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Il Cosimo Mele Fan Club

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La cosa preoccupante é che la maggioranza degli elettori del centrodestra non ha un soprassalto di indignazione, non avverte quel fastidioso ma salutare senso della vergogna che dovrebbe manifestarsi in questi casi. E' questo il fenomeno più sconsolante. se riescono a digerire questa, cos'altro sono in grado di inghiottire?

Stai scherzando, vero? L'elettore tipico di destra sa benissimo di votare per un ladro e puttaniere. Questa storia per cui votano pensando che Silvio sia diverso da quello che tutti possiamo vedere non me la bevo proprio. Lo sanno benissimo, e non gliene importa un bel nulla. Non gli interessano le regole formali, e nemmeno molte di quelle sostanziali. Period. In altri tempi, l'elettore tipico italiano sapeva benissimo, ben prima che cominciasse mani pulite, che i partiti della prima repubblica campavano di tangenti. In Italia, temo, violare la legge ogni volta che si puo' e' una virtu', non un vizio.

Stai scherzando, vero? L'elettore tipico di destra sa benissimo di votare per un ladro e puttaniere. Questa storia per cui votano pensando che Silvio sia diverso da quello che tutti possiamo vedere non me la bevo proprio.

No, non scherzo. La questione di un qualche interesse é per quale ragione continuano a dargli il loro sostegno. Non credo che tutti siano della medesima sua pasta. Ci sono quelli come lui che alle domande rispondono così. E' un puttaniere? E allora? 2 avemarie e 4 paternostri e passa la paura. Ha rubato? Comunque non come gli altri e poi da che mondo é mondo un pò di accumulazione originaria c'é sempre (va beh, lo concedo non usano questa categoria, però basta intendersi).  Lui invece ti comunica che ci si può arricchire, lui l'ha fatto: é possibile. Poi ci sono quelli che sono infastiditi da queste fregnacce ma le accettano, turandosi il naso. E' vero a destra ci sono banditi, ma gli altri, quei cialtroni incapaci e vendicativi della sinistra, quell'arcobaleno di scemenze che mette insieme una corte dei miracoli improvvisata di intellettuali d'accatto che ripetono fesserie incomprensibili e senza senso. E chi sono? Soggetti impresentabili. Ex-comunisti, ex-democristiani, ex-qualcaltracosa. Che ti comunicano? lacrime e sangue, manco fossero churchill che sprona gli inglesi contro le truppe hitleriane. Va bene stare con i banditi sapendo che lo sono, ma quando scoprono che sono pure cialtroni (elezioni regionali 2010), allora il quadro analitico si confonde anche per loro. Sosteneva Hirschman che le organizzazioni si sotengono attraverso la lealtà come strumento di coesione interna e lo strumento funziona alla grande se l'opzione uscita non é particolarmente attraente (quid est). Anche perché opera il meccanismo di autoinganno che porta i seguaci a restare sulla barca anche quando sarebbe il caso di abbandonarla. Tuttavia l'autoinganno é più forte quando l'adesione alle organizzazioni é sottoposto a regole rigide oppure é quando la defezione é punita severamente. Non mi sembra che questo sia il nostro caso. Ecco perché é lecito nutrire qualche speranza.

 

 

Devo ammettere che l'autoinganno mi convince poco. Secondo me il ragionare di molti e' "se fossi nella sua posizione farei lo stesso"; come corrollario, si aspettano questo tipo di comportamento da chiunque abbia quell'ammontare di potere. Hence, non li disturba e non e' ragione sufficiente per votare altrove.  Il mistero maggiore, a mio parere, sono le donne; perche' mai votino per un figuro del genere proprio non lo capisco.

Apprezzo l'ottimismo, ma data l'opposizione attuale non ci conto molto. Per un po' avevo supposto che la chiesa cattolica si spostasse su qualche personaggio meno offensivo e facendo cio' contribuisse alla caduta del nostro, ma non mi sembra che stia avvendo. Speranze si, ma segnali concreti io (dall'altro lato dell'Atlantico) ne vedo pochi.

Per un po' avevo supposto che la chiesa cattolica si spostasse su qualche personaggio meno offensivo e facendo cio' contribuisse alla caduta del nostro, ma non mi sembra che stia avvendo.

