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L'Assoluto e il Relativo

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(...) poi quando vi dicono che se vostra madre avesse abortito non sareste nati vi mangiate il fegato dal nervoso perchè non abortire è un attacco alla libertà individuale.

Wut? Ma chi si innervosisce? Anche tu non saresti nato se tua madre e tuo padre fossero andati al cinema quella sera, e questo cosa vorrebbe dire? Che il cinema e' attentato alla dignita' umana?

E' ora di finirla. Le donne devono capire che se non sono obbligate a fare figli, si godono la carriera e il sesso e chi si è visto si è visto. Però se rimangono incinte, perchè non possono portare a termine la gravidanza e dare il figlio in adozione invece di uccidere il feto? E' così irragionevole? E' essere irragionevole essere un minimo responsabili nell'usare l'utero?

Senti, sai con cosa sarebbe il caso di smetterla? Con i maschietti che dicono alle donne cosa fare o non fare. A parte che la chiesa combatte attivamente la contraccezione, che e' ovviamente la strada maestra per ridurre gli aborti, cosa ne sai tu cosa significhi farsi nove mesi di gravidanza con un figlio non voluto e poi darlo in adozione? I discorsi sull'aborto dovrebbero farli solo le donne. Punto.

La realta' e' che questi ragionamenti sono tutti figli dell'incapacita' di accettare che le donne abbiano il diritto di scegliere quanto un uomo se, come e quando fare sesso e se, come, e quando fare figli.

Senti, sai con cosa sarebbe il caso di smetterla? Con i maschietti che dicono alle donne cosa fare o non fare. A parte che la chiesa combatte attivamente la contraccezione, che e' ovviamente la strada maestra per ridurre gli aborti, cosa ne sai tu cosa significhi farsi nove mesi di gravidanza con un figlio non voluto e poi darlo in adozione?

Bella risposta, soprattutto il pezzo che ho evidenziato.

Mi permetto di portare ad esempio la situazione delle ragazze madri islandesi  che sono fortemente incentivate dallo stato a "tenere" i loro figli con aiuti economici. Oltretutto l'essere ragazze madri è cosa vissuta come normale dalla popolazione (le ragazza-madre in Italia non godono di altrettanta fortuna).

Tutti gli anti abortisti perchè non si impegnano (coi loro soldi sia ben chiaro) a creare situazioni del genere invece di dire "tu partoriscilo poi lo dai in adozione". Ci si rende conto di che cosa significhi ? Questa sarebbe carità cristiana ?

Per dirla con il poeta "sanno a memoria il diritto divino ma scordano sempre il perdono."

Mi piace la battuta sul cinema eh eh... però allora io ti rispondo che se gli uomini non devono dire la loro sulle decisioni che riguardano le donne allora al referendum sul divorzio dovevano votare solo i divorziati. :-)

Un cattolico, che può essere donna o uomo, non vuol dire alla donna cosa fare. La donna è libera di fare ciò che vuole nella misura in cui non considera il feto come una sua proprietà.

Cioè al cattolico interessa il feto inteso non solo come 'essere umano', ma come 'persona' autonoma e diversa dalla madre. La donna può decidere di rimanere incinta o no. Se rimane incinta deve fare i conti con il fatto che la dignità del feto, per il cattolico, non dipende dalla madre e non dipende da abilità acquisite (bella parlantina, fisico funzionale, inviti a cena etc...) e per tanto va tutelato e protetto dalla stessa madre che vuole eliminarlo.

La madre dirà che quella è roba sua e fa quello che vuole perchè odia il fallo-logo-centrismo patriarcale ma il cattolico, dal canto suo, ribadirà che per l'uomo, cioè donne e uomini, in relazione alla vita umana, non si può parlare di 'ownership' ma solo di 'stewardship'.

La donna dirà che la vita del feto non è 'worthwhile' e il cattolico dirà che è bene aspettare nove mesi e chiederlo al figlio o alla figlia una volta che è nato/a.

Al cattolico della donna importa relativamente, non è un fatto di maschilismo la considerazione dell'aborto come peccato contro il creatore. Per il cattolico la donna non è 'owner' del feto e non può disporne come vuole perchè la vita richiede doveri che hanno la precedenza sul legittimo desiderio femminile di auto-determinazione, specie quando ci si trova di fronte ad una generalizzata pratica dell'aborto "on demand".

 

 

 

Una risposta cosi mi fa pensare che, a volte, l'aborto dovrebbe essere "mandatory".

Caro amico ti scrivo, non sia scortese.

Spero di non aver travisato il punto di vista cattolico sull'aborto.

