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I sandali di Baghdad

16 commenti (espandi tutti)

Aldo, apprezzo il tuo sforzo di trovare una razionalità ex post nelle teorie e pratiche dei neo-cons filo-israeliani di Bush, ma faccio fatica a seguirti.

1) Non tanto perché la guerra fosse per il petrolio, qui hai ragione da vendere. Avevamo visto giusto allora ed i fatti ci hanno dato poi ragione. Alcuni argomenti qui addotti per giustificare che la guerra fosse per il petrolio, essendo del tipo "È così perché è così, non capite la storia e Bush era pazzo" non meritano d'essere dibattuti. Ugualmente poco solida è l'idea di Mauro Gilli secondo cui la geopolitica sia uno zero-sum game: ma da quando? I trattati, tipo WTO, cosa sono? Puramente redistributivi, no gains from trade? Ma chi teorizza tali fantasie? La guerra era per il petrolio per impedire che russi (russi? ma se ce lo vendono il petrolio!) e cinesi avessero accesso privilegiato al medesimo? Se usi questa logica, c'era e c'è ancora mezza Africa da invadere dove i cinesi si riforniscono di tutti i tipi di materie prime strategiche: com'è che non l'abbiamo invasa?  Dai, Mauro!

2) Ma perché l'ipotesi di fondo a cui anche io avevo, con te, creduto si è rivelata alquanto erronea sul piano storico. Si è rivelato erronea l'ipotesi che un circolo virtuoso si potesse/volesse avviare che avrebbe da un lato introdotto "facilmente" una qualche forma di democrazia in Iraq (facilmente qui è parola chiave: i costi di questa "cosa", invece, sono enormi) e che dall'altro questo avrebbe sciolto l'impasse Israele-Palestina, permettendo l'avvio di un processo di pace credibile. Mi sembra ovvio, sette anni dopo, che così non è stato e che non c'erano né la volonta (di parte USA ed Israeliana) né le condizioni socio-culturali (in Iraq e fra la popolazione arabo-palestinese) perché questo succedesse. La mancanza di volonta USA e, soprattutto, israeliana mi sembra l'elemento chiave per spiegare il fallimento, ma altri daranno ai diversi fattori pesi diversi dai miei. Non è quello il punto. Il punto è che il circolo virtuoso non si è avviato. Su quel tema aveva ragione il buon Juan Urrutia, per dirne uno, ed avevo torto io (tardai tre anni ad ammetterlo, ma lo ammisi Juan) ...

Vi sono poi questioni ipotetiche e controfattuali, quindi forse irrisolvibili. Tipo:

- La crescita di un'opposizione al folle regime iraniano è influenzata (positivamente o negativamente?) dalla presenza USA in Iraq?

- Sette anni d'invasione americana dell'Iraq, quanto han fatto bene ad Al Qaeda, ed alle follie "guevariste" più un generale, in giro per il mondo (vale la pena di notare che il "giro" anti-USA in LatAm inizia allora, e continua tuttora ...)?

- Esiste una relazione ragionevole fra costi (delle due guerre, in IraQ e Afghanistan) e benefici (presunta riduzione dell'attività terroristica)? Lo dubito sempre di più, specialmente ogni volta che vengo sottoposto a torture aeroportuali da parte del selezionato 5% più stupido della popolazione umana, mentre leggo di un altro attentato a Kabul ...

- Se non avessimo gettato quei soldi, quanto debito pubblico in meno avremmo?

Ma queste sono questioni complicate, lo ammetto ...

Rimangono i fatti: oggi come oggi il costo sociale di GWBush e della cricca pro-Israele che controllava la politica estera nella sua amministrazione, sono molto ma molto alti. Se nel lungo periodo si ridurranno son disposto a cambiare di nuovo idea, ovviamente. L'ho già cambiata due volte, quindi son diventato molto elastico su questo tema ...

