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L'Assoluto e il Relativo

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Marco,

ricordi benissimo quando scrivi che sono credente, e sei nel giusto quanto suggerisci che io sia disgustato dal comportamento di una moltitudine di prelati - sia i colpevoli diretti, sia coloro che li hanno coperti.

Cio' cui il non credente ha diritto e' che la Chiesa, come tutte le altre organizzazioni, collabori con le autorita' di polizia per individuare i colpevoli ed assicurarli alla giustizia. Come giustamente scrivi, qui negli Stati Uniti cio' sta accadendo. Stiamo pagando fior di soldoni in cause civili (stiamo, poiche' qua sono i fedeli che sono chiamati a ripianare i bilanci) e i servizi delle diocesi si sono drammaticamente ridotti.

Cio' che il non credente non puo' chiedere e' che la Chiesa si comporti con i propri membri devianti cosi' come si comporterebbe un partito politico o una bocciofila. Additare un prete colpevole al publico ludibrio, sottoporlo a mortificazione, cacciarlo a calci nel sedere -- tutte queste sono azioni che potrebbero dare giovamento non solo ai non credenti, ma anche a molti fedeli. Ma non sarebbero coerenti con l'insegnamento di Cristo, che si e' sacrificato esattamente per salvare noi peccatori. Che senso avrebbe una Chiesa di Cristo che non perdona?

Parliamoci chiaro: perdono non significa che il prete pedofilo, cosi' come e' spesso accaduto, sia lasciato ad occuparsi di bambini. Significa che, se pentito, e solo dopo aver scontato qualsiasi pena gli venga comminata dal sistema giudiziario, gli venga data possibilita' di ritirarsi in convento a cercare la riappacificazione con nostro Signore.

Gianluca, come saprai nel 2003 l'accademia pontificia ha organzzato un convegno dal titolo "Abuse of Children and Young People by Catholic Priests and Religious", invitando un pannelo di esperti laici, per lo piu' psichiatri, per essere aiutata a confrontarsi col problema. Il pannelo di esperti ha concluso la consulenza identificando le seguenti cause (in inglese perche' copioincollo): 1. Failure by the hierarchy to grasp the seriousness of the problem, 2. Overemphasis on the need to avoid a scandal, 3. Use of unqualified treatment centers, 4. Misguided willingness to forgive, 5. Insufficient accountability.

Federico Lombardi (che in qualita' di direttore della sala stampa del vaticano parla, possiamo dire, a nome del vaticano) riesce in una frase a ripetere tutti e 5 i problemi. Se hai veramente a cuore la salute della chiesa cattolica, dovresti unirti a giulio nella sua bacchettatura.

 

 

Giorgio,

io non mi unisco proprio. Che me ne frega di cinque righe di un discorso di Padre Lombardi? Io riscontro, giorno dopo giorno, quello che il mio Arcivescovo e la mia Arcidiocesi fanno (fanno, non dicono) per affrontare il problema. Vedo le misure prese contro i religiosi colpevoli. Vedo i milioni di dollari che paghiamo in risarcimento alle vittime. Leggo le continue ammissioni di colpa.

Il punto e' che Giulio e tutti quelli come lui si accorgono della Chiesa solamente quando c'e' qualcosa che a loro avviso non va. Questo e' il mio, semplicissimo punto. Perche' Giulio non ha scritto un bell'articolo sullo sforzo che Catholic Relief ha fatto ad Haiti, per esempio?

Ripeto: clericalismo specioso e fine a se stesso.

Gian Luca,

mi spiace polemizzare con te perchè colgo nelle tue parole un senso di partecipazione reale ai limiti della comunità cui tu appartieni, la Chiesa Cattolica. Lo dico senza ironia e con il massimo rispetto.

Epperò non capisco perchè l'anticlericalismo debba diventare un'offesa o una qualificazione derogatoria l'associazione alla quale sminuisce ipso facto gli argomenti di chi sia rubricato sotto quella etichetta.

Ma si può essere anti-clericali, speciosi o sostanziosi? Io credo di si! Mica è un insulto! Ma non ho capito che idea di laicità dovresti avere per qualificare quelle di Giulio come posizioni solo anti-clericali.

Giulio, ma anche Marco, hanno tutto il diritto di essere anti-clericali, cioè di opporsi alle strutture di un'istituzione terrena che si configura ( e si è configurata in passato) come collegata ANCHE, ma non solo, a tutto un insieme di valori politici e morali, oltre che medici e sanitari, che sono del tutto regressivi e fondati sulla sconfessione sistematica di quei principi di eguaglianza morale tra le persone e libero esercizio di critica, scientifica e argomentativa, che sono, fra le altre cose, i valori ai quali tu, da un punto di vista accademico, sono certo ti ispiri. Quindi, fosse anche specioso, il nostro anti-clericalismo ha tutte le ragioni di questo mondo a proporsi come tale, almeno quanto, a livello di preferenze individuali, ne hai tu a esprimere assenso per la dottrina morale della chiesa, che a me appare speciosissima anche se non te lo ripeto a ogni intervento. Io ho il diritto a essere anti-clericale, perchè non condivido i valori del clero, ogni clero, a Roma come a Najaf.

Aggiungo. Per ogni azione moralmente commendevole che la Chiesa fa, se ne può trovare un'altra eguale e contraria. Stiamo facendo un discorso di principio e una successione di aneddotti non ci condurrà a decidere quali valori preferire.

Ps: tu mi parli di Haiti e ok. Io ti parlo della normativa anti-aborto che si propone in Nicaragua con il silenzio complice della Chiesa Cattolica. Ieri c'erano gli attivisti di Amnesty International all'università e mi sono fermato a parlarci prima di fare lezione e mi hanno raccontato di questo schifo. Leggilo se hai tempo. E la Chiesa Cattolica cosa fa in Nicaragua? Come vedi è inutile portare il discorso sul piano caritatevole, perchè ci sono mille esempi del contrario. Scusa la foga.

A me polemizzare piace. Questo non e' sicuramente il problema. Ne' mi sognerei mai, come ho scritto nel primo commento, di obiettare a che uno si ponga su posizioni anti-clericali. Ognuno e' libero di pensare e scrivere come crede. Ci mancherebbe. Io pero' ho il diritto di ribadire che trovo assai stucchevole e noioso che molti si ricordino della Chiesa solo ed esclusivamente quando si pone su posizioni che non condividono.

Il tuo commento offre tanti altri stimoli per la discussione. Ne colgo uno che esprime un fascino particolare. 

un'istituzione terrena che si configura ( e si è configurata in passato) come collegata ANCHE, ma non solo, a tutto un insieme di valori politici e morali, oltre che medici e sanitari, che sono del tutto regressivi e fondati sulla sconfessione sistematica di quei principi di eguaglianza morale tra le persone e libero esercizio di critica, scientifica e argomentativa, che sono, fra le altre cose, i valori ai quali tu, da un punto di vista accademico, sono certo ti ispiri. 

