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L'intelligenza dei meridionali

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Se si parte da questa visione antropologica tipica della economia non si arriva a capire come, sul piano genetico, si siano evoluti comportamenti come l’altruismo

Questo e' completamente falso, ma dove hai studiato/letto di economia? E' vero il contrario. E' perfettamente possibile derivare comportamenti altruistici da preferenze individuali e razionalita' e lo si fa ovunque e da sempre. 

ho postulato che le difficoltà di spiegazione dell’altruismo su basi genetiche ed ereditarie partendo dall’individuo e dall’egoismo proprio del gene, possano essere riscontrate anche in economia, dal momento che si parte da una nozione di attore economico razionale e auto-interessato nel determinare le proprie preferenze. Per quanto riguarda la biologia evoluzionista la difficoltà di spiegare l’altruismo è reale e si è fatto ricorso alla cosiddetta selezione di parentela.

 

Le limitazioni altruistiche connesse all’eusocialità (alla presenza di caste non riproduttive), sono state interpretate da W. D. Hamilton alla luce della teoria della selezione di parentela.

 

Il fenomeno dell’altruismo fra gli Imenotteri –  formiche, api e vespe – secondo W. D. Hamilton,  deriva “dal modo aplodiploide di determinazione del sesso usato dagli imenotteri e da qualche altro gruppo di organismi, nei quali le uova fecondate producono femmine e quelle non fecondate producono maschi.

 

Una conseguenza dell’aplodiploidia è che le femmine sono imparentate molto più strettamente con le sorelle che con le figlie.”  In particolare, “le femmine sono diploidi, avendo padre e madre, mentre i maschi sono aploidi perché hanno solo la madre.

 

Se la regina, dopo che è stata fecondata, feconda a sua volta un uovo, avrà una femmina, diversamente avrà un maschio.” Le femmine-sorelle nate da una regina fecondata da un singolo maschio, avranno il settantacinque percento dei loro geni in comune, il  cinquanta per via paterna (aploide) e il venticinque per via materna (diploide).

 

Il coefficiente di parentela “fra sorelle è 3/4 mentre fra madre e figlia resta 1/2 . Ciò accade perché le sorelle condividono tutti i geni che ricevono dal padre (poiché il padre è omozigote) e condividono in media 1/2 dei geni che condividono con la madre.

Ciascuna sorella riceve 1/2 di tutti i suoi geni dal padre e un 1/2 dalla madre, e quindi la frazione media (r) dei geni condivisi grazie alla comune discendenza da due sorelle è pari a:

 

                                                      (1 x 1 / 2) + (1 / 2 x 1 / 2) = 3 / 4

 

Per questa ragione, ceteris paribus, “è molto più probabile che una femmina fornisca i geni alla successiva generazione allevando una sorella che allevando una figlia.

Il risultato probabile nell’evoluzione è l’origine di caste di femmine sterili e di un’organizzazione coloniale stretta centrata su un’unica femmina feconda.” 

 

Ecco come si tenta di spiegare l’altruismo, almeno fra gli insetti. :-)

Jons, non prendertela per favore se faccio il professore. A volte mi viene ...

Di "spiegazioni sensate" per l'emergere di tratti altruisti nel processo di selezione biologica ce ne sono svariate. Quella che citi è quella forse più nota semplicemente perché è stata la prima "quantitativamente seria". Il mio amico Sam Bowles, per esempio, si dedica al tema ed ha anche lui la sua, che non è del tutto peregrina e ha un qualche support nei dati. Insomma, ce ne sono magari non a bizzeffe ma parecchie.

Per quanto riguarda l'economia, poi, è uno dei temi più studiati. Un'intera branca di game theory si dedica a mostrare come cooperazione ed altruismo si possano sostenere, in equilibrio, anche se le preferenze sono selfish. In questo caso la spiegazione non è biologica, ma di pura razionalità strumentale. Un'altra branca di game theory, usata a piene mani dai biologi teorici, invece assume che alcuni siano altruisti geneticamente, altri no e si chiede che dinamiche evolutive e comportamentali questo fatto possa comportare. Insomma, la letteratura è sterminata, letteralmente. L'unica studentessa che ho tempo di seguire quest'anno per la Honors Thesis qui a WUStL lavora su ... dati micro di altruismo!