P.S. Come vedi non discuto la questione "uscire o rimanere". È inutile dibatterla: rimarremo, come rimarremo a Kabul. Erroneamente a mio avviso, ma è irrilevante: è questione di faccia USA e di protezione d'Israele. L'unica differenza, in politica estera, fra Obama e GWBush sono le chiacchere: GWBush era molto più franco e mentiva molto meno frequentemente.

Michele, scrivi:

"Ugualmente poco solida è l'idea di Mauro Gilli secondo cui la geopolitica sia uno zero-sum game: ma da quando?"

Non so... da sempre? Che ti devo dire, se credi che la geopolitica non sia zero-sum game, te lo lascio credere, ma non è così.  

Per te il golpe in Venezuela nel 2002 da cosa era dettato? Dall'antipatia per Chavez? Possibile che gli USA, nell'arco di due anni (2002 e 2003) abbiano tentato di mettere le mani su due paesi che hanno le maggiori riserve petrolifere al mondo (il Venezuela scoprì in quel periodo nuove risorse off-shore che, se rese disponibili, lo renderebbero il paese con le più grandi dotazioni petrolifere, prima ancora dell'Arabia Saudita)?

E guarda caso, cosa ha fatto Chavez una volta tornato al potere? Ha iniziato a parlare di "diversificazione" della clientela (ergo: smettere di vendere il petrolio agli USA), e ha stretto rapporti con Cina e Iran. E guarda a cosa ha fatto l'Iran. Chi sono i due alleati principali del'Iran? Cina e Russia (già, la Russia che produce il petrolio). E sull'Africa, guess who's started going there? Proprio la Cina. 

Non c'entrano le aziende americane. Un mercato libero è più affidabile di un mercato chiuso controllato da un tuo nemico. Questa è la mia bottom line. 

Michele, se la politica internazionale non fosse zero-sum, allora le guerre non esisterebbero. Certo, ci sono i trade agreements. Però, e lo sai meglio di me, i trade agreements passano quando avvantaggiano tutti e SOPRATTUTTO quando relativamente nessuno guadagna meno degli altri. Gente come Helen Milner, Edward Mansfield, Joanne Gowa o Joseph Grieco ha scritto parecchio a proposito.

Il punto è che mentre l'economia ha una logica positive-sum, la politica ha una logica zero-sum. Ecco perchè i politici non fanno quanto gli economisti dicono loro. Inoltre, quando anche in politica si adotta una politica positive-sum, la ragione è spesso per avere guadagni relativi verso nemici/avversari esterni: la storia dell'Unione Europea va esattamente in questa direzione.

Non ancora convinti? Scusate, ma se voi foste un generale, preferireste avere un esercito di pezzenti ma combattere un nemico senza esercito, o avere un esercito potentissimo per combattere contro un esercito di pezzenti. Beh, io non ho dubbi: voglio un nemico senza esercito, anche a costo di poter disporre dalla mia parte, di soli pezzenti, perchè in questa opzione ho maggiore certezza. Con un esercito potentissimo che però deve combattere corro sempre dei rischi.

La storia dell'Iraq è complicata e si farà chiarezza SOLO quando gli archivi verranno declassificati. Di sicuro, il petrolio aveva un ruolo, nel senso che poter disporre di un Paese che apriva i rubinetti a tavoletta e magari non vendeva nulla alla Cina era una bella prospettiva in quanto, in questa maniera avrebbe, ipso facto, indebolito Russia e Iran (per via dei più bassi prezzi) e appunto la Cina (una possibile minaccia futura).

 

A parte la storia dell'esercito di pezzenti che non ho capito, ora la CNPC è a Rumalia. Che ne è della strategia originale?

Magari i cinesi hanno detto agli americani che erano tailandesi e gli americani si sono confusi.

Non ancora convinti? Scusate, ma se voi foste un generale, preferireste avere un esercito di pezzenti ma combattere un nemico senza esercito, o avere un esercito potentissimo per combattere contro un esercito di pezzenti. Beh, io non ho dubbi: voglio un nemico senza esercito, anche a costo di poter disporre dalla mia parte, di soli pezzenti, perchè in questa opzione ho maggiore certezza. Con un esercito potentissimo che però deve combattere corro sempre dei rischi.