Non solo quali esperienze dirette tu abbia avuto circa la liberta' di dialogo ed espressione all'interno della Chiesa. A giudicare da questo paragrafo, devono essere state molto negative. Forse addirittura traumatizzanti. Il dibattito interno alla Chiesa (che non si risolve nel vertice della gerarchia) e' molto vivace - soprattutto su temi di morale e di politica sociale. C'e' un confronto costante, sia tra teologi che tra semplici fedeli. La sconfessione sistematica del principio di uguaglianza morale e' storia -- tranne poche eccezioni. Caro Marco, continuate a battere su concezioni che non rispondono a verita' fattuale. Il libero esercizioni di critica scientifica e argomentativa ha piena cittadinanza nella Chiesa del 2010. Le questioni su cui esprimere dissenso equivale a chiamarsi fuori sono quelle centrali alla fede, che generalmente agli anti-clericali non interessano particolarmente.

Non solo quali esperienze dirette tu abbia avuto circa la liberta' di dialogo ed espressione all'interno della Chiesa. A giudicare da questo paragrafo, devono essere state molto negative. Forse addirittura traumatizzanti. Il dibattito interno alla Chiesa (che non si risolve nel vertice della gerarchia) e' molto vivace - soprattutto su temi di morale e di politica sociale. C'e' un confronto costante, sia tra teologi che tra semplici fedeli.

Davvero, Gianluca, non credo alle mie orecchie. Secondo me stiamo facendo confusione. Se io discuto animatamente con il mio amico prete (cosa che succede davvero, perchè lo stimo), posso dire che c'è dibattito nella Chiesa? Si, visto che dove ci saranno due o più riuniti in mio nome ecc ecc...

Ma che quelle circostanze di discussione che si verificano in una canonica di provincia, o in una sede Agesci implichino che nella Chiesa come istituzione vi sia un ampio un dibattito, e addirittura vivace, significa confondere i termini: infatti tu scambi la discussione inevitabile che avviene tra fedeli, con il recepimento dei frutti di quella discussione nella dottrina della chiesa. Il che non è. La Chiesa ha un magistero i cui termini sono decisi da una gerarchia e l'accesso a quei contenuti di fede o alla interpretazione di quella NON E' UN FATTO DI LIBERA DISCUSSIONE. E' tutto che mi citi i Barbecue della parrocchia in quei raccontate le barzellette sul papa che veste Prada: a quel livello c'è sempre discussione. Per me una discussione che su questioni morali non conduca, potenzialmente, a un rovesciamento delle posizioni iniziali non è una discussione ma una enunciazione di Fede. La vostra è Fede appunto. Va tutto bene, ognuno può credere in quello che vuole, ma non facciamo finta che adesso la chiesa quando discute di morale lo faccia all'insegna dello spirito critico. (Discutere significa etimologicamente scuotere dalle fondamenta. Gli uomini di fede quando discutono hanno un recinto e delle fondamenta ben definite per le loro discussioni, specie uomini di fede legati a dottrine stabilite da uno stato. La Chiesa Cattolica è una forma, anzi la forma peggiore di Statalismo in tutti i sensi: al suo interno possiede tutti i mezzi materiali e dispone di tutti i fini per i suoi membri. Come ci si possa trovare a proprio in agio in tutto quello per me è un mistero. Ma evidentemente c'è una fenomenologia dell'esperienza religiosa che tu sinceramente sperimenti e che io ignoro...e lo dico senza ironia, credimi)

Voglio dire. Quanti cattolici usano il preservativo? Quanti cattolici sono a favore dell'aborto? Quanti cattolici sono a favore della libertà delle direttive anticipate in tema di trattamento di fine vita? A giudicare dagli espositori di condom in ogni dove e dalla diffusione dell'aborto sembrerebbe che quei temi sono discussi anche dai cattolici, o sbaglio? Ebbene, dov''è che la dottrina della chiesa ha recepito tutta la vivacità di queste discussioni? Dove? In realtà la discussione cui ti riferisci è quella che avviene in quelle assurde commissioni con nomi roboanti (commissioni tipo: Pace, Giustizia e Amore tra i Popoli) che producono documenti che NESSUNO legge e che finiscono regolarmente in quegli scaffali delle librerie Paoline accatastati fitti fitti. Su questa esplosione di documenti ecclesiali che ripeto, sono uno zuppone di retorica, buoni sentimenti e taboo spacciati per alti problemi  morali, c'è stata in passato tutta una polemica perchè davvero qualcuno e più di uno si è chiesto il cui prodest di tutta quella carta.

Caro Marco, continuate a battere su concezioni che non rispondono a verita' fattuale. Il libero esercizioni di critica scientifica e argomentativa ha piena cittadinanza nella Chiesa del 2010.

Spiegati meglio, che non capisco. Però attento, che con le verità fattuali i cattolici hanno sempre problemini ;) .

Ho letto il pezzo sullo "schifo" che sta avvenendo in Nicaragua, con l'applicazione forzata di una normativa anti-aborto che porta alla negazione delle cure mediche, al suicidio, alla vessazione psicologica delle bambine di 10 anni stuprate dal padre, dal fratello o da terzi.

Ho letto ciò che la Chiesa Cattolica fa in Nicaragua attraverso il suo silenzio complice.

Vorrei dire però che dal punto di vista dell'insegnamento della Chiesa Cattolica, per esempio nel caso di una hysteroctomy (a standard procedure when a woman has cancer of the womb in order to save life),   "the AIM of the operation is to remove the diseased organ to save the woman, not to cause the death of the child; the death of the child is unavoidable, but undesired, side-effect of the hysteroctomy. IN THESE CIRCUMSTANCES THE CHURCH DOES NOT TEACH THAT A WOMAN IS OBLIGED TO PUT HER OWN LIFE AT RISK TO SAVE THE CHILD. HOWEVER, SHE IS FREE TO MAKE THAT CHOICE IF SHE SO WISHES. IF SUCH A CHOICE IS MADE, IT IS CLEARLY HEROIC".

Il passaggio che ho citato è stato scritto da Jean Olwen Maynard, il quale ha dedicato una breve pubblicazione a Gianna Molla, la madre che ha deciso di mettere la vita della figlia che le lievitava nel ventre davanti alla propria. In effetti anche io credevo che la Chiesa avesse fatto santa questa donna il 16 maggio 2004 perchè secondo la Chiesa se una donna è incinta e malata è bene che muoia per far nascere il figlio. Le cose non stanno così e molti cattolici forse credono che la Chiesa insegni che l'aborto sia sbagliato in ogni caso.

Inoltre il caso di Gianna Molla è interessante perchè non è diventata santa perchè ha deciso di abortire perchè la Chiesa glielo ha detto. La Chiesa ha fatto santa Gianna Molla anche perchè è un martire nel senso etimologico del termine (martirio nel senso di testimonianza di amore oltre la morte, non che si sia fatta uccidere per la sua fede come i martiri della tradizione), ma non solo.

Credo che la Chiesa abbia deciso di farla santa perchè è il caso di una donna che ha vissuto in tempi molto vicini a noi, e che può fornire un esempio attuale per i cattolici, anche per i maschietti che di aborti non ne possono fare. Gianna Molla infatti era una persona piuttosto normale, madre di quattro figli che andava a Courmayer in vacanza, moglie fedele e paziente, un medico credente (che quindi capiva cosa stava facendo quando ha rischiato la morte per il proprio figlio nascituro), molto impegnata nella Chiesa.

A me sembra che ciò che sta avvenendo in Nicaragua sia sbagliato ovviamente, ma credo anche che il problema reale del Nicaragua siano gli stupri, gli incesti e le malattie, e solo secondariamente i tentativi di salvare le vite in forma di feto.

