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L'intelligenza dei meridionali

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Vorrei porre la domanda: esistono le basi genetiche del comportamento economico? E se si, ne sapete qualcosa? Vorrei anche suggerire in modo molto approssimativo perché credo che lo studio della relazione fra comportamento ed ereditarietà genetica non è irrilevante per gli economisti. Alcuni testi che studiano l’evoluzione del comportamento animale, ad esempio gli studi dedicati alla divisione del lavoro nelle società di insetti, sono così dipendenti dalle scienze sociali che sembrano quasi dei testi di  microeconomia. Sul terreno dell’economia comparativa, l’impiego di modelli matematici desunti dalle scienze economiche da parte degli studiosi delle basi biologiche del comportamento umano (e viceversa) rappresenta una delle possibilità più promettenti di interazione fra economia e biologia evoluzionista. Alcune nozioni impiegate dagli studiosi delle basi biologiche del comportamento sono imperniati su modelli di teoria dei giochi. La teoria dei giochi rappresenta un fruttuoso esempio in tal senso. L’economia può anche essere vista come il risultato della interazione organizzata fra mammiferi.

Questo non significa che l’economia e l’attività dell’uomo-animale nel mercato possa essere ridotta a variabili biologiche, ovviamente. Tuttavia vi sono tentativi di spiegare il comportamento economico tramite l’ausilio e lo studio delle variabili biologiche e genetiche. Un tale approccio all’economia potrebbe stimolare una riconsiderazione degli assunti della teoria economica classica e la nozione di razionalità economica in particolare. Come sanno gli studenti di primo anno di economia, uno dei fondatori del paradigma della razionalità dell’homo oeconomicus, Adam Smith, mosso dalla viva esigenza d’indagare la natura umana con gli strumenti della filosofia, ebbe spesso a sottolineare, nella sua Teoria dei  sentimenti morali, opera nella quale riprendeva e sviluppava la filosofia sociale del suo maestro Hutcheson, l’importanza della simpatia e della benevolenza, di ciò che in altri termini può essere indicato con la parola “altruismo”. L’economia di mercato, nella sua esemplificazione più estrema e riduttiva, si fonda sull’idea d’interesse economico individuale così descritta da A. Smith:

“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione del loro interesse personale.”

L’attuale scienza economica, sottolinea Amartya Sen in una intervista a Rai Educational del 31/8/1998, ha spesso trascurato che “i temi discussi nella La ricchezza delle nazioni avevano origine in alcuni problemi che Smith aveva affrontato nella Teoria dei sentimenti morali, e le risposte che aveva dato a quei problemi riteneva informassero la sua analisi delle politiche pubbliche e più in generale della ragione pratica e dei sentimenti morali”.

La ricchezza delle nazioni può naturalmente essere letta anche come opera autonoma: una delle teorie più celebri di quest’opera è l’idea liberista secondo la quale ogni operatore economico è mosso unicamente dal suo interesse individuale e la regola della domanda e dell’offerta opera come una “mano invisibile” che trasforma il perseguimento dell’interesse egoistico dei singoli in benessere collettivo, a condizione che siano garantite le condizioni minime della libera concorrenza per i diversi operatori economici che entrano ed escono dal mercato.

La privatizzazione e la tendenza a favorire la concorrenza in luogo del monopolio statale è in linea con questo modo di pensare. Tuttavia, la nozione d’interesse individuale è più ampia del concetto di interesse economico, infatti, “da una prospettiva evoluzionistica, non abbiamo motivo d’identificare l’interesse individuale con la ricchezza. Né dovremmo farlo da un punto di vista più vicino al senso comune…Le politiche pubbliche non sono tenute ad affidarsi unicamente al principio dell’interesse individuale in questo senso economico ristretto.” Ispirandosi alla filosofia utilitaristica, Peter Singer nota che una “serie di studi condotti a livello sia nazionale che internazionale, hanno rilevato una scarsa correlazione tra aumento della ricchezza e aumento della felicità, una volta che i bisogni fondamentali siano stati soddisfatti.”

La nozione di “altruismo reciproco” teorizzata dalla biologia evoluzionista è particolarmente rilevante per la comprensione del modello della “reciprocità” che sta a fondamento dell’interpretazione dell’agire economico e dei meccanismi dell’economia di mercato: “Nel cercare di comprendere ciò che fa muovere gli esseri umani e perché essi non si comportano come vorrebbero gli economisti classici, possiamo trovarci a contatto con l’evoluzione umana.” La teoria dell’altruismo reciproco sviluppata dagli studiosi delle basi genetiche e biologiche dei tratti comportamentali umani, ponendo l’accento sulle basi biologiche degli aspetti sociali e cooperativi della natura umana, esorta a ripensare, mediante un vero approccio scientifico interdisciplinare, l’idea che gli uomini siano per natura animati da desideri egoistici di competizione ed acquisizione.

In un opera dedicata alla teoria dei giochi, perfettamente in sintonia con la teoria dell’evoluzione al punto che uno dei capitoli è stato scritto con la collaborazione di W. D. Hamilton , intitolata The Evolution of Cooperation, Robert Axelrod  analizza le possibili strategie cooperative ottimali nelle situazioni descritte dal dilemma del prigioniero. Le situazioni descritte dai modelli matematici  della teoria dei giochi sono altamente strutturate e in genere conflittuali (si pensi alle applicazioni dell’equilibrio di Nash in economia). Axelrod ha mostrato sperimentalmente che la strategia ottimale per entrambi i giocatori consiste nell’aprire la ‘partita’ scegliendo di cooperare e nel limitarsi ad imitare le strategie dell’avversario nelle mosse successive. Questa strategia di giuoco basata sulla reciprocità è stata definita con l’espressione idiomatica inglese “Tit for Tat”, che si può tradurre in italiano con “Occhio per occhio” o “Pan per Focaccia”. Essa dimostra che l’adozione di  una strategia strettamente egoistica non è sempre la strategia ottimale, e che in alcuni casi la cooperazione può essere complessivamente più vantaggiosa. Una volta chiariti i meccanismi della cooperazione, l’egoismo genetico potrebbe non essere in conflitto con l’altruismo cosciente.

Inoltre alcuni economisti, tra i quali Harvey Lebenstein, il quale sottolinea l’importanza della psicologia sociale in economia, hanno compiuto il tentativo, di elaborare una teoria economica il cui nucleo fondamentale è costituito dall’individuo e non dal gruppo (si pensi al concetto di azienda come sistema olistico). Tale tentativo è forse interpretabile come una sorta di avvicinamento alla teoria biologica della selezione individuale, la teoria della selezione dominante fra i biologi evoluzionisti. La teoria biologica della selezione individuale sostiene infatti che l’individuo (o i geni) rappresenti l’unità primaria della selezione. Lo studio delle relazioni fra biologia ed economia sembra molto interessante e forse trascurato, o no?