Personalmente ritengo e ribadisco che la morale cattolica non è una imposizione maschile o maschilista, o anche solo paternalista, su donne che si ritengono incapaci di decidere per sé.

Tante donne cattoliche sono contrarie all'aborto, non è un fatto di genere essere cattolici anti-abortisti.

Ogni tanto si fa qualche battuta ma la questione è molto delicata, anche perchè laddove l'aborto è consentito non vi è unanimita circa la soglia dopo la quale esso non è consigliato o lecito per legge.

La soglia varia e sinceramente a me le foto di un feto abortito a gravidanza avanzata qualche dubbio circa la liceità del gesto me lo fan venire.

E' opportuno chiedersi se il fatto che l'aborto - a tre, quattro o cinque mesi - sia 'lawful' o 'unlawful' qui e ora sia anche un indicatore della 'giustizia' del gesto.

E' opportuno chiedersi se il fatto che l'aborto - a tre, quattro o cinque mesi - sia 'lawful' o 'unlawful' qui e ora sia anche un indicatore della 'giustizia' del gesto.

Ah meno male che ci ricordi il punto che sanno anche i ciechi e i sordi: legalità non coincide con moralità. Se non ti conoscessi penserei che sei un'autodidatta di quelli che la domenica mattina si edifica con libri tipo: "introduzione alla morale" allegato a "Famiglia Cristiana"...

Madonna santissima, gli ultimi commenti che stai mettendo mi fanno venire i brividi...

Capisco che concludere dicendo che legalità e moralità sono due cose diverse è come reinventare la ruota.

Dimmi però dove mai hai letto che il punto di vista della Chiesa Cattolica, per il tramite dell'applicazione della teoria del 'double effect', fa delle velate concessioni a pratiche concordi con l'utilitarismo morale.

Se l'argomento tiene è interessante perchè stempera i contrasti tra dottrine morali, mostrando come esse in molti casi differiscano nella 'interpretazione della leggittimità morale' più che sulla 'legittimità morale' dei corsi d'azione intrapresi.

"brividi, brividi gelati...", e vabbè.

Guarda a me questi atteggiamenti da professorino non mi piacciono. Però ti do i seguenti consigli di lettura, che io ho trovato molto istruttivi. Leggili e poi dimmi cosa ne pensi:

Cominci qui, cerca le parti pertinenti all'aborto. Poi passi a questo; poi ti consiglio fortemente questa vera summa, che se la confuti fammelo sapere, sempre visto che ti interessano le questioni etiche in relazione ai cattolici.

 

Peter Singer l’ho letto. La filosofia morale utilitarista di un intellettuale come Singer è mossa dall’esigenza vivissima di fondare un’etica naturalistica, al riparo dall’imposizione di codici morali da parte della religione cristiana.

 

La sua attività intellettuale è intimamente legata al  desiderio antico dimostrare che i teologi e la Bibbia hanno torto perché l’uomo è un animale che non richiede una protezione diversa dagli animali.

 

Secondo Singer l’uomo, che per i cattolici è una creatura sacra creata dalla polvere ad immagine di Dio, non differisce dal resto delle creature perché l’uomo è un riflesso di Dio capace di produrre opere teatrali e trattati di filosofia morale, parlare l’ungherese, vestirsi da drag queen e andare sulla luna.

 

Secondo Singer la differenza fra l’uomo e l’animale è una differenza di grado sulla scala evolutiva del regno animale. La gravità morale di uccidere un animale è comparabile a quella di assassinare un uomo, il quale non è che un animale avanzato. Thank you very much!!!

 

 

Ma Singer l’ha mai vista una lucertola indignata o un polpo che sentendosi in colpa si strozza con i tentacoli?

 

Anche stavolta sono d’accordo con il cattolico apologeta G. K. Chesterton: 

 

 human beings exceeds the animals by the measure of heaven and hell

Più che scortese sono stato cattivo e deliberatamente, non con te ma con i concetti che hai espresso (qualora ti limitassi a riportare un'idea non tua, il che non è chiaro)

Non è solo il cattolicesimo ad opporsi all'aborto quindi il discorso andrebbe forse allargato comunque io sono dell'opinione espressa da Francesco. Che la questione sia delicata è fuori di dubbio, che il feto sia un essere distinto dalla madre ci sarebbe molto da discutere ( e quando un feto verrà da me, senza la mamma, ne discuteremo serenamente ;-) ) poi che  uomini che affermano di parlare per conto di Dio, mi dicano cosa fare del mio corpo e della mia vita (supposto io sia donna) non esiste, se dio a qualcosa in contrario sono sicuro che ha la mia emai.

