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Il Cosimo Mele Fan Club

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La via d'uscita in un Paese civile avrebbe dovuto essere in mano ad un potere giudiziario con sufficienti margini di autonomia decisionale che potesse decidere sul merito

Ma il decreto dovrebbe servire proprio ad evitare una possibile decisione del potere giudiziario,  solo perchè Berlusconi & co. non accettano il rischio di un giudizio a loro non favorevole.

Indipendentemente dalle motivazioni, il decreto e' un intervento dell'esecutivo che - per necessita' e urgenza - si sostituisce al potere legislativo e inoltre interviene sulle regole del gioco durante il gioco stesso,  e quindi incompatibile con i principi base dello Stato di diritto.

Una volta che e' iniziato il gioco, la competenza sull'applicazione delle regole dovrebbe essere competenza esclusiva del potere giudiziario.  A tutte le decisioni giudiziarie e' possibile appellarsi fino ai gradi finali, dopodiche bisogna accettare la decisione.  Se il requisito formale sulle firme avesse come scopo dichiarato e condiviso quello di appurare che chi si candida ha un livello minimo di consenso certo (requisito sostanziale), e se il potere giudiziario avesse la discrezionalita' di valutare se tale consenso minimo esiste nonostante errori formali nella raccolta delle firme, allora la vicenda si potrebbe risolvere in maniera accettabile.

Ma in Italia si e' persa addirittura la memoria su quali requisiti sostanziali corrispondono ai requisiti formali, e timbri e bolli dominano la scena e hanno una validita' assoluta. Inoltre, sia per sfiducia nell'arbitrarieta' dei magistrati, sia per impostazione culturale fascistoide dei politici di tutti gli schieramenti, il diritto prevede leggi ultra minuziose che eliminino la discrezionalita' dei magistrati nella loro applicazione (per quanto questa sia una lotta dura e incerta, data la creativita' italica presente anche nei magistrati).  Quindi se manca un timbro a norma di legge un mafioso condannato in Cassazione a 4 ergastoli deve essere liberato, nessun giudice puo' sanare e deve anche li' intervenire il governo con un decreto all'ultimo momento.