’s eye view – siamo “tutti macchine di sopravvivenza dello stesso tipo di replicatore, molecole chiamate Dna”.

Conseguentemente, “se la situazione impone una scelta tra la sopravvivenza di un dato individuo e la sopravvivenza di altri che complessivamente sono vettori d’un maggior numero di repliche dello stesso gene, il gene orienta o programma l’organismo individuale a comportarsi in modo da assicurare la sopravvivenza del maggior numero possibile delle proprie repliche, anche a costo dell’esistenza del primo individuo.”

Merita di essere ricordata, per la sua efficacia, la battuta pronunciata dal biologo e matematico J. B. S. Haldane in risposta a chi gli chiese se avrebbe mai sacrificato la vita per salvare suo fratello: “Per un fratello no, ma per tre sì”.

Sembra presa da un libro di barzellette!

Credo che libri come quelli di Odifreddi non servano a convincere ma per chi, già convinto di suo, vuole essere "rafforzato" nelle sue convinzioni. Chi è credente si tiene alla larga dai libri di Odifreddi come io mi tengo alla larga da quelli di Socci. Però non escludo che qualcuno possa esservisi avvicinato da credente ed aver mutato la sua convinzione, improbabile ma non impossibile. Ad esempio, io mutai parecchio la mia opinione su Madre Teresa di Calcutta dopo aver letto "La Posizione della miassionaria " di Hitchens

In effetti non è da escludere che si diventi atei o agnostici leggendo Odifreddi o cattolici leggendo Socci… God works in mysterious ways… volevo solo dire che l’impertinenza di Odifreddi, che è pure un uomo simpatico, si rivolge a chi ha atteggiamenti di biasimo verso la fede cristiana.

Insomma Odifreddi vuole dimostrare, in modo anche simpatico che la religione sbaglia là dove la scienza ha ragione. E' un atteggiamento che vale sino a un certo punto. Cercherò di spiegare ciò che voglio dire con una citazione.

Mi viene in mente un aforisma di G. K. Chesterton, il quale si trovava agli antipodi rispetto a Bertrand Russell, che tendo a considerare, in certo qual modo, l’autorevole padre intellettuale di tutti gli Odifreddi. Chesterton scrive, a proposito della religione cattolica:

 

We do not really want a religion that is right where we are right. What we want is a religion that is right where we are wrong.

Intendi qualcosa tipo: If believe in god is wrong then I don't want to be right ?

E' difficile per me spiegare cosa volevo dire e me ne scuso, però ci provo lo stesso. Il vantaggio di affidarsi alle citazioni è quello di abbandonarsi alla loro fascinazione. Non posso farmi interprete dell’esatto significato delle parole di Chesterton. Lui probabilmente si riferiva al fatto che la Chiesa Cattolica - per l’appunto universale - non deve preoccuparsi di andare contro corrente, non deve abbracciare lo spirito del tempo di una determinata epoca.

Ho citato Chesterton non tanto per dire che la Chiesa ha sempre ragione, ma perché credo sia utile riflettere sul fatto che la presenza reale della Chiesa nel mondo risponde ai bisogni spirituali di milioni di persone, inclusi matematici brillanti e spiritosi.

Intendevo dire, citando Chesterton, che forse molte persone che si convertono al Cattolicesimo probabilmente vi arrivano, almeno in parte, quando realizzano di essere nell’errore, quando si sentono in uno stato di deficienza che non trova risposte in ciò in cui hanno creduto in precedenza. In altre parole, quando per esempio un uomo sente il peso della propria miseria o di quella altrui, o anche solo della propria debolezza e fragilità oggettiva, quando guarda con favore alla “verità” dell’ esempio e alla testimonianza di personaggi storici come Francesco d’Assisi o Madre Teresa (una verità fattuale che in sé non ha molto di matematico), quando i fatti della vita di una donna le  suggeriscono la verità contundente del peccato e l’insufficienza dei propri mezzi, allora la Chiesa, per alcune persone, ha ragione laddove loro avevano torto. Questo è un fatto molto interessante, non solo per un ateo o un agnostico, ma anche per un relativista o un nichilista radicale, perché dimostra come molti di noi si identifichino nella visione antropologica della Chiesa Cattolica nonostante la morte di Dio.