Al cattolico della donna importa relativamente

Capisco che sto estrapolando una frase dal contesto ma a me 'sta frase fa scendere brividi gelati lungo la schiena...

La madre dirà che quella è roba sua e fa quello che vuole perchè odia il fallo-logo-centrismo patriarcale ma il cattolico, dal canto suo, ribadirà che per l'uomo, cioè donne e uomini, in relazione alla vita umana, non si può parlare di 'ownership' ma solo di 'stewardship'. La donna dirà che la vita del feto non è 'worthwhile' e il cattolico dirà che è bene aspettare nove mesi e chiederlo al figlio o alla figlia una volta che è nato/a. Al cattolico della donna importa relativamente, non è un fatto di maschilismo la considerazione dell'aborto come peccato contro il creatore. Per il cattolico la donna non è 'owner' del feto e non può disporne come vuole perchè la vita richiede doveri che hanno la precedenza sul legittimo desiderio femminile di auto-determinazione, specie quando ci si trova di fronte ad una generalizzata pratica dell'aborto "on demand".

Senti Jons, quando tu vuoi dire una cosa la devi dire e basta. Tu non devi rispondere facendo l'avvocato del diavolo e dire: "alle vostre critiche, un cattolico potrebbe dire che ecc ecc". No tu devi dire, se le pensi, le cose che qui attribuisci a un cattolico. Nel secondo caso, assumendoti tu l'onere di discutere di quelle posizioni ti prenderesti la responsabilità logica di quello che dici senza schermarti dietro un improponibile pluralismo che finge di voler discutere tutte le posizioni solo perchè si vergogna di proporle come sue proprie.

Il feto è persona? Che collegamento c'è fra volontà della donna e sviluppo del feto? Il termine persona è un termine medico-biologico o filosofico? Ma davvero puoi metterti sotto le scarpe tutte queste questioni di filosofia morale e di biologia con questi commenti che stai facendo?

però allora io ti rispondo che se gli uomini non devono dire la loro sulle decisioni che riguardano le donne allora al referendum sul divorzio dovevano votare solo i divorziati. :-)

E manchi il punto perche' mentre tutti possono passare per un matrimonio ed una crisi di coppia, sono solo le donne a poter restare in cinta.

Cioè al cattolico interessa il feto inteso non solo come 'essere umano', ma come 'persona' autonoma e diversa dalla madre.

Questo lo so, ed e' l'unico motivo perche' dal punto di vista morale il dibattito sull'aborto offre risvolti un filo piu' interessanti di, che ne so, quello sui diritti civili degli omosessuali. Contravverro' alla mia regola e parlero di aborto pur essendo un uomo.

Il nocciolo del problema e' esattamente se il feto sia o meno una persona. Ti faccio notare che a quanto mi consta le scritture nulla dicono sull'argomento, e che Tommaso d'Aquino era per il no (lo spirito arrivava alla nascita). Per secoli l'ortodossia cristiana non ha previsto la sepoltura religiosa dei feti abortiti. Poi ad un certo punto si e' deciso che invece si', il feto era gia' una persona. Ti renderai conto come la scelta sia comunque arbitraria, senza neanche una grande base teologica. Non farmi il discorso dell'individuo in potenza, ti prego, perche' se no tutte le volte che incontro una qualche mia amica dovrei offrirmi di inseminarla per non sprecarne di individui in potenza.

Ora, che ti piaccia o no, sciegliere di definire persona il feto fin dal momento del concepimento implica automaticamente decidere che per nove mesi alla volta la donna non e' padrona del proprio corpo. Sciegliere che il feto e' persone solo SE la madre lo vuole invece, lascia alla donna il pieno controllo sul proprio corpo. Questo e' un fatto che non si puo' ignorare.

Guarda caso la chiesa cattolica, una struttura gestita da soli uomini, a partire da un certo momento storico ha deciso che il feto sia persona fin dal concepimento. Come ti ho gia' detto, peraltro, potrebbe insospettirti il fatto che la chiesa, oltre ad avere scelto arbitrariamente che il feto e' persona fin dal concepimento, si opponga pure strenuamente alla contraccezione.

Vorrai quindi convenire che una chiesa parimenti interessata alla liberta' delle donne e ai diritti dei feti si spenderebbe in omelie del genere: "care figliole, datela, datela con gioia e trasporto a chiunque vi piaccia e godetevi la vita; pero' usate sempre la pillola o il preservativo fino a quando non deciderete di essere madri consapevoli, perche' se no rischiate di restare in cinta e lo sapete che abortire e' peccato".