E quindi? Banalmente, il generale è avverso al rischio. La maggiore qualità del proprio esercito ne accresce l'utilità, mentre un miglioramento del livello dell'avversario la decresce. Se la differenza in termini assoluti rimane costante, ma la U(.) del generale è crescente e strettamente concava, preferirà di gran lunga una armata Brancaleone vs gli indifesi, piuttosto che l'invincibile armata vs l'esercito di pezzenti.

E quindi 2+2 = 4. Su, non è così difficile. Non è necessario tirare in ballo le curve di utilità che poveraccie già fanno una vitaccia per conto loro.

In politica internazionale cosa conta sono i relative gains, non gli absolute gains. Tutto qua. Ecco dunque la risposta al tuo "e quindi?" Molto banalmente, sia chiaro. 

EDIT: Rileggendo, mi accorgo d'aver scritto una castroneria, poichè nel primo caso ottengo con certezza "win", mentre in tutti i restanti casi (pur permanendo FISSA la differenza tra le qualità dei due eserciti) otterrei "pi*win+(1-p)*loss"<win...

Vado fuori tema ma - visto che l'intera famiglia Gilli sembra essere dell'opinione che la cosidetta "politica internazionale" sia necessariamente un gioco a somma zero e che da questo derivino svariate conseguenze - cercherò di spiegare perché si sbagliano, e di grosso. L'intento di questo lunghissimo commento non è polemico ma puramente didattico. Ho la vaga impressione che, presi dall'entusiasmo, sia Andrea che Mauro si siano lanciati a difendere un'affermazione (la politica intenazionale è un gioco a somma zero) che si sono accorti non essere vera un secondo dopo averla profferita. Però, si sa com'è con la gioventù: una volta partiti in quarta, chi li ferma più?

Che la Pol Int (PI) sia o non sia a somma zero e' irrilevante per il tema che Aldo solleva (infatti, il tema che Aldo solleva ASSUME esplicitamente che possa essere a somma - o +, dipende da come vanno le cose) quindi questo e' un fuori tema (OT, dicono i nerds) totale. Ma questo e' un blog di nerds quindi certe cose "tecniche" vengono prese seriamente, almeno da me ... aggiungo, da professore, che mi auguro non sia questa (PI=0sum games) la teoria che insegnano nei corsi avanzati di international relations perché, altrimenti, avremmo finalmente la spiegazione di tante cose che sino ad ora erano poco chiare a noi comuni mortali :-)

1) L'assioma porta ad un paradosso. Che differenza c'è, astrattamente parlando, fra politica "internazionale" e "nazionale"? Nessuna, ovviamente, visto che in entrambi i casi si tratta di organizzare interessi diversi e/o contrapposti per ottenere potere, soldi, donne, felicità ed altre cose vagamente desiderabili. In entrambi i casi vi sono delle regole del gioco che occorre seguire se non fosse che a volte si violano, con svariate conseguenze, ed a volte si violano brutalmente ed allora son botte. Le botte vengono chiamate "guerra" se la politica è internazionale o "guerra civile", "sommossa", "insurrezione", "colpo di stato", eccetera, se la politica è nazionale. Quindi, se la PI è a somma zero, anche la PN dovrebbe esserlo, o no? Di conseguenza TUTTA la "politica" è un gioco a somma zero? Sicuri? Ma se la "politica è a somma zero", come è possibile che non lo siano le relazioni umane in genere, visto che la politica le sussume e regola, da un lato, e ne è inclusa e determinata dall'altro? Insomma, tutto è a somma zero? Sicuri?