Ma non è questo il punto. L'identificazione (che anche tu sembri fare e che molti comunque fanno, se ho letto male il tuo testo correggimi) fra "selfish gene" e agente economico è spuria ed inappropriata. Infatti è analiticamente misleading. L'agente economico (super razionale o meno, fa poca differenza) è comunque uno che si comporta strategicamente e fa scelte cercando di indovinarne le conseguenze. Il gene non fa scelte, semplicemente replica e muta, muta e replica, nient'altro.

Matematicamente uno può sempre dire: beh, il gene è solo una versione semplificata dell'agente che fa scelte. Si comporta come un agente che ha sempre e solo due azioni possibili, mutarsi/replicarsi, e che "sceglie" fra le due a caso. Osservazione logicamente corretta ma analiticamente poco fruttuosa, come dovrebbe essere ovvio.

Il senso in cui l'agente economico è "egoista" è completamente diversa da quella in cui il gene è "egoista". Il primo ha preferenze, che possono evolversi nel tempo in modo endegeno, che sono eterogenee, che vengono trasmesse in parte geneticamente ed in parte socio-culturalmente. Il secondo non ha nulla di tutto questo, è semplicemente una sequenza di bit d'informazione che si replicano e che, così facendo, ogni tanto per caso cambiano.

Non me ne volere. Sto solo cercando di evitare che anche qui da noi si diffondano e consolidino visioni, non so come dire, "bignamesco-televisive" della scienza e, nel caso specifico, dei rapporti fra teorie economiche e biologiche.

Grazie per il commento interessante, trovo giusto ciò che dici quando sottolinei, come punto principale al tuo intervento, che il senso in cui un agente economico è “egoista” non va confuso con il senso in cui il gene è “egoista”.

 

Infatti una cosa sembra essere l’egoismo (o altruismo) cosciente, altra cosa è l’ egoismo (o altruismo) genetico teorizzato dai biologi evoluzionisti. La teoria dell’evoluzione non dice che le persone non sono motivate dal desiderio di aiutare il prossimo e l’egoismo come vantaggio riproduttivo è un falso problema se visto in contraddizione con le motivazioni e aspettative coscienti di una persona. Infatti:

 

“Una persona che si offre volontariamente di lavorare con bambini intellettualmente disabili può acquistare in tal modo maggiore attrattiva nei confronti dell’altro sesso e in tal modo aumenta la propria capacità di riprodursi, ma se si offrisse solo al fine di aiutare tali bambini ad avere una vita migliore, senza alcuna intenzione o aspettativa di attirare il sesso opposto, allora quel volontario sta agendo altruisticamente nel senso comune del termine, quali possano essere le conseguenze delle sue azioni. Il senso comune di altruismo ha a che fare con motivazioni e aspettative coscienti.”

 

E’ vero anche ciò che dici a proposito della esistenza di variati meccanismi  che spiegano, in modo più o meno soddisfacente, l’emergenza di tratti altruisti nel processo di selezione biologica. Ce ne sono parecchi oltre alla selezione di parentela che ho citato.

 

Un ulteriore meccanismo alternativo alla selezione di parentela e capace di spiegare l’evoluzione del comportamento altruistico senza presupporre alcuna parentela genetica è l’altruismo reciproco, proposto nell’articolo del 1971 The evolution of reciprocal altruism da Robert Trivers, uno fra i più importanti teorici della sociobiologia e appassionato  promotore della teoria di William Hamilton.

 

L’altruismo reciproco, essendo fondato sulla reciprocità e il riconoscimento individuale, riveste particolare importanza per l’Homo sapiens, una specie sociale, alquanto aberrante, altamente integrata ed intelligente. Robert Trivers ha sostenuto che non vi è “nessuna prova diretta sul grado di reciproco altruismo praticato durante l’evoluzione umana, né sulla sua base genetica; ma considerando che tale pratica si verifica ogni giorno universalmente, è ragionevole presumere che abbia rappresentato un fattore importante nella recente evoluzione umana e che le risposte emozionali al comportamento altruistico abbiano importanti componenti genetiche.”