Ecco, quando un Papa si affaccera da S.Pietro per dire qualcosa del genere, non cambiero' le mie idee sull'aborto (che decidano le donne) ma perlomeno incomincero' a ricredermi sul fatto che il vero oggetto del contendere sia l'autodeterminazione della donna.

Ti concedo che tutti possono attraversare una crisi di coppia ma che le donne sono le sole ad abortire, ma tu per favore mi concedi che il referendum sulla scala mobile riguardava solamente i lavoratori dipendenti.

L' opinione tradotta in voto dei lavoratori indipendenti nel 1985, come l'opinione dei maschi quando si parla di aborto, è stata una ingerenza inaccettabile. Fai il macellaio? Via, tu non voti.

Per non parlare del voto al referendum sulla scala mobile di pensionati che a lavoro non ci devono più andare.

Ma che stai a dì? Secondo me l' aborto riguarda tutti.

I am missing the point, as you say, because I am emphasising the paradoxical nature of your line of reasoning. And I am joking as well.

Si è affermato che l'aborto è una questione che riguarda solo ed esclusivamente le donne.

Se è vero che solo le donne, padrone del proprio corpo, hanno il diritto di discutere la liceità morale dell'aborto, allora non si può parlare della liceità morale dello 'slave-trade' se non si è slave-traders (o slaves).

Ma questo sarebbe assurdo. Ergo anche gli uomini (non solo le donne) hanno diritto di discutere la liceità morale della decisione che conduce una donna ad abortire.

Ciò che è giusto o sbagliato a proposito dell'aborto non è una variabile dipendente dal sesso di chi afferma che l'aborto è giusto o sbagliato.

Quindi un grumo di cellule, una morula, appena differenziata, che senza un corpo in cui stare non potrebbe sopravvivere pone, in termini di liceità del giudizio sulla sua destinazione, gli stessi problemi che uno schiavo nero di 30 anni pone rispetto alla sua possibilità di vivere senza un padrone che gli imponga di raccogliere cotone?

A livello di pluralismo capisco la differenza di idee che può pure sussistere in merito all'aborto. Mi risulta invece del tutto incomprensibile questa assoluta incapacità argomentativa a collegare tesi morali fortissime con esempi a pera. Se continui con questo tenore di argomentazioni rischi una sorta di autoconfutazione solitaria: nel senso che basterà semplicemente leggerti per dire "hai torto", senza neanche bisogno di risponderti.

Non fidarti di quei maestri antichi che dicevano che "la verità ama nascondersi", a volte si palesa in forme abbaglianti.

 

Ma no marco, dai, cosi' fai partire un sub-thread inutile. Non voleva equiparare le due cose, voleva solo dire che tutti hanno diritto di discutere di questioni morali, indipendentemente da chi ne sia affetto. 

La legge italiana sull'aborto non parla della coppia, ma parla delle donne, giusto per dire che si, tutti possono parlare di un certo tema anche quando non ne sono affetti, ma in linea di principio è bene che la parola sia lasciata a chi, per primo, su questioni di etica individuale, patisce le conseguenze.

Considerato poi che l'esempio che critico veniva da uno che ricordava che non basta che una cosa sia lawful per cosiderarla right, il mio colpo non era del tutto inutile.

La legge italiana sull'aborto non parla della coppia, ma parla delle donne, giusto per dire che si, tutti possono parlare di un certo tema anche quando non ne sono affetti, ma in linea di principio è bene che la parola sia lasciata a chi, per primo, su questioni di etica individuale, patisce le conseguenze.

== se no siamo tutti gai col culo degli altri

 

== se no siamo tutti gai col culo degli altri

Chi è che l'ha detta questa massima aurea? Seneca, Marco Aurelio o S. Agostino?

O era Ricucci? ;)

 

La questione della liceità o meno dell’aborto è naturalmente fonte di disaccordo profondo ed è facile incancrenire la discussione con rigide posizioni, da una parte i pro-life e dall’altra i pro-aborto. Ne consegue una polarizzazione del dibattito spesso poco producente.

Tuttavia sono dell’idea che, a proposito dell’aborto, si debbano considerare entrambe le campane: sia i contro che i pro, come si faceva una volta e come si fa nelle debate societies. Come scrive Micheal Billing in una pubblicazione del 1987 intitolata significativamente Arguing and Thinking:

 

The power of speech is not the power to command obedience, by replacing argument with silence. It is the power to challenge silent obedience by opening arguments. The former result can be obtained by force as well as by logos, or rather anti-logos.

