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Il Cosimo Mele Fan Club

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Si pongono due casi:

1) le circostanze riportate da "Il Giornale" sono false, imprecise, errate, riportate in modo scorretto e/o parziale. In verità non sarebbe la prima volta.

2) le circostanze riportate da "Il Giornale" sono corrette.

Nel caso 1) se ne evincerebbe che il Giornale è un mezzo di informazione poco attendibile, fazioso e gestito da cialtroni o peggio.

Nel caso 2) invece sarebbe la Corte d'Appello ad essere un organo poco attendibile, fazioso etc.

Staremo a vedere. Il secondo caso, qualora fosse vero, a me sembra più grave.

1) le circostanze riportate da "Il Giornale" sono false, imprecise, errate, riportate in modo scorretto e/o parziale. In verità non sarebbe la prima volta.

Come informazione aggiungo che da quanto leggo il Giornale avebbe solamente esposto il contenuto del ricorso di Formigoni al TAR, ricorso che peraltro e' stato gia' accettato citando nella motivazione almeno uno dei punti elencati, e cioe' che la corte d'Appello non ha competenza per escludere una lista dopo che in un primo momento (prima dell'esposto dei Radicali) l'aveva formalmente accettata. Cio' non toglie che sia possibile ricorrere contro le irregolarita' nelle firme, anche contro Penati ad esempio, ed avere il ricorso accettato dopo le elezioni (come e' avvenuto in tempi recenti per le elezioni regionali del Molise).

cio' non toglie che sia possibile ricorrere contro le irregolarita' nelle firme, anche contro Penati ad esempio, ed avere il ricorso accettato dopo le elezioni (come e' avvenuto in tempi recenti per le elezioni regionali del Molise)

questa evenienza, che porterebbe a replicare le elezioni, sarebbe una sconfitta per tutti: nessun vantaggio da nessun punto di vista per nessuno.

aggiungiamoci anche che la ricorsomania potrebbe essere contagiosa (mi sembra un dejà vu: anche in altri contesti una perniciosissima ricorsomania dilaga). 

celebriamo il rito nella sua sede appropriata, il seggio, e lasciamo perdere picche e ripicche, almeno laddove soltanto di picche e ripicche si tratta.

 

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.as...

"Più politici e meno avvocati"

 

Se la vertenza ha avuto come epicentri le due capitali italiane, nessuno infatti può escludere un contagio e un’epidemia di ricorsi anche dopo i risultati. Nell’illusione, per la verità prevedibile fin dall’inizio di questo pasticcio, che a furia di rimettere in discussione - e se possibile annullare qua e là - le votazioni, si possa tornare alle urne e cambiare i risultati finché si vuole.

[…]

Ma siccome alla follia non c'è limite - e una sorta di tarlo ha ormai preso tutti i contendenti, facendoli sembrare fuori di senno - c’'è perfino chi pensa che la guerra giudiziaria debba continuare. Incuranti del monito del ministro dell'Interno Maroni, che ha consigliato di chiuderla qui, gli esponenti romani del partito di Berlusconi e i sostenitori della candidata Polverini si aspettano che oggi la lista cassata ieri dai giudici amministrativi - che a loro volta avrebbero dovuto contraddire i magistrati della Corte d’Appello - sia riammessa in extremis dall’ufficio elettorale del tribunale romano davanti al quale ieri intanto l’hanno ripresentata. A loro volta gli avversari del Pd - che tramite la giunta regionale di centrosinistra della Regione Lazio hanno fatto ricorso contro il decreto del governo davanti alla Corte Costituzionale - hanno annunciato che se il Tribunale riammetterà la nuova lista del Pdl, loro faranno un altro ricorso al Tar per ottenere la sospensione della riammissione.

Ecco perché tenere la contabilità delle istanze, dei ricorsi, degli appelli e delle sentenze - provvisorie perché c’è sempre un tempo supplementare della partita - ormai è impossibile. Non ci riuscirebbe neppure Kafka, lo scrittore che così mirabilmente descrisse la disperazione di un uomo davanti alle contraddizioni della giustizia. Il paradosso è che ciascuno loda, o impreca contro, i magistrati di varia estrazione a cui è stato affidato il destino politico di queste elezioni, secondo il tenore delle loro decisioni. E ognuno annuncia una carta segreta, una procedura particolare, una norma interposta, e insomma una mossa del cavallo, grazie alla quale il gioco può essere riaperto all’infinito.

Non ce n’è uno - uno solo basterebbe! - che invece sia capace di dire a voce alta quel che molti hanno già capito. E cioè che per questa strada, presto o tardi, non è un’esagerazione, si arriva alla morte della democrazia. Quando non c’è più nulla di definito, quando il rispetto dell’avversario sembra venuto meno per sempre, quando le regole non valgono più, tanto si possono cambiare, non c'è neppure chi vince e chi perde, perché nessuno sarà disposto a rispettare il verdetto delle urne. Tutti piuttosto penseranno a sovvertirlo in un modo o nell’altro, chiamando in causa alternativamente, e sperando che tra loro si contraddicano, ora il giudice amministrativo, ora quello civile o quello penale.

Di fronte a ciò c’è una sola cosa da chiedere ai politici: tornate a far politica. Sembra ovvio, ma non lo è.

 

il giornale non si smentisce.

la tesi complottista non contribuisce certo a disintossicare il clima...

http://www.ilgiornale.it/interni/il_giudice_che_escluse_azzurri_tiene_uf...

Qualcuno è aggiornato? La Corte d'Appello ha effettivamente usato due pesi e due misure, oppure è il Giornale che ha sbroccato?