Titolo

L'intelligenza dei meridionali

4 commenti (espandi tutti)

L’Amerika, si sa, non è l’Europa. Anni ’60… movimento studentesco,  movimento per i diritti civili, misure di politica sociale sotto l’egida della  Great Society del Partito Democratico, Head Start program, speranze di mutamento e cambiamento sociale, divieto di discriminazione nelle pratiche di assunzione stabilito dal Civil Rights Act del 1964, istituzione dell’Equal Employment Opportunity Commission (commissone per le pari opportunità d’impiego), vigilanza sull’applicazione dei regolamenti federali in materia di Affirmative Action, promozione di una politica d’assunzione di gruppi che, come i neri e alcune minoranze etniche, furono oggetto di discriminazione nel passato. L’Affirmative Action, che nelle intenzioni dei suoi sostenitori mira a risarcire un passato di discriminazione, è spesso fonte di  malumore nei tradizionali sostenitori del sogno americano. L’Affirmative action è un fenomeno molto amerikano, e potrebbe spiegare una certa avversione da parte dell’accademia americana liberal nei confronti degli studi sulle correlazioni tra QI e geni, i quali enfatizzano la disuguaglianza. La disuguaglianza su basi genetico-comportamentali è quindi interpretata come sessismo e razzismo da coloro che si battono per la causa sottintesa dall’Affirmative Action.

La disuguaglianza su basi genetico-comportamentali è quindi interpretata come sessismo e razzismo da coloro che si battono per la causa sottintesa dall’Affirmative Action.

Forse interpreto male quello che vuoi dire, comunque rispondo a quello che interpreto. Il punto del post non e' che non si possa parlare della radice genetica della disuguaglianza, ma che non se possa parlare in maniera cosi' sciatta come fa Lynn, se si hanno pretese scientifiche. Di conseguenza dal post nulla si puo' inferire su quello che autore e commentatori pensano dell'affirmative action.

 

Non volevo mettere in bocca all’autore del post e ai commentatori cose che non hanno detto. La mia è una considerazione storica più generale che può essere interessante per inquadrare il caso Lynn all’interno di una controversia di vecchia data, almeno nell’accademia americana. Ciò che volevo dire è che, per i motivi cui ho accennato, la situazione all’inizio degli anni ’70 in america era molto diversa, per esempio, da quella dell’inizio del XX secolo, quando spiegazioni ereditariste eran dominanti nell’accademia americana e furono utilizzate come punto di riferimento per la politica sociale sia conservatrice che progressista ( ad esempio il contrasto tra William Graham Sumner e Lester Ward). A cambiare le cose ha contribuito in misura importante la dichiarazione della razza dell’Unesco del 1952. La dichiarazione sulla razza del 1952 pronunciata dall’UNESCO rappresenta un turning point che,  stabilendo una sorta di tacito 'divieto' alla ricerca biologica sul comportamento umano, ‘ufficializza’ uno slittamento dal paradigma ereditarista a quello ambientalista, slittamento che affonda le sue radici nel mondo accademico della fine degli anni ‘20 e ’30.

 

Ad esempio la crescente influenza sociale degli immigrati e della popolazione urbana di colore nel nord degli Stati Uniti in seguito alla Grande Emigrazione e in particolare la Grande Depressione, hanno ostacolato l’accettazione dell’idea di una corrispondenza innata tra lo status economico e l’idoneità biologica che richiama posizioni di darwinismo sociale diffuse a quel tempo.

Negli anni trenta e quaranta nella letteratura delle scienze sociali si è fatto sempre meno riferimento alle differenze di razza e sesso e all’influenza dell’eredità sulle disuguaglianze. Questa situazione è dovuta probabilmente alla posizione degli antropologi americani, i quali attraverso la loro associazione (AAA), denunciarono il razzismo accademico in modo unanime.

In passato, un altro fattore di avversione nei confronti di studi come quelli di Lynn è stato, quasi sicuramente, il clima intellettuale che si è creato a causa di eventi storici come la tragedia dell’ Olocausto.

Volevo solo puntare il dito sul fatto che le persone che lavorano nell’accademia e si occupano di questioni scientifiche che si prestano alla politicizzazione sono influenzate dal contesto storico in cui operano. Il mio intento è meramente integrativo al post e ai commenti, che apprezzo molto.

Grazie del commento, visto che nel mio cv ci sono un paio di articoli con "affirmative action" nel titolo avevo storto un paio di sopracciglia. In ogni caso, a commento del tuo post mi vien solo da pensare il fatto che nel 2010 siamo piu' o meno tutti concordi con il fatto che sia statisticamente molto difficile cause genetiche da qualsivoglia altra causa, nonostante enormi progressi metodologici fatti negli ultimi 3-4 decenni. Figuriamoci cosa potessero trovare negli anni  30 e 40. Insomma non e' solo il clima ideologico, e' anche la consapevolezza delle difficolta' della materia.