 

dall’altra i pro-aborto

Se non vuoi polarizzare il dibattito inizia a dire per la liberta' di scelta, te ne prego, che qua nessuno e' pro aborto.

Comunque faccio lo sforzo di chiarirlo per l'ultima volta. Tutti hanno il diritto di esprimersi su tutto, e ci mancherebbe pure. Pero' qui il nocciolo della questione e' stabilire se il feto debba essere o no considerato una persona fin dal concepimento (gli schiavi siamo d'accordo tutti -- forse Borghezio e Le Pen a parte -- che lo siano).

Questa decisione e' inestricabilmente legata ad una limitazione della liberta' individuale della donna. Decidi che il feto e' una persona fin dal concepimento --> la donna non e' piu' padrona del proprio corpo nove mesi alla volta.

Ora il cosidetto fromte pro-life in molti paesi occidentali e' polarizzato dalle posizioni della chiesa cattolica. Una struttura che e' incidentalmente completamente controllata da uomini. Una struttura che combatte attivamente anche la contraccezione, ovvero il metodo che ha consentito alle donne di scindere sesso e maternita'. Una struttura, infine, che prevede la scomunica automatica per chi decide di abortire e per chi procura un aborto, ma che si guarda bene dall'avere analoghe procedure automatiche per gli omicidi, per chi dichiari una guerra o ancora peggio, si macchi di crimini contro l'umanita'.

In conclusione, ti invito a chiederti se decidendo che il feto sia una persona fin dal concepimento stiate davvero difendendo la vita o se invece stiate cercando un'altra volta di limitare l'autodeterminazione femminile.

Passo e chiudo

 


Ripensando alle reazioni per lo più contrarie alle posizioni della Chiesa Cattolica mi è venuta in mente una barzelletta che ho sentito all'inizio di un documentario di Fred Wiseman.

Here you go:

Due scarafaggi camminano per la strada.

Incontrano Padre Mulligan. Il quale aveva un braccio rotto.

Gli chiesero come se lo fosse rotto.

"Sono caduto dalla vasca" rispose lui.

"E' terribile padre" dicono i due scarafaggi, e continuano a camminare lungo la strada.

Poi uno dice all'altro: "Che cos'è una vasca?"

E l'altro rispose: "E che cavolo ne so, non sono mica cattolico!"

 

Il nocciolo del problema e' esattamente se il feto sia o meno una persona. Ti faccio notare che a quanto mi consta le scritture nulla dicono sull'argomento, e che Tommaso d'Aquino era per il no (lo spirito arrivava alla nascita). Per secoli l'ortodossia cristiana non ha previsto la sepoltura religiosa dei feti abortiti. Poi ad un certo punto si e' deciso che invece si', il feto era gia' una persona. Ti renderai conto come la scelta sia comunque arbitraria, senza neanche una grande base teologica. Non farmi il discorso dell'individuo in potenza, ti prego, perche' se no tutte le volte che incontro una qualche mia amica dovrei offrirmi di inseminarla per non sprecarne di individui in potenza. Ora, che ti piaccia o no, sciegliere di definire persona il feto fin dal momento del concepimento implica automaticamente decidere che per nove mesi alla volta la donna non e' padrona del proprio corpo. Sciegliere che il feto e' persone solo SE la madre lo vuole invece, lascia alla donna il pieno controllo sul proprio corpo. Questo e' un fatto che non si puo' ignorare. Guarda caso la chiesa cattolica, una struttura gestita da soli uomini, a partire da un certo momento storico ha deciso che il feto sia persona fin dal concepimento. Come ti ho gia' detto, peraltro, potrebbe insospettirti il fatto che la chiesa, oltre ad avere scelto arbitrariamente che il feto e' persona fin dal concepimento, si opponga pure strenuamente alla contraccezione.

Francesco, complimenti! Ma sei un fisico speciale! Bene bene...qui di fisici rinascimentali che sanno di evasione fiscale, problemi delle elites, storia e così via ne avevamo già almeno uno ;)...ma tu ci mancavi, davvero! Benvenuto!

A parte gli scherzi. Fai riferimento a cose risapute, che però si fanno finta di dimenticare: le diverse posizioni  della chiesa in tema di vita e anima rispetto al feto.

Johns ormai ha deciso che queste cose non gli interessano più, anche se sa benissimo che sono come stiamo dicendo noi, e se anche se lo fosse dimenticato, problemi suoi. E se anche gli consiglio un'antologia di bioetica (edited, ma non scritta da Singer), ecco che lui si mette a parlarmi di Singer lucertole e così via. Pazienza, Weber direbbe che ha scelto di fare "il sacrificio dell'intelletto" per tornare all'incanto del mondo. Pazienza, il disincanto non è per tutti.