 

Inoltre il caso di Gianna Molla è interessante perchè non è diventata santa perchè ha deciso di abortire perchè la Chiesa glielo ha detto. La Chiesa ha fatto santa Gianna Molla anche perchè è un martire nel senso etimologico del termine (martirio nel senso di testimonianza di amore oltre la morte, non che si sia fatta uccidere per la sua fede come i martiri della tradizione), ma non solo.

Senti, una discussione pubblica che poggi su una nozione di martirio non può diventare una base ragionevole per discutere di queste cose. Capisco che all'abbazia benedettina gli standard possano essere più laschi ;), ma qui queste cose non attaccano.

Legare la supposta liceità dell'aborto alla considerazione che la donna non sia costretta a morire e si martirizza e poi dopo, siccome si è sacrificata, allora la fanno santa, mi sembra roba da medioevo.

Senti a me. Potevano pure fare un'altra cosa. Far morire il feto nei termini di legge, salvare la madre, e poi santificare il feto. Tanto il feto è una persona per i cattolici, o no? Cosa costa santificarlo? Gli avreste trovato un bel posto nel calendario e ve lo sareste festeggiato quando vi pareva e piaceva! Perchè non hanno fatto così? Obiezione tua: "ma perchè è la madre che ha scelto di morire". Si ho capito, ma che caspita di discussione di etica pubblica si può fare davanti a condotte del genere? Sono casi estremi, super-erogatori...e non scalfiscono la dottrina della chiesa in tema di aborto, che anche in circostanze meno drammatiche di quelle che riporti assimila l'aborto, a qulunque stadio di sviluppo del feto ad un omicidio. Cioè io quando parlo con un cattolico, preliminarmente mi devo difendere dall'accusa di essere un assassino...bel modo di impostare cose!

sei simpatico, come al solito, ma io non voglio dire che la Chiesa deve impostare l'etica pubblica del Nicaragua. Io ho detto che se le politiche nicaraguensi fossero impostate secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica così come li ho riportati citando un caso estremo, non si avrebbe una imposizione che decide la morte della donna malata in favore del feto. E' un argomento cristallino.

In più ripeto, amnesty international, o chi cita il report di AI, devono chiedersi se è davvero un problema dovuto alle pressioni della Chiesa il fatto che ci sono moltissime ragazzine malate e stuprate dal padre e incinte a 10 anni. Non sarà che la Chiesa cattolica, con tutte le sue tare ideologiche, è comunque vicino materialmente ai nicaraguensi insieme ad AI?

E poi basta con questa storia di considerare come assolutamente irrazionale l'idea che l'aborto sia negare la vita potenziale di un individuo. Fate le lodi sperticate a John Rawls come 'sto grande filosofo della politica, vi spellate le mani in applausi al suo acume intellettuale perchè parla del velo d'ignoranza e del fatto che se devi scegliere 'al buio' preferisci una situazione di partenza che preveda una certa parità di opportunità (cosa che capisce anche un bambino delle elementari), e poi quando vi dicono che se vostra madre avesse abortito non sareste nati vi mangiate il fegato dal nervoso perchè non abortire è un attacco alla libertà individuale. E' ora di finirla. Le donne devono capire che se non sono obbligate a fare figli, si godono la carriera e il sesso e chi si è visto si è visto. Però se rimangono incinte, perchè non possono portare a termine la gravidanza e dare il figlio in adozione invece di uccidere il feto? E' così irragionevole? E' essere irragionevole essere un minimo responsabili nell'usare l'utero?

visto che i down, paralitici, idrocefalici etc... costa mantenerli e i cattolici vogliono costringerci a mantenere in vita esseri il cui valore e dignità appare discutibile a noi individualisti libertari etc...

io mi chiedo sempre: ma siamo veramente sicuri che tutte 'ste cliniche dove si fanno gli aborti siano cheap sul piano economico?

E poi se dobbiamo essere economisti fino alla fine, visto che i down, paralitici, idrocefalici etc... costa mantenerli e i cattolici vogliono costringerci a mantenere in vita esseri la cui valore e dignità appare discutibile a noi individualisti libertari etc... ma siamo veramente sicuri che tutte 'ste cliniche dove si fanno gli aborti siano cheap sul piano economico?

Guarda che non siamo a passeggio a Portoscuso dove le cazzate le porta via il maestrale; qui scripta manent...

Attento a quello che scrivi dunque: da queste parti il fuoco amico è obbligatorio.

Be careful! Lo dico per te.

passo e chiudo

Volevo solo dire che la posizione morale della Chiesa appare deontologica ma non è del tutto priva di ragionevolezza. Anche a voler adottare un criterio di giudizio utilitarista, cosa che per altro molti sistemi sanitari nazionali già fanno, mi chiedevo se la pratica diffusa dell'aborto non abbia costi economici alti, portando via risorse che potrebbero essere spese meglio. Si, in effetti è una provocazione che lascia il tempo che trova.

(...) poi quando vi dicono che se vostra madre avesse abortito non sareste nati vi mangiate il fegato dal nervoso perchè non abortire è un attacco alla libertà individuale.

Wut? Ma chi si innervosisce? Anche tu non saresti nato se tua madre e tuo padre fossero andati al cinema quella sera, e questo cosa vorrebbe dire? Che il cinema e' attentato alla dignita' umana?

E' ora di finirla. Le donne devono capire che se non sono obbligate a fare figli, si godono la carriera e il sesso e chi si è visto si è visto. Però se rimangono incinte, perchè non possono portare a termine la gravidanza e dare il figlio in adozione invece di uccidere il feto? E' così irragionevole? E' essere irragionevole essere un minimo responsabili nell'usare l'utero?

Senti, sai con cosa sarebbe il caso di smetterla? Con i maschietti che dicono alle donne cosa fare o non fare. A parte che la chiesa combatte attivamente la contraccezione, che e' ovviamente la strada maestra per ridurre gli aborti, cosa ne sai tu cosa significhi farsi nove mesi di gravidanza con un figlio non voluto e poi darlo in adozione? I discorsi sull'aborto dovrebbero farli solo le donne. Punto.

La realta' e' che questi ragionamenti sono tutti figli dell'incapacita' di accettare che le donne abbiano il diritto di scegliere quanto un uomo se, come e quando fare sesso e se, come, e quando fare figli.

Senti, sai con cosa sarebbe il caso di smetterla? Con i maschietti che dicono alle donne cosa fare o non fare. A parte che la chiesa combatte attivamente la contraccezione, che e' ovviamente la strada maestra per ridurre gli aborti, cosa ne sai tu cosa significhi farsi nove mesi di gravidanza con un figlio non voluto e poi darlo in adozione?

Bella risposta, soprattutto il pezzo che ho evidenziato.

Mi permetto di portare ad esempio la situazione delle ragazze madri islandesi  che sono fortemente incentivate dallo stato a "tenere" i loro figli con aiuti economici. Oltretutto l'essere ragazze madri è cosa vissuta come normale dalla popolazione (le ragazza-madre in Italia non godono di altrettanta fortuna).

Tutti gli anti abortisti perchè non si impegnano (coi loro soldi sia ben chiaro) a creare situazioni del genere invece di dire "tu partoriscilo poi lo dai in adozione". Ci si rende conto di che cosa significhi ? Questa sarebbe carità cristiana ?