2) Banale contro-esempio. La PI è fatta, nel senso che produce, soprattutto di trattati ed accordi. Le guerre, per visibili e pittoresche che siano, sono l'eccezione, non la regola. Graziaddio, viene da dire. Bene, se non leggo erroenamente anche M&A Gilli concordano che i trattati/accordi/eccetera devono essere a somma positiva, o no? Alla fin fine, contratti più o meno volontari sono, siano essi bi- o multi-laterali. Quindi, se non ci si guadagna, che cosa li si firma a fare? Eppoi, logica a parte, l'esperienza storica sembra dimostrare che, nella maggioranza dei casi, il risultato è a somma altamente positiva. Da CEE a NATO, da NAFTA a Euro, gli esempi abbondano. Da solo questo banale fatto è SUFFICIENTE a contraddire l'allegra affermazione sui 0-sum games, e l'Andrea G. se ne accorge, aggiungendo

Certo, ci sono i trade agreements. Però, e lo sai meglio di me, i trade agreements passano quando avvantaggiano tutti e SOPRATTUTTO quando relativamente nessuno guadagna meno degli altri. Gente come Helen Milner, Edward Mansfield, Joanne Gowa o Joseph Grieco ha scritto parecchio a proposito.

Non ho idea chi siano gli scrittori elencati, ma spero non teorizzino quanto tu, Andrea, sembri dire che teorizzano. Perché:

- Che i (trade o non trade, non fa differenza: NATO non era un trade agreement, ma sempre un agreement a somma positiva sia per noi che, nel lungo periodo, per il popolo dell'est, era!) trattati passino quando avvantaggiano TUTTI, prova, appunto, che a somma positiva sono, o no? Perché la somma di tanti numeri positivi ... well, positiva dev'essere! O l'algebra cambia di regole in PI? Insomma, ti sei fatto confusione. Succede a tutti.

- Se nessuno guadagna meno degli altri allora nessuno guadagna di più e le due diseguaglianze negate implicano che TUTTI guadagnano lo stesso. Possibile? Certo. Testabile o verificabile? Ovviamente no, anche perché parliamo di percezioni soggettive al momento della firma, quindi t'immagini. Rilevante? Not at all. Che guadagnino tutti lo stesso o epsilon di più o epsilon di meno, non cambia nulla: sempre somma positiva vien fuori. Insomma, ti sei fatto confusione di nuovo. Succede a parecchi, quindi non ti cruciare.

3) Le affermazioni apodittiche, evitiamo di discuterle ch'è meglio. Che la "logica zero-sum" della politica sia la ragione per cui i politici non fanno ciò che gli economisti loro dicono mi sembra una teoria azzardata! Cosa c'entra se la logica degli economisti è zero, positive o negative sum? Se il gioco è a somma zero, da un lato è più facile da risolvere (dettagli tecnici a richiesta) dall'altro vuol dire che siamo sempre in un mondo Pareto efficiente! Lo pensi davvero? E davvero pensi che gli economisti questa cosa non la capiscano? I derivati, come forse sai, sono giochi a somma zero e la metodologia della Pareto ottimalità è una cosa con cui giochiamo anche quando siamo in fasce! Insomma, non è che anche qui c'è un po' di confusione teorica ed un uso disinvolto di termini altrimenti tecnici, quindi precisini?

Le ragioni per cui (a volte, mica sempre: ricordarsi il famoso detto di JMK sui grandi uomini prigionieri ...) i politici non ascoltano i consigli degli economisti sono molteplici e variamente studiate (due titoli a caso: public choice and collective action problems). In generale, da un punto di vista molto astratto, quasi tutte le svariate ragioni cadono in due categorie: (1) Lindhal equilibria impose HUGE informational requirements che, nel mondo in cui viviamo, sono scarsamente implementabili e, (2) complete side-payments may be optimal but are seldom time consistent. Possiamo addentrarci nel tema, ma diventerebbe lungo e noioso. Il punto però è chiaro: le cose che dici a sostegno dell'affermazione iniziale, caro Andrea, non stanno in piedi.

