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Il Cosimo Mele Fan Club

4 commenti (espandi tutti)

Scusate, ci riprovo perché evidentemente mi sono spiegato male.  Penso anch'io che il decreto sia incostituzionale (ma non sono certo particolarmente qualificato per pensarlo).  Il problema che ponevo non è questo.  Il problema è che non mi sembra che sia vero che il Presidente della Repubblica si può rifiutare di firmare un decreto (o una legge) se vi ravvisa degli aspetti di potenziale incostituzionalità (chiedo lumi a esperti di diritto costituzionale, se ce ne sono che leggono). Quello è il mestiere della Corte Costituzionale (che infatti si occuperà presto della vicenda, visto il ricorso della regione Lazio.) Anche i tuoi riferimenti normativi potrebbero non essere rilevanti se la Corte ritenesse che il decreto fosse effettivamente interpretativo, cioè che non mutasse la normativa vigente (cosa che io non penso affatto!). Tutto il resto, sergente Garcia incluso, è divertente, ma non mi sembra rilevante.  'Sta mania che Napolitano (e altri PdR prima di lui) sono un giorno baluardi della democrazia, il giorno dopo vecchi rintronati mi fa un po' sorridere.

Leggetevi poi l'ex presidente Scalfaro sul Corriere di oggi, che pone tra l'altro il problema (che in questi commenti Anxia ha esposto più volte, e per poco non la sbranano) di un diritto degli elettori del PdL a trovare comunque il loro partito sulla scheda, nonostante l'idiozia dei suoi dirigenti. Oltretutto, non credete che tra qualche giorno Bersani e Berlusconi si sarebbero comunque messi d'accordo per trovare una soluzione condivisa? E in quel caso, l'eventuale decreto che ne sarebbe scaturito non sarebbe stato comunque incostituzionale, a voler seguire il criterio in punta di diritto che leggo qui?

Leggetevi poi l'ex presidente Scalfaro sul Corriere di oggi

http://www.corriere.it/politica/10_marzo_08/intervista-scalfaro-marzio-b...

è proprio quello che penso e che ho cercato di sostenere, ma certo scalfaro nell'intervista lo fa con ben altre chiarezza ed efficacia

Mi spiace ma continuo a dissentire, ed il testosterone non c'entra.

Finchè dici che l' estromissione di una lista popolare falsa il risultato delle elezioni siamo d'accordo, e ti concedo pure che ci sia un problema di rappresentatività.Se questo dipendesse da un qualche sopruso burocratico sarei d'accordo con te, ma non ci sarebbe bisogno di scomodare governo e presidente, basterebbero poliziotti e magistrati.

Il rispetto delle regole, e soprattutto dei principi che non vadano cambiate a metà partita e che il governo non dovrebbe legiferare in materia elettorale per me sono più importanti.

Ma oltre al rispetto delle regole c'è un'altra cosa importante che han già sottolineato altri: non è in gioco il diritto di voto, ne attivo ne passivo.Mi spiace che molti non possano votare il loro candidato preferito, ma se questo non si candida (anche solo per un vizio formale) non posso farci niente.

Quanto poi alle possibili rivoluzioni e tafferugli, sono problemi di ordine pubblico.Se no tanto vale che legalizziamo la mafia nei quartieri dove ha sostegno popolare.

Grazie della tua risposta.  Se mi permetti, nel risponderti per punti, la butto un po' sul testosterone anch'io :-)

"basterebbero poliziotti e magistrati."

Ma guarda che, a parte la lista PdL della provincia di Roma, sono bastati i magistrati e le norme previgenti (al decreto "interpretativo"), per cui sono stati riammessi il listino in Lazio e la lista Formigoni in Lombardia. Sicché almeno in questi due casi sono proprio i magistrati che ti danno torto. E già esistevano precedenti, in altre elezioni, di liste comunque riammesse anche in presenza di vizi formali, perché il magistrato aveva ragionevolmente fatto prevalere il diritto non dei presentatori della lista a essere candidati, ma degli elettori a trovare il simbolo sulla scheda.

"Il rispetto delle regole, e soprattutto dei principi che non vadano cambiate a metà partita"

Non hai letto quello che ho scritto. L'argomento (dal mio punto di vista fallace!) del Governo è che le regole non sono state cambiate. Legittimato a decidere se questo punto (cioè se il decreto sia solo formalmente interpretativo, ma invece sostanzialmente modifichi la norma) sia vero o no non è Napolitano, ma la Corte Costituzionale. Sicché Napolitano, dal mio punto di vista, non aveva altra scelta che firmare.  Se vuoi difendere la forma, questa va difesa sempre e comunque, anche quando ti dà torto.

"Mi spiace che molti non possano votare il loro candidato preferito, ma se questo non si candida (anche solo per un vizio formale) non posso farci niente."

Evidentemente non ti dispiace abbastanza :-) Sul vizio formale ti ho risposto sopra (o meglio, la magistratura ti ha risposto, dandoti torto: un vizio formale non è sufficiente per rifiutare una lista). Io (che aborro Berlusconi) non sarei affatto felice se in Lombardia e in Lazio il centrosinistra vincesse per mancanza dell'avversario, e non perché abbia paura di chissà quali rivoluzioni, ma perché molti milioni di italiani non avrebbero rappresentanza politica. Capisco che molti qui e altrove li ritengano decerebrati, rintronati dalla TV, o collusi (che sarà anche vero), ma finché non si fa una norma (speriamo di no) che toglie il diritto di voto a chi guarda il Grande Fratello, hanno diritto ad una rappresentanza esattamente come me e te. Oltretutto, sul lungo termine questo sarebbe un gravissimo danno politico per il centrosinistra, ed invece una vantaggio per il centrodestra che potrebbe giocare il ruolo della vittima (già ci sta provando).

"Quanto poi alle possibili rivoluzioni e tafferugli, sono problemi di ordine pubblico.Se no tanto vale che legalizziamo la mafia nei quartieri dove ha sostegno popolare."

Che Napolitano abbia firmato per paura della piazza non ha alcun riscontro oggettivo.  Io credo che abbia firmato per i motivi formali che ti ho esposto sopra sul limite delle sue competenze (come da lui percepite) e per il motivo sostanziale di non negare rappresentanza agli elettori del PdL. Del resto, è scritto tutto nel suo messaggio immediatamente successivo alla firma.