Per dirla con il poeta "sanno a memoria il diritto divino ma scordano sempre il perdono."

Mi piace la battuta sul cinema eh eh... però allora io ti rispondo che se gli uomini non devono dire la loro sulle decisioni che riguardano le donne allora al referendum sul divorzio dovevano votare solo i divorziati. :-)

Un cattolico, che può essere donna o uomo, non vuol dire alla donna cosa fare. La donna è libera di fare ciò che vuole nella misura in cui non considera il feto come una sua proprietà.

Cioè al cattolico interessa il feto inteso non solo come 'essere umano', ma come 'persona' autonoma e diversa dalla madre. La donna può decidere di rimanere incinta o no. Se rimane incinta deve fare i conti con il fatto che la dignità del feto, per il cattolico, non dipende dalla madre e non dipende da abilità acquisite (bella parlantina, fisico funzionale, inviti a cena etc...) e per tanto va tutelato e protetto dalla stessa madre che vuole eliminarlo.

La madre dirà che quella è roba sua e fa quello che vuole perchè odia il fallo-logo-centrismo patriarcale ma il cattolico, dal canto suo, ribadirà che per l'uomo, cioè donne e uomini, in relazione alla vita umana, non si può parlare di 'ownership' ma solo di 'stewardship'.

La donna dirà che la vita del feto non è 'worthwhile' e il cattolico dirà che è bene aspettare nove mesi e chiederlo al figlio o alla figlia una volta che è nato/a.

Al cattolico della donna importa relativamente, non è un fatto di maschilismo la considerazione dell'aborto come peccato contro il creatore. Per il cattolico la donna non è 'owner' del feto e non può disporne come vuole perchè la vita richiede doveri che hanno la precedenza sul legittimo desiderio femminile di auto-determinazione, specie quando ci si trova di fronte ad una generalizzata pratica dell'aborto "on demand".

 

 

 

Una risposta cosi mi fa pensare che, a volte, l'aborto dovrebbe essere "mandatory".

Caro amico ti scrivo, non sia scortese.

Spero di non aver travisato il punto di vista cattolico sull'aborto.

Personalmente ritengo e ribadisco che la morale cattolica non è una imposizione maschile o maschilista, o anche solo paternalista, su donne che si ritengono incapaci di decidere per sé.

Tante donne cattoliche sono contrarie all'aborto, non è un fatto di genere essere cattolici anti-abortisti.

Ogni tanto si fa qualche battuta ma la questione è molto delicata, anche perchè laddove l'aborto è consentito non vi è unanimita circa la soglia dopo la quale esso non è consigliato o lecito per legge.

La soglia varia e sinceramente a me le foto di un feto abortito a gravidanza avanzata qualche dubbio circa la liceità del gesto me lo fan venire.

E' opportuno chiedersi se il fatto che l'aborto - a tre, quattro o cinque mesi - sia 'lawful' o 'unlawful' qui e ora sia anche un indicatore della 'giustizia' del gesto.

E' opportuno chiedersi se il fatto che l'aborto - a tre, quattro o cinque mesi - sia 'lawful' o 'unlawful' qui e ora sia anche un indicatore della 'giustizia' del gesto.

Ah meno male che ci ricordi il punto che sanno anche i ciechi e i sordi: legalità non coincide con moralità. Se non ti conoscessi penserei che sei un'autodidatta di quelli che la domenica mattina si edifica con libri tipo: "introduzione alla morale" allegato a "Famiglia Cristiana"...

Madonna santissima, gli ultimi commenti che stai mettendo mi fanno venire i brividi...

Capisco che concludere dicendo che legalità e moralità sono due cose diverse è come reinventare la ruota.

Dimmi però dove mai hai letto che il punto di vista della Chiesa Cattolica, per il tramite dell'applicazione della teoria del 'double effect', fa delle velate concessioni a pratiche concordi con l'utilitarismo morale.

Se l'argomento tiene è interessante perchè stempera i contrasti tra dottrine morali, mostrando come esse in molti casi differiscano nella 'interpretazione della leggittimità morale' più che sulla 'legittimità morale' dei corsi d'azione intrapresi.

"brividi, brividi gelati...", e vabbè.

Guarda a me questi atteggiamenti da professorino non mi piacciono. Però ti do i seguenti consigli di lettura, che io ho trovato molto istruttivi. Leggili e poi dimmi cosa ne pensi:

Cominci qui, cerca le parti pertinenti all'aborto. Poi passi a questo; poi ti consiglio fortemente questa vera summa, che se la confuti fammelo sapere, sempre visto che ti interessano le questioni etiche in relazione ai cattolici.

 

Peter Singer l’ho letto. La filosofia morale utilitarista di un intellettuale come Singer è mossa dall’esigenza vivissima di fondare un’etica naturalistica, al riparo dall’imposizione di codici morali da parte della religione cristiana.

 

La sua attività intellettuale è intimamente legata al  desiderio antico dimostrare che i teologi e la Bibbia hanno torto perché l’uomo è un animale che non richiede una protezione diversa dagli animali.

 

Secondo Singer l’uomo, che per i cattolici è una creatura sacra creata dalla polvere ad immagine di Dio, non differisce dal resto delle creature perché l’uomo è un riflesso di Dio capace di produrre opere teatrali e trattati di filosofia morale, parlare l’ungherese, vestirsi da drag queen e andare sulla luna.

 

Secondo Singer la differenza fra l’uomo e l’animale è una differenza di grado sulla scala evolutiva del regno animale. La gravità morale di uccidere un animale è comparabile a quella di assassinare un uomo, il quale non è che un animale avanzato. Thank you very much!!!

 

 

Ma Singer l’ha mai vista una lucertola indignata o un polpo che sentendosi in colpa si strozza con i tentacoli?

 

Anche stavolta sono d’accordo con il cattolico apologeta G. K. Chesterton: 

 

 human beings exceeds the animals by the measure of heaven and hell

Più che scortese sono stato cattivo e deliberatamente, non con te ma con i concetti che hai espresso (qualora ti limitassi a riportare un'idea non tua, il che non è chiaro)

Non è solo il cattolicesimo ad opporsi all'aborto quindi il discorso andrebbe forse allargato comunque io sono dell'opinione espressa da Francesco. Che la questione sia delicata è fuori di dubbio, che il feto sia un essere distinto dalla madre ci sarebbe molto da discutere ( e quando un feto verrà da me, senza la mamma, ne discuteremo serenamente ;-) ) poi che  uomini che affermano di parlare per conto di Dio, mi dicano cosa fare del mio corpo e della mia vita (supposto io sia donna) non esiste, se dio a qualcosa in contrario sono sicuro che ha la mia emai.

Al cattolico della donna importa relativamente

Capisco che sto estrapolando una frase dal contesto ma a me 'sta frase fa scendere brividi gelati lungo la schiena...