4) La storia del generale e degli eserciti è troppo difficile per me, non l'ho proprio capita. Se me la spieghi di nuovo forse intendo in che senso provi che la politica è sempre e comunque, in contraddizione con ciò che la storia prova, un gioco a somma zero. Vorrei solo farti notare che un esercito di "pezzenti" potrebbe, per pure ragioni di continuità quando passi al limite la parola "pezzenti", convergere ad un "non esercito" e che un "non esercito", sempre per le stesse ragioni, potrebbe generare un "esercito di popolo", ossia una resistenza civile. Gandhi, che io sappia, non aveva un esercito mentre il Regno Unito aveva un esercito potentissimo, eppure ...

Ah, a proposito, la decolonizzazione (di India e tanti altri posti) a tuo/vostro avviso, è stato un gioco a somma zero? Presumo che la de-colonizzazione, ed il suo antecedente, facciano parte della PI, no? Giochi a somma zero anche quelli? Provate a riflettere un attimo ed arriverete alla conclusione che la storia del mondo è un gioco a somma zero! Da un punto di vista altamente astratto e termodinamico è anche vero ... ma è quello il senso in cui lo intendete?

5) Anche l'esempio di Chavez e dei golpe più o meno falliti contro di lui non lo capisco! Assumiamo pure che, nel gioco fra USA e Chavez, il risultato sia sempre e comunque a somma zero (cosa che dubito altamente: se per caso Chavez un giorno inciampa in una bomba e si fa male muore lui, che è senz'altro una perdita per la famiglia, ma svariati milioni di venezuelani credo ne guadagnino assai ...), assumiamolo dunque. Embe? Non prova nulla! State facendo confusione con i "quantifiers"! Per provare che la PI è un gioco a somma zero è NECESSARIO provare che è sempre tale, non che lo è qualche volta!!! Insomma, per distruggere la vostra strana teoria, basta un solo controesempio, e ve ne sono ovviamente a palate! È abbastanza ovvio che, in ogni relazione umana, vi sono circostanze modellabili come un gioco a somma zero: qualsiasi tentativo di cambiare un'allocazione pareto efficiente ovviamente è un gioco a somma zero! Ma è altrettanto vero che, siccome esistono anche gains and losses from political trade, non TUTTO in politica è a somma zero!

6) L'esistenza delle guerre cosa proverebbe, scusate? Ora, a me sembra ovvio, un grande numero di guerre è un gioco a somma NEGATIVA! O no? DAVVERO occorre fare degli esempi? Devo per caso menzionare Ruanda? Vietnam? Corea? (- Falklands/Malvinas, occhio al segno davanti!) ...

Il dibattito che segue l'articolo di Aldo contiene un esempio perfetto: come Gheddafi si è tolto dai guai versus come Saddam non si è tolto dai guai. Chiaramente nel caso libico abbiamo un gioco, di PI, a somma positiva: Gheddafi ha salvato la pelle, l'occidente ha eliminato un fomentatore di terroristi mantenendo accesso al suo olio. L'unica vittima essendo un vago senso di "giustizia" o di "giusta retribuzione" che, notoriamente e forse giustamente, in PI ha zero exchange value. Nel caso dell'Iraq, il non aver usato gli stessi metodi sembra aver indotto un gioco a somma probabilmente negativa. Questi esempi, e le migliaia di altri, implicano, per ragioni spero ovvie, che anche nel caso di guerre possiamo avere giochi a somma zero, positiva o negativa. Tutto dipende.

Che sia ovvio è ovvio, basta pensarci un attimo.

Una guerra, alla fine, altro non è che un costoso e violento take over di alcune risorse da parte di un agente che ora non le controlla. Insomma, le guerre sono uno dei tanti strumenti di bargaining, quando quello che si considera "standard bargaining" non funziona più. Burning the dollar è una guerra o è bargaining? Dipende, come giustamente mi spiegava vent'anni fa il mio collega Elchanan Ben-Porath che non faceva altro che pensare alle guerre ... Anche qui, basterebbe usare un argomento di continuità per capire che avete torto: se bargaining tende ad essere, anche in PI, un gioco a somma + e muovendosi lungo l'asse del bargaining si arriva alla guerra, allora, almeno nel caso di "poca guerra" la somma deve essere ancora + ...