Dejà vu. Così il Muratori, negli Annali, volume 34.

La sorte appunto di questi religiosi [i gesuiti ndr.] aveva sino dall'anno scorso indotto il pontefice a scrivere una lettera circolare a tutti i suoi nunzj residenti alle corti cattoliche, con cui commetteva ad essi, che con la loro prudenza e col loro zelo procurassero che fosse osservato un rigorosissimo silenzio sulla soppressione dei gesuiti, come dal breve stesso di Clemente XIV veniva espressamente comandato. Ingiugneva ai medesimi di mettere in opera la potestà del loro ufizio, come anche di eccitare l' ordinaria autorità dei rispettivi vescovi della loro legazione. Ma né la proibizione di Clemente XIV né la circolare di Pio VI ebbero tutto l'effetto. Gli scritti non cessarono punto. I detrattori dell'estinta compagnia comparvero sull'arena, o in un modo o nell'altro, a fronte dei panegiristi. Chi esaltava il breve di soppressione come il palladio che assicurava la pace della chiesa, chi lo riguardava come il seme delle future calamità per la religione e per i sovrani. E parlandosi dunque e scrivendosi, era sbandita ogni moderazione ogni riguardo. L'animosità e la calunnia scagliavano da una parte i loro dardi contro l'estinta società, mentre altri procuravano di prendere la difesa della medesima. Fino l' autorità stessa del pontefice nello stendere il detto breve era censoriamente esaminata, e si pronunziava sulla validità e legalità di questo pontificio decreto. In tanto conflitto di animi, d'interessi e di passioni sarebbe stato pretender quasi l'impossibile, che tutti gl'individui del soppresso corpo fossero restati immobili, e che nessuno di essi non avesse stesa la mano per schermirsi dai replicati colpi ostili, o non avesse anche ritorti gli strali, già caduti a terra, contro i medesimi feritori. Questo avvenne appunto in Italia, e appunto in questo anno. Comparve a Roma un libro col titolo di lettera del vescovo di. . . . tradotta dal francese. Divulgatosi appena il detto libro venne immediatamente e severamente proibito tanto nella capitale quanto in tutto il dominio pontificio, come una scrittura di stato. Vi si parlava con aperta disapprovazione del pontificato di Clemente XIV e dei suoi ministri, si pretendeva di provare che la soppressa società sussisteva tuttavia, perché non era stata abolita con tutte quelle formalità e solennità richieste da un soggetto così importante. Per quanto però fossero veementi i tratti che andavano a ferire quelli che era usi avvicinati al defunto pontefice, e che insultavano anzi la memoria del pontefice stesso, ciò che si attrasse l'indignazione del governo si fu l'aria audace e temeraria con cui l'autore della lettera dava al pontefice regnante certi suoi avvisi onde rimediare ai disordini ed agli abusi di cui erano piene le congregazioni di Roma e specialmente quella di propaganda. Alla proibizione del libro succedettero le più accurate perquisizioni, onde scoprire chi ne fosse l'autore, e chi l'avesse distribuito e stampato. Non si tardò molto a venire in cognizione di tutto. Si rilevò essere uscito dai torchj dei Marezzi di Forlì ; che l'autore era l'ex gesuita Picol; il distributore e spacciatore dell'opera l'altro ex gesuita Capece. Ne furono ritirate tutte le copie, cosicché rarissima divenne quell'opera; i Marezzi padre e figlio, non che il Picol e Capece arrestati furono condotti a Ravenna, dove da quel legato cardinale Borromeo fecesi per ordine del papa il processo. Gli stampatori furono assoluti, avendo presentato l'ordine ad essi spedito dal cardinale Torrigiani, allora segretario del santo uffizio, di stampare quella lettera. Il Picol essendo infermiccio e quasi etico fu mandato allo spedale di Faenza, onde si procurasse di ristabilirlo in salute, se fosse mai possibile, indi andasse a terminare i suoi giorni nella fortezza di S. Urbano, in cui venne rinchiuso anche il Capece, condannatovi per tutta la sua vita, col lasciargli però libero il passeggio.