La madre dirà che quella è roba sua e fa quello che vuole perchè odia il fallo-logo-centrismo patriarcale ma il cattolico, dal canto suo, ribadirà che per l'uomo, cioè donne e uomini, in relazione alla vita umana, non si può parlare di 'ownership' ma solo di 'stewardship'. La donna dirà che la vita del feto non è 'worthwhile' e il cattolico dirà che è bene aspettare nove mesi e chiederlo al figlio o alla figlia una volta che è nato/a. Al cattolico della donna importa relativamente, non è un fatto di maschilismo la considerazione dell'aborto come peccato contro il creatore. Per il cattolico la donna non è 'owner' del feto e non può disporne come vuole perchè la vita richiede doveri che hanno la precedenza sul legittimo desiderio femminile di auto-determinazione, specie quando ci si trova di fronte ad una generalizzata pratica dell'aborto "on demand".

Senti Jons, quando tu vuoi dire una cosa la devi dire e basta. Tu non devi rispondere facendo l'avvocato del diavolo e dire: "alle vostre critiche, un cattolico potrebbe dire che ecc ecc". No tu devi dire, se le pensi, le cose che qui attribuisci a un cattolico. Nel secondo caso, assumendoti tu l'onere di discutere di quelle posizioni ti prenderesti la responsabilità logica di quello che dici senza schermarti dietro un improponibile pluralismo che finge di voler discutere tutte le posizioni solo perchè si vergogna di proporle come sue proprie.

Il feto è persona? Che collegamento c'è fra volontà della donna e sviluppo del feto? Il termine persona è un termine medico-biologico o filosofico? Ma davvero puoi metterti sotto le scarpe tutte queste questioni di filosofia morale e di biologia con questi commenti che stai facendo?

però allora io ti rispondo che se gli uomini non devono dire la loro sulle decisioni che riguardano le donne allora al referendum sul divorzio dovevano votare solo i divorziati. :-)

E manchi il punto perche' mentre tutti possono passare per un matrimonio ed una crisi di coppia, sono solo le donne a poter restare in cinta.

Cioè al cattolico interessa il feto inteso non solo come 'essere umano', ma come 'persona' autonoma e diversa dalla madre.

Questo lo so, ed e' l'unico motivo perche' dal punto di vista morale il dibattito sull'aborto offre risvolti un filo piu' interessanti di, che ne so, quello sui diritti civili degli omosessuali. Contravverro' alla mia regola e parlero di aborto pur essendo un uomo.

Il nocciolo del problema e' esattamente se il feto sia o meno una persona. Ti faccio notare che a quanto mi consta le scritture nulla dicono sull'argomento, e che Tommaso d'Aquino era per il no (lo spirito arrivava alla nascita). Per secoli l'ortodossia cristiana non ha previsto la sepoltura religiosa dei feti abortiti. Poi ad un certo punto si e' deciso che invece si', il feto era gia' una persona. Ti renderai conto come la scelta sia comunque arbitraria, senza neanche una grande base teologica. Non farmi il discorso dell'individuo in potenza, ti prego, perche' se no tutte le volte che incontro una qualche mia amica dovrei offrirmi di inseminarla per non sprecarne di individui in potenza.

Ora, che ti piaccia o no, sciegliere di definire persona il feto fin dal momento del concepimento implica automaticamente decidere che per nove mesi alla volta la donna non e' padrona del proprio corpo. Sciegliere che il feto e' persone solo SE la madre lo vuole invece, lascia alla donna il pieno controllo sul proprio corpo. Questo e' un fatto che non si puo' ignorare.

Guarda caso la chiesa cattolica, una struttura gestita da soli uomini, a partire da un certo momento storico ha deciso che il feto sia persona fin dal concepimento. Come ti ho gia' detto, peraltro, potrebbe insospettirti il fatto che la chiesa, oltre ad avere scelto arbitrariamente che il feto e' persona fin dal concepimento, si opponga pure strenuamente alla contraccezione.

Vorrai quindi convenire che una chiesa parimenti interessata alla liberta' delle donne e ai diritti dei feti si spenderebbe in omelie del genere: "care figliole, datela, datela con gioia e trasporto a chiunque vi piaccia e godetevi la vita; pero' usate sempre la pillola o il preservativo fino a quando non deciderete di essere madri consapevoli, perche' se no rischiate di restare in cinta e lo sapete che abortire e' peccato".

Ecco, quando un Papa si affaccera da S.Pietro per dire qualcosa del genere, non cambiero' le mie idee sull'aborto (che decidano le donne) ma perlomeno incomincero' a ricredermi sul fatto che il vero oggetto del contendere sia l'autodeterminazione della donna.

Ti concedo che tutti possono attraversare una crisi di coppia ma che le donne sono le sole ad abortire, ma tu per favore mi concedi che il referendum sulla scala mobile riguardava solamente i lavoratori dipendenti.

L' opinione tradotta in voto dei lavoratori indipendenti nel 1985, come l'opinione dei maschi quando si parla di aborto, è stata una ingerenza inaccettabile. Fai il macellaio? Via, tu non voti.

Per non parlare del voto al referendum sulla scala mobile di pensionati che a lavoro non ci devono più andare.

Ma che stai a dì? Secondo me l' aborto riguarda tutti.

I am missing the point, as you say, because I am emphasising the paradoxical nature of your line of reasoning. And I am joking as well.

Si è affermato che l'aborto è una questione che riguarda solo ed esclusivamente le donne.

Se è vero che solo le donne, padrone del proprio corpo, hanno il diritto di discutere la liceità morale dell'aborto, allora non si può parlare della liceità morale dello 'slave-trade' se non si è slave-traders (o slaves).

Ma questo sarebbe assurdo. Ergo anche gli uomini (non solo le donne) hanno diritto di discutere la liceità morale della decisione che conduce una donna ad abortire.

Ciò che è giusto o sbagliato a proposito dell'aborto non è una variabile dipendente dal sesso di chi afferma che l'aborto è giusto o sbagliato.

Quindi un grumo di cellule, una morula, appena differenziata, che senza un corpo in cui stare non potrebbe sopravvivere pone, in termini di liceità del giudizio sulla sua destinazione, gli stessi problemi che uno schiavo nero di 30 anni pone rispetto alla sua possibilità di vivere senza un padrone che gli imponga di raccogliere cotone?

A livello di pluralismo capisco la differenza di idee che può pure sussistere in merito all'aborto. Mi risulta invece del tutto incomprensibile questa assoluta incapacità argomentativa a collegare tesi morali fortissime con esempi a pera. Se continui con questo tenore di argomentazioni rischi una sorta di autoconfutazione solitaria: nel senso che basterà semplicemente leggerti per dire "hai torto", senza neanche bisogno di risponderti.

Non fidarti di quei maestri antichi che dicevano che "la verità ama nascondersi", a volte si palesa in forme abbaglianti.

 

Ma no marco, dai, cosi' fai partire un sub-thread inutile. Non voleva equiparare le due cose, voleva solo dire che tutti hanno diritto di discutere di questioni morali, indipendentemente da chi ne sia affetto. 

La legge italiana sull'aborto non parla della coppia, ma parla delle donne, giusto per dire che si, tutti possono parlare di un certo tema anche quando non ne sono affetti, ma in linea di principio è bene che la parola sia lasciata a chi, per primo, su questioni di etica individuale, patisce le conseguenze.

Considerato poi che l'esempio che critico veniva da uno che ricordava che non basta che una cosa sia lawful per cosiderarla right, il mio colpo non era del tutto inutile.