Ovviamente, per la stessa ragione, il take over ostile che viene chiamato "guerra" potrebbe dare risultato negativo: le risorse spese in esso, da entrambi i lati, sono maggiori dei guadagni di efficienza che riceve il vincitore una volta conclusa l'operazione e dei side payments che in un modo o nell'altro arrivano al vinto. In questo caso la somma netta è negativa": pensate, per esempio, alle famose reni che Benito mandò gli italiani a spezzare in Grecia ... Alternativamente (davvero servono esempi? OK: la guerra d'indipendenza USA ed anche la guerra civile USA, oltre ovviamente alla Rivoluzione Francese, la Glorious Revolution, il commodoro Perry nella baia di Tokyo, eccetera. Ho mischiato intenzionalmente esempi internazionali ed esempi apparentemente interni, just to make a point) le guerre possono risultare in giochi a somma positiva se l'allocazione delle risorse che ne consegue è così più efficiente dell'anteriore da più che compensare per i costi della guerra/takeover medesima/o.

P.S. Approfitto per consigliare la lettura di Boldrin-Levine-Hirshleifer sul perché le guerre possano accadere anche in giochi a somme differenti da zero.

Condivido gli argomenti di Michele e vorrei inserire anche una mia considerazione.
Se prendiamo solo due contendenti (USA e IRAQ) probabilmente possiamo arrivare a somme zero, positive o negative a seconda dei casi. Ma perché prendere solo due contendenti diretti? A parte il fatto che oltre agli USA c'erano altri paesi come UK, Italia, Australia, Polonia e c'erano anche contingenti minori come quello italiano e spagnolo. Tutti convinti, a mio avviso, che i vantaggi nell'intervenire, nell'esserci, sarebbero stati superiori alle inevitabili perdite in vite umane e risorse.
Poi c'erano tutti i paesi confinanti e vicini, che dal comportamento adottato (passivo o di sostegno aperto e logistico alla coalizione occidentale) hanno testimoniato anche loro che ritenevano la caduta di Saddam un gioco a somma > di zero, per i loro intersssi di area. Insomma ritengo che per una cinquantina di paesi, grandi e piccoli, la guerra per abbattere Saddam sia stato effettivamente un affare da cui hanno ricavato guadagni, anche se qualcuno (USA) ha pagato un prezzo piu' alto.

In ogni caso per valutare se un gioco a somma zero o maggiore di zero io direi che un buon sistema è vedere se è presente un banchiere. Se ricordo bene un gioco a somma zero vede solo i partecipanti vincere o perdere e la vincita di uno è esattamente la perdita dell'altro. Nei giochi a somma > di zero invece che un banco che paga, che dispone premi e punizioni. Nel caso del dilemma del prigioniero c'è un giudice, che assolve o dà anni di carcere. Poi se il gioco è giocato male, ci perdono tutti. Per esempio nel famoso dilemma, se tutti e due denunciano l'altro, si fanno entrambi 10 anni di carcere. Ma rimane sempre un gioco a somma > di zero.
Nella politica internazionale esistino organismi e coalizioni (ONU, NATO) che fanno da banchiere, dispongono autorizzazioni, regolano i conti economici del conflitto, stabiliscono quote e costi. Io direi che quindi indipendentemente dalla perdite e e dai guadagni oggettivi, la tipologia non è quella zero-sum.

Francesco

Credo che Gilli ritenga giochi a somma zero quelli dove c'è un giocatore che perde e uno che vince. La definizione, così data, è sbagliata credo. Non devono essere simmetriche vincite e perdite per avere un gioco a somma zero?

Tralaltro anche prendendo per buona la definizione di Gilli, credo sia difficile da dimostrare che le guerre siano giochi a somma zero.

No io credo intendesse in termini di potere relativo. Anche in economia se il payoff e' in termini di percentuale di PIL mondiale tutto e' a somma zero!!