 

Per comprendere il meccanismo biologico-evolutivo dell’altruismo reciproco, si immagini che due individui estranei –  Trivers porta l’esempio di due uomini, ma l’altruismo reciproco si estende anche a membri di specie diverse – si trovino in una situazione nella quale il primo corre un forte  rischio di morire per annegamento senza il soccorso del secondo.

 

Si supponga “che l’uomo in procinto di affogare abbia una probabilità pari a 1/2 di affogare se qualcuno non accorre in suo aiuto e che il soccorritore abbia invece una probabilità di 1/20 di morire. Si immagini inoltre che quando il soccorritore affoga anche la vittima affoghi, ma che quando il soccorritore sopravvive la vittima sia sempre salvata…se l’uomo che rischia di affogare contraccambia in un tempo futuro e i rischi di affogare rimangono invariati, l’aver svolto il ruolo di soccorritore avrà beneficiato entrambe gli individui. Ciascun uomo avrà scambiato una probabilità di 1/2 di morire con una probabilità di circa 1/10.”

 

Lewontin ha ironicamente osservato, con una notazione non priva di sarcasmo, come attraverso “questo percorso indiretto tu aumenterai le tue probabilità di sopravvivenza e di riproduzione nel lungo periodo. Il problema con questa storia è che, naturalmente, l’ultima persona da cui vorresti che dipendesse la tua salvezza se stessi annegando è proprio quello che avevi salvato in passato, dal momento che è improbabile che si tratti di un buon nuotatore.” :-)

 

 In altri termini, il meccanismo dell’altruismo reciproco ha maggiori probabilità di funzionare se l’atto altruistico comporta a un tempo un piccolo rischio da parte di chi lo compie e un grande vantaggio a chi ne fruisce.

 

Per il sostenitore della selezione individuale, dunque, resta il problema delle ragioni che spingerebbero un individuo a rischiare la vita per salvare quella di un altro:

 

 “Ammesso che esista un meccanismo capace di sostenere l’altruismo reciproco, resta da risolvere il problema teorico di come inizia l’evoluzione del comportamento.”

 

Uno dei maggiori ostacoli all’evoluzione dell’altruismo è la presenza di imbroglioni – cheaters –  all’interno di una data popolazione, ovvero di quegli individui che accettano l’altruismo degli altri ma si rifiutano di contraccambiare, diminuendo così, nel lungo periodo, l’idoneità personale degli altruisti. Perciò, al di sopra di “una frequenza critica definita dalla dimensione della popolazione e dalla dimensione e dall’efficacia della rete di cooperazione, il gene altruista aumenta molto rapidamente tendendo verso la fissazione. Al di sotto della frequenza critica il gene recede lentamente verso l’equilibrio mutazionale.”

 

Naturalmente, la difficoltà dovuta all’emergenza dell’imbroglio all’interno del gruppo “può selezionare l’abilità d’identificare gli imbroglioni e di non offrire ad essi atti altruistici o di emarginarli, il che potrebbe a sua volta selezionare una maggiore furbizia tra gli imbroglioni, e così via.”

 

In generale, la “frequenza genica critica è semplicemente quella frequenza in corrispondenza della quale fare quel gioco è rimunerativo grazie a una probabilità abbastanza alta di mettersi in contatto con un altro cooperatore.”

 

La fondamentale differenza fra l’altruismo reciproco e la selezione di parentela “consiste nel fatto che nel primo caso l’individuo si aspetta una qualche ricompensa in contraccambio, mentre nel secondo no: in quest’ultimo caso il contraccambio sta nel successo riproduttivo dei propri geni.”

 

Un efficace esempio di altruismo reciproco riscontrabile nel mondo animale è rappresentato, secondo Trivers, dal rapporto di simbiosi in specie diverse di pesci fra le quali non sussiste alcuna parentela genetica. La simbiosi di pulizia che si instaura fra ‘spazzini’ e ‘protettori’, nonostante i primi costituiscano un potenziale boccone per i secondi, è indubbiamente un tipo di relazione intima, controllata geneticamente, che comporta reciproci vantaggi selettivi: gli ‘spazzini’ ottengono un buon pasto mentre i ‘protettori’ si sbarazzano di parassiti nocivi che provocano piaghe e malattie.

 

Hai ragione a sottolineare che in molti casi le spiegazioni proposte hanno poco di biologico perché hanno a che vedere con la razionalità strumentale pura.

 

Cheers!