Questa reazione eccezionalmente aspra non è connessa nè al sacrificio dell'intelletto di chi esprime opinioni poco o difficilmente governabili nè al disincanto per pochi: è un esempio di ciò che Hans Küng ha chiamato la collera dei teologi.

Hope it makes sense

Jons 16/3/2010 - 11:13

Parlo di lucertole non solo perchè il libro consigliatomi è stato scritto da Singer ma anche perchè la fiducia nella verità della Bibbia è stata scossa in modo pesante nel 1859 con la pubblicazione di L'Origine delle specie di C. Darwin.

La portata della teoria dell'evoluzione biologica elaborata da Darwin è stata per la Chiesa un colpo durissimo, forse più duro della stessa rivoluzione copernicana che ha sostituito la visione del mondo aristotelico-tolemaica.

Nel fare l'esempio paradossale di un polpo che si ammazza perchè pentito o una lucertola che manifesta un profondo risentimento morale nei confronti di ciò che le sta attorno voglio enfatizzare il fatto che nonostante la teoria dell'evoluzione spieghi le tante cose che abbiamo in comune con le scimmie e il regno animale più in generale, è difficile non credere che la differenza fra uomini e animali, lungi dall'essere 'a mere difference in degree', è in realtà 'a difference in kind'.

La stessa genetica tradizionale, come è stato sottolineato dall'antropologo S. L. Washburn, è stata spesso una scienza della differenza - spesso una differenza irrilevante o insignificante.

In altre parole è stato calcolato che se prendiamo due individui a caso - due esseri umani - essi avranno in comune il 90 percento dei loro geni.

Non solo: dal punto di vista biochimico la differenza fra uno scimpanzè e un uomo, i quali, nonostante le 'notevoli differenze comportamentali', condividono il 99 percento dei loro geni, è di un solo aminoacido.

Esiste una discrepanza enorme fra le differenze genetiche osservabili e la 'etnicità proteiforme' dei comportamenti esibiti dalle specie sociali.

Questa discrepanza, che esige di essere giustificata, ci fa pensare che il valore immenso dello scarto che ci separa da uno scimpanzè - cioè il valore e la realtà della differenza dell'uomo rispetto alle altre creature - sia qualcosa che non dipende in primo luogo dall'evoluzione biologica.

Hope it makes sense.

Re(3): Animal House

Jons 17/3/2010 - 01:24

Non mi permetterei di insinuare che la filosofia morale di Singer non possieda neppure la dignità dell'errore.

Il punto è che Singer è il filosofo famoso non solo fra i vegetariani fondamentalisti, ma anche fra coloro che nutrono il proprio 'animalismo' di illusioni antropomorfiche.

Non so se si facciano chiamare animalisti coloro che accordano un trattamento semi-antropomorfico al migliore amico dell'uomo (che per i sacerdoti non è la donna).

Comunque si facciano chiamare, non li capisco se non nella misura in cui sia un uomo che un cavallo sono esposti, potenzialmente, al dolore e alla sofferenza fisica in modo analogo.

Quando pensiamo a noi stessi non ci rappresentiamo mai come 'trousered apes', cioè non raffiguriamo noi stessi come esseri che stanno qualche tacca più in alto di una scimmia.

Credo che questo valga indipendentemente dal fatto che le scimmie e i coyote non sono capaci di discutere della guerra all'Iraq o delle responsabilità politiche di Pierluigi Bersani, ma il fatto di saper disquisire di tali argomenti certamente contribuisce in buona misura a formare la nostra rappresentazione di noi stessi.

Spesso guardiamo ai teologi come a persone che vogliono intervenire nella conduzione della vita morale delle persone, ad esempio le donne incinte, con il rischio di produrre sofferenze inutili e di inferiorizzarle negando loro un pieno controllo sulla propria vita.

Ci piace pensare che l'etica sia qualcosa che non possa essere tracciata all'interno di un dominio indipendente ed autonomo dalle scienze della natura, come fanno invece i teologi cristiani.

La maggior parte degli italiani ricordano di avere attraversato una fase della propria vita, in genere infanzia e adolescenza, in un clima religioso che con l'andar del tempo si trasforma in un ricordo scolorito di un rito di transizione fatto di accettazione emotiva transeunte.

Riceviamo il battesimo, la prima comunione, la cresima e poi ci si allontana un pochino dalla Chiesa perchè affascinati dalle scienze veramente predittive come la matematica, la fisica, l'economia e la ginecologia.