La legge italiana sull'aborto non parla della coppia, ma parla delle donne, giusto per dire che si, tutti possono parlare di un certo tema anche quando non ne sono affetti, ma in linea di principio è bene che la parola sia lasciata a chi, per primo, su questioni di etica individuale, patisce le conseguenze.

== se no siamo tutti gai col culo degli altri

 

== se no siamo tutti gai col culo degli altri

Chi è che l'ha detta questa massima aurea? Seneca, Marco Aurelio o S. Agostino?

O era Ricucci? ;)

 

La questione della liceità o meno dell’aborto è naturalmente fonte di disaccordo profondo ed è facile incancrenire la discussione con rigide posizioni, da una parte i pro-life e dall’altra i pro-aborto. Ne consegue una polarizzazione del dibattito spesso poco producente.

Tuttavia sono dell’idea che, a proposito dell’aborto, si debbano considerare entrambe le campane: sia i contro che i pro, come si faceva una volta e come si fa nelle debate societies. Come scrive Micheal Billing in una pubblicazione del 1987 intitolata significativamente Arguing and Thinking:

 

The power of speech is not the power to command obedience, by replacing argument with silence. It is the power to challenge silent obedience by opening arguments. The former result can be obtained by force as well as by logos, or rather anti-logos.

 

dall’altra i pro-aborto

Se non vuoi polarizzare il dibattito inizia a dire per la liberta' di scelta, te ne prego, che qua nessuno e' pro aborto.

Comunque faccio lo sforzo di chiarirlo per l'ultima volta. Tutti hanno il diritto di esprimersi su tutto, e ci mancherebbe pure. Pero' qui il nocciolo della questione e' stabilire se il feto debba essere o no considerato una persona fin dal concepimento (gli schiavi siamo d'accordo tutti -- forse Borghezio e Le Pen a parte -- che lo siano).

Questa decisione e' inestricabilmente legata ad una limitazione della liberta' individuale della donna. Decidi che il feto e' una persona fin dal concepimento --> la donna non e' piu' padrona del proprio corpo nove mesi alla volta.

Ora il cosidetto fromte pro-life in molti paesi occidentali e' polarizzato dalle posizioni della chiesa cattolica. Una struttura che e' incidentalmente completamente controllata da uomini. Una struttura che combatte attivamente anche la contraccezione, ovvero il metodo che ha consentito alle donne di scindere sesso e maternita'. Una struttura, infine, che prevede la scomunica automatica per chi decide di abortire e per chi procura un aborto, ma che si guarda bene dall'avere analoghe procedure automatiche per gli omicidi, per chi dichiari una guerra o ancora peggio, si macchi di crimini contro l'umanita'.

In conclusione, ti invito a chiederti se decidendo che il feto sia una persona fin dal concepimento stiate davvero difendendo la vita o se invece stiate cercando un'altra volta di limitare l'autodeterminazione femminile.

Passo e chiudo

 


Ripensando alle reazioni per lo più contrarie alle posizioni della Chiesa Cattolica mi è venuta in mente una barzelletta che ho sentito all'inizio di un documentario di Fred Wiseman.

Here you go:

Due scarafaggi camminano per la strada.

Incontrano Padre Mulligan. Il quale aveva un braccio rotto.

Gli chiesero come se lo fosse rotto.

"Sono caduto dalla vasca" rispose lui.

"E' terribile padre" dicono i due scarafaggi, e continuano a camminare lungo la strada.

Poi uno dice all'altro: "Che cos'è una vasca?"

E l'altro rispose: "E che cavolo ne so, non sono mica cattolico!"

 

Il nocciolo del problema e' esattamente se il feto sia o meno una persona. Ti faccio notare che a quanto mi consta le scritture nulla dicono sull'argomento, e che Tommaso d'Aquino era per il no (lo spirito arrivava alla nascita). Per secoli l'ortodossia cristiana non ha previsto la sepoltura religiosa dei feti abortiti. Poi ad un certo punto si e' deciso che invece si', il feto era gia' una persona. Ti renderai conto come la scelta sia comunque arbitraria, senza neanche una grande base teologica. Non farmi il discorso dell'individuo in potenza, ti prego, perche' se no tutte le volte che incontro una qualche mia amica dovrei offrirmi di inseminarla per non sprecarne di individui in potenza. Ora, che ti piaccia o no, sciegliere di definire persona il feto fin dal momento del concepimento implica automaticamente decidere che per nove mesi alla volta la donna non e' padrona del proprio corpo. Sciegliere che il feto e' persone solo SE la madre lo vuole invece, lascia alla donna il pieno controllo sul proprio corpo. Questo e' un fatto che non si puo' ignorare. Guarda caso la chiesa cattolica, una struttura gestita da soli uomini, a partire da un certo momento storico ha deciso che il feto sia persona fin dal concepimento. Come ti ho gia' detto, peraltro, potrebbe insospettirti il fatto che la chiesa, oltre ad avere scelto arbitrariamente che il feto e' persona fin dal concepimento, si opponga pure strenuamente alla contraccezione.

Francesco, complimenti! Ma sei un fisico speciale! Bene bene...qui di fisici rinascimentali che sanno di evasione fiscale, problemi delle elites, storia e così via ne avevamo già almeno uno ;)...ma tu ci mancavi, davvero! Benvenuto!

A parte gli scherzi. Fai riferimento a cose risapute, che però si fanno finta di dimenticare: le diverse posizioni  della chiesa in tema di vita e anima rispetto al feto.

Johns ormai ha deciso che queste cose non gli interessano più, anche se sa benissimo che sono come stiamo dicendo noi, e se anche se lo fosse dimenticato, problemi suoi. E se anche gli consiglio un'antologia di bioetica (edited, ma non scritta da Singer), ecco che lui si mette a parlarmi di Singer lucertole e così via. Pazienza, Weber direbbe che ha scelto di fare "il sacrificio dell'intelletto" per tornare all'incanto del mondo. Pazienza, il disincanto non è per tutti.

Questa reazione eccezionalmente aspra non è connessa nè al sacrificio dell'intelletto di chi esprime opinioni poco o difficilmente governabili nè al disincanto per pochi: è un esempio di ciò che Hans Küng ha chiamato la collera dei teologi.

Hope it makes sense

Jons 16/3/2010 - 11:13

Parlo di lucertole non solo perchè il libro consigliatomi è stato scritto da Singer ma anche perchè la fiducia nella verità della Bibbia è stata scossa in modo pesante nel 1859 con la pubblicazione di L'Origine delle specie di C. Darwin.

La portata della teoria dell'evoluzione biologica elaborata da Darwin è stata per la Chiesa un colpo durissimo, forse più duro della stessa rivoluzione copernicana che ha sostituito la visione del mondo aristotelico-tolemaica.

Nel fare l'esempio paradossale di un polpo che si ammazza perchè pentito o una lucertola che manifesta un profondo risentimento morale nei confronti di ciò che le sta attorno voglio enfatizzare il fatto che nonostante la teoria dell'evoluzione spieghi le tante cose che abbiamo in comune con le scimmie e il regno animale più in generale, è difficile non credere che la differenza fra uomini e animali, lungi dall'essere 'a mere difference in degree', è in realtà 'a difference in kind'.

La stessa genetica tradizionale, come è stato sottolineato dall'antropologo S. L. Washburn, è stata spesso una scienza della differenza - spesso una differenza irrilevante o insignificante.