Michele, purtroppo ho la deadline più importante dell'anno a breve, quindi non posso rispondere a tutte le tue obiezioni e in maniera esaustiva. Procedo brevemente:

1) tu dici che la politica nazionale è uguale a quella internazionale. Marco Boninu ti ha già risposto prima: non è vero. a livello nazionale hai un'autorità superiore in grado di sanzionare il comportamento illegale. A livello internazinoale non è così. Puoi raccontarmi del diritto internazionale, l'ONU, il Papa, ma gli USA hanno fatto guerra alla Serbia (senza ONU, con NATO) all'Afghanistan (con ONU, senza NATO) e all'Iraq (senza ONU e senza NATO), e nessuno lì ha puniti e/o bloccati. A livello internazionale, might makes right. Guarda i dibattiti più intensi in questo momento: esplorazioni dell'artico, esplorazioni nello spazio, alla fine la legge che vale è quella del più forte. A derimere la questione del Polo Nord, non sarà la Norvegia, saranno gli USA e la Russia.

2) sì, ci sono trattati e organizzazioni internazionali. In breve, ci sono tre tipi di organizzazioni: low politic, high politics, mixed politics. Low politics riguarda questioni dove non ci sono questioni di sicurezza (tipo WHO: e quindi tutti hanno un interesse a cooperare). High politics riguardano questioni di sicurezza (NATO, EDA, Patto di Varsavia, etc.). In questi casi, queste organizzazioni riflettono gli interessi dello Stato più forte. Se gli USA lasciano la NATO, questa muore. C'è un paper di Olson e Zackhauser (1966) ancora attuale a proposito. Poi ci sono le organizzazioni di mixed politics (mia definizione): WTO, IMF, etc. Qui ci sono sia questioni di benessere che di sicurezza. Il commercio fa diventare tutti più ricchi, ma può anche essere abilmente manovrato per indebolire i propri nemici. Hirshmann ha scritto (1944) uno dei testi più importanti nel campo dimostrando come la Germania usasse la sua politica commerciale per i suoi fini geopolitici. Gowa (Princeton) e Mansfield (UPenn) hanno ulteriormente elaborato a questo proposito (qui e qui). Non dico che il WTO venga usato solo per far avanzare interessi strategici, ma certo sulle questioni più delicate mi sembra difficile vedere questa voglia di aprire i commerci. Esempi? La Russia è ancora fuori dal WTO, la rivalità Boeing-Airbus dimostra l'interesse europeo a non diventare dipendenti nel settore aerospazio dagli USA (si veda il documento EU STAR 21st century e, collegato, Krugman 1986 su oligopoly e trade policy). Certo, è anti-economico, ma come diceva Adam Smith, "one thing is more important than opulence, defense".

2) la guerra è rara. Vero, ma stai attento a non fare sample-selection bias. Il fatto che la guerra non esista non significa che le regole del gioco cambino. Secondo te, nessuno fa la guerra agli USA o lancia loro contro una guerra commerciale fino all'ultimo penny perchè c'è il WTO o perchè verrebbe disintegrato. A ciò, poi si somma che gli USA non sono solo forti in rough capabilities (cè un paper di Wohfohrth 1999 a proposito), ma hanno anche il controllo dei commons: air, space, sea e cyberspace (a proposito, c'è un paper di Posen 2003 e un recentissimo studio del Center for New American Security). Detto brevemente, gli USA hanno 12 portaerei, il secondo Paese al mondo in questo elenco è UK, poi seguono a parimerito F, IT, India, Brasile, Russia, etc (i più sono alleati). Se tu ti metti contro gli USA, questi in 30 secondi ti hanno isolato dai commerci mondiali. Con il loro controllo dello spazio ti privano delle comunicazioni, e con il controllo dell'aria ti bombardano centrando il tuo water anzichè il bidet (sono le bombde GPS-guided JDAM). Per riassumere, solo un cretino fa una guerra agli USA. Gli istituzionalisti neoliberali nel mio campo mi spiegano che questo risultato si deve all'ONU. Dimmi quale delle due spiegazioni è più convincente.