Così convertiti al libero pensiero iniziamo a denunciare l'attività fraudolenta della Chiesa e a cantare le lodi dell'evoluzionismo che fa piazza pulita di performances teatrali e delle spiegazioni povere del Nuovo Testamento: ciò in cui credevamo era in realtà una presa per il culo.

Giunti a questa realizzazione, ci appassioniamo e dedichiamo allo studio della scimmia, delle api, sostituendo il regno animale al regno di Dio.

Però c'è sempre una cosa che non ci dimentichiamo, anche quando affidiamo la nostra costante passione al Teorema di Goedel o ai meccanismi riproduttivi degli imenotteri: l'abilità di saper parlare.

Ogni volta che l'uomo si dedica a qualcosa, egli si comporta sempre come il teologo evangelico che vuole ammaliare e sedurre chi legge o ascolta.

Ecco quindi che abbiamo filosofi animalisti che assumono toni evangelici nel predicare il darwinismo e schiere di seguaci che riempiono i palazzetti dello sport dove si celebrano fiere e concorsi per cani.

 

 

 

 

Re(4): Animal Farm

Jons 17/3/2010 - 14:59

Si può essere animalisti quanto si vuole ma quando si rigetta l’etica cristiana come fa Singer, non lo si fa perché ci si appassiona al Darwinismo ma perché si hanno idee diverse teorie morali. Singer infatti è un utilitarista, e questa è la ragione vera del suo attacco alla visione Biblica del bene e del male. E’ molto pericoloso, specie per gli economisti, oltre ad avere poco senso, derivare i principi della Ragion Pratica da questioni di fatto relative all’evoluzione della specie umana.

 

 Come Singer stesso ricorda, le relazioni e implicazioni tra etica ed evoluzione furono ben presenti allo stesso Darwin, il quale, in opposizione ai fraintendimenti della sua teoria, cercò di fugare l’idea che la sua opera si prestasse a giustificare la prerogativa naturale dei più forti o ‘adatti’ sui più deboli.

 

A due mesi dalla pubblicazione di On the Origin of Species (1859), Darwin scrisse a Charles Lyell:

 

“Un giornale di Manchester ha ridicolizzato la mia teoria, affermando che io avrei dimostrato che la ragione è del più forte e pertanto che Napoleone è nel giusto, e che ogni commerciante che raggira i clienti è nel giusto.”

 

Fu soprattutto l’opera di Herbert Spencer, le cui idee furono contrastate dalla retorica e dalla logica dell’eminente biologo T. H. Huxley, ad ispirare vari tipi di etica evoluzionistica destinate a fornire  le basi intellettuali del rifiuto dell’interferenza dello Stato sulle forze di mercato propugnato dai sostenitori del liberismo economico.

 

Spencer, che dal 1848 al 1853 appartenne alla Redazione dell’Economist, concepita l’evoluzione come progresso dall’ “omogeneità” all’ “eterogeneità”, ritenne che “per ottenere un campione ancor più raffinato di homo britannicus, si dovesse dar libero corso alla lotta per l’esistenza, adottando i principi economici e il sistema sociale del lasseiz-faire, e lasciando spietatamente perire il più debole.”

 

Fra il XIX e XX secolo, le implicazioni etiche del concetto di evoluzione si diffusero tra i capitalisti americani, come argomenti di difesa del liberismo capitalista e rifiuto dell’interferenza statale in economia.

 

L’industriale statunitense d’origine scozzese Andrew Carnegie (si, esatto, quello del Carnegie Mellon), il quale estese il trust verticale, per la prima volta nella storia, all’intero settore siderurgico americano tramite l’integrazione dell’insieme enorme delle sue imprese industriali nella Carnegie Steel Company, ammetteva che la competizione “può essere talvolta dura per l’individuo”, ma la giustificava in base all’argomento che “è la cosa migliore per la razza, perché assicura la sopravvivenza del più adatto in ogni campo”.

 

 Giustificazioni “darwiniane” per il suo giugulatorio  e aggressivo avventurismo economico furono addotte anche da John D. Rockefeller jr, il quale scriveva:

 

“Lo sviluppo di una grande impresa è semplicemente un caso di sopravvivenza del più adatto […]. La rosa American Beauty può essere ottenuta in tutto il suo splendore e in tutta la sua fragranza, che tanto allietano chi la possiede, solo sacrificando i primi boccioli che le crescono intorno. Questa non è affatto una tendenza negativa dell’economia. È soltanto l’operare di una legge di natura, una legge di Dio.”  