In altre parole è stato calcolato che se prendiamo due individui a caso - due esseri umani - essi avranno in comune il 90 percento dei loro geni.

Non solo: dal punto di vista biochimico la differenza fra uno scimpanzè e un uomo, i quali, nonostante le 'notevoli differenze comportamentali', condividono il 99 percento dei loro geni, è di un solo aminoacido.

Esiste una discrepanza enorme fra le differenze genetiche osservabili e la 'etnicità proteiforme' dei comportamenti esibiti dalle specie sociali.

Questa discrepanza, che esige di essere giustificata, ci fa pensare che il valore immenso dello scarto che ci separa da uno scimpanzè - cioè il valore e la realtà della differenza dell'uomo rispetto alle altre creature - sia qualcosa che non dipende in primo luogo dall'evoluzione biologica.

Hope it makes sense.

Re(3): Animal House

Jons 17/3/2010 - 01:24

Non mi permetterei di insinuare che la filosofia morale di Singer non possieda neppure la dignità dell'errore.

Il punto è che Singer è il filosofo famoso non solo fra i vegetariani fondamentalisti, ma anche fra coloro che nutrono il proprio 'animalismo' di illusioni antropomorfiche.

Non so se si facciano chiamare animalisti coloro che accordano un trattamento semi-antropomorfico al migliore amico dell'uomo (che per i sacerdoti non è la donna).

Comunque si facciano chiamare, non li capisco se non nella misura in cui sia un uomo che un cavallo sono esposti, potenzialmente, al dolore e alla sofferenza fisica in modo analogo.

Quando pensiamo a noi stessi non ci rappresentiamo mai come 'trousered apes', cioè non raffiguriamo noi stessi come esseri che stanno qualche tacca più in alto di una scimmia.

Credo che questo valga indipendentemente dal fatto che le scimmie e i coyote non sono capaci di discutere della guerra all'Iraq o delle responsabilità politiche di Pierluigi Bersani, ma il fatto di saper disquisire di tali argomenti certamente contribuisce in buona misura a formare la nostra rappresentazione di noi stessi.

Spesso guardiamo ai teologi come a persone che vogliono intervenire nella conduzione della vita morale delle persone, ad esempio le donne incinte, con il rischio di produrre sofferenze inutili e di inferiorizzarle negando loro un pieno controllo sulla propria vita.

Ci piace pensare che l'etica sia qualcosa che non possa essere tracciata all'interno di un dominio indipendente ed autonomo dalle scienze della natura, come fanno invece i teologi cristiani.

La maggior parte degli italiani ricordano di avere attraversato una fase della propria vita, in genere infanzia e adolescenza, in un clima religioso che con l'andar del tempo si trasforma in un ricordo scolorito di un rito di transizione fatto di accettazione emotiva transeunte.

Riceviamo il battesimo, la prima comunione, la cresima e poi ci si allontana un pochino dalla Chiesa perchè affascinati dalle scienze veramente predittive come la matematica, la fisica, l'economia e la ginecologia.

Così convertiti al libero pensiero iniziamo a denunciare l'attività fraudolenta della Chiesa e a cantare le lodi dell'evoluzionismo che fa piazza pulita di performances teatrali e delle spiegazioni povere del Nuovo Testamento: ciò in cui credevamo era in realtà una presa per il culo.

Giunti a questa realizzazione, ci appassioniamo e dedichiamo allo studio della scimmia, delle api, sostituendo il regno animale al regno di Dio.

Però c'è sempre una cosa che non ci dimentichiamo, anche quando affidiamo la nostra costante passione al Teorema di Goedel o ai meccanismi riproduttivi degli imenotteri: l'abilità di saper parlare.

Ogni volta che l'uomo si dedica a qualcosa, egli si comporta sempre come il teologo evangelico che vuole ammaliare e sedurre chi legge o ascolta.

Ecco quindi che abbiamo filosofi animalisti che assumono toni evangelici nel predicare il darwinismo e schiere di seguaci che riempiono i palazzetti dello sport dove si celebrano fiere e concorsi per cani.

 

 

 

 

Re(4): Animal Farm

Jons 17/3/2010 - 14:59

Si può essere animalisti quanto si vuole ma quando si rigetta l’etica cristiana come fa Singer, non lo si fa perché ci si appassiona al Darwinismo ma perché si hanno idee diverse teorie morali. Singer infatti è un utilitarista, e questa è la ragione vera del suo attacco alla visione Biblica del bene e del male. E’ molto pericoloso, specie per gli economisti, oltre ad avere poco senso, derivare i principi della Ragion Pratica da questioni di fatto relative all’evoluzione della specie umana.

 

 Come Singer stesso ricorda, le relazioni e implicazioni tra etica ed evoluzione furono ben presenti allo stesso Darwin, il quale, in opposizione ai fraintendimenti della sua teoria, cercò di fugare l’idea che la sua opera si prestasse a giustificare la prerogativa naturale dei più forti o ‘adatti’ sui più deboli.

 

A due mesi dalla pubblicazione di On the Origin of Species (1859), Darwin scrisse a Charles Lyell:

 

“Un giornale di Manchester ha ridicolizzato la mia teoria, affermando che io avrei dimostrato che la ragione è del più forte e pertanto che Napoleone è nel giusto, e che ogni commerciante che raggira i clienti è nel giusto.”

 

Fu soprattutto l’opera di Herbert Spencer, le cui idee furono contrastate dalla retorica e dalla logica dell’eminente biologo T. H. Huxley, ad ispirare vari tipi di etica evoluzionistica destinate a fornire  le basi intellettuali del rifiuto dell’interferenza dello Stato sulle forze di mercato propugnato dai sostenitori del liberismo economico.

 

Spencer, che dal 1848 al 1853 appartenne alla Redazione dell’Economist, concepita l’evoluzione come progresso dall’ “omogeneità” all’ “eterogeneità”, ritenne che “per ottenere un campione ancor più raffinato di homo britannicus, si dovesse dar libero corso alla lotta per l’esistenza, adottando i principi economici e il sistema sociale del lasseiz-faire, e lasciando spietatamente perire il più debole.”

 

Fra il XIX e XX secolo, le implicazioni etiche del concetto di evoluzione si diffusero tra i capitalisti americani, come argomenti di difesa del liberismo capitalista e rifiuto dell’interferenza statale in economia.

 

L’industriale statunitense d’origine scozzese Andrew Carnegie (si, esatto, quello del Carnegie Mellon), il quale estese il trust verticale, per la prima volta nella storia, all’intero settore siderurgico americano tramite l’integrazione dell’insieme enorme delle sue imprese industriali nella Carnegie Steel Company, ammetteva che la competizione “può essere talvolta dura per l’individuo”, ma la giustificava in base all’argomento che “è la cosa migliore per la razza, perché assicura la sopravvivenza del più adatto in ogni campo”.

 

 Giustificazioni “darwiniane” per il suo giugulatorio  e aggressivo avventurismo economico furono addotte anche da John D. Rockefeller jr, il quale scriveva:

 

“Lo sviluppo di una grande impresa è semplicemente un caso di sopravvivenza del più adatto […]. La rosa American Beauty può essere ottenuta in tutto il suo splendore e in tutta la sua fragranza, che tanto allietano chi la possiede, solo sacrificando i primi boccioli che le crescono intorno. Questa non è affatto una tendenza negativa dell’economia. È soltanto l’operare di una legge di natura, una legge di Dio.”  