3) zero-sum vs positive-sum. Qui bisogna capire a cosa ci riferiamo. Andrea Moro ha centrato il punto nel suo commento: il mio discorso è che il SISTEMA INTERNAZIONALE è zero-sum. Se tu assumi che il potere a livello internazionale è fisso nel breve termine (e mi sembra vero nel breve periodo, visto che per sviluppare portaerei, armi atomiche o eserciti moderni non servono solo due settimane), allora ogni guadagno mio implica una perdita da parte di altri. Esempio: Russia e Iran devono la loro forza alle loro risorse petrolifere, che a loro volta massimizzano nel mercato oligopolistico del petrolio. Se tu liberi l'Iraq e fai in modo che questo entri nel mercato petrolifero, allora indebolisci ipso facto Russia e Iran che, di colpo, o dovranno vendere più petrolio per avere gli stessi introiti, oppure dovranno accettare meno introiti a parità di produzione.

Tu non devi fare la guerra all'Iraq per PRENDERE IL CONTROLLO del suo petrolio. Un semplice sistema di mercato è sufficiente per indebolire i tuoi avversari. Forse ciò spiega perchè gli USA promuovono all'estero il libero mercato... in parte, lo stesso discorso vale sulla democrazia (si veda questo paper di Caverley).

Io sono ancora più pieno di lavoro Andrea. Sorry, il PhD prende tempo. Grosso modo, sottoscrivo cosa ha scritto lui. Cmq, più che quell'articolo di Caverley che Andrea ha linkato, io suggerirei quest'altro sulla defense industry. E' una recensione di un libro, Producing Security di S. Brooks.

Hopefully, spiega in modo chiaro quanto io volevo dire. 

http://faculty.wcas.northwestern.edu/jonathan-caverley/documents/Caverle...

se siete interessati a conoscere la tesi di brooks, la trovate riassunta qui:

http://jcr.sagepub.com/cgi/content/abstract/43/5/646

Insomma, vi era scappata la mano per l'entusiasmo. Capita anche ai migliori.

P.S. Andrea Moro, ovviamente, cercava solo di farvi notare la natura paradossale del gioco a somma zero costruito usando la nozione di "relativo". Era un'altra maniera di sottolineare che, seguendo quella logica, si arriva alla conclusione secondo cui TUTTO è a somma zero!

P.P.S. Sulla questione 1) avete torto in tre, ora. Mai sentito parlare di rivoluzioni, colpi di stato, cambiamenti costituzionali, eccetera? Ragazzi, ma a ragionare astrattamente costruendo categorie qualitative che permettano l'uso della nozione di continuità, proprio mai? O anche solo dare un'occhiata alla politica italiana degli ultimi anni dove, appunto, "might" (di BS) ha creato "rights", che non esistevano e sono platealmente incostituzionali? Cosa spiegava BS al principe di Napoli in quella famosa riunione al Quirinale che cito altrove in versione El Pais? Gli chiedeva: ma tu, principe di Napoli, quante divisioni elettorali hai? ... Eddai!

Scusate se mi intrometto.

Ma non sarà che forse il duo Gilli (scherzo eh :) ) volesse intendere che nelle relazioni internazionali non essendoci una comune autorità riconosciuta dalle parti contendenti si è disposti ad arrivare ad uno scontro che, almeno in linea di principio, non prevede nessun punto di equilibrio e vantaggio, ma per il prevalere della propria parte si è disposti anche all'auto-distruzione?

E' vero che ci sono i trattati internazionali e i rapporti fra potenze sono "più giuridificati" oggi di quanto non lo fossero in passato; e' anche vero che le interrelazioni economiche fra stati, che non sono zero-sum, pongono vincoli al set di scelte possibili in campo di relazioni internazionali (vedi guerra solo verbale fra Cina-Usa su Tibet e altro)...però rimane che nelle relazioni internazionali lo sfondo è sempre quello del bellum omnium contra omnes. Almeno in linea di principio, dico.

Ma forse sto interpretando male...