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Il Cosimo Mele Fan Club

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La via d'uscita in un Paese civile avrebbe dovuto essere in mano ad un potere giudiziario con sufficienti margini di autonomia decisionale che potesse decidere sul merito. Le norme formali per la presentazione delle liste corrispondono ad un obiettivo sostanziale che e' quello di ammettere alle elezioni solo i partiti che testimoniano di avere un consenso certo superiore ad un livello minimo. Un giudice che avesse sufficiente margine discrezionale potrebbe decidere se il fallimento del rispetto degli obblighi formali corrispondeva ad errori umani oppure ad un consenso certo insufficiente.

Sottoscrivo parola per parola: ecco una soluzione, ahimé ideale, ispirata dalla santa ragionevolezza (quella che il berlusconismo fomentatore di acrimonia stronca) e collocata nell'ambito della legalità. Quando si riesce ad intendere il senso profondo di una norma la si applica con giustizia.

Non è vero che legalità e giustizia non confliggono per definizione. In seno a tali conflitti si può ben dire che si sceglie la legalità perché è giusto (giustizia imperfetta, mi pare la norma, non l'eccezione)

 

Peraltro, in uno Stato democratico e civile i requisiti formali sarebbero stati formulati e valutati coerentemente con l'obiettivo sostanziale, e il giudice avrebbe potuto deliberare sul merito della sostanza dei fatto. E' qui che l'Italia inizia a sbagliare e una volta commesso questo errore iniziale, non e' possibile trovare nessuna soluzione soddisfacente per ridurre la disfunzionalita' dello Stato.

Concordo anche su questo. Mi auguro che la reazione a berlusconi che perseguendo interessi privati,  viola sistematicamente le regole, non sia la santificazione e la cristallizzazione delle stesse.

 

La soluzione concordata ci poteva essere.

Era così grossa - e nociva per tutti -  che pare che tutti volessero risolvere, ma la tattica attendista da una parte e l’arroganza sopaffattrice dall’altra hanno fatto precipitare gli eventi

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.as...

 

http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gifE’ stato Napolitano a individuare subito il vero punto debole del centrosinistra sul pasticcio delle liste. Il Presidente della Repubblica, infatti, nella sua risposta alle lettere di due cittadini, ha osservato come l’opposizione fosse contraria al decreto, ma non avesse avanzato alcuna altra soluzione, «meno esente da vizi e dubbi», per eliminare un rischio che gli stessi Bersani e Di Pietro volevano evitare: quello di «vincere per abbandono dal campo dell’avversario».

Così il gioco di rimessa, la tattica attendista di limitarsi a denunciare lo scandalo di cambiare le regole del gioco mentre la partita è cominciata, senza proporre un compromesso per salvare un’esigenza alla quale si dice pur di tenere, potrebbero agevolare l’offensiva della destra. Un attacco, cominciato da alcuni giorni e inasprito ieri dallo stesso Berlusconi, che mira, con un capovolgimento delle responsabilità per l’accaduto, a indirizzare la campagna elettorale sulla rappresentazione preferita dal Cavaliere, quella della vittima. Con la contrapposta immagine di una sinistra ipocrita, formalista, amante dei cavilli e degli intoppi burocratici, istigatrice e complice di magistrati faziosi.

Ecco perché la vicenda delle liste potrebbe rivelarsi un imprevedibile boomerang per chi si aspettava di guadagnare consensi, sull’onda di una presunta indignazione popolare anche di una parte dei simpatizzanti del centrodestra, e, invece, rischia di perderli per la trasformazione improvvisa del vero tema di queste elezioni.

 

E secondo Penati bastava un atto amministrativo:

http://www.repubblica.it/politica/2010/03/08/dirette/regionali_8_marzo-2...

"Per risolvere il pasticcio fatto dai collaboratori di Formigoni, che hanno raccolto un numero insufficiente di firme, bastava un atto amministrativo che lasciasse qualche giorno di tempo a chi aveva presentato un numero insufficiente di firme per sistemare la propria lista". Lo dice il candidato del Pd alla presidenza di regione Lombardia Filippo Penati a margine di una conferenza stampa a Milano.