 

All’interno della Corte Suprema degli Stati Uniti, cioè in Amerika, i capitalisti si appellarono al Quattordicesimo Emendamento al fine di dichiarare l’illegittimità del tentativo di regolamentazione dell’industria da parte del governo.

Essi invocarono le idee di Spencer così di frequente che il giudice Holmes sotolineò in uno dei suoi verdetti che “il Quattordicesimo Emendamento non è inteso come un’applicazione della Statica Sociale del signor Herbert Spencer.”

 

 La teoria della lotta per l’esistenza di Darwin, trasfigurata nell’immagine suggestiva e pre-darwiniana di una natura dai denti e gli artigli rossi di sangue - “Nature red in tooth and claws” – della frase di Tennyson, è stata associata, nonostante l’insistenza di anarchici evoluzionisti come Kropotkin sull’importanza della cooperazione, a teorie dal sapore conservatore volte a giustificare la concorrenza di mercato come naturale o inevitabile. 

A proposito di Singer e diritti animali mi permetto di suggerire un documentario tedesco dal titolo 'Unser Taglich Brot", ovvero "il nostro pane quotidiano".

E' recente: risale al 2005 ed è a colori.

E' un film di immagini accompagnate dal sottofondo dei macchinari che lavorano incessantemente nel settore dell'industria alimentare.

Ci sono delle scene molto forti, molti retroscena e 'dietro le quinte'.

E' un documentario perfetto per carnivori in ascolto.

Quote of the day

Jons 18/3/2010 - 15:09

Nel tentativo di approfondire le relazioni tra etica ed evoluzione e nella speranza di contribuire a colmare l’ormai storico divario tra le due culture, ad approfondire la conoscenza della natura umana, nel senso più ampio del termine, uno dei maggiori studiosi delle relazioni fra evoluzione e comportamento umano, E. O. Wilson, in qualità di scienziato, scrive:

 

“Per anni i maggiori esponenti delle scienze naturali nel mondo dell’alta cultura occidentale sono stati i fisici, gli astronomi, i genetisti e gli studiosi di biologia molecolare, studiosi facondi e convincenti la cui comprensione dell’evoluzione del cervello e del comportamento sociale fu, disgraziatamente, minima.

La loro percezione dei valori e della condizione umana fu quasi del tutto intuitiva, e quindi appena migliore di quella di un profano intelligente.”    

 

Si potrebbe dire, parafrasando J. H. Newman quando lesse dei versi in francese che negavano l’immortalità dell’anima: “How dreadful, but how plausibile!”                                     

Es. In Inghilterra la soglia all'interno della quale effettuare un aborto è di 24 settimane.

In altri Paesi la legge stabilisce in modo diverso la soglia delle 24 settimane. 

Esiste una certa flessibilità nel determinare la soglia fra aborto e infanticidio.

Da un sondaggio del Gennaio 2010, Angus Reid Public Opinion, si evince che il 38 percento della popolazione pensa che l'aborto debba essere legale in qualunque circostanza.

Vien naturale pensare che in quel 38 percento ci siano molte donne che potrebbero avere bisogno di effettuare aborti oltre le 24 settimane e per loro sarebbe normale.

Il numero di aborti in Uk è crescente di anno in anno e fra i più alti tassi di aborti fra teenagers in Europa. Il problema credo sia legato al mancato uso di forme alternative di contracezione.

Da questo punto di vista ti do ragione quando dici che esiste una contraddizione nella Chiesa dal punto di vista della società. Però bisogna anche tener presente che la Chiesa parla alla donna che vuol esser cattolica e non a tutte le donne che son libere di divertirsi e usare i contracettivi. Mi riferisco al 'datela datela' del commento sopra.

I dottori che effettuano aborti su late-term abortions non vanno incontro a criminal charges. Il prosecution rate è basso. Questo nonostante la soglia stabilita dal 1967 Abortion Act.

The slope is slippery indeed...

Però bisogna anche tener presente che la Chiesa parla alla donna che vuol esser cattolica e non a tutte le donne che son libere di divertirsi e usare i contracettivi. Mi riferisco al 'datela datela' del commento sopra.

Eh no, la chiesa parla, anzi pretende di imporsi senza poi parlare granché, a tutte le donne.

Così come pretende di imporsi a tutti coloro che vogliono, che so, usare contraccettivi, divorziare, amare persone del proprio sesso, non avere crocefissi in aula o in ufficio, eccetera.

Magari parlasse solo a coloro che vogliono esser cattolici e/o cristiani, a quel punto la sua sarebbe una posizione assolutamente rispettabile perché appunto parlerebbe a chi vuole vivere secondo i suoi  (della chiesa ma liberamente scelti) precetti.

 

 

E' interessante notare che se la rimozione dell'utero malato produce come effetto collaterale la morte del feto, la Chiesa Cattolica, stando alle parole riportate da J. O. Maynard, non considera la morte del feto moralmente inaccettabile.

La donna malata non è obbligata a non abortire ed è libera di scegliere.

Questo perchè la teoria morale proposta dai cristiani cattolici pone enfasi sulle intenzioni, che se, avvertite in buona fede e coscienza, portano ad un male imprevisto e non voluto, conducono a considerare complessivamente il corso d'azione intrapreso come moralmente accettabile.

Supponiamo che un neonato nasca con un intestino ostruito e malformato, e che tale neonato abbia bisogno di una operazione che per vari motivi potrebbe portare al suo decesso. Per la teoria del 'double effect', se il neonato muore durante il rischioso intervento operato dai medici questo non è moralmente inaccettabile, nella misura in cui le intenzioni dei medici coscienziosi è quella di salvare la vita del neonato.

Ciò su cui voglio attirare l'attenzione è che questo modo di ragionare pare già una rinuncia agli assoluti morali. Se un corso d'azione contempla conseguenze positive e negative e il fatto di non essere committed nei confronti delle conseguenze negative conduce a considerare l'intero corso d'azione come moralmente lecito, allora la dottrina del 'doppio effetto' può essere utilizzata per descrivere e legittimare corsi d'azione 'utilitaristi' nei quali si prende in considerazione il minore dei mali in luogo del fiat justitia, pereat mundus che è alla base del dover essere inteso come assoluto morale.

Cioè, se un cattolico ci dice che quando in una nave che sta affondando si chiudono i portelloni dei piani inferiori della nave perchè le intenzioni sono buone (evitare che l'acqua arrivi sino ai piani superiori e uccida tutti) si compie una azione moralmente consentita perchè la morte di chi rimane chiuso nei piani inferiori è un side effect indesiderato e non-intenzionale, sta legittimando una scelta che è più che sensata sul piano utilitaristico. Un utilitarista farebbe la stessa cosa.

Cosa ce ne facciamo di questo commento? La mia conclusione è che le teorie morali cattolica ed utilitarista non sono, sul piano dei risultati materiali, sempre incompatibili. Teorie morali diverse possono descrivere e legittimare lo stesso corso d'azione da punti di vista diversi. Quando si viene ad una situazione reale può non esserci contrasto tra un utilitarista ed un cattolico rispetto al corso d'azione che va intrapreso concretamente.