 

All’interno della Corte Suprema degli Stati Uniti, cioè in Amerika, i capitalisti si appellarono al Quattordicesimo Emendamento al fine di dichiarare l’illegittimità del tentativo di regolamentazione dell’industria da parte del governo.

Essi invocarono le idee di Spencer così di frequente che il giudice Holmes sotolineò in uno dei suoi verdetti che “il Quattordicesimo Emendamento non è inteso come un’applicazione della Statica Sociale del signor Herbert Spencer.”

 

 La teoria della lotta per l’esistenza di Darwin, trasfigurata nell’immagine suggestiva e pre-darwiniana di una natura dai denti e gli artigli rossi di sangue - “Nature red in tooth and claws” – della frase di Tennyson, è stata associata, nonostante l’insistenza di anarchici evoluzionisti come Kropotkin sull’importanza della cooperazione, a teorie dal sapore conservatore volte a giustificare la concorrenza di mercato come naturale o inevitabile. 

A proposito di Singer e diritti animali mi permetto di suggerire un documentario tedesco dal titolo 'Unser Taglich Brot", ovvero "il nostro pane quotidiano".

E' recente: risale al 2005 ed è a colori.

E' un film di immagini accompagnate dal sottofondo dei macchinari che lavorano incessantemente nel settore dell'industria alimentare.

Ci sono delle scene molto forti, molti retroscena e 'dietro le quinte'.

E' un documentario perfetto per carnivori in ascolto.

Quote of the day

Jons 18/3/2010 - 15:09

Nel tentativo di approfondire le relazioni tra etica ed evoluzione e nella speranza di contribuire a colmare l’ormai storico divario tra le due culture, ad approfondire la conoscenza della natura umana, nel senso più ampio del termine, uno dei maggiori studiosi delle relazioni fra evoluzione e comportamento umano, E. O. Wilson, in qualità di scienziato, scrive:

 

“Per anni i maggiori esponenti delle scienze naturali nel mondo dell’alta cultura occidentale sono stati i fisici, gli astronomi, i genetisti e gli studiosi di biologia molecolare, studiosi facondi e convincenti la cui comprensione dell’evoluzione del cervello e del comportamento sociale fu, disgraziatamente, minima.

La loro percezione dei valori e della condizione umana fu quasi del tutto intuitiva, e quindi appena migliore di quella di un profano intelligente.”    

 

Si potrebbe dire, parafrasando J. H. Newman quando lesse dei versi in francese che negavano l’immortalità dell’anima: “How dreadful, but how plausibile!”                                     

Es. In Inghilterra la soglia all'interno della quale effettuare un aborto è di 24 settimane.

In altri Paesi la legge stabilisce in modo diverso la soglia delle 24 settimane. 

Esiste una certa flessibilità nel determinare la soglia fra aborto e infanticidio.

Da un sondaggio del Gennaio 2010, Angus Reid Public Opinion, si evince che il 38 percento della popolazione pensa che l'aborto debba essere legale in qualunque circostanza.

Vien naturale pensare che in quel 38 percento ci siano molte donne che potrebbero avere bisogno di effettuare aborti oltre le 24 settimane e per loro sarebbe normale.

Il numero di aborti in Uk è crescente di anno in anno e fra i più alti tassi di aborti fra teenagers in Europa. Il problema credo sia legato al mancato uso di forme alternative di contracezione.

Da questo punto di vista ti do ragione quando dici che esiste una contraddizione nella Chiesa dal punto di vista della società. Però bisogna anche tener presente che la Chiesa parla alla donna che vuol esser cattolica e non a tutte le donne che son libere di divertirsi e usare i contracettivi. Mi riferisco al 'datela datela' del commento sopra.

I dottori che effettuano aborti su late-term abortions non vanno incontro a criminal charges. Il prosecution rate è basso. Questo nonostante la soglia stabilita dal 1967 Abortion Act.

The slope is slippery indeed...

Però bisogna anche tener presente che la Chiesa parla alla donna che vuol esser cattolica e non a tutte le donne che son libere di divertirsi e usare i contracettivi. Mi riferisco al 'datela datela' del commento sopra.

Eh no, la chiesa parla, anzi pretende di imporsi senza poi parlare granché, a tutte le donne.

Così come pretende di imporsi a tutti coloro che vogliono, che so, usare contraccettivi, divorziare, amare persone del proprio sesso, non avere crocefissi in aula o in ufficio, eccetera.

Magari parlasse solo a coloro che vogliono esser cattolici e/o cristiani, a quel punto la sua sarebbe una posizione assolutamente rispettabile perché appunto parlerebbe a chi vuole vivere secondo i suoi  (della chiesa ma liberamente